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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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TRADIZIONE E TRADUZIONE

di Kegham Jamil Boloyan


Si considera che la determinazione concettuale e l'impostazione della definizione di un soggetto, su qualsiasi livello di conoscnza, siano elementi fondamentali per lo studio di qualsiasi argomento del pensiero in generale.
Il primo compito che affrontiamo in proposito, considerando che il concetto di cultura nel pensiero arabo contemporaneo e' una materia che spesso suscita equivoci ed incomprensioni e', senza dubbio, quello della determinazione del concetto della cultura stessa, mostrandone gli elementi e le componenti. Noi non usiamo definire questa cultura con un solo concetto che abbia sempre lo stesso significato, ma spesso lo si usa con dei livelli che variano in precisione e chiarezza.
Certe volte la consideriamo semplicemente come il "passato", altre volte come la fede religiosa, con la sua dottrina e civilta', e delle volte come la storia, con tutte le sue dimensioni e sfaccettature.
Definire il concetto "cultura" come anche "patrimonio di tradizioni", tradurne il significato e il contenuto non si limita solamente alla presentazione di una definizione generale o specifica di questi concetti e dei loro elementi, ma implica anche la determinazione di una relazione tra cultura e verita', cioe' tra cultura intesa come retaggio di tradizioni e realta'.
La cultura e', in ogni caso, pura opera umana e quindi parlare di cultura porta inevitabilmente alla considerazione del genio umano.
Qui l'uomo e' l'autore, il padrone e il rappresentato, egli e' colui che trasmette queste eredita' al suo prossimo. In altri termini, la scienza, la tecnologia, i valori morali ed estetici sono gli elementi che costituiscono il volto umano della cultura. Essi sono gli elementi principali che l'uomo lascia in eredita' ad un altro uomo nel tempo e nello spazio.
Se si ritengono valide queste definizioni della cultura, possiamo dire, spianando le tante ambiguita', che la cultura araba include elementi come la scienza, le opere, i valori ideali e morali, allo stesso livello troviamo anche la poesia, la scrittura, tutte le scienze linguistiche e anche le scienze del Corano, dei discorsi del Profeta, Hadit e la loro interpretazione, la teologia islamica, al-Fiqh e le sue origini, la filosofia, le scienze naturali, la medicina, l'astronomia, la matematica, la geometria, l'astrologia e la magia.
Troviamo, inoltre, le arti che vengono convenzionalmente chiamate "arti islamiche", come il disegno, l'architettura, l'ornamento, la scultura, la musica ed altro. Allo stesso modo si possono includere i vari stili di vita, con i loro modi, valori morali ed estetici.
Tutto questo non e' altro che un caso, o casi, di opere storiche con tutto il significato che contiene questa parola: origini, circostanze, intrecci politici, sociali, legislativi economici ecc..
Viene naturale, qui, la citazione di un intellettuale arabo che diceva:
L'interesse e lo studio della cultura intesa come tradizione non e' un'azione proiettata nel futuro, i fatti non possono rimanere al loro stato attuale, nei limiti della fedelta' teorica ai fatti stessi e al loro sentimentale elogio..., questo studio e', anzitutto, una volonta' di contribuire e di allargare gli orizzonti di questa cultura e cercare attraverso di essa di essere fedeli a se stessi... non e' un ornamento ma un'arma..non e' un vantarsi ma e' prima di cio' una specie di preparazione, una maniera per guadagnare la fiducia in se stessi.
Far rivivere la tradizione come volto culturale resta un'esigenza scientifica, popolare, civile e umana. Ogni nazione valuta cio' che ritiene degno di essere valutato nella sua cultura e tradizione e cerca inoltre di renderlo utile per il presente ed il futuro offrendolo cosi' a tutta l'umanita' come un dono che riflette il valore del donatore.
Ma cosa intendiamo per far rivivere la tradizione?
Di certo non bisogna far rivivere tutto cio' che viene ereditato nel senso scientifico esatto dell'espressione "far rivivere" perche' la ristampa, ad esempio di un libro dalle pagine ingiallite o di un manoscritto, non fa rivivere nulla se non si considera il valore e l'utilita' che si puo' avere, prima di tutto da questa realizzazione e da questa ristampa.
A questo proposito Zaki Nagib Mahmud ( 1905 - 1993 ) afferma che:
L'obiettivo del far rivivere la tradizione-cultura e' che cio' deve essere riflesso sia sullo studioso che sul lettore in modo che lo spirito si ispiri a cio' che si e' studiato o letto trasmettendolo nel profondo del proprio essere. Quindi quest'operazione consiste anche nella formazione di un nuovo punto di vista che potrebbe consolidare i legami tra lo studioso e il suo predecessore pur assumendo una posizione critica e dubbiosa.
Noi viviamo una realta' che si forma dall'insieme di eventi e circostanze personali ed esterne, noi ricostruiamo continuamente la nostra vita, il nostro pensiero attraverso questo contatto continuo con la reata', e il nostro riferimento in questo e' la conoscenza descrittiva umana. In questo modo noi produciamo, in effetti, nuovi elementi culturali e tradizionali che si aggiungono ai rimanenti elementi della cultura ereditata e che si trasmetteranno anche alle generazioni future. Questo e' anche il primo volto di cio' che viene chiamato "genio".
La Tradizione non e' limitata solo al passato se consideriamo che cio' che essa contiene come elemento materiale puo' essere inglobato nei nostri attuali sistemi vitali e materiali. Cosi' anche quella parte di essa che contiene, invece, degli elementi letterari ed estetici puo'essere trasformata nella rappresentazione letteraria ed estetica e diventare, cosi', parte integrante della nostra sensibilita' letteraria ed estetica attuale.
Con queste due operazioni: inglobamento e trasformazione, noi facciamo rivivere la cultura e la tradizione, cioe' le facciamo vivere nel presente e' questa e' una forma di creativita'. In questo modo la cultura e' in continua formazione e la sua essenza e' in continuo movimento, innultima analisi e' sottoposta ad un'operazione di continua creazione.
Affinche' il passato diventi presente, ed il presente futuro, bisogna conservare il nostro patrimonio culturale attraverso la sua pubblicazione e traduzione nelle altre culture. Questo processo, puo' avvicinare i popoli fra di loro creando cosi' una coscienza collettiva che consideri la cultura della civilta' umana come patrimonio comune di tutti i popoli, ed e' un diritto e un dovere di ogni popolo dare il suo contributo a questo patrimonio collettivo.
Prima di affrontare questo argomento, occorre fare alcuni chiarimenti sulla traduzione dal punto di vista linguistico e tecnico.
In realta', la traduzione non e' un lavoro facile, ci sono in questo campo parecchi problemi e diverse difficolta' anche quando il traduttore possiede le qualita' di fedelta' e serieta' indispensabili, ma in questo lavoro la perfetta conoscenza delle due lingue in questione non e' che una delle tante condizioni di una buona traduzione. A questo proposito dice al-Gahiz ( 775 - 868 ) :"La Traduzione dovrebbe riflettere in se un livello di chiarezza che si basa sulla grande preparazione e conoscenza del traduttore della materia che sta traducendo, il traduttore deve inoltre conoscere perfettamente la lingua della quale si sta traducendo e la lingua nella quale si traduce, (...), piu' diventa difficile l'argomento e meno sono i suoi conoscitori, piu' gravi sono le imprecisioni che puo' commettere il traduttore nel suo lavoro".
Quando il traduttore determina il suo metodo, traccia la sua personalita' indipendente e da' alla parola la sua giusta dimensione, egli crea i fattori che trasformano l'operazione della traduzione in un impegno creativo. Seppur rimanendo un semplice tramite tra l'autore ed il lettore, parla per l'autore, anche se lo fa con il proprio stile, egli lo fara' attenendosi in modo sincero all'originale.
Le difficolta' diventano maggioro quando si tratta i opere letterarie. Il lato sentimaentale, ad esempio, e' una cosa comune a tutta l'umanita', l'amore, l'odio, la gioa, la tristezza hanno un effetto ben chiaro sugli animi, anche se il modo di rapportarsi potrebbe essere diverso da una persona all'altra. Cosi', il trattamento e la traduzione delle questioni esistenziali diventa piu' facile della traduzione dei lavori letterari che possono essere rappresentati con un linguaggio simbolico che consistono in delle deduzioni o delle riflessioni personali o intime su alcuni eventi o fatti o usanze.
Queste opere letterarie, possono risultare certe volte di difficile comprensione per i conterranei di tale autore, filosofo o poeta soprattutto quando si tratta di opere appartenenti ad un periodo molto lontano nel passato come, ad esempio, nel caso di alcuni poeti arabi dell'epoca preislamica, al-Gahiliyya, e quindi immaginiamo come sarebbe la traduzione di questi lavori in altre nazioni che non conoscono la storia del paese, dell'autore e ne' i suoi usi e costumi.
Questo vale naturalmente anche sulla poesia contemporanea e su tutti i lavori letterari ispirati alle culture e alle realta' locali che sono soggetto dell'operazione di traduzione.
Per meglio chiarire il concetto facciamo l'esempio dell'autore palestinese Gassan Kanafani (1936 - 1972 ), che si era ispirato in tutte le sue opere al dramma del popolo palestinese. Queste opere possono avere sicuramente un approccio piu' consapevole e piu' profondo se si conoscono i particolari della sofferenza del popolo palestinese.
Nel romanzo Rigal fi'l shams "Uomini sotto il sole", Kanafani ci racconta il tentativo di alcuni palestinesi di immigrare clandestinamente in un paese arabo, nascondendosi nella cisterna vuota di un camion, durante una giornata di caldo afoso; il ritardo dell'autista del camion dentro l'ufficio doganale di frontiera, avra' delle conseguenze drammatiche. Una volta lontano dal posto di controllo doganale, l'autista apre la cisterna per assicurarsi sulle condizioni del carico umano e scopre la morte di queste persono per effetto del caldo infernale dell'interno.
Una storia come questa raccontata cosi' brevemente, potrebbe non avere la giusta dimensione per chi non conosce le grandi difficolta' che si incontrano nell'attraversare i confini tra i paesi arabi, specialmente per gli immigrati palestinesi.
Ogni patrimonio culturale ha la sua pecularieta' sociale, politica e linguistica che deve essere sicuramente presa in considerazione se si vuole tradurre nelle altre culture in maniera utile e seria.
La cultura araba e' tutt'ora prigioniera delle proprie biblioteche. Ci sono centinaia e centinaia di libri molto preziosi che non si conoscono, c'e' una grande necessita' di tradurre nelle altre lingue quelli che sono i libri fondamentali in tutti i campi della conoscenza. Bisogna d'altronde tradurre nella lingua araba tutta la ricchezza culturale delle altre lingue.
Partendo dal grande ruolo degli arabi ai tempi dell'impero degli Abbasidi (750 -1258 ), che fu l'epoca d'oro dell'impero islamico, per la traduzione in lingua araba dal greco e dal persiano di libri di scienza, di medicina e di filosofia. In questo periodo tale movimento culturale veniva finanziato dai califfi, emiri e uomini facoltosi, senza badare a spese fino al punto che il califfo al-Ma'mun (786- 833) offriva al grande maestro traduttore Hunain ibn Ishaq (808- 873), il peso in oro del libro tradotto.
Passando per la rinascita del movimento della traduzione in Egitto nel XIX sec., per opera di Muhammad 'Ali (1769- 1849) ed i suoi successori quando furono compiuti grandi lavori di traduzione dall'arabo e nella lingua araba di parecchi libri di letteratura e storia.
Arriviamo negli anni trenta, quaranta, cinquanta, sessanta del XX sec., dove la traduzine ha conosciuto un altro periodo di rinascimento su vasta scala grazie al grande contributo di vari comitati e di singoli individui da tutte le parti del mondo arabo, come Zaki Nagib Mahmud, Muhamad Badran,'Ali al-Adham,
Amin Salamih, che hanno insegnato ai migliori traduttori del mondo arabo.
Concludendo, si potrebbe dire che il mondo e' diventato oramai un villaggio globale, per effetto della grande rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni e dell'interscambio delle conoscenze che ha conosciuto il XX sec. Cosi' la chiusura al mondo diventa un fattore controproducente che potrebbe significare l'annullamento da parte di chi decide di farlo. Il bisogno di cultura e' quello di interagire con le altre culture per poter stare all'interno del progresso della civilta' umana, ed e' questo che ci si augura nel presente e nel futuro.
traduzione : Nabil Salameh
  

 
 
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