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L'Islam, la Reconquista ed il
"Camino " di Santiago di Compostela.
di
Carlo Moggia
Per
molti secoli Islam - letteralmente "dedizione incondizionata"
- e Cristianesimo, accomunate dalla stessa origine e dalle stesse
tendenze universalistiche, si affrontarono e si diedero battaglia
in Europa e Palestina, per mare e per terra, facendo della contrapposizione
religiosa il motivo dominante del conflitto.
Entrambe, animate dal tentativo di creare, in sequenza cronologica,
una religione mondiale, si contesero o meglio si divisero un territorio
comune: il Nordafrica, l'Europa mediterranea e l'Asia sud- occidentale.
Tuttavia ridurre il rapporto tra Cristianesimo e Islam a pura e
semplice guerra, o peggio ancora, ad una elencazione cronologica
delle battaglie combattute, senza approfondire i reali contatti,
spesso fecondi per l'una e per l'altra parte, significherebbe falsare
la realtà storica delle relazioni tra queste due grandi religioni
monoteistiche.
Sotto molti aspetti, l'Islam e il Cristianesimo medievali parlavano
la stessa lingua; erano in grado non solo di discutere, ma persino
di tradurre i testi religiosi.
Se da un lato, dunque, assistiamo sul piano religioso ad una serie
di lotte per la supremazia - non c'era spazio infatti per un'altra
Verità Divina al di fuori della propria dall'altro constatiamo
come gli scambi culturali e scientifici, specie tra gli eminenti
spiriti dell'epoca, abbiano gettato le basi per una conoscenza nuova
e grandiosa, come possiamo ben vedere in campo artistico e scientifico.
Proprio in Spagna, teatro per secoli (VIII-XV) del noto processo
della Reconquista cristiana ai danni degli Arabi invasori (711),
e del pellegrinaggio composteliano, si possono cogliere le conseguenze
e i frutti di tale reciproco rapporto.
Al tempo dell'iniziale fioritura del pellegrinaggio a Santiago di
Compostela, sul finire del IX secolo, la maggior parte dei territorio
iberico era da tempo in mano agli Arabi: solo un'esigua porzione,
quella più settentrionale e a ridosso dei Pirenei, era sfuggita
a tale conquista, ma ne era pur sempre minacciata dalle continue
scorrerie.
L'azione
di Reconquista verso la costa mediterranea,, già iniziata
nella seconda metà dell'VII secolo da Alfonso 1 (739-757),
assunse il carattere definitivo solo a partire dalla metà
dell'Xll, in concomitanza con l'occupazione militare e la ripopolazione
parziale dei territori profondamente islamizzati, a seguito della
crisi del Califfato di Cordova e del suo frammentarsi in una ventina
di piccoli emirati (Taifas). La situazione, tra alterne vicende,
sconfitte e vittorie da una e dall'altra parte, perdurò fino
al 1212, quando la vittoria cristiana di Las Navas de Tolosa, causando
il tracollo della resistenza Almoade, aprì la strada al dilagare
dell'azione di Reconquista, che tuttavia si protrasse fino al 1492,
anno della caduta dell'ultimo regno moro di Granada.
Accanto alle tanto ricorrenti stragi, bisogna, in primo luogo, sottolineare
episodi di grande tolleranza tra le varie comunità, che specie
in Spagna erano "costrette" a vivere l'une accanto alle
altre. D'altronde per i Musulmani - "coloro che si danno completamente
a Dio" - , la religione cristiana altro non era che un predecessore
- come l'Ebraismo -, la cui fede i suoi seguaci si ostinavano assurdamente
a osservare, anziché accettare la Vera Fede di Dio (Allah).
Potevano essere tollerati purché si sottomettessero, altrimenti
andavano combattuti e perseguitati.
Per il Cristianesimo l'Islam era in definitiva un'eresia, una falsa
dottrina, fondata per giunta da un uomo.
Queste concezioni e gli atteggiamenti che ne derivarono, determinarono
i primi incontri fra le due religioni. Non dimentichiamo neppure
che uno dei tre concetti fondamentali della dottrina politico-religiosa
dell'Islam è la dhimma, cioè la mutua protezione,
che si trasforma nella prima età in protettorato della umma,
la comunità religiosa musulmana, nei confronti delle minoranze
declassate che pagano le tasse, gli Ebrei e i Cristiani, entrambi
"possessori degli scritti della rivelazione", dominati,
ma non convertiti a forza. Il gihad, altro concetto chiave, era
invece obbligatorio contro tutti i non musulmani non appartenenti
alla dhimma.
In Spagna, negli anni dell'apogeo del pellegrinaggio a Compostela,
ampia fu la tolleranza concessa dai califfi ai tanti cristiani che
vivevano nei territori da loro amministrati: quest'ultimi poterono
addirittura formare comunità con proprie chiese e conventi,
sotto la tutela e la vigilanza dell'autorità araba.
Non mancarono ecclesiastici o chierici formati alle discipline arabe,
che dopo avere imparato la lingua e i costumi, oltreché la
spiritualità islamica, diedero vita al cosiddetto rito "mozarabico",
superando in tal modo la divisione esistente tra le due diverse
religioni.
Dall'altro lato assistiamo a conquistatori cristiani che si mostrano
tolleranti e permeabili a costumi e usanze orientali, come i sovrani
castigliani, promotori del pellegrinaggio iacobeo.
Nella Spagna islamica (al-Andalus) vi erano molti cristiani, infatti,
che parlavano l'arabo, come pure musulmani che non conoscevano questa
lingua. La differenza religiosa, pur costituendo un potenziale motivo
di conflitto, non ostacolava la convivenza entro la stessa realtà
politica, caratterizzata il più delle volte da mutevoli ubbidienze.
Molti mozarabi (contrapposti ai rinnegati muladies) che vennero
ad abitare le zone dei regni dei Nord, in conseguenza della venuta
degli Almoravidi prima e degli Almoadi poi, popolarono le zone del
"Camino" di Santiago, edificando chiese e monasteri, pronti
a dare accoglienza ai pellegrini che già nel X secolo calcavano
le strade. Troviamo così, accanto ai numerosi ospizi e monasteri
di derivazione cluniacense, analoghe strutture mozarabiche che influenzarono
profondamente l'arte del pellegrinaggio presente sulle vie iacobee.
Il mozarabismo non è fattore trascurabile, all'interno del
processo della Reconquista: la sua lingua, i suoi riti religiosi,
la sua arte e poesia si diffusero a poco a poco dall'al- Andalus
fino al Nord, proprio grazie al "Camino" di Santiago.
Questo scambio, attraverso tali vie, permise all'Europa di capire
che l'Islam, dietro all'apparente immagine crudele e battagliera,
nascondeva e proponeva una cultura senza eguali, ed una religiosità
per certi versi simile a quella cristiana. Pensiamo solo all'importanza
del pellegrinaggio in entrambe le religioni, o al culto dei santi
islamici (imam), non troppo differente da quello cristiano.
La via dei "Camino" divenne dunque, non solo motivo di
contrapposizione, scontro ideologico e militare - come il culto
di San Giacomo matamoros potrebbe far pensare -ma anche e soprattutto
veicolo della cultura islamica per l'Europa, ponte di scambio tra
due mondi in apparenza tanto lontani.
Dalla Spagna, non dimentichiamo, arrivava la maggior parte delle
traduzioni degli scritti arabo-latini e dei filosofi islamici. Nella
seconda metà del X secolo Gerberto d'Aurilliac. successivamente
papa con il nome di Silvestro II, ebbe informazioni scientifiche
di provenienza musulmana .
Nel 1167 a Toledo, si fermò a lungo, per tradurre numerose
opere dall'arabo di matematica, medicina, filosofia e astronomia,
l'italiano Gerardo da Cremona .
La guerra stessa, ed il pellegrinaggio, in atto nella penisola iberica,
allargarono la conoscenza reciproca, costituendo veicolo di conoscenze
e di culture tra regioni ubicate ai due lati dei Pirenei: la Spagna
islamica e cristiana, e il resto dell'Europa Occidentale. 1 mercanti
cristiani, musulmani ed ebrei, attraverso l'area del cammino di
Santiago, ma non solo, produssero e diffusero le più svariate
conoscenze.
Bisogna sottolineare infatti che in Spagna, nonostante il perenne
conflitto, la frontiera tra i due "mondi" non rimase ermeticamente
chiusa, tanto più quando le città di Leòn,
Burgos, Jaca e Santiago si videro favorite dallo sviluppo del pellegrinaggio.
Dal sud musulmano provenivano sete, stoffe, spezie, carta, mentre
il nord forniva di cambio schiavi, legno, pelli.
L'adozione di pesi e misure andalusi da parte degli stati cristiani
dimostra l'importanza di tali scambi, e la supremazia, almeno iniziale,
dei beni e dei commerci provenienti dal sud .
Cordoba divenne il centro di tale scambio e meta di grandi figure,
promotrici dei pellegrinaggi: Pietro il venerabile, grande abate
di Cluny, visitò la città nel 1141, rendendosi conto
dell'importanza del pellegrinaggio anche nella tradizione islamica.
Venne a conoscenza del pellegrinaggio alla Mecca (Hagg) da compiersi
tre volte nella vita, e di come la venerazione alle tombe dei santi
(imam), fosse viva e presente nell'Islam. Perciò la figura
di San Giacomo trovava i suoi corrispondenti nel mondo isiamico;
lo stesso Al-Mansour, quando nel 997 occupò Compostela, a
testimonianza del rispetto verso la pratica di pellegrinaggio cristiana,
risparmiò la tomba dell'apostolo, riconoscendovi il carattere
di Terra santa e di sacralità connessa ai centri di fede
islamica, certo di aver compiuto nel confronti delle reliquie di
un discepolo di Cristo, un atto di profonda devozione: Gesù
era infatti identificato come Profeta-portatore della legge spirituale
dell'amore, che il Corano insegnava a rispettare.
Dunque, il "Camino" di Santiago, aldilà della valenza
di opposizione all'Islam, di Croce contro Mezzaluna, che le motivazioni
politiche imponevano, si prefigurò come elemento comune di
scambio e di reciproca conoscenza: porta d'accesso verso due civiltà
e due religioni, più simili dì quanto l'ideologia
e la propaganda religiosa facessero sembrare.
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