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Associazione Internazionale
per le relazioni col Vicino Oriente

  
 
 
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STORIA E MITO DELLA SIRENA NELL'IMMAGINARIO
DELLE CIVILTA' MEDITERRANEE
di Mariagraziella Belloli

"La trasmutazione simbolica, lo scambio di metafore fra umano e animale, l'antropomorfizzazione degli animali e l'animalizzazione degli uomini e delle donne costituiscono un fatto universale che concerne tutta la società.
In tutte le società gli uomini utilizzano gli animali come referenti simbolici per la loro interpretazione del mondo e la simbologia animale svolge un ruolo decisivo in tutte le civiltà ed in tutti i sistemi di pensiero. "
Tale asserto , oggettivo a livello universale, non può nascondere la specificità di tali temi nel bacino mediterraneo dove i vari substrati culturali presenti hanno prodotto una serie di figure mostruose antropomorfe la maggioranza delle quali sono femminili.
All'interno di questa differenziazione se ne pone una ulteriore ancora : la mitologia ha "pietrificato" alcune di esse, che sono sempre rimaste simili a se stesse : è il caso ad es. delle sfingi, arpie, chimere, furie, meduse ecc…
Al contrario la "specie mostruosa", delle sirene , ha conosciuto una attualizzazione ed una capacità di trasformazione che hanno contribuito alla sua diffusione, dal bacino mediterraneo in tutte le civiltà di ogni parte del mondo.
Ma come spiegare come, fra tutti i mostri femminili solo le sirene abbiano subito tale sorte? Quali sono state le vie della loro diffusione dall'Oriente all'Europa e ,da un 'Europa-Oriente, al resto del mondo?
Forse si potrebbe pensare ,in aggiunta alle teorie legato allo "status" femminile capace di generare la vita (e quindi, nel suo continuo fluire, l'eternità ),alla "composizione stessa del corpo della sirena, originariamente donna-uccello, legame, grazie alle ali, tra il cielo e la terra e quindi con una possibilità in più rispetto ad esempio alla Gorgone o all'Idra, mostri tipicamente "terrestri"
Tuttavia ciò risulta parzialmente vero se esse si paragonano ad altri mostri femminili alati, vedi le Arpie.
La loro immortalità è data forse dal loro canto, che le differenzia da tutti gli altri ibridi animali citati e spinge l'immaginario collettivo verso la nostalgia del momento primigenio in cui ,secondo una citazione di Schneider nel suo volume "Pietre che cantano" gli esseri umani erano " entità sonore" o far riecheggiare alla memoria il" Verbo" evangelico che "si è fatto carne"?
La perdita delle ali e l'acquisizione del corpo di pesce, codificata nelle illustrazioni tratte dal Physiologus e nei testi medievali (Bestiario divino di Guillame le Clerc de Normandie,1211. Bestiaire de l'Arsenal circa 1214 ecc…) potrebbe far ipotizzare un'ulteriore passo verso la continua persistenza dell'immagine di tali esseri : il pesce infatti , nella codificazione medievale,( Le Goff, Immagini per un Medioevo, Laterza, Bari 2000) , presenta caratteristiche "positive" tali da essere annoverato tra gli animali "buoni" in quanto rappresenta il simbolo di Cristo ed è valorizzato dalle prescrizioni religiose relative al mangiar di magro.
Esseri quindi le sirene formate da due ibridi tutto sommato " positivi " per le loro qualità : la bellezza e la bontà.
Le caratteristiche specifiche di tali animali fantastici, capaci di tuffarsi e muoversi in un ambiente liquido, privo di ogni confine, a differenza di quello terrestre, contribuiranno poi alla diffusione della loro immagine mitologica in tutto il mondo.

Se le prime immagini di sirene possono forse ricondursi alla rappresentazione di Ea, donna-pesce (fig I) visibile nei rilievi del palazzo di Sargon II di Korsabad che risalgono all'VII secolo a.C. e tra alcune delle incarnazioni di Vishnù ,nella religione induista, vi è quella di Matsya (pesce) (fig.2), possiamo nondimeno ritrovare la raffigurazione di ibridi femminili già 25 000 anni a.C.
Secondo le ricerche dell'archeologa lituana Marija Gimbutas(1921-1994),svolte sia in Europa che in Anatolia, esse rappresentano però soltanto donne-gufo, donne-rana, donne-serpenti: .
Una delle prime iconografie europee della sirena a noi pervenute risale al VI secolo a.C. e la rappresenta come donna-uccello : il cratere etrusco trovato a Caere e conservato al Louvre, mostra un cormorano dal volto di donna di cui una scritta sotto l'ala dichiara :"Io sono la sirena" (foto 3).
Per decostruire questa apparente contraddizione con la rappresentazione della sirena a noi più nota di donna-pesce, è appena il caso di sottolineare che anche se l'uccello abita nel cielo ed il pesce nell'acqua, nelle antiche lingue germaniche la parola "mare" ( see, sea,sjo,zee) e la parola "anima" (soul,seele,sjel,ziel), conservano la stessa radicale quasi a testimoniare l'interfaccia di questi due elementi, ambedue vitali ma estranei all'uomo, creato dalla pesante terra(Genesi--)….
Le sirene della mitologia greca erano ritenute essere le figlie del fiume Archeloo e della ninfa Calliope , trasformate in uccelli da Cerere.
Con il loro canto dolcissimo esse ammaliavano i viandanti per poi divorarli.
La prima "vittima delle sirene ,a differenza di quanto si è soliti ritenere, non è stato l'omerico Ulisse ma, come Apollonio di Rodi nelle "Argonautiche " ci riporta ( IIIa .C. )il "divino cantore" Orfeo.
Questi, arruolato sulla nave parlante Argo per dare cadenza ai rematori con la sua lira, riesce, unico mortale che la mitologia riporti, a coprire con il suo canto quello delle sirene ed a fare in modo che la nave e l'equipaggio giungano salvi a destinazione.
Questa vittoria non impedirà all'eroe di finire ,dopo la sua storia per Euridice che perderà per non aver ascoltato, sbranato da altre "donne mostro", le Menadi.
Ulisse invece avvisato dalla maga Circe, nell'episodio omonimo dell'Odissea si farà legare all'albero maestro della sua nave per poter udire,senza soccombere, il meraviglioso canto delle sirene.
L'accento di Omero tuttavia in questo racconto viene posto sulle qualità mantiche delle sirene,donne che sanno tutto e promettono all'uomo la sapienza.,dono che lo porterà alla rovina.
Ancora una volta il sottile filo rosso che percorre la storia dell'umanità non può non far riflettere sulla tentazione che perderà ad Eva ed a Adamo il Paradiso ,portandoli alla morte anche fisica :l' albero della conoscenza!
In questi due miti emerge già chiaramente che il fascino (e la paura) delle sirene è da ricondursi alla non accettazione della trasformazione, al timore di rompere l'equilibrio raggiunto, di finire annientati nell'eterno ritorno della spuma delle onde del mare.
Questa immagine e queste connotazione delle sirene "che perdono l'uomo (maschio) violentemente ancorata all'essenza del principio maschile, che non è in grado di generare ed è quindi meno flessibile, sarà alla base ormai ,di ogni loro rappresentazione iconografica, letteraria musicale.

In Europa il mito della sirena ,dopo aver nuotato dall'Oriente prima verso la Grecia e successivamente verso l'Etruria, continuerà a permanere nell'Italia romana, dove lo ritroviamo fra l'altro presente nell'"Ars amatora" di Ovidio e nell' "Ars poetica" di Orazio (Desinit in piscem mulier formosa superne). Una delle più suggestive leggende latine fa risalire la fondazione di Napoli ad una sirena , Partenope che si lascerà morire d'amore nel golfo che ancor oggi viene aggettivato usando il suo nome.
La figura fantastica della sirena continuerà a navigare nell'immaginario della storia .Simbolo di contraddizione a lei proprio, il periodo della sua maggior fortuna in Europa è quello medievale , quando la sua iconografia conosce una grandissima diffusione nelle cattedrali romaniche di città in cui l'acqua del mare o dei fiumi gioca un ruolo importante , come nel Sud Italia (Otranto, Monreale, Bitonto) o in Francia o nella stessa "fluviale" Londra .
Questa sua vocazione le negherà quasi totalmente la sopravvivenza negli ambienti naturali dove l'acqua scarseggia
La sua non controllabilità, la sirena guizza via al par di un pesce, grava pesantemente sulla reputazione della stessa se S.Bernardo di Clairvaux la paragona nientemeno che…alla donna" strumento secolare di Satana" che "è simile alla sirena del mare,bellissima dall'ombelico in su ha l'aspetto di una vergine formosa: dall'ombelico in giù è simile a un pesce…Come la Sirena inganna i marinai con dolci melodie, così la donna che vive nel mondo, trascina alla perdizione i servi di Cristo con le sue seduzioni."
Interessante è qui far rilevare che, secondo il libro apocrifo di Enoch, le sirene sarebbero le donne degli Angeli caduti, simbolo della tentazione e della lussuria.
Ferdinando Bologna si sofferma sulla capacità di tutti i "mostri" di moltiplicarsi ed alterare la gamma delle proprie difformità, ciò avviene anche per la coda delle sirene medievali che può divenire biforcuta sino a sembrare sostituire le gambe(.Fig 4.Sirena nel mosaico pavimentale del duomo di Otranto sec.XII). Tra le ipotesi di spiegazione di questa mutazione sembra da particolarmente suggestiva quella che vedrebbe nella doppia coda una replica infernale del classico atteggiamento di adorazione, con le due braccia elevate verso l'alto, come ad esempio mostrano le statuine cretesi raffiguranti le sacerdotesse. Poiché il mare è l'abisso inferiore e l' immagine dell' inconscio, la doppia coda ad esso riferita esprime la dualità insita nel suo seno.
Alberto Magno le connoterà pertanto in questo modo : "Syrena mostra sunt marina,superior figura mulieris…inferior vero aquilinis pedibus et superius alas habentia et recto caudam."
La femminilità fatale, cara ai poeti simbolisti, della sirena è accentuata anche dai suoi lunghi capelli( v.Bestiario Ashmole 1511,sec.XIII.Bodlejan Library: Oxford). A questo proposito è opportuno evidenziare che la sirena, in alcune cattedrali romaniche in Puglia , come in quella di Bitonto(Bari) viene raffigurata barbuta.( fig. )

Tale rappresentazione sembra essere quella di Nicola Pesce, mitico personaggio metà uomo, metà pesce di origine pugliese appunto collocato dal cronista Gervasio di Tilbury nell'epoca di Ruggiero II di Sicilia o da Salimbene da Parma al tempo di Federico II.
Si tratta di una leggenda estremamente interessante che narra di un pescatore ,Nicola Pesce, a cui è concesso, secondo la fantasia popolare dell'epoca, di accedere in un regno riservato ai pesci in cui egli,metà uomo e metà pesce,si arricchirà di conoscenze normalmente precluse al genere umano.
Si tratta con ogni evidenza di un personaggio "necessario" che la fantasia popolare si è dovuta creare per superare la barriera rappresentata dal mare, tuttavia è di sicuro interesse rilevare che tale figura è riconducibile al processo di metamorfosi in sirena presente solo nell'iconografia della sirena del Sud dell'Italia dove probabilmente gli stretti legami che univano l'uomo al mare grazie alla pesca ed alle sue attività, vitali per tali popolazioni ma proibite alle donne,rendevano necessaria la rappresentazione di un essere marino di sesso maschile.
Nel fluire dei secoli la sirena ha continuato la sua diffusione,assumendo anche nomi "paralleli" che spesso designavano esseri a lei identici;molto sottile è il "fil rouge che la separa da ninfe,nereidi,spiriti acquatici ecc…
La ritroveremo sulle polene delle navi dirette verso il "Nuovo mondo" dalle quali sbarcherà persino nel Sud America ;in Brasile Yemanjà,la Sirena,concretizza in sé i riti pagani,il cristianesimo,la cultura amerindia.(fig….).
E' interessante altresì segnalare la presenza della sirena,che assume il nome di Sedna, anche in una delle culture geograficamente più distanti dalle aree urbanizzate ,la cultura Inuit (Eschimese).
Il popolo Inuit afferma di essere addirittura nato, insieme a tutte le altre speci di animali non umani, dalla mutilazione delle dita di Sedna, dea del mare, per metà donna e per metà foca.
La caratteristica di Sedna, al pari delle sue parenti europee, è quella di possedere una lunga chioma che,però , è ispida ed infestata da pidocchi; gli sciamani Inuit si accapareranno la sua benevolenza solo pettinandola durante incontri nel buio della notte (Sedna è abituata alla tenebra degli abissi), in tal modo essa lascerà cacciare gli animali marini rendendo possibile al sopravvivenza al popolo Inuit.

Cenni bibliografici.

- Borges Jorge Luis,Manuale di zoologia fantastica,Einaudi Ed,Torino 1962.

- Beigbeder o,Lessico dei simboli medievali,Ed.Jaca Book,Milano 1989.

- Cardini F,Mostri,belve,animali nell'immaginario medievale in Abstracta n4,Aprile 1986: n.5,Maggio 1986.

- Lao M, Il libro delle Sirene,Di Renzo Editore,Roma 2000.

- Moretti F.,La Cattedrale di Bitonto ,Schena Ed. Fasano 1997.

- Willemsen C.A, L'enigma di Otranto:Il mosaico pavimentale del presbitero Pantaleone nella cattedrale.Congedo Editore,Galatina,1980.

- Mostre:Alla "Fondation Cartier" di Parigi il deserto diventa cultura.

Si sta svolgendo a Parigi presso la "Fondation Cartier pour l'Art contemporain",una mostra particolare che ha per tema il deserto.
"Le désert" vuole stimolare l'attenzione dell'uomo contemporaneo per questo luogo particolare che è divenuto spesso metafora dell'anima, unione indissolubile di staticità e cambiamento.
L'esposizione,composta da una serie di fotografie che spaziano dal tardo romanticismo ai nostri giorni,induce però ad una serie di riflessioni storiche e letterarie.
Come non ricordare, vedendo le immagini di Maximer Du Camp,suo compagno di viaggio,il bruciante Flaubert di Salambô "e del "Voyage en Orient""?
D'altro canto,il primo a lanciare la moda del Vicino Oriente, e quindi del deserto, era stato propprio Napoleone che lo aveva "scoperto" durante la spedizione in Egitto e ne era rimasto talmente affascinato da pronunciare la famosissima arringa alle sue truppe:"Soldati,40 secoli vi guardano da qui."
Proprio da questa spedizione nasce in Francia e si diffonde in Europa l'Orientalismo.
Tutti i più grandi artisti e letterati, come il già citato Flaubert: Rimbaud, Lamartine , pittori,come ad esempio Eugène Delacroix o l'"Orientalista "Fromentin e più tardi S:Exupéry e Malraux, si recano in Oriente e ne restano ,nel bene o nel male, segnati.
Ma il fascino del deserto non si esaurisce con la fine degli ideali romantici : Matisse,durante un suo soggiorno in Marocco, cambierà totalmente la sua tavolozza pronunciando la celebre frase :"La lumière m'est venue d'Orient
Ancor più vicino ai nostri giorni,Agatha Christie, dopo il naufragio del suo primo matrimonio,si recherà sola in Oriente, dove sedurrà il suo secondo marito , un archeologo,durante una pausa proprio nel deserto,
Il deserto è sempre stato "luogo dello spirito" per eccellenza, a partire dall'esperieza monstica di Charles de Foucault, tuttavia è interessante rilevare come l'idea, in qualche modo, "mistica " di maternità spirituale che sembra emanare da questo luogo si comunichi anche ad artisti apparentementelontani dall'esperienza occidentale.
È il caso della fotografa comtemporanea Lara Baladi, che espone un a serie di opere dissacranti e consumistiche che recano però come sotto-titolo "La mère du monde, la madre dell'intero creato!
(Ellebel.)
  

 
 
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