Home | Chi Siamo | Iscriviti | Webmaster | Contattaci
Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
c/o Basilica della Madonna dei Martiri, Viale dei Crociati, 70056 Molfetta (BA)
tel 348-4801010; info@enec.it
 

  
  
L'Islam, la Reconquista ed il
"Camino " di Santiago di Compostela.
di Carlo Moggia

Per molti secoli Islam - letteralmente "dedizione incondizionata" - e Cristianesimo, accomunate dalla stessa origine e dalle stesse tendenze universalistiche, si affrontarono e si diedero battaglia in Europa e Palestina, per mare e per terra, facendo della contrapposizione religiosa il motivo dominante del conflitto.
Entrambe, animate dal tentativo di creare, in sequenza cronologica, una religione mondiale, si contesero o meglio si divisero un territorio comune: il Nordafrica, l'Europa mediterranea e l'Asia sud- occidentale.
Tuttavia ridurre il rapporto tra Cristianesimo e Islam a pura e semplice guerra, o peggio ancora, ad una elencazione cronologica delle battaglie combattute, senza approfondire i reali contatti, spesso fecondi per l'una e per l'altra parte, significherebbe falsare la realtà storica delle relazioni tra queste due grandi religioni monoteistiche.
Sotto molti aspetti, l'Islam e il Cristianesimo medievali parlavano la stessa lingua; erano in grado non solo di discutere, ma persino di tradurre i testi religiosi.
Se da un lato, dunque, assistiamo sul piano religioso ad una serie di lotte per la supremazia - non c'era spazio infatti per un'altra Verità Divina al di fuori della propria dall'altro constatiamo come gli scambi culturali e scientifici, specie tra gli eminenti spiriti dell'epoca, abbiano gettato le basi per una conoscenza nuova e grandiosa, come possiamo ben vedere in campo artistico e scientifico.
Proprio in Spagna, teatro per secoli (VIII-XV) del noto processo della Reconquista cristiana ai danni degli Arabi invasori (711), e del pellegrinaggio composteliano, si possono cogliere le conseguenze e i frutti di tale reciproco rapporto.
Al tempo dell'iniziale fioritura del pellegrinaggio a Santiago di Compostela, sul finire del IX secolo, la maggior parte dei territorio iberico era da tempo in mano agli Arabi: solo un'esigua porzione, quella più settentrionale e a ridosso dei Pirenei, era sfuggita a tale conquista, ma ne era pur sempre minacciata dalle continue scorrerie.

L'azione di Reconquista verso la costa mediterranea,, già iniziata nella seconda metà dell'VII secolo da Alfonso 1 (739-757), assunse il carattere definitivo solo a partire dalla metà dell'Xll, in concomitanza con l'occupazione militare e la ripopolazione parziale dei territori profondamente islamizzati, a seguito della crisi del Califfato di Cordova e del suo frammentarsi in una ventina di piccoli emirati (Taifas). La situazione, tra alterne vicende, sconfitte e vittorie da una e dall'altra parte, perdurò fino al 1212, quando la vittoria cristiana di Las Navas de Tolosa, causando il tracollo della resistenza Almoade, aprì la strada al dilagare dell'azione di Reconquista, che tuttavia si protrasse fino al 1492, anno della caduta dell'ultimo regno moro di Granada.
Accanto alle tanto ricorrenti stragi, bisogna, in primo luogo, sottolineare episodi di grande tolleranza tra le varie comunità, che specie in Spagna erano "costrette" a vivere l'une accanto alle altre. D'altronde per i Musulmani - "coloro che si danno completamente a Dio" - , la religione cristiana altro non era che un predecessore - come l'Ebraismo -, la cui fede i suoi seguaci si ostinavano assurdamente a osservare, anziché accettare la Vera Fede di Dio (Allah). Potevano essere tollerati purché si sottomettessero, altrimenti andavano combattuti e perseguitati.
Per il Cristianesimo l'Islam era in definitiva un'eresia, una falsa dottrina, fondata per giunta da un uomo.
Queste concezioni e gli atteggiamenti che ne derivarono, determinarono i primi incontri fra le due religioni. Non dimentichiamo neppure che uno dei tre concetti fondamentali della dottrina politico-religiosa dell'Islam è la dhimma, cioè la mutua protezione, che si trasforma nella prima età in protettorato della umma, la comunità religiosa musulmana, nei confronti delle minoranze declassate che pagano le tasse, gli Ebrei e i Cristiani, entrambi "possessori degli scritti della rivelazione", dominati, ma non convertiti a forza. Il gihad, altro concetto chiave, era invece obbligatorio contro tutti i non musulmani non appartenenti alla dhimma.
In Spagna, negli anni dell'apogeo del pellegrinaggio a Compostela, ampia fu la tolleranza concessa dai califfi ai tanti cristiani che vivevano nei territori da loro amministrati: quest'ultimi poterono addirittura formare comunità con proprie chiese e conventi, sotto la tutela e la vigilanza dell'autorità araba.
Non mancarono ecclesiastici o chierici formati alle discipline arabe, che dopo avere imparato la lingua e i costumi, oltreché la spiritualità islamica, diedero vita al cosiddetto rito "mozarabico", superando in tal modo la divisione esistente tra le due diverse religioni.
Dall'altro lato assistiamo a conquistatori cristiani che si mostrano tolleranti e permeabili a costumi e usanze orientali, come i sovrani castigliani, promotori del pellegrinaggio iacobeo.
Nella Spagna islamica (al-Andalus) vi erano molti cristiani, infatti, che parlavano l'arabo, come pure musulmani che non conoscevano questa lingua. La differenza religiosa, pur costituendo un potenziale motivo di conflitto, non ostacolava la convivenza entro la stessa realtà politica, caratterizzata il più delle volte da mutevoli ubbidienze.
Molti mozarabi (contrapposti ai rinnegati muladies) che vennero ad abitare le zone dei regni dei Nord, in conseguenza della venuta degli Almoravidi prima e degli Almoadi poi, popolarono le zone del "Camino" di Santiago, edificando chiese e monasteri, pronti a dare accoglienza ai pellegrini che già nel X secolo calcavano le strade. Troviamo così, accanto ai numerosi ospizi e monasteri di derivazione cluniacense, analoghe strutture mozarabiche che influenzarono profondamente l'arte del pellegrinaggio presente sulle vie iacobee.
Il mozarabismo non è fattore trascurabile, all'interno del processo della Reconquista: la sua lingua, i suoi riti religiosi, la sua arte e poesia si diffusero a poco a poco dall'al- Andalus fino al Nord, proprio grazie al "Camino" di Santiago.
Questo scambio, attraverso tali vie, permise all'Europa di capire che l'Islam, dietro all'apparente immagine crudele e battagliera, nascondeva e proponeva una cultura senza eguali, ed una religiosità per certi versi simile a quella cristiana. Pensiamo solo all'importanza del pellegrinaggio in entrambe le religioni, o al culto dei santi islamici (imam), non troppo differente da quello cristiano.
La via dei "Camino" divenne dunque, non solo motivo di contrapposizione, scontro ideologico e militare - come il culto di San Giacomo matamoros potrebbe far pensare -ma anche e soprattutto veicolo della cultura islamica per l'Europa, ponte di scambio tra due mondi in apparenza tanto lontani.
Dalla Spagna, non dimentichiamo, arrivava la maggior parte delle traduzioni degli scritti arabo-latini e dei filosofi islamici. Nella seconda metà del X secolo Gerberto d'Aurilliac. successivamente papa con il nome di Silvestro II, ebbe informazioni scientifiche di provenienza musulmana .
Nel 1167 a Toledo, si fermò a lungo, per tradurre numerose opere dall'arabo di matematica, medicina, filosofia e astronomia, l'italiano Gerardo da Cremona .
La guerra stessa, ed il pellegrinaggio, in atto nella penisola iberica, allargarono la conoscenza reciproca, costituendo veicolo di conoscenze e di culture tra regioni ubicate ai due lati dei Pirenei: la Spagna islamica e cristiana, e il resto dell'Europa Occidentale. 1 mercanti cristiani, musulmani ed ebrei, attraverso l'area del cammino di Santiago, ma non solo, produssero e diffusero le più svariate conoscenze.
Bisogna sottolineare infatti che in Spagna, nonostante il perenne conflitto, la frontiera tra i due "mondi" non rimase ermeticamente chiusa, tanto più quando le città di Leòn, Burgos, Jaca e Santiago si videro favorite dallo sviluppo del pellegrinaggio.
Dal sud musulmano provenivano sete, stoffe, spezie, carta, mentre il nord forniva di cambio schiavi, legno, pelli.
L'adozione di pesi e misure andalusi da parte degli stati cristiani dimostra l'importanza di tali scambi, e la supremazia, almeno iniziale, dei beni e dei commerci provenienti dal sud .
Cordoba divenne il centro di tale scambio e meta di grandi figure, promotrici dei pellegrinaggi: Pietro il venerabile, grande abate di Cluny, visitò la città nel 1141, rendendosi conto dell'importanza del pellegrinaggio anche nella tradizione islamica.
Venne a conoscenza del pellegrinaggio alla Mecca (Hagg) da compiersi tre volte nella vita, e di come la venerazione alle tombe dei santi (imam), fosse viva e presente nell'Islam. Perciò la figura di San Giacomo trovava i suoi corrispondenti nel mondo isiamico; lo stesso Al-Mansour, quando nel 997 occupò Compostela, a testimonianza del rispetto verso la pratica di pellegrinaggio cristiana, risparmiò la tomba dell'apostolo, riconoscendovi il carattere di Terra santa e di sacralità connessa ai centri di fede islamica, certo di aver compiuto nel confronti delle reliquie di un discepolo di Cristo, un atto di profonda devozione: Gesù era infatti identificato come Profeta-portatore della legge spirituale dell'amore, che il Corano insegnava a rispettare.
Dunque, il "Camino" di Santiago, aldilà della valenza di opposizione all'Islam, di Croce contro Mezzaluna, che le motivazioni politiche imponevano, si prefigurò come elemento comune di scambio e di reciproca conoscenza: porta d'accesso verso due civiltà e due religioni, più simili dì quanto l'ideologia e la propaganda religiosa facessero sembrare.
  

 
 
Home | Chi Siamo | Iscriviti | Webmaster | Contattaci 
 
Tutto il materiale in questo sito è copyright 2001 Enec