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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Gli ebrei in Puglia dal I al XIII secolo
(prima parte)
di Michele Loconsole

Introduzione Scambieremmo volentieri molti secoli di storia per un po' di geografia. E' questa una delle più suggestive frasi che riepiloga in modo sintetico ma profondo, la coscienza e l'identità del popolo ebraico, dilaniate dalla sua stessa storia plurisecolare fatta di distruzioni, deportazioni e diaspore. L'allontanamento dal Tempio, da Gerusalemme e in ultima analisi dalla Terra Santa ha rappresentato, per l'israelita prima e per il giudeo dopo, il peggiore dei castighi possibili per avere infranto i patti stipulati con YHWH, il Dio d'Israele. La più grande delle diaspore è certamente quella del 70 d.C., conseguenza della definitiva distruzione del Tempio e dell'occupazione della città di Gerusalemme da parte delle legioni di Tito: il popolo dell'allora Palestina fu "disperso" - in buona parte deportato - in molte regioni dell'Impero, e impiegato per rafforzare le fila degli schiavi. Per cominciare a descrivere, sia pur a caratteri generali, la storia e la presenza del popolo dell'Antico Testamento nella nostra Regione durante i quasi venti secoli dell'Era Volgare, non si può non partire proprio dalle deportazioni degli ebrei volute da Tito . E lo scenario di questo speciale avvenimento è proprio la Puglia, propaggine ulteriore della Penisola italica, che a mo' di "tacco" si incunea nel bacino Mediterraneo al punto da essere definita nel corso dei secoli come la "porta d'Oriente", il varco naturale per quanti raggiungono l'Occidente dal Medio Oriente. La vocazione naturale della nostra Regione, che l'ha resa da sempre come la piattaforma di collegamento tra le due Terre - da qui il nome del mare che le divide, medi-terraneo - fa della Puglia il porto sicuro di coloro che, fino ai nostri giorni, sia pur per motivi diversi, la raggiungono via mare. È stato in forza di questo ruolo naturale che la civiltà pugliese ha potuto così misurarsi e confrontarsi con le popolazioni e le genti d'Oriente, foriera di incontri, ma anche di scontri; comunque di rapporti, che hanno finito, col tempo, per forgiare la nostra identità e intrecciare la cultura e la storia locale in modo speciale e peculiare. Così, subito dopo la caduta di Gerusalemme, la nostra Regione divenne la prima terra che gli ebrei videro dopo la loro deportazione dall'amata Giudea, e subito notarono le caratteristiche naturali ed ambientali che le due terre hanno in comune; i prigionieri vennero dunque trasferiti nelle cittadine pugliesi che più di altre avevano bisogno di uomini, affinché si inserisse forza fresca e giovane per portare a compimento le opere edili ancora incompiute e di imponente struttura: si pensi agli acquedotti e alle strade principali che sarebbero servite per collegare le regioni e le città periferiche dell'Impero con la Capitale. Gli ebrei che furono separati dalla principale fiumana di deportati che volgeva verso Roma, dopo esser stati dislocati nei centri loro indicati dalle esigenze imperiali, formarono, all'interno di queste cittadine, delle vere e proprie comunità giudaiche; queste, poi, nel tempo divennero sempre più numerose ed importanti. Le cittadine interessate furono innanzitutto quelle bagnate dal mare: Manfredonia, Siponto, Bari, Trani, Barletta, Bisceglie, Molfetta, Brindisi, Otranto e Taranto; e successivamente quelle interne di Oria, Venosa, Gravina, Altamura, Andria, Bitonto, Monopoli, Cerignola, Troia, San Severo e Ascoli Satriano, per citare solo alcune delle comunità più importanti; moltissimi i centri che hanno ospitato piccole comunità giudaiche. È in questo periodo che si sviluppa la grande struttura viaria pugliese, grazie alla quale si è potuto incrementare, nel tempo, il commercio e lo scambio culturale tra i popoli, le razze e le religioni, facendo divenire la Puglia una regione ricca di espressioni culturali, pensiamo almeno a quelle storiche, artistiche e architettoniche. La via Appia fu infatti "raddoppiata": all'Antica, che continuava ad interessare le città di Brindisi, Oria, Taranto, Matera, Gravina e Venosa, fu affiancata la Traiana che invece venne costruita per costeggiare le città adriatiche . La stessa esperienza dell'evangelizzazione cristiana in Europa non avrebbe conosciuto la velocità e la profondità che ha avuto, proprio a partire dal Mezzogiorno e soprattutto dalla Puglia - si pensi alla missione e alla predicazione apostolica petrina - se i collegamenti tra le periferie e la capitale dell'Impero non fossero stati così agevoli. La Puglia infatti grazie alla sua naturale posizione di mediazione geografica, frapposta tra Israele e la città di Roma, era rotta obbligata per l'afflusso dei giudei trasferiti in Occidente, e contribuì non poco anche allo sviluppo di una delle più importanti presenze giudaiche in Italia, l'antica e numerosa comunità di Roma, così prestigiosa che è anche citata nel canone neotestamentario, nel secondo scritto dell'apostolo Luca (cfr At 28,17-28). L'età antica Da quando si può incominciare a parlare di veri e propri insediamenti giudaici in Puglia? Le fonti a tal riguardo sono scarse, ma sappiamo con certezza che l'imperatore Pompeo già nel 63 a.C., dopo essersi impadronito della Palestina, deportò a Roma molti giudei, i quali si andarono ad aggiungere ai correligionari non palestinesi presenti nell'Urbe sin dal tempo delle lotte con Scipione. Uno dei porti utilizzati dai romani per regolare questi "flussi demografici", da e per l'Oriente, era quello di Brindisi, importante città del Meridione, che come ho già detto diverrà una tappa fondamentale per collegare l'area salentina con la Capitale, ruolo che la città assumerà sempre con maggior slancio grazie alla costruzione della via Traiana, la nuova struttura viaria che facilitò e incrementò gli scambi commerciali e culturali. Ed infatti gli ebrei passati e a volte stazionati, sia pur temporaneamente, nella nostra Regione non erano solo gli "ospiti forzati" dell'Impero, ma anche mercanti, professionisti, artisti e poeti: le relazioni tra Roma e la Palestina erano divenute nel frattempo così articolate che sul finire dell'epoca antica, il numero delle comunità giudaiche presenti in Puglia era abbastanza elevato rispetto alle altre regioni dell'Impero. Nel 70 d.C. l'imperatore Tito, in seguito alla prima rivolta giudaica, distrusse Gerusalemme e deportò migliaia di giudei in Occidente, molti dei quali furono venduti poi come schiavi; alcune fonti medioevali affermano che l'imperatore ordinò a 5000 giudei - degli oltre 90.000 prigionieri di guerra - di stabilirsi nelle città di Taranto e di Otranto. Questi, poi, vennero a loro volta distribuiti in altri centri della Puglia, limitrofi alle città di prima destinazione, fenomeno che ha contribuito, involontariamente, alla ramificazione e alla penetrazione delle comunità giudaiche in tutta la Puglia. Non a caso, un importante documento conosciuto con il nome di Cronaca di Achimaaz, datato intorno all'XI secolo, fa scaturire da questo episodio l'originaria comunità di Oria, patria, tra l'altro, del giudeo cronista ed autore della fonte . Tra gli anni 132 e 135 a Gerusalemme è in atto la seconda rivolta giudaica, più cruenta e sanguinosa della prima, ma anche questa soffocata e sedata dalle legioni dell'Impero. Le deportazioni si ripeterono e ciò che è importante sottolineare è la presenza, a Brindisi, dei seguaci di uno dei maggiori protagonisti dell'indipendenza dell'allora Palestina: Rabbì 'Achibà, braccio destro del più potente Bar Kochbà, capo della rivolta in terra di Giudea. A Pozzuoli, altro centro importante ed antico della presenza giudaica nel Meridione, sono state rinvenute delle epigrafi riportanti il nome di 'Achibà, il segno, questo, di una importante influenza da parte del giudeo sulle comunità d'Italia meridionale in rapporto a quelle di Terra Santa. Nel IV secolo la Comunità giudaica pugliese diviene numerosa e potente; infatti è l'unica in tutta l'Impero ad opporsi con determinazione alla promulgazione della Costituzione di Onorio , emanata nel 398 , che prevedeva per gli ebrei la perdita di alcuni diritti, quali l'immunità degli obblighi curiali , concessi ai rabbini delle colonie giudaiche della diaspora fin dai tempi di Costantino . Onorio fu costretto, per sedare la rivolta, ad escludere dal nuovo provvedimento imperiale, i territori di Puglia e di Calabria . Il Medio Evo Dopo la caduta di Roma, avvenuta nel 476 d.C., il territorio italiano fu interessato dall'invasione barbarica e dalle relative lotte interne per determinarne le leadership: nel 493 il goto Odoacre venne ucciso da Teodorico, il capo degli ostrogoti, i popolo che dominò parte della nostra penisola per almeno 60 anni. L'imperatore Giustiniano, volle però acquisire direttamente il governo del nostro paese e nel 535 dichiarò guerra ai barbari. Il conflitto, uno dei più cruenti e disastrosi che la storia del Mezzogiorno d'Italia abbia mai conosciuto, chiamato dagli storici la guerra "greco-gotica", durò ben 18 anni . A tal riguardo non si può sottacere l'importante ruolo che i giudei del Sud d'Italia ebbero in questa importante vicenda. Il generale bizantino Belisario, comandante delle truppe di Costantinopoli, arrivò nel 537 alle porte della città di Napoli con l'unica intenzione di espugnarla. I napoletani di fronte a questo evento si scissero in due correnti: da una parte i sostenitori della resa incondizionata ai greci, dall'altra i sostenitori della difesa della propria città a tutti i costi; i giudei napoletani si associarono al gruppo dei fedelissimi nei confronti dell'esercito goto perché temevano che i cristiani d'Oriente, una volta divenuti i padroni del territorio partenopeo, li perseguitassero, come già avveniva in Oriente e come poi accadde anche in Puglia. I giudei napoletani avevano, però, molta influenza sulla popolazione locale, perché essi detenevano, come in molte altre città italiane, il monopolio dei viveri, fatto che riuscì a "convincere" i partenopei ad adottare la linea dura e quindi resistere ad oltranza al generale bizantino, il quale non ritirò l'idea dell'attacco, ma preferendo la strategia allo scontro diretto, escogitò di far entrare nella città i propri soldati utilizzando le tubazioni sotterranee dell'acquedotto, preventivamente prosciugate, e solo grazie a questa illuminante intuizione riuscì a conquistare Napoli, altrimenti difficilmente espugnabile. I giudei avendo più di tutti voluto la lotta contro i bizantini, a battaglia persa si diedero subito alla fuga, ma 50 anni dopo incominciarono a ritornarvi, sia pur a piccoli gruppi. L'avversione giudaica nei confronti del potere di Costantinopoli era dovuta al fatto che i semiti italiani conoscevano molto bene il trattamento che Giustiniano riservava ai loro correligionari d'Oriente: basti pensare ai Codici e alle Novelle ed alle relative restrizioni, promulgate dall'imperatore nei confronti dei giudei; i goti invece si erano sempre dimostrati più tolleranti nei loro confronti. A temperare le intolleranze bizantine nei confronti dei giudei, scese in campo, più volte e sempre più autorevolmente, Papa Gregorio Magno: egli voleva che le leggi romane fossero rispettate, ma nello stesso tempo pretendeva che fossero difesi anche i principi fondamentali del popolo giudaico, soprattutto nei confronti della loro libertà ad esercitare il culto. I suoi scritti, le Epistole , indicano chiaramente le intenzioni del pontefice: egli invitò gli ecclesiastici, da una parte a non intromettersi nelle questioni giuridiche e dottrinali degli ebrei, dall'altra a non convertirli forzatamente alla fede cristiana. La presenza giudaica in Puglia passa anche attraverso la letteratura : si consideri il contenuto di una delle più importanti fonti ebraiche scritta nell'XI secolo in Puglia, il cui autore è il colto cronista 'Achimaaz : secondo il poeta ebreo la città di Oria avrebbe accolto i primi giudei che Tito deportò in Occidente dopo la distruzione di Gerusalemme. Nella cittadina brindisina sarebbero così nati i suoi antenati, grandi teologi, poeti e astrologi. Egli poi sarebbe stato ammaestrato da Ahron di Bagdad, uno dei più noti maestri medievali. L'arte oratoria che 'Achimaaz acquisì dal suo maestro gli fu necessaria per salvare la città di Oria dall'assedio del Sultano di Bari, Saudan . Egli, poi, fu anche invitato dall'imperatore Basilio I a recarsi nell'allora capitale dell'Impero, per curare le sue figlie, cosa che l'astuto ebreo fece prontamente; quando però Basilio volle premiarlo, egli chiese in cambio non un compenso in denaro, ma un accordo giuridico per proteggere i giudei di Oria. Da questo gesto parte la considerazione, da parte del popolo giudaico della diaspora meridionale, che 'Achimaaz rappresentasse il tipo di "Salvatore", figura che spesso si ritrova in molte altre fonti medievali della letteratura rabbinica; non sappiamo però quanto questo evento sia leggendario o a quali scopi fossero destinati tali imprese. Con l'inizio del primo millennio dell'era cristiana incomincia la dominazione svevo-normanna nel territorio dell'Italia meridionale. Anche questi popoli scendono in Italia dal Nord, dai paesi d'oltralpe, conquistando prima la città di Aversa, nel 1030, e successivamente dopo dodici anni, quella di Melfi. Dopo appena un secolo i nuovi signori del Sud creeranno il loro Regno che prenderà il nome "Regno di Sicilia", monarchia che durerà, seppur in diverse forme, per ben sette secoli. La famiglia più potente dei normanni era quella degli Altavilla; Tancredi e i suoi due figli, Roberto il Guiscardo e Ruggero, saranno gli eredi di questo nuovo ad ambito dominio nell'Europa meridionale. A Roberto verrà affidato il ducato di Puglia e Calabria: non dobbiamo sottacere il velato consenso del pontefice Nicolò II, affinché i territori meridionali fossero tolti ai bizantini; a Ruggero, invece, fu dato il governo della Sicilia, dopo averla sottratta al dominio arabo. A morte di Roberto, la Puglia passò nelle mani di suo nipote Ruggero, che per questo venne chiamato "di Puglia"; ma è soltanto con Ruggero II che abbiamo l'unificazione delle due grandi regioni meridionali e la costituzione di un unico e grande Regno. Con la dominazione normanna cambia il rapporto degli ebrei con la Chiesa e con i Comuni, chiamati in quel tempo, Università o Consigli cittadini. Le Costituzioni degli imperatori orientali prevedevano che i giudei pagassero i tributi direttamente all'Imperatore e non al governo locale, erariale o ecclesiastico che fosse; gli ebrei erano ritenuti infatti non cittadini a tutti gli effetti, ma ospiti e amici dell'Imperatore. Più volte il Basileus è dovuto intervenire per salvare e salvaguardare i giudei dalle angherie e dalle vessazioni del potere locale. Con l'avvento dei normanni i rapporti giuridico-economici cambiarono; le comunità giudaiche ebbero un nuovo esattore: il clero. Il diritto medievale prevedeva che con il trasferimento delle proprietà si acquisivano diritti anche sulle persone che a quelle proprietà erano legate: i singoli individui che componevano la comunità giudaica locale, non solo dovevano pagare tributi speciali ai vescovi, ma diventavano loro stessi, insieme ai loro beni - pensiamo alle sinagoghe, ma anche alle giudecche e agli arredi sacri - proprietà delle Eminenze locali. Il nuovo provvedimento turbò non poco le piccole colonie giudaiche del Regno: seguirono infatti, soprattutto nel periodo angioino, di poco successivo a quello svevo, numerose ed efferate persecuzioni, ingiustizie e maltrattamenti di tutti i tipi, non ultime le conversioni forzate. I tempi di Gregorio Magno erano purtroppo definitivamente passati e per i giudei si aprì un lungo periodo di vessazioni e di persecuzioni . Un episodio avvenuto nel barese proprio in epoca normanna diventerà poi paradigmatico e addirittura normativo per molti altri luoghi dell'Impero. Il duca Roberto lasciò in dote alla moglie Sigelgaita, tra gli altri redditi, la giudecca di Bari e naturalmente, così come il diritto medievale contemplava, anche i giudei. Questa, divenuta successivamente vedova, e sollecitata probabilmente dal porporato barese, nel 1086 donò, l'intera proprietà giudaica e i giudei, all'Arcivescovado: possiamo facilmente intuire l'ingerenza, teologica e fiscale da parte cattolica nella vita della pacifica comunità giudaica barese, e da parte di chi, in forza dell'acquisita proprietà, poteva disporne. Il "caso-Bari" fece il giro d'Europa, così che molti altri vescovi ne poterono approfittare, avanzando esplicita richiesta alle relative Università, e acquisendo, quindi il possesso delle giudecche del luogo, cosa che avvenne quasi da per tutto. Si registrano, per rimanere all'interno della nostra Regione, casi a Melfi, ad Otranto, a Trani. Gli Imperatori del sacro romano impero, invece, a differenza di quelli orientali, difesero i giudei dal potere ecclesiale locale: Enrico VI, imperatore, e re di Sicilia e di Puglia dal 1194 al 1197, figlio di Federico Barbarossa e padre di Federico II, nel 1195 emanò un decreto che conteneva alcune norme relative alla libertà di culto dei giudei e alle limitazioni del prelievo fiscale da parte della chiesa locale. Anche Federico II, re di Sicilia dal 1198 al 1212, rinnovò queste disposizioni, nel 1221, in qualità di imperatore e rappresentante degli Hohenstaufen in Puglia; fu però in quello stesso provvedimento che ordinò che i giudei fossero contrassegnati da segni distintivi, onde riconoscerne subito l'identità: un segno raffigurante la T greca di colore blu da apporre sul vestiario, e l'obbligo di portare una lunga barba . Nel 1231 Federico allargò a tutto l'Impero le disposizioni che inizialmente erano state emanate soltanto per i giudei di Trani; si può dire quindi che portò a compimento l'opera iniziata precedentemente dal padre, e cioè di riportare dalle casse del clero a quelle del regio fisco i proventi ricavati dalla tassazione dei giudei. La tendenza normanna di affidare agli ecclesiastici i giudei, fu ristretta dagli svevi, popolo ben più tollerante e più colto dei primi. Corrado IV, figlio di Federico II, l'ultimo grande imperatore di casa Hohenstaufen, ricevette proprio dai giudei i maggiori aiuti finanziari per combattere guerre sempre più costose contro i nemici dell'Impero.

Michele Loconsole
  

 
 
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