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Le teorie teosofiche della Qabbalah.
di ROBERTA SIMINI
Prime tracce del concetto di Sefiroth nella Qabbalah medievale

Recita la Mishnah (Hagigag II):
Chiunque indaga quattro cose meglio per lui se non fosse venuto al mondo: ciò che è sopra, ciò che è sotto, ciò che è davanti e ciò che è dietro.
Questa frase afferma con forza l'impossibilità oltre all'illiceità di indagare l'essere di Dio. Questo precetto, ripreso da moltissimi scrittori mistici e cabalisti e posto a conclusione dei loro scritti, sembra restringere l'orizzonte della ricerca del mistico ebreo al centro, cioè all'uomo, nella sua interiorità e al creato nella sua percettibilità.
Molto oltre, in verità, sono andati, nei loro scritti e nei loro insegnamenti i grandi maestri della Qabbalah, quelli di cui conosciamo l'identità e quelli che sono rimasti nascosti da un rigido anonimato e da una fantasiosa pseudoepigrafia.
Con dieci cose fu creato il mondo: con la sapienza e con la cognizione, con la conoscenza e con la forza, con il biasimo e con la potenza, con la giustizia e con il diritto, con l'amore e con la compassione.
Dice il Talmud Babilonese :
Trentadue meravigliosi sentieri di sapienza tracciò Iddio Signore delle schiere, Dio d'Israele, Dio Vivente, Dio Onnipotente, il Sommo, l'Eccelso, Colui il Cui Nome è Santo (Is. 57,15).Creò il mondo con tre registri: con la scrittura, con il computo e il discorso.
Dieci Sefiroth senza determinazione e ventidue lettere di fondamento: tre madri, sette doppie e dodici semplici.
Dieci Sefiroth senza determinazione: il numero delle dieci dita, cinque contro cinque e il patto della unicità fondata nel centro: nella circoncisione di lingua e bocca e in quella di pelle .
Gli fa eco il Sefer Yetzirah, il Libro della Formazione, che ci introduce direttamente nel problema della complessità del concetto di Dio nella Qabbalah medievale.
Ytzaq il Cieco inizierà il suo commento al Sefer Yetzirah collegando proprio i due passi da noi citati nelle loro parole iniziali. "Con trentadue (Bi selosim u setayim)", scrive infatti, "allude alla sapienza ed alla comprensione (o cognizione)". "Con trentadue" sono le prime parole del lungo unico discorso del Sefer Yetzirah, mentre sapienza e comprensione sono i primi due dei dieci attributi con i quali, secondo il Talmud, Dio creò l'universo .
Ma cosa sono queste Sefiroth o attributi.
Le Sefiroth, per il Sefer Yetzirah, sono i dieci numeri primordiali che combinati con le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico danno origine all'universo. Essi rappresentano le
forze segrete da cui nascono le diverse combinazioni che danno luogo alla creazione non rappresentano dieci stadi... , la loro fine è nel loro principio e il loro principio è nella loro fine, così come la fiamma appartiene al carbone .
Il concetto di Sefiroth è estremamente oscuro e ambiguo: è probabilmente il risultato della combinazione di idee tardo ellenistiche e neoplatoniche con gli influssi delle tradizioni della Merkabah.
L'autore stesso del Sefer Yetzirah infatti mette in relazione, nel capitolo 5, le Sefiroth con le Chayyoth di Ezechiele 1.
Dieci Sefiroth senza determinazione: ferma il tuo cuore sì che non pensi, la tua bocca sì che non parli; e se il tuo cuore corre via, che ritorni là donde era partito.
Ricordati che è detto: E le Chayyoth andavano e ritornavano (Ez. 1,14). Su questa cosa fu sancito un patto.
E ancora nel capitolo 14:
Quattro. Fuoco dall'acqua. Incise, intagliò in esse il trono di gloria e gli ofarmim e i serafini e le sante Chayyoth e gli angeli officianti ...
Le Chayyoth, o esseri viventi che Ezechiele descrive e che costituiscono uno dei pilastri della Merkabah, sono qui in relazione con le Sefiroth che divengono entità numeriche viventi.
Ma cosa vuol dire Sefiroth senza determinazione, Sefiroth belimah, che l'autore usa in modo quasi ossessivo?
Esistono due interpretazioni, la prima come Sefiroth infinite, astratte, ineffabili, la seconda come create dal nulla. Per alcuni sono quindi infinite, increate, emanate da Dio, per altri sono gli elementi della creazione ossia lo Spirito di Dio, l'etere, l'acqua, il fuoco e le sei dimensioni dello spazio.
L'oscurità del libro e l'uso frequente di neologismi autorizza entrambe le ipotesi, ma alla luce anche degli sviluppi che il concetto di Sefiroth avrà nella Qabbalah posteriore e delle sue interpretazioni da parte dei mistici, già quasi contemporanei, possiamo concordare con chi, come Scholem, afferma che questi elementi non costituiscono propriamente le Sefiroth, ma sono solo correlati alle Sefiroth stesse. Già il Perush Sefer Yetzirah affermava infatti:
Senza determinazione: Tutte dipendono. La Lamed dalla sapienza, la lettera Yod da tutto; la mem e la he vengono trasformate nello spirito che esce da esse, ed è governo di quanto esse generano. Fondamento .
Non afferma che esse sono fondamento ma che questo deriverà da esse, ed è governo di quanto esse generano.
La Sefiroth non sono, in questa fase, individuate come attributi divini, ma di esse dice il Sefer Yetzirah:
La loro misura è dieci ma sono infinite. Profondità del Principio ( TYVAR )e profondità del termine, profondità del bene e profondità del male, profondità dell'altezza e profondità del sotto, profondità dell'oriente e profondità dell'occidente, profondità del settentrione e profondità del meridione. Il Signore è unico. Colui che forma è uno e non ha secondo. E prima dell'uno cosa conti?
Tutto è ricapitolato nelle dieci Sefiroth, bene e male, altezza e profondità, Oriente e Occidente, Meridione e Settentrione, principio e fine. E tutto questo è Uno, come afferma immediatamente l'autore. Dio unico e complesso. Infatti alla domanda "E prima dell'uno: cosa conti?" risponde ancora:
Dieci Sefiroth senza determinazione: la loro misura è dieci ma sono infinite.
E fin dalla fine del XII secolo il termine Sefiroth, così come è stato usato nel Sefer Yetzirah, è stato interpretato come la designazione di manifestazioni che fanno parte della struttura divina o che sono direttamente connesse con la sua essenza .
Attraverso le dieci Sefiroth o attributi divini avvenne la creazione, ci dice il Talmud nel brano su citato, ma le dieci Sefiroth sono prima della creazione.
Nell'antica Qabbalah le dieci Sefiroth, poi sono spesso interpretate come Uno. Infatti per Yishaq il Cieco, per esempio, nella parola Echad (Uno) tutto è compreso, e per il suo allievo Ezra da Gerona l' alef di Echad corrisponde a quell'entità nella quale il pensiero non si può espandere. La lettera het di Echad allude alle otto Sefiroth da Hokmah a Yesod e la lettera dalet alla decima Sefirah .
La necessità di unificazione delle dieci Sefiroth era espressa, nella Qabbalah più antica, non solo attraverso la interpretazione della parola Echad ma anche attraverso la morphè o forma. Le Sefiroth vengono unificate e ricomprese nell' anthropos divino di cui il corpo umano è riflesso.
L'unità che trascende le dieci Sefiroth è un principio così indiscusso della Qabbalah che lo stesso Abraham Abulafia sosterrà che i cabalisti teosofici, cioè che seguono la via delle Sefiroth, affermerebbero che la Divinità è dieci Sefiroth e queste sono una sola .
Il Dio che si manifesta nelle dieci Sefiroh infatti non è diverso dal Dio della tradizione, della fede d'Israele, ma il processo di emanazione è un processo interno a Dio stesso .
Le Sefiroth vengono chiamate anche Ma'amaroth e Dibburim (Detti), Shemoth (Nomi), Kochoth (Poteri), Middoth (Qualità), Oroth (Luci), Ketarim (Corone), Madregoth (Stadi), Levushim (Vesti), Maroth (Specchi), Mekoroth (Fonti), Neti'oth (Germogli), Yamim Elyonim o Yemei Kedem (Giorni supremi o primordiali), Sitrim (Aspetti), soprattutto nello Zohar, ha Panim ha Pennimiyyoth (le Facce interne di Dio). Nel Sefer ha Bahir le Sefiroth vengono chiamate Ma'arim o Ketarim (Detti o Corone).
Vengono indicate anche come le membra del Re o le membra dello Shi'ur Komah o dell' Adam Kadmon, detto anche Adam ha Gadol (Uomo Primordiale).
  

 
 
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