IL RITO GRECO A LECCE
P.
Salvatore Manna o.p.
Che
la Puglia sia per molti secoli stata luogo d'incontro e, a volte
di scontro, di culture, tradizioni, credi religiosi differenti
è un dato di fatto, ma è proprio nel Salento che
la trama delicata di equilibri, di rapporti tra Oriente ed Occidente
si fa più evidente.
Numerosi infatti furono gli insediamenti greci nel territorio
di Lecce, che conobbero fasi di relativa serenità se non
di vera integrazione e fasi di difficoltà se non di vera
persecuzione, da parte dei diversi organi di governo succedutesi
nel corso dei tempi. Di questi, diciamo, momenti di crisi si conservano
molteplici testimonianze, fonti di prima mano, di cui sono ricche
le biblioteche e gli archivi.
Per fare qualche esempio: le traversie patite dalle comunità
di culto greco furono l'occasione per una relazione presentata
dal parroco della Chiesa di San Nicola dei Greci al re Ferdinando
I, in occasione della sua venuta a Lecce. Tale memoria, firmata
dallo stesso don Bogdano, ricordava che sotto il regno di Ferdinando
I fu stabilita una colonia in Brindisi e anche una chiesa destinata
al culto greco.
Lo stesso Bogdano prestava i suoi uffici religiosi alla Chiesa
di Brindisi, rendendosi sempre disponibile e facendo la spola
fra Lecce e Brindisi per qualsiasi richiesta di assistenza spirituale.
La relazione evidenzia l'impegno costante del parroco se si considera
che tutti i viaggi da una chiesa all'altra erano a sue spese,
senza mai ricevere per questo alcun compenso. Dopo che la parrocchia
greca di Brindisi fu soppressa, un certo don Oronzio Catanzaro,
brindisino, che aveva la sua abitazione attigua alla chiesa, ne
prese in affitto i locali, pagando il canone annuo di 22 ducati.
Per questo il curato Bogdano supplicava il re di accordare alla
chiesa greca di Lecce, per sé e per i suoi successori,
il suddetto canone, considerata la condizione di povertà
in cui versava. Alla venuta di Ferdinando I in Lecce, il Bogdano
consegnò personalmente nelle mani del re questa supplica.
Il 26 gennaio 1841, inviata dalla Nunziatura di Napoli al vescovo
di Lecce Nicola II Caputo la circolare nella quale si comunicava
che l'arcivescovo di Smirne, Antonio Mussabini, visiterà
in qualità di Nunzio Apostolico, tutte le chiese di rito
greco esistenti nel Regno delle Due Sicilie. Con un altro foglio
datato 27 gennaio 1841 si comunicava che il nunzio apostolico,
in nome del Santo Padre si era molto prodigato
al fine di
ovviare agli inconvenienti ed errori nelle diverse colonie greche
del regno delle Due Sicilie, regolate da preti di non sani principi.
Per tale incarico era stato scelto il già noto mons. Mussabini,
uomo avveduto e di comprovata abilità, alla cui nomina
aveva consentito anche il re. Monsignor Mussabini avrebbe iniziato
la visita apostolica dalla Chiesa greca di Napoli, proseguendo
poi per quelle di Villa Badessa in Abruzzo, Barletta, Lecce e
Tursi (in Puglia), Cassano, Bisignano e Rossano (in Calabria).
La visita alla chiesa greca avvenne dal 7 all'11 febbraio 1841.
Non si può non prender in considerazione una lettera datata
1 luglio 1841 a firma del vescovo di Lecce al nunzio apostolico
per informarlo che in data 27 giugno dello stesso anno era morto
don Demetrio Bogdano, parroco della chiesa greca di Lecce. Inoltre
viene data notizia che Mons. Mussabini, in seguito alla sua visita,
"ha ritenuto opportuno eliminare giuridicamente tale parrocchia,
avendo riscontrato un numero di fedeli greci di rito cattolico
troppo esiguo". Pertanto la ragione di questo assottigliamento
numerico era da ricercarsi nel mutato ordine civile della città
di Lecce che non incoraggiava affatto i greci cattolici, per lo
più commercianti, a restare in città. C'era poi
la preoccupazione che greci ortodossi, qualificati scismatici,
passando per Lecce, potessero frequentare la chiesa greca cattolica
e ricevere persino la comunione pur vivendo nello scisma. Per
tutto ciò il vescovo attendeva dal nunzio norme e orientamenti.
Non mancò un tentativo del vescovo Nicola II Caputo di
sopprimere la chiesa greca e attribuirla alla giurisdizione latina.
In una lettera si fa presente che la S. Congregazione di Propaganda
ha concesso al vescovo di Lecce la facoltà di poter nominare
un vicario latino per ufficiare ed amministrare i sacramenti nella
Chiesa di S. Nicola. La Congregazione romana ha ritenuto valido
il progetto di ridurre detta chiesa al culto latino, ma ciò
va fatto con molta cautela per non urtare la sensibilità
dei filiani greci. Il documento è datato 11 luglio 1841.
Nonostante le pressioni, la questione non giunse ad una conciliazione
duratura. Le diatribe, che spesso si rinfocolavano lungo gli anni,
tenevano in piedi una situazione che attendeva una soluzione definitiva.
Il foglio 642, datato 6 settembre 1893 ci informa di un rapporto
del vescovo di Lecce al procuratore del re presso il tribunale
della stessa città. Oggetto di tale rapporto è la
chiesa greca di S. Nicola. Prima di tutto si vuol dimostrare che
essa è stata sempre cattolica romana. Le asserzioni dei
cittadini greci, i quali sostengono l'origine ortodossa della
chiesa, sono severamente giudicate false. La chiesa non ha subito
modificazioni per quasi quattro secoli ed è stata cattolica
romana fin dalle origini. Non è possibile affermare che
in qualche epoca precedente si sia avuto il passaggio dal rito
ortodosso a quello latino.
La città di Lecce è di fede romana sin dal I secolo
dell'era cristiana, ha professato con tenacia la fede predicata
da S. Oronzo ed è stata unita ai pontefici romani. Questo
ha fatto si che essa non aderisse agli inviti di patriarchi e
vescovi ortodossi, i quali promettevano onorificenze maggiori.
La città di Lecce ha saputo mantenere la sua dignità
senza ambire ad onorificenze maggiori. Pur essendo un centro importante
si è accontentato e ha preferito restare semplice sede
vescovile.
Stando alle premesse non è possibile credere che in questa
città cattolica dal secolo XV e XVI in poi ci siano stati
un parroco ed un popolo scismatici.
L'impossibilità di una chiesa ortodossa insieme e quella
latina viene inoltre attestata dall'intolleranza dei culti religiosi
non cattolici presso le popolazioni meridionali. I greci presenti
a Lecce e nella provincia, e che poi si costituirono in parrocchia,
non potevano essere scismatici. Del resto, il Concilio Fiorentino
aveva stabilito l'unione della Chiesa Greca Scismatica con la
Chiesa Romana e i vescovi greci avevano sottoscritto questa unione.
E' vero che una buona parte di greci, sotto l'influsso di Marco
Eugenico di Efeso, non aveva accettato e sottoscritto questa unione
ed era rimasta su posizioni scismatiche. Tra questi, però,
non è possibile collocare i greci della Chiesa greca di
Lecce, così vicini alle direttive dei vescovi latini.
La cattolicità della chiesa greca di Lecce, dunque, non
va minimante messa in discussione.
Nel primo ventennio del '900 non mancarono incomprensioni tra
il vescovo di Lecce e il prefetto di Propaganda Fide. Il contenzioso
verteva sullo smembramento delle rendite della Chiesa di San Nicola
e la creazione di una parrocchia di rito latino. Dal momento che
sono scomparsi i cattolici di rito greco e sono aumentati quelli
di rito latino, si ravvisava la necessità di creare una
nuova parrocchia periferica alla città, considerando anche
l'accrescimento di popolazione in atto. Dove sorge la chiesa di
S. Nicola non è stato possibile la realizzazione di una
parrocchia di rito latino, a causa della mancanza di una chiesa
dove possa essere collocata la sede parrocchiale. Ora, essendo
la parrocchia di rito greco vacante, il vescovo ritiene opportuno
chiedere alla Congregazione competente di provvedere affinché
la parrocchia di rito greco possa ospitare anche quella di rito
latino. Ma questa soluzione non fu efficace. Convivere latini
e greci non era gradito sia dagli uni che dagli altri.
A partire dal 20 novembre 1920 si mettono in piedi i primi rapporti
con l'Eparchia di Lungo e il 6 gennaio 1922 arriva la notizia
che comunicava una nuova diocesi, affinché i greci della
Calabria, residenti nei diversi luoghi della regione e soggetti
a presuli latini, venissero ad essi sottratti e costituiti in
una diocesi di rito greco, con un ordinario dello stesso rito.
In virtù di questa fondazione venivano annesse alla neo-diocesi
le parrocchie di rito greco che fino a quel momento erano legate
alle diocesi latine.
La chiesa greca di Lecce, grazie anche all'entusiasmo giovanile
di uomini come Papas Donato Giannotti, visse una stagione positiva,
accogliendo tanti giovani studenti ortodossi, che vi si sentivano
a casa propria, generosità ricambiata da questi con il
dono di icone, candele profumate, incenso, arredi sacri, paramenti
e tutto ciò che possa concorrere alla bellezza del culto
divino? Grazie a loro in Grecia si parla con accenti di entusiasmo
della parrocchia di S. Nicola, dell'accoglienza che ivi è
riservata anche agli ortodossi, dell'ufficiatura liturgica a loro
favore, del dialogo veramente fraterno senza nessun proselitismo.
Il compianto Papas Ferrari ripeteva più volte una significativa
confidenza ricevuta anni addietro dall'indimenticabile patriarca
Atenagora in una delle udienze da lui ottenute: "Non è
vero che in passato non ci sono stati litigi. Ce ne sono stati
ed anche più forti di quello del 1054. Ma con tutto ciò
orientali e occidentali non si sono mai sentiti separati.
I vari litigi del primo millennio non sono riusciti a rompere
le relazioni, perché si era ben coscienti del patrimonio
comune. Anche nel secondo millennio non mancano seri tentativi
di pacificazione e ricomposizione [il Concilio di Firenze (1439-1443)].
L'esperienza insegna che per ottenere risultati positivi è
sufficiente convenire sulla terminologia; ed è in questo
senso che si sta lavorando, con l'ausilio degli studi storici,
patristici, liturgici, filologici e così via.
Ritrovarsi concordi nell'unità della fede e nella diversità
di espressione è la speranza comune, sorretta dai primi
confortanti risultati. Un esempio che ci coinvolge personalmente.
E' sintomatico che il primo documento di rilievo, la famosa bolla
di Mons. Castromediano del 15 dicembre 1535, usi nei riguardi
della comunità greca presente in città parole premurose
e amabili: il vescovo di Lecce, di rito latino, si sente responsabile
della salvezza di questi figli di diversa tradizione liturgica
e culturale, rispetta il loro rito e provvede alla loro assistenza
spirituale, nominando un parroco idoneo e preoccupandosi solo
del suo sostentamento, come si faceva per tutti gli altri.
Nessuna forzata latinizzazione, nessuna trascuratezza pastorale,
ma affettuoso riconoscimento dell'unità già esistente:
un unico popolo, distinto da due espressioni culturali differenti,
ma accomunato dalla stessa fede e guidato dallo stesso pastore.
Di questa unità nella diversità, la chiesa greca
di Lecce è stata testimone anche in questi ultimi anni
con una esperienza molto bella che vale la pena registrare, a
futura memoria.
P. Salvatore Manna o.p.