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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Sotto la torre di Babele: alla ricerca della lingua perfetta

di Mariagraziella Belloli

Ogni contatto con un popolo o una civiltà diversa dalla nostra ci pone di fronte al problema dell'approccio a lingue e scritture incomprensibili , alfabeti misteriosi e talvolta non codificati. Ciò accade anche ai nostri giorni, basti pensare molto banalmente all'albanese o ai vari dialetti arabi del Maghreb.
L' atteggiamento" storico" di fronte a tale problema è sempre stato diversificato; alcuni viaggiatori, mercanti, religiosi o semplicemente studiosi, si sono preoccupati soltanto di conquistare e colonizzare per appropriarsi delle ricchezze degli indigeni , ieri come oggi .,senza che nessun apporto lessico-grammaticale sia trasmigrato da una lingua all'altra.
Altri, specie i missionari ,si sono preoccupati di studiare, pur con mille difficoltà obiettive, le lingue dei popoli presso cui si recavano per poter ,attraverso di esse, raggiungere un livello soddisfacente di comunicazione con i nativi.
Pur ricordando il diverso comportamento morale e sociale di cui la lingua non è stata che la punta emergente (mentre non ci è pervenuta alcuna testimonianza scritta da parte degli Indiani del Nord America, sterminati o abbandonati nelle riserve dai conquistatori Inglesi evidentemente senza alcuna possibilità di acculturazione e di trasmissione del loro olocausto, malgrado i forti pregiudizi culturali di cui spesso siamo latori , è doveroso ricordare che i Missionari del Sud America avevano l'obbligo di studiare la lingua dei popoli che dovevano convertire ed una delle storie più note della conquista del Perù è stata scritta in spagnolo proprio da un Indio ,Garcilaso de La Vega el Inca , educato ad esprimersi in tal modo proprio dai Missionari al seguito dei Conquistadores), è particolarmente interessante seguire il cammino che le lingue occidentali hanno percorso nel loro ruolo di lingue "colonizzatrici:".
Ancora una volta una delle storie più affascinanti è legata all'Oriente ed agli studiosi " Orientalisti" che nelle lingue "orientali" si sono rispecchiati per trovare e consolidare, anche da punto di vista linguistico , una identità europea forte , egemone , culturalmente e linguisticamente dominante, capace di sottomettere con la sua forza ogni altra realtà .che essa avrebbe potuto incontrare sul proprio cammino.
Se già nella letteratura greca Eschilo e Sofocle presentavano il mondo orientale come insidioso e malefico , il termine con cui i greci del periodo classico denominavano gli stranieri , barbaroi, ovvero esseri incapaci di esprimersi se non con balbettii privi di significato, la dice lunga specie se si riflette che esso veniva applicato, specialmente dopo le conquiste di Alessandro, alle popolazioni che il giovane imperatore aveva assoggettato in Oriente.
.Nella storia della letteratura europea già in epoca medievale la lingua orientale nelle letterature romanze veniva ad assumere connotazioni legate al male ed al maligno. Un esempio particolarmente interessante e piacevole di quanto asserito viene evidenziato in uno dei primi "Miracles" della letteratura francese, il "Miracle de Théophile" attribuito a Rutebeuf , che risale alla metà del XII secolo.
Esso appartiene alla serie dei "Miracles de Notre Dame" e narra la storia del chierico Théophile che passa ingiustamente dalla ricchezza alla povertà a causa delle calunnie dei suoi nemici e decide quindi di vendicarsi vendendo la sua anima di uomo consacrato al diavolo.
Solo in articulo mortis egli si affiderà alla vergine Maria che strapperà la sua anima al demonio portandolo quindi in Paradiso.
Théophile, per riuscire a contattare Satana, si reca dal …Saladino (!)2 che si pone come intermediario tra i due ed espone al diavolo la situazione parlando nella lingua dell'Inferno . Saladino dice:
"Bagahi laca bachahé
Lamac cahi achabahé
Karrelyos
Lamac lamec bachalyos
Cabahagi sabalyos
Baryolas
Lagozatha cabyolas
Samac et famyolas
Harrahya."3
Si tratta di uno scioglilingua che ricalca in modo grottesco, "balbettante " per l'appunto, la lingua araba che ,in tal modo viene connotata come lingua infernale e lingua incomprensibile .Bisogna inoltre notare che, ridicolizzanda a mo' di "Charabia"(il termine francese potrebbe tradursi in italiano con la locuzione "parlar arabo") ; in effetti si tratta di un termine di origine popolare che ,a ben vedere, ha in se anche nella lingua francese la parola "Arabia" , indica un eloquio incomprensibile, come l'arabo che viene in tal modo connotato come lingua che dissacra se stessa e rende ridicoli coloro che la utilizzano.
Da questo momento in poi, forse, in tutta la letteratura francese la lingua del diavolo ricalcherà uno pseudo-arabo che si tingerà ogni volta di connotazioni sempre più pesantemente negative.
Honoré de Balzac farà di più: nella sua novella gotica"La peau de chagrin", l'amuleto che porterà alla morte i protagonisti ,(La" pietra di zigrino" appunto) reca una scritta araba che viene descritta però dall'autore come fosse in sanscrito!4
Ma la scomparsa definitiva della lingua "orientale" come lingua autonoma a favore della lingua dell'Occidente , si può forse trovare nella prima delle "Novelle orientali" di Marguerite Yourcenar, celebre scrittrice francese scomparsa recentemente,: "Notre Dame des hirondelles".
In essa, ambientata in Oriente al tempo dell'avvento del cristianesimo, viene descritta la transizione tra il vecchio paganesimo e la nuova religione. Il paganesimo viene incarnato, molto poeticamente, dalle ninfe dei boschi che inebriavano i contadini servendosi del suono delle loro suadenti voci e distogliendoli talvolta dai riti cristiani. Contro di esse combatte un severo eremita, Terapione, che ,per farle tacere definitivamente, decide di sopprimerle murandole vive in una caverna. La Vergine Maria, impietosita dai loro gemiti sempre più flebili, le trasformerà in rondinelle, meritandosi in questo modo l'appellativo di "Nostra Signora delle rondini".
La lingua occidentale cancella così la lingua autoctona delle fate (si può pensare che esse parlassero l'arabo visto che tutti gli abitanti del luogo le capivano), ed essa non sarà più percepibile che come squittio di rondine!5

Se la lingua dell'Oriente veniva percepita talvolta in maniera particolare o come " perdente" sotto il dispiegarsi della forza della cultura occidentale, il suo fascino di "lingua esoterica" aumentava in modo direttamente proporzionale.
Ancora una volta si trattava di una storia partita dal lontano Egitto, "madre del mondo" e ne erano protagonisti tutta una serie di studiosi europei che in Egitto appunto si erano recati, solitamente per motivi politici .
Dopo il 640 ,conquista araba dell'Egitto, questa nazione era stata completamente isolata dall'Europa e la sua lingua era caduta nell'oblio.
In epoca rinascimentale a Firenze , il filosofo Marsilio Ficino traduce per Cosimo de' Medici il Corpus Hermeticus(1460),raccolta di scritti magici ed astrali attribuiti ad un saggio orientale, Ermete Trismegisto di provenienza egiziana; l'Egitto diventa per l'Europa da questo momento un paese favoloso dove i sapienti avevano scoperto ogni sorta di segreto e lo avevano codificato attraverso una lingua che si esprimeva grazie a geroglifici, forma di scrittura segreta che contiene ogni sorta di sapere arcano.
Ogni geroglifico infatti è autoreferente e non ha bisogno di un linguaggio umano intermedio, quindi non è difficile dedurre che esso rappresenti il mezzo di comunicazione più immediato ed efficace della Divinità.
Da qui nasce ,per coloro che di tale teoria, anche in buona fede, si sono fatti promotori, la necessità di trovare una chiave di lettura dei geroglifici stessi :ciò avrebbe garantito la reale conoscenza del mondo …ed il suo possesso ai suoi scopritori.
Questo problema viene "provvidenzialmente" risolto ancora una volta da un italiano, il mercante fiorentino Buondelmonti che, nel 1419, sull'isola greca di Andros, scopre un libro attribuito a Horapollo ,subito intitolato Hieroglyphicos". Questo testo di autore ignoto, spiega in maniera simbolico-allegorica, il significato di circa 200 geroglifici ,rifacendosi in realtà ai bestiari medievali o al Physiologus, il famoso trattato che interpretava il mondo animale in chiave simbolico-religiosa.
Horopollo viene invece identificato come un saggio egiziano e la interpretazione simbolica dei geroglifici viene codificata come fautrice di qualsiasi tipo di conoscenza.
Sorge però un nuovo problema: mentre alla maggioranza delle persone erano noti molti esempi di geroglifici, visibili ad esempio , sui vari obelischi trasportati in Italia dall'Egitto sin dall'epoca romana, lo Hieroglyiphicus non conteneva figure. Gli illustratori rinascimentali allora pensarono bene di inventare esempi grafici di geroglifici alfine di poter dar loro un'interpretazione.
La presunta lingua dell'Oriente diventava in questo modo ancora una volta invenzione dell'Occidente, strumento per comunicare l'incomunicabile poiché ovviamente impossibilitato a rappresentare alcunchè. Non è possibile infatti tradurre l' intraducibile.
Un'ulteriore connotazione "magica" nel senso peggiore della parola, ai geroglifici, che tenta di interpretare grazie alla lettura simbolica, è data dal dottissimo padre gesuita orientalista Athanasius Kircher che nel 1660 circa nell"'Enciclopedia" scrive: "I geroglifici furono la forza del culto che gli Egiziani dedicavano agli animali e tale forza ha gettato questo popolo nell'idolatria."!La lingua egiziana diviene in tal modo, per chi la pratica, fattore di perdizione.
Tuttavia l'uso più curioso ed intelligente della lingua dell'Egitto è da ascriversi a Napoleone Bonaparte .
E' ben noto che ,prima di partire verso questa nazione con l'intento di conquistarla, l'Imperatore si contornò di "savants" orientalisti che avevano il compito di tradurre simultaneamente in lingua araba ogni suo discorso ,in quanto egli aveva mirava ad apparire alla gente della strada il "Nuovo Maometto, venuto a salvare il popolo egiziano dalla schiavitù" e doveva quindi essere immediatamente capito da tutti.
La lingua araba diventava ancora una volta strumento di….comunicazione distorta, infatti Napoleone non era quel Profeta di cui V Hugo ha tessuto le lodi nelle "Orientales"(..Sublime il apparut aux tribus éblouies-comme un Mahomet d'Occident!)6 e la sua spedizione non avrebbe apportato alla Francia se non la (grande) gloria di aver fondato la ricerca scientifica moderna "sul campo" e di aver permesso a François Champollion , al suo seguito nella spedizione, di trovare la chiave interpretativa dei geroglifici.

La lingua quindi è stata e continua ad essere, ed il contesto del grande pregiudizio chiamato "orientalismo" non ne è che lo specchio fedele, né più né meno della letteratura , della musica e della pittura, un mezzo di discriminazione , un o strumento di pregiudizio deciso in mano al più forte.
I vari tentativi di ghettizzare nella nostra società italiana attuale, le lingue straniere "altre" da quella inglese , dominante sul profilo economico potrebbero forse spegnere quella comprensione del mondo fatta di quella pluralità in primis linguistica, che sottende ogni forma di libertà.
  

 
 
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