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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Verso levante.
percezioni d'oriente in autori francesi del XIX secolo

di mariagraziella Belloli


"Où VAS-TU ? me dit-il : "vers L'ORIENT
(Nerval aurélia)

Introduzione
Il termine: "Oriental" appare per la prima volta nella letteratura francese nel 1245 come derivazione dalla parola "Orient". Grazie a Chateaubriand sta ad indicare "quelque chose qui évoque l'Orient, le rappelle dans l'esprit des occidentaux". (1797). A sua volta Madame de Stael (1817) crea la locuzione "à l'orientale" per indicare ciò che oggi meglio qualificheremmo con termine di "esotico". Tuttavia é l'aggettivo "oriental" nel "Dictionnaire historique de la langue Française (-voce Orient .pag.1383) ad assumere un significato particolarmente interessante in quanto esso: "mobilise des connotations exotiques vagues et ambigues variables selon les moments… dont les poles actifs sont d'une part les civilisations sémitiques, de l'autre la Chine et le Japon l'unité se faisant par opposition au concept tout aussi imprécis d' Occident".
Alla luce di questa affermazione che rende forse desueti gli usuali approcci alle tematiche orientalistiche viste tradizionalmente o come avventure del pensiero romantico o come bieche annunciatrici del colonialismo che, dopo i prodromi della campagna napoleonica in Egitto (1798-1801), si dispiegherà nel 1847 nella totale conquista dell'Algeria, è sembrato interessante studiare sotto un nuovo punto di vista, quello della "differenza" la percezione che, in questo lasso di tempo, hanno avuto dell'oriente alcuni scrittori francesi, viaggiatori reali o immaginari in quelle regioni.
E' risultato subito evidente che questi autori talora hanno acquisito la consapevolezza di essi stessi e della loro arte solo quando sono divenuti consci della loro alterità, cioè della loro diversità da quella civiltà orientale che avevano creduto ingenuamente rappresentasse la loro comune matrice (v.Quinet. Génie des religions 1842) e che ha invece assunto il ruolo di specchio in cui si sono riflessi per tentare la ricerca, della propria identità. Tale sofferta ricerca traspare evidente in alcune opere di scrittori francesi del XIX secolo che hanno avuto un legame privilegiato con l'Oriente sia per motivi di feeling personale, sia per avervi soggiornato.Victor Hugo, René de Chateaubriand, Alphonse de Lamartine e Gérard Nerval offrono significativi riferimenti a questo riguardo.

Victor Hugo
Ad un'analisi della più famosa poesia della raccolta delle:"Orientales", il celebre testo poetico dedicato da Hugo all' Oriente, ovvero "les Dijns", si rimane colpiti dalle anomalie legate a questo poema.
Come più volte sottolineato nelle letterature, esso è qualche cosa di completamente nuovo, sia per la ricerca e l'uso della metrica, sia per gli effetti onomatopeici che per il contenuto inquietante ed oscuro (i dijns, demoni urlanti che passano sulle case di una città marittima forse abbandonata, potrebbero essere i fantasmi delle nostre ossessioni), che per la sua immagine grafica che dà la visione sia di un calligramma (sarebbe fin troppo facile fare riferimento all' amore ed allo studio della calligrafia come espressione artistica dei paesi arabi) che di una schiera di demoni (v. ill.1.). Ciò non fa che sottolineare l'accezione di "poeta-faro" di V.Hugo, ovvero di colui che ha il dono di unificare tutti i campi dell'arte, la poesia, la musica e la pittura, per pervenire a quella che oggi definiamo "comunicazione totale".
Ciò che qui preme sottolineare è che queste "ossessioni" provocate dalle fantasie prese in prestito dall'oriente dovrebbero dar adito a processi mentali negativi improntati alla paura, ma in effetti producono un risultato contrario: questa particolare lirica è quanto mai coinvolgente e trascina in un turbine fantastico ogni lettore che gli si avvicina. La diversità tra "poesia di tematica occidentale" e "poesia all'orientale", che doveva forse evidenziare, nelle intenzioni del Poeta, la maggior valenza della prima, non fa invece che esaltare la novità della seconda in quanto fonte generatrice di nuova ispirazione e forte carica innovatrice nelle tematiche del proprio autore che vedrà proprio attraverso la raccolta delle "Orientales" crescere e stabilizzarsi la propria notorietà.
Ma non è solo il discorso grafico-stilistico di Hugo a rinnovarsi nello "specchio dell'oriente", anche la sua metrica si avvia per nuovi cammini in quanto egli utilizzerà ripetutamente il famoso "pantoum" spesso in seguito usato anche da Baudelaire e dai parnassiani e che sembra sia stato introdotto nella lirica francese dall'orientalista Fouinet che ne fa risalire la provenienza dalla Malesia.
Questo gusto per l'esotico orientale ,dopo Hugo ormai dilagante, si ascrive nella più ampia voglia di esotismo che imperava in quel periodo in Francia anche nella pittura e nelle altre arti e che culminerà con la fuga di Gauguin nell'arcipelago polinesiano dove il pittore occidentale troverà la sua più vera identità rispecchiandosi nella civiltà di quelle isole.

François René de Chateaubriand
Tra gli scrittori più citati per aver effettuato il famoso "Voyage en Orient " che, in seguito alla campagna napoleonica dell'inizio del secolo (1798) in Egitto, era divenuto alla moda tra i giovani "à la page" di Francia é d'obbligo ricordare François René de Chateaubriand.
Di questo Autore si è detto di tutto e tutti citano il suo "Itinéraire de Paris à Jérusalem", dove appare nettamente delineata la sua visione dell'Oriente, come uno schermo attraverso il quale il viaggiatore scopre se stesso attraverso ciò che vede.
Si evidenzia, soltanto come promemoria, che Chateaubriand era partito per l' Oriente avendo Gerusalemme come meta finale al fine di mettere a paragone i siti del Vicino Oriente con le descrizioni che ce ne riportano la Bibbia e gli scritti degli autori dell'antichità.
La visione che egli ne trae è tuttavia molto ambigua: Chateaubriand trova se stesso attraverso lo "schermo " dell'Oriente, riafferma ancora che, mettendo a paragone Oriente ed Occidente, quest'ultimo ne risulta certamente perdente ma ciò non gli impedisce di proclamare che:" L'Islam n'offre ni principe de civilisation, ni précepte qui puisse élever le caractère (Itinéraire de Paris à Jérusalem. pag. 908)".
.La sola possibilità per il viaggiatore europeo è quella di interrogare le rovine del passato."Et moi, voyageur obscur, passant sur la trace effacée des vaisseaux qui portèrent les grands hommes de la Grèce et de l'italie, j'allais chercher les Muses dans leur patrie: mais je ne suis pas Virgile et les Dieux n habitent plus l'Olympe ." (Itinéraire de Paris à Jérusalem. pag 774)
Ma è proprio mettendosi di fronte ad un Oriente muto e vuoto che Chateaubriand ritrova se stesso ed il suo lavoro di artista si arricchisce in quanto scopre: "les images exactes" di cui aveva bisogno per "correggere" le scene che aveva immaginato si svolgessero in quei luoghi e restituendo loro solo in questo modo il proprio" couleur locale". (op. cit.pag 897).
Ma l'opera forse più influenzata dall'Oriente risulta essere "Le dernier Abencerage", l'ultimo dei tre racconti di Chateaubriand (gli altri due sono Atala e René) che hanno lo stesso denominatore comune: l'esilio.
Nato da ricordi autobiografici e da intenti moralistici strettamente legati al periodo storico in cui è il suo Autore aveva vissuto, (basti solo ricordare che il protagonista, Ben Hammet non è mai esistito in nessun trattato di storia e nelle "Mémoires d'outre-tombe". Chateaubriand confiderà di aver redatto questo breve racconto per M.me de Noailles che sperava di vedere segretamente al suo arrivo in Spagna da Gerusalemme (1806/7), esso si presenta come "racconto basato sull'opposizione", infatti il protagonista, uomo d'occidente, ritroverà se stesso e la sua dignità solo narrando la triste storia del principe d'oriente.
Questa volta si tratta di un Oriente molto diverso da quello ricco di esotismo degli scrittori che avevano preceduto Chateaubriand; il suo oriente è forse l'oriente che aveva appena visitato e Ben Hammet, il suo eroe, ha l'imprinting di Chateaubriand stesso.
Alcuni critici hanno già messo in evidenza (P. Moreau Préface au Dernier Abencerage ed. Gallimard. Paris) che il principe arabo non è altro che lo specchio maschile di Atala, ne ha cioè lo stesso comportamento davanti alla fede ed all'amore, che sacrificherà per quest'ultima.
Non si sono invece ancora presi in esame i simboli legati a questo personaggio. L'esilio, l'opposizione al proprio mondo d'origine, la sua sete di libertà sono facilmente ascrivibili a Chateaubriand stesso ed è molto interessante far notare che questa chiave di lettura autobiografica viene suffragata alla fine della composizione allorquando l'Autore utilizza, facendo parlare Ben Hammet, la prima persona (il m'a montré). Questo passaggio di soggetto ci svela che Chateaubriand È il mauritano e che del suo amore per Natalie de Noailles non resta altro che una pietra tombale scavata dove: "la pluie se rassamble et sert, dans un climat brùlant.,à désaltérer l'oiseau du ciel".
L'Oriente dopo quest'opera comincia a divenire "Vicino Oriente " e l'inusuale identificazione eroe = uomo arabo, non certo scontata, inizierà quell'avventura orientalista che animerà tanta letteratura fino ai nostri giorni.

Alphonse de Lamartine
Alphonse de Lamartine si avvicina all'Oriente in maniera convulsa, da "gran signore "insieme a tutta la sua famiglia (1832-1833), con tutti i problemi che ne derivavano (deve continuamente affittare case, acquistare cavalli ecc…) e soltanto nel 1835 egli pubblicherà: "Souvenirs, impressions, pensées et paysages pendant un voyage en Orient".
Con lui l'oriente diventa: "orientalista" e la sua posizione è nettamente opposta a quella di Chateaubriand.
Egli non vede nulla: "J'ai été un voyageur qui marche sans s'arreter:" e questo viaggio, a differenza dal suo "gran tour" in italia da dovetrae ispirazione per il romanzo "Graziella", sarà il punto di partenza per la sua carriera politica.
E' sotto questa chiave di lettura che ci si accorge di come l'occidente tenti di plasmare l'oriente... Lamartine infatt , da "buon politico" quale aspirava a divenire, conclude i suoi quattro volumi con un programma di espansione da far turbare il più bieco orientalista di cui citiamo solo alcuni passi: "Dieu a offert l'Orient à l'Europe comme un magnifique domaine à conserver et à civilizer." "Le droit de l'umanité et de civilisation confère aux puissances européennes le devoir de ses partager les magnifiques débris de l'empire ottoman". "Elles doivent s'entendre de manière à proteger la race humaine par le patronage de l'Europe pour qu'elle y multiplie, y grandisse et que la civilisation s'y repande." "Ce n'est qu'une tutelle armée et civilisatrice que chaque puissance exercera sur son protectorat" (Oeuvres,vol.XII pagg. 353-365.)

Gérard de Nerval
Ma è Gérard de Nerval l'autore del XIX secolo che scriverà il più famoso e più citato "romanzo orientalista" della letteratura francese; il "Voyage en Orient", pubblicato nel 1851 e composto tra il 1844 ed 1850 in seguito al viaggio nel Vicino Oriente.
Questo scritto é la prova evidente che soltanto un processo di confronto-scontro può rappresentare lo stimolo alla presa di coscienza della propria identità e del mondo.
Gérard de Nerval infatti parte per l'Oriente per ritrovare se stesso e lo fa nella sola maniera a suo parere possibile, ovvero cercando di riacquistare la sua autocoscienza in una civiltà che egli percepisce come opposta alla sua.
Vi si reca il primo settembre 1843, dopo essere stato colpito da una crisi di follia e internato per molto tempo in un ospedale psichiatrico parigino; la soluzione al suo male gli appare questo tipo di viaggio poiché é consapevole che la vita trova senso e gusto solo nella pluralità di esperienze (egli anticipa forse concetto odierno di biodiversità tanto caro ai nostri scienziati).
Il "Voyage en Orient " risulta il testo "de la déviance et de la rigueur, du reve et de la réalité, (Michel Janneret- Introduction à l'Oeuvre Ed Flammarion Paris pag.41 ) capolavoro del genere chiamato: "letteratura di viaggio".
La visione dell'Oriente di Nerval oscilla in equilibrio tra due soli vocaboli: "Tayeb", benissimo e "mafisch", il suo esatto contrario: il primo gli è stato insegnato dallo cheick del quartiere del Cairo dove ha affittato una casa e gli permetterà di conoscere di persona tutti i luoghi ed le usanze vietati agli stranieri, il secondo da una giovane schiava giavanese che ha comperato dopo aver lottato contro la sua: "coscienza europea " perché in oriente: "il n'est pas convenient pour un homme de vivre sans femme:"
Queste due parole sono sufficienti a schiudergli l'universo dell'Oriente e a ridargli, e la cosa è in stretta relazione, la voglia di vivere e lavorare ed così può scrivere a suo padre: "Ce voyage me servira toujours à démontrer aux gens que je n' ai été victime, il y a deux ans, que d'une épisode isolée et je me suis remis à travailler. (19 Aout 1843).
L'Oriente é quindi metafora della vita, desiderio di armonia, terra in cui l'araba fenice sembra trasmettere il suo potere di rinascere dalle proprie ceneri allo, ma anche coscienza che "dopo aver visitato l'oriente il loto è soltanto una cipolla!" (Lettre à Théophile Gautier).
Nerval eleggerà il Cairo come sua città ideale: questo Cairo "vaste comme le monde, ville non-ville, bri-à-brac racial."
Si tratta ancora una volta del paradosso in cui il tutto si oppone ma anche si identifica al niente.
Per Lo scrittore, che morirà folle, la dicotomia tra Oriente sognato ed Oriente reale, tra loto e cipolla, rappresenta l'unico veicolo per acquisire e mantenere la visione esatta di se e degli altri, la sua perdita o il suo oblio (le mirage lointain) non potrà che portarlo verso il suicidio
"Au delà de l'horizon paisible qui m 'entourne sur cette terre d' Europe (…) je sens toujours l'éblouissement de ce mirage lointain qui flamboie et poudroie dans mon souvenir, comme l'image du soleil qu'on a regardé fixement, poursuit longtemps l'oeil fatigué qui s'est replongé dans l' ombre.( Voyage en Orient pag 150 vol.I).
L'Oriente è ormai divenuto, nell'autocoscienza di Nerval e degli intellettuali francesi della sua epoca, il sole che fa percepire e dà chiarore all'Occidente.


Breve bibliografia
Charles Baudelaire, Les fleurs du mal Ed.C.Pichois ,Paris ,Gallimard 1975.
François René de Chateaubriand,Itinéraire de Paris à Jérusalem in Oeuvres romanesques et voyages.Ed.Maurice Regard ,vol.II-Paris Gallimard 1969.
François René de Chateaubriand,Atala,René,Les aventures du dernier Abencerage,Paris Gallimard 1971.
Victor Hugo,Les Orientales.
Alphonse Marie Louis de Lamartine,Souvenirs,impressions,pensées et paysages pendant un voyage en Orient,in Oeuvres de Lamartine vol IX-XII ,Bruxelles,Meline 1849.
Gérard de Nerval,Voyage en Orient Paris G-F-Flammarion, 1980
Edgar Quinet ,Le génie des religions,in Oeuvres complètes,vol I ,Paris Pagnerre 1857.
Edward Said,L'orientalisme:l'Orient créé par l'Occident ,Paris Seuil 1980.
Teodor Todorov,Nous et les autres :la refléxion française sur la diversité humaine ,Paris Seuil 1989.
  

 
 
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