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"NO GLOBAL", TERRORISMO, SICUREZZA: IL RUOLO DEI CATTOLICI
UNA CHIESA PROFETICA PER SALVARE IL MONDO
di
Alex Zanottelli - Missionario comboniano in Kenya
In
questi mesi stiamo vivendo un momento epocale, una crisi antropologica
di proporzioni forse mai viste nella storia. Il movimento no global
(da Seattle a Genova), i fatti di New York... Le 300 mila persone
presenti a Genova per dire no allattuale sistema mondiale
sono il movimento politico più importante di questi ultimi
20 anni.
«A
Genova erano scese in piazza 300.000 persone», ha ricordato
Gorbaciov, commentando gli attentati di New York , «giovani
e non, generalmente seri, colti, per chiedere che la globalizzazione
non sia una strada a senso unico che giova ai ricchi e dimentica
i poveri».
La
cosa incredibile è che buona parte di questo movimento proviene
da una matrice cattolica e religiosa. Per la prima volta la Chiesa
italiana in veste anche ufficiale (il cardinale Tettamanzi) è
"scesa in piazza", ha imboccato la strada su questioni
politiche. Anche il mondo missionario (preti e suore) è uscito
dai conventi (significativi il digiuno e la preghiera a Boccadasse).
Sono segnali importanti, che avranno delle ripercussioni notevoli
sul mondo politico-economico.
Per
me, la Chiesa non ha altra scelta, in questo grave momento storico,
se non quella di imboccare la strada della profezia. Il sogno di
Dio esige uneconomia di uguaglianza che si ottiene solo con
una politica di giustizia, frutto di una fede profonda nel Dio degli
oppressi e degli schiavi. Questo sogno cozza con ogni impero, dal
Faraone a Bush, costruito su uneconomia di opulenza (pochi
straricchi a spese di molti morti di fame), che esige una politica
di oppressione, sostenuta da una religione civile dove Dio è
prigioniero del sistema.
È
questa la profezia che la Chiesa è convocata a proclamare
con forza perché vinca la vita. Gli attentati di New York
e Washington sono un monito di una gravità estrema, non solo
per gli americani, ma per tutta lumanità (siamo su
ununica navicella spaziale!).
«Ci
è stato dimostrato, sullesempio del Paese più
potente del mondo, che non basta la miglior potenza militare per
poterci difendere», scrive ancora Gorbaciov. «Appare
chiaro lenorme errore che abbiamo compiuto facendoci condizionare
da chi pensava solo alle commesse militari. Non ci sono super armi
che ci possano difendere. Avremmo dovuto ascoltare i segnali che
ci venivano dai movimenti antiglobalistici».
Lo
vedo con i miei occhi da questa Nairobi assurda, dove il 60 per
cento della popolazione, oltre due milioni di abitanti, è
costretto a vivere nell1,5 per cento della terra totale della
municipalità, nella miseria davanti al lusso più sfrenato.
È chiaro che nessun apparato può bloccare la violenza
dilagante che renderà la città invivibile anche per
i ricchi. Solo la giustizia porterà alla pubblica sicurezza.
Rifiuteremo
davvero il terrorismo (di ogni genere!) solo se elimineremo ciò
che lo alimenta. Finché avremo il 20 per cento che vive da
nababbi, pappandosi l83 per cento delle risorse di questo
mondo a spese dell80 per cento dellumanità, costretta
a vivere sulla soglia della povertà o nella miseria più
assoluta, non ci sarà pace, non ci sarà sicurezza
che tenga.
È
questo quello che la Chiesa è convocata oggi a fare: profetizzare.
Ma deve essere anche capace di far nascere un mondo alternativo
allimpero. Per fare questo, deve saper coniugare Vangelo e
vita nella quotidianità (non solo nel campo della sessualità!),
soprattutto oggi nel campo delleconomia («usiamo i soldi
come se non conoscessimo nulla del Vangelo e leggiamo il Vangelo
come se non avessimo soldi») e nel campo della pace, riconciliazione,
nonviolenza attiva (a quando la proclamazione di fede che è
stato Gesù a "inventare" la nonviolenza attiva?).
Abbiamo
bisogno di una Chiesa capace di una tale profezia se vogliamo vincere
il terrorismo e se vogliamo che vinca la vita.
da Famiglia Cristiana, 14 ottobre 2001
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