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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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GERUSALEMME, PASQUA DI TOLLERANZA
di Gianfranco Longo

Non ti meravigliare se ti ho detto: Bisogna che voi siate generati di nuovo. Il vento spira dove vuole e ne senti il soffio; ma non sai né da dove venga, né dove vada; così è di ognuno che è nato dallo Spirito.
Giovanni, 3, 7-8

I.
Può accadere sempre.
In un qualsiasi istante saranno presenti e non sarà più possibile rinunciare alla felicità. Loro l'avranno già predisposta per ognuno di noi. Sorgeranno dall'interno senza che la volontà vi si opponga. Nessuno vorrà rifiutare quanto precostituito affinché la felicità sia ineluttabile.
Per una via di Gerusalemme, tra borbottii barbuti e mormorii gutturali, una via che mi porta tra giustizia umana e grazia cristiana ad osservare, quasi involontariamente, il limite interiore della pace ed il soffio ribelle della guerra, cammino ripensando all'esito positivo del concerto che ho diretto ieri sera. È la prima volta che dirigo qui in Israele. Per strano che sia e per poco connaturato al mio carattere ed al mio temperamento di artista, mi sono lasciato trascinare dagli ultimi accordi celestiali e repentinamente terreni della Sesta Sinfonia di Gustav Mahler. Dopo il concerto non riuscivo più a distaccarmi con il pensiero da quelle ultime note. Provavo forse un senso di disagio per quell'ultimo accordo, tragico, quasi insopportabile per il cuore umano, eppure così carico di un soffocato anelito: il conato di un perdono rivelato dal successivo ed immediato, tenue, pizzicato degli archi…, ultimo sospiro di quella sinfonia. Sarà anche il tepore delle strade a me così nuove, la cortesia delle persone che mi sfiorano e che altrettanto distratte mi guardano, che deve aver influito sulla concessione del bis.
E rivedo la sua immagine, mi pare quasi di ascoltare la sua voce quando parlava con Alma, sua moglie, che lui chiamava affettuosamente Almschi…, mentre dirigevo ripercorrevo questi passi, ed il timore della guerra annunciato nel primo movimento veniva soltanto appena soffuso immaginando la sua voce, le sue parole…

Almschi, vorrei che tu capissi il sacrificio della conoscenza di un uomo. Nel momento più alto della sua creatività egli dona al tempo lo spazio ed il rifugio per la sua morte, e quell'uomo si riflette nel tuo amore, ma pure improvvisamente scorge l'asprezza del suo destino, l'impossibilità del ricordo, la resa delle sue forze. Egli offre tutto ciò alla dolcezza di un tutti, perché sa che in quell'accordo di settima rimbomba potente la voce della nostra vita. Questa vita lo sta abbandonando, non tornerà ad osservare il frammento del nostro presente…, egli è consapevole di non poter più accarezzare la soglia del futuro. Potrà sempre accadere, nello spazio illimitato, che il tempo rintocchi il suo valzer amaro, aspro, sulla strada da noi conosciuta, sulle pietre che incantano i nostri passi…

Giungo….. alla città vecchia, ogni capitale ne ha una in cui il cuore della storia si rivela agli occhi increduli di un osservatore. Via del Calvario, Pasqua di tolleranza, di resurrezione. Eppure ancora rimbomba il desiderio umano della giustizia di fronte alla grazia cristiana che tutto comprende e raccoglie…
Le mura riposano nello sbocco solitario da cui si ode la voce della valle, più lontano mi sembra di udire già quel nostro mare meridiano. Mi dirigo deciso verso i vicoli della città vecchia ed echeggia l'inizio espressionistico dell'ultimo movimento della Sesta. Le viole ed i violoncelli stridono le loro note amare dello sguardo sul futuro, il tutti afferma la sua presenza e sembra voglia aggredire l'insieme della sinfonia.
Un desiderio non sperato di loro che mi stanno raggiungendo: gli ottoni distaccano il tema. Gli archi melodizzano in un esasperato lirismo l'espressione della vita, quella vita che lo rodeva lentamente, eppure non avrebbe mai amato altro sogno che quello.
La sua vita.
Dei bambini stanno giocando. Sono dietro di me. Osservo le case di questa città, pronome di tolleranza, semente di grazia. Mi sento felice pensando al giorno in cui il vento di un angelo soffierà ad annunciare il sogno dello spirito. Anche lui era felice: nel pieno raggiungimento del suo essere, egli sapeva di rimettere ogni lembo della sua carne. Sapeva che tutto quanto desiderato si sarebbe sparso per l'universo. Quando compose, osservò, chissà, come quell'indistruttibile bellezza spegnesse ogni margine della sua vita.
Mi accosto ai bambini che continuano a giocare calciando un pallone di cuoio tutto sfilacciato; sono ignari della mia presenza. La giornata è davvero splendida. Loro non tarderanno ad arrivare. Forse sono già qui.

Quell'uomo, Almschi, non si accorge della pienezza della sua opera. Vorrebbe soltanto donarla al soffio del nostro unico essere. L'opera rode la sua vita.

Può accadere sempre.
Come nelle sue note il ritmo delle parole si smuoveva rapidamente in un crescendo del cuore, il suo cuore che lo abbandonava con inesorabile durezza. Alma lo lambiva con i suoi occhi, incantata. Sua moglie correva verso il suo sguardo ed egli si allontanava sempre di più dalla vita. Ogni loro lacrima era il segreto di quest'universo: la pienezza del proprio essere, il raggiungimento della completezza nell'arte e nella vita corrispondono al punto di un non-ritorno; l'uomo infine dona ogni sua forza a quel destino contro il quale aveva lottato e vinto. Mosso da fortezza e carità, offre al suo nemico di sempre tutto se stesso. La natura mostra a quest'uomo la sua sofferenza, e l'uomo mosso dalla speranza riconosce il nemico nel suo stesso io…

L'asprezza del ricordo ritorna. La memoria pensa ciò che accade; l'oblio afferra ogni parte di se stesso. Soltanto nella sua opera egli osserva rivelato Dio. Quell'uomo distrugge il suo io e si offre ad un atto d'amore senza grandezze. Almschi, in Dio egli riscopre la parola del nostro amore. La sua malattia lo pone costantemente di fronte alla tangibilità del suo presente, continuerà a comporre sin quando il soffio del nostro amore gli sarà concesso.

So che sarà così anche con me. In questa città straniera dovrò affrontarli. In questa trasfigurazione in cui il particolare diviene universale. Avrò le forze?
La danza sincopata afferrò il suo cuore, lo strinse nella massa di un solo lunghissimo, profondo accordo. Non potevo neppure respirare ieri sera. Eravamo al limite estremo dell'ultimo movimento. L'acme che cresceva, poneva la sua forza nella tonalità diversa. Tremavo nella conduzione e piangevo pensando all'acme del suo dolore. Aveva annunciato quel dolore nella terrena dissonanza del colpo di martello. Colpi sfumati, quasi volutamente impercettibili.
Ripresa.

I suoi pensieri si fanno sempre più angusti. Giace a questo modo nell'ultimo universale tutti che si spegne congedato da una forza assoluta: la forza della sua vita che lo abbandona dopo l'ultima voce per te, Almschi. Egli non avrebbe mai abbandonato la speranza della sua vita se fosse stato in grado di opporsi alla sua stessa opera; in quell'istante di ribellione egli consuma il destino della sua colpa e la redenzione gli si rivela soltanto nel nostro amore. Ma al tormento di ogni sua parte di uomo rimette anche il cuore della nostra vita. Il pizzicato tenue e sommesso distacca l'universo nei suoi punti finiti ed illimitati, nei suoi elementi solenni e fissi che avvolgono il sogno della mente. Il punto assorbe ogni possibile ellisse, iperbole, curva, parabola della nostra esistenza: composta la linea da un numero finito, ma innumerico di punti, allo stesso modo di un passaggio rapido di tonalità, esprime la relatività ristretta dell'universo: il punto resta senza nome. Senza passaggio.

A Gerusalemme da circa dieci giorni.
Prove con l'orchestra. Un concerto qui ed uno a Tel Aviv. Comincio ad essere stanco, d'altronde devo pur continuare la tournée e non posso attendere ulteriormente. Ritorno sui miei passi quando una delle loro macchine mi si accosta. Non ci sono stati preliminari. Mi invitano ad entrare. Lascio i bambini che si sono fermati nel loro gioco. Hanno osservato la grande automobile precipitarsi verso di me quasi per investirmi. Il gioco della convenienza degli uomini ed il criterio della loro utilità nella storia e negli eventi hanno determinato il delirio della pace…, quale pace? Una pace fatta di razionalità, di econometrie…, solo il riposo per la guerra. Una frenata brusca ed anche le concitate voci di quei bambini si bloccano. Mi sono voltato guardandoli per quella che sarebbe stata l'ultima volta. Hanno ripreso già la loro partita, mentre io mi avvio a giocare la mia partita.
Ci dirigiamo subito verso l'ex-ambasciata. Intuisco la destinazione e ho protestato calmo ma con fermezza. Infatti non erano quelli gli accordi presi. Ci saremmo dovuti vedere la sera stessa nell'albergo dove passavo quei giorni. Ma so pure che per la delicatezza e l'importanza delle informazioni che ho da dare, non saprebbero attendere il momento della comunicazione. Già, in questa speciale differenziazione sorge il problema del controllo dell'individuo: una felicità per tutti, senza problemi e che sia eterna; un'arte del controllo di ogni essere umano. Ma la vita non è eterna qui sulla terra. A loro ovviamente ciò non importa, né costituisce un problema da risolvere, poiché ritengono di eternare la vita terrena, e pensano pure che nulla potrebbe arrestare il processo di differenziazione.
Ci sarebbero riusciti. La loro ribellione alle leggi elementari della natura è destinata ad uno scopo preciso: impadronirsi delle stesse leggi della natura e dell'uomo. Loro ritenevano che la presenza umana fosse eccedente e che dunque stabilisse uno squilibrio per la consistenza della felicità. Loro ritengono ciò ancora possibile: misurare quanto non possa essere misurato. Eccedenza diabolica quanto perseguivano e perseguono tuttora come interesse: profitto della pace, utilizzare il conflitto. Ogni grandezza umana ed interiore non può essere oggetto di una stabilità di rapporti geometrici o matematici. Eppure essi rapportavano tutto a grandezze fisiche. Lo fanno ancora.
Anche l'anima.

Il pronome della nostra interiorità risorge nella sua musica. Quell'uomo vorrebbe renderti la sua felicità ben sapendo che la felicità non è una grandezza concreta, ma astratta. Essa misura il nostro universo e non è legata alla caducità della materia. Egli continua il suo cammino anche dopo la morte. Ogni sua nota è un gesto in cui la nostra felicità rivela la presenza della vita. No, Almschi! non la nostra la vita. Un'altra in cui la felicità non potrà essere somministrata agli uomini, ma sarà soltanto ed ancora il proseguimento di tutto quanto noi abbiamo sempre vissuto come amore. Nostro amore.

II.
Giunti nella sede dell'ex-ambasciata mi conducono a colloquio direttamente con il responsabile della sicurezza: Niklas Luchmann.

"È cortese ma privo di leziose cerimonie".

Ci accomodiamo nel salottino della sua stanza, al primo piano dell'ex-ambasciata. Di fronte ho la finestra dalla quale sporge tuttora grande la bandiera dello Stato. Luchmann ha notato che sto guardando in quella direzione e mi sorride compiaciuto. Forse desidera impressionarmi attraverso simboli comuni.
- Eravamo rimasti d'accordo che ci saremmo visti questa sera nella mia suite. In albergo.
- Maestro, - dice Luchmann con solennità e flemma -, il nostro governo ha urgente bisogno di quei piani che sono in suo possesso. Lei naturalmente ci sta rendendo un grande servizio e noi saremo riconoscenti. Come ben sa anche l'Agenzia è dietro quei piani da anni. D'altronde lo scienziato suo amico era americano. Il fatto che le abbia consegnato quei piani e che lei abbia scelto proprio il nostro governo per la loro realizzazione, ha facilitato molto tutta la questione.
Ci viene servito un aperitivo. Luchmann, il responsabile della sicurezza dello Stato, ha proseguito con molte altre noiose domande alle quali ho risposto con cenni del capo. Poco dopo ci raggiungono l'incaricato d'affari e l'addetto militare. Direttamente arrivati da Tel Aviv. Manca solo l'ambasciatore dello Stato. Vogliono che io finalmente mi decida a metterli al corrente di quanto in mio possesso. E dove.

"Perché allora li avrei contattati?"

Hanno ragione in fondo. Sono stato proprio io a far sapere d'essere a conoscenza proprio di ogni minimo dettaglio di quell'operazione, un'operazione che, ufficialmente, avevo condotto per conto dell'Agenzia. Ma loro non sapevano nulla di questo.
Già, i piani!
Gabriel Ciboney aveva elaborato una teoria sulla destituzione delle strutture interne delle macchine retroattive e la possibilità di applicazione agli esseri umani di tali macchine: in breve, egli aveva teorizzato e poi dimostrato, in quei piani in mio possesso, l'intero processo di definitiva sostituzione dell'uomo. Consegnando loro quegli scritti e tutte le relative dimostrazioni empiriche, essi sarebbero stati poi in grado di risolvere il problema della sopravvivenza di ogni singolo appartenente allo Stato. Ma soprattutto avrebbero saputo come somministrare uniformemente la felicità, e quindi fare della pace un affare, un trionfo politico. Gabriel mi aveva affidato quel materiale affinché lo distruggessi. Non l'avevo fatto.
Loro avrebbero inserito nella specie umana il mantenimento di un'identità artificiale, un meccanismo in grado di stabilizzare autonomamente e successivamente sempre con creazione di proprie leggi, la sua stessa organizzazione. Essi affermavano che con il pieno e totale controllo su ogni singolo uomo, l'organizzazione sarebbe stata salva: la rivoluzione che perseguivano era quella dello Stato contro la società, quella della pacificazione dei contendenti, il tripudio della giustizia umana sulla grazia cristiana. Non è certo la prima volta che ascolto un tale rovesciamento della storia. Anche quando avevo servito l'Agenzia i discorsi erano sempre stati gli stessi. Anzi, nella storia non c'è mai stata una società contro lo Stato, ma soltanto e sempre, surrettiziamente, lo Stato contro la società.
No, nessun rovesciamento: solo il proseguimento assoluto della storia. La loro era una rivoluzione tacita, segreta, inosservabile, comunizzata, proprio come la felicità che avrebbero somministrato. Un piacere effimero, in fondo: una pacificazione che avrebbe dato il giusto controllo delle parti, per poi riprendere un conflitto necessario. La costruzione di una morfogenesi razionale avrebbe concretizzato un interesse: la possibilità di vendere in seguito quei piani ad altri governi.
Probabilmente puntavano allo Stato unico, globale, informato. Il demone assetato di sangue partorito dalla storia. Mentre l'addetto militare mi delinea tutti i dettagli dell'operazione, cercando di convincermi dell'importanza della questione, sorrido ed annuisco distrattamente come per convincere loro e me della mia presenza.

"In realtà il mio pensiero se ne va a ieri sera......,
ogni dissonanza abbracciava il ritmo profetico di un male che sarebbe giunto definitivo di lì a poco, quel male che avrebbe lentamente disfatto il suo cuore".

Tu sai, Almschi, tu sola sai quanto quell'uomo sia consapevole del limite estremo della creazione, limite in cui ritrova la sua condizione umana. Egli vede tangibile e dimostrato che ogni lacrima ed ogni sorriso risalgono ad un principio eterno. La parola distrugge la sua semantica. Ogni nota è soltanto l'insieme sconfitto e tragico di una visione delle proprie forze, quelle forze che si dibattono nella nostra anima, nella continua ribellione contro l'ineluttabilità di tutto questo: il limite estremo della propria vita, Almschi.

Può accadere sempre.
L'uomo sarebbe stato sostituito da un perfetto sistema meccanico autoregolato su base funzionale. L'organizzazione dello Stato avrebbe predisposto la società per essere ridotta ad un mostruoso artificio.
Mostruoso?
Ciò che non è umano non può neppure godere del privilegio della mostruosità, diviene piuttosto soltanto freddezza di un meccanismo razionale. Era ed è questo che mi chiedono. A me. Non a caso, perché artista che insegue il dolore della raggiunta ed insuperabile creazione umana.
Ormai sento Dio slegarsi dalla mia anima, e da questa infamia chiedo perdono: ritorno all'atto della creazione originaria in cui tutto però regredisce immancabilmente al nulla.

"Ecco, mi avvio al nulla. Consegno i piani all'organizzazione del nulla. Sono consapevole del male ed in questa visione scorgo però come ogni loro fine sia circolare: la loro operazione si disfa proprio nel momento in cui tutto sembra pronto per una sua rapida e concreta attuazione".

Ieri sera ho interpretato la Sesta di Mahler offrendo l'urlo del suo dolore al mondo, ed il mondo di quel teatro, lo spazio della luce, il rimbombo delle voci hanno lasciato che dimenticassi il suo cuore malato, l'irrigidimento del suo corpo.
La Sesta, die Tragische.
Alma pianse e quel trionfo creativo divenne omaggio alla morte. Molto più dell'incompiuta Decima. Molto più di questo.
- Maestro, noi preferiamo che lei possa ancora considerare tutte le eventualità dell'operazione ed i rischi connessi. Ma certamente entro domani i piani dovranno essere già in nostro possesso. Ho informato il mio governo e sono tutti entusiasti che finalmente si darà inizio all'operazione.
Ho sbuffato annoiato, mentre l'incaricato d'affari mi ha delineato alcune necessità a carattere politico che dovrebbero caratterizzare l'intero corso dell'operazione. Gerusalemme non è più pronome dell'interiorità pacifica, equinozio breve per un lungo addio degli uomini ridotti ad utili contendenti.
Così il ritmo di un'opera diventa avvenimento della realtà: lo Stato che ingoia stabilmente e meccanicamente la società dimostra da un lato il limite estremo di un pensiero; e, dall'altro lato, la riduzione simbolica di un'opera al carattere organicistico dell'organizzazione, quella che loro controllano. La loro organizzazione non poteva e non può - proprio per una sua strutturale stabilità e continuità - prevedere la naturale ed armoniosa inquietudine umana. Prima di ogni possibile racconto il mondo non si pone, e nessuno può interpretarne il senso. L'ordine segreto di un meccanismo diviene l'eterno dilemma: esistono coloro che stanno ridistribuendo la felicità? esistono coloro che vogliono privare l'uomo del dolore?
- Nello Stato si concretizzerà il raggiungimento di una stabile ed ineluttabile felicità. La sofferenza scomparirà ed al suo posto ci saranno gli ordini delle necessità.
Luchmann, responsabile della sicurezza e dell'intera operazione, ha acconsentito con un gesto pigro della mano sinistra a quelle parole dell'incaricato d'affari, poi mi dice: - Non possiamo più sopportare il grigiore del disordine, cioè le singole, individuali instabilità umane. Economia, politica, biologia, meccanica razionale, tutto ne risentirebbe. Ma soprattutto il rischio maggiore sarebbe per l'ordine e la continuità della nostra organizzazione. Ciò non lo si può più tollerare. La nostra organizzazione è lo Stato. Lo Stato sarà globale, immanenza del mondo. Vede, maestro, nessuno più soffrirà. Non ritiene ciò meraviglioso? Dolore e mortalità saranno cancellati per sempre. La pace regnerà opportunamente seguendo le circostanze della stessa evoluzione della nostra organizzazione e dello Stato. Il bene comune sarà così offerto ad un'umanità finalmente risolta e sostituita da un controllo remoto. Infatti la società produrrà se stessa e si controllerà.
Già, la stabilità strutturale di un organismo artificiale, con idoneità logica e sua capacità di memoria, assolve all'incapacità umana di comprendere la necessità della sofferenza. Una felicità senza appello è la morte più certa, quella anestetica, priva anche della sua componente fondamentale: il dolore.
Trionfa l'artista dove l'uomo capisce la caducità del reale, l'impossibile presenza della glaciale razionalità dell'organizzazione.

In quell'attimo egli comprende che quando compone risorge la sua anima e si stabilizza il dolore. Sente quel suo dolore perché lo ama e lo rimette al mondo. In quell'attimo egli verga il suo destino e la sofferenza accoglie la sua speranza umana. Sì, Almschi, diviene uomo.

La realizzazione di un sistema artificiale che inglobi la società, non prende le sue mosse da un organismo biologico esistente, anzi gli si sovrappone, considerandolo affatto in grado di preporsi autonomamente delle finalità. L'uomo si formava come una presenza disordinata, instabile, imprevedibile: non in grado di conoscere una produzione continua di finalità. La sostituzione organica esclude interlocutori instabili, realizza la ricerca diabolica di un assoluto: l'indipendenza della società oggettivata allo Stato.

"Quale indipendenza dunque?"

Come mi ha ribadito Luchmann, il sistema artificiale avrebbe avuto un meccanismo autoregolato e dunque indipendente. In nessun modo tale sistema artificiale avrebbe potuto danneggiare l'organizzazione che rappresenta…, appunto lo Stato. In più c'è da considerare che l'assenza del dolore renderebbe vani gli sconvolgimenti umani: la cosiddetta necessità del disordine sarà neutralizzata nella stabilità funzionale dell'organizzazione. Loro pensano dunque di accomunare la felicità all'immortalità. Assenza del dolore, assenza dell'instabilità strutturale, propositi per un'autoprogrammazione della società e progressiva estensione del dominio dello Stato. Una rivoluzione nel nome della razionalità del sistema artificiale contro l'inutile presenza nella società degli uomini.

"Il sistema non conosce l'uomo.
Il sistema assorbe l'uomo".

- La società è solo un unico insieme indivisibile, ma anche invisibile. Finalmente elemento dell'organizzazione.
Sono state le parole di Luchmann prima che ci congedassimo. Il suo saluto. Ci saremmo rivisti il mattino seguente, dopo colazione. Non mi sarei rifiutato di dar loro quei piani.

"Il mio pensiero si fa angusto, arranca tra la superbia del dolore e l'angoscia dell'invidia: ma quanto loro mi propongono è la superbia della distruzione".

III.
Mi hanno riaccompagnato in albergo. Mi sono servito da bere e, seduto nel salottino della suite, ho ripreso i piani che avevo in valigia e li ho osservati uno per uno.

Die Welt als ewige Jetztzeit, così voleva intitolare l'ultimo movimento della Quarta sinfonia. Il mondo scompare nel presente, ne diviene una proiezione immortale, proiezione eterna che serbiamo nel nostro amore, Almschi.

Nell'istante della chiusura di un ciclo sinfonico, prossimo alla visione tragica del futuro che riafferra il passato, lui cercò ancora un sorso di terrena felicità. Raccolse il bacio sulle sue labbra: sua moglie lo sollevò da quel terribile e continuo dualismo terreno/celeste. Ho sempre diretto Mahler tenendo presente la sua irrisolvibile dicotomia. Straziante fu ogni sguardo sul futuro che egli concepì e racchiuse in muti ed elegiaci cromatismi degli archi. E quegli archi ancora urlano la gioia, l'afferrabilità di una bellezza che di lì a poco sarebbe stata destinata a scomparire. Non compose mai lontano da questa tragica consapevolezza: il volto splendente di un qualunque bambino era luogo del cielo, passaggio verso quanto la reminiscenza di una cultura ha serbato per la gioia dei cuori. Dio. Dio era il suo moto immoto, la continuità del suo verbo sonoro. Anelava alla scienza dell'assoluto: sapeva che quella sua creazione straziava il suo atto umano.

Solo per te. Il nostro presente accoglie il mondo ed in questo mondo ci spogliamo dell'immanente presenza. Gli è orrida la materia, ma in questa materia dell'essere egli riscopre pure la docilità, proprio nell'acuirsi di opposti che sconvolgono e rasserenano la necessità della vita.

Sto appuntando le mie idee. Il mio amico scienziato, autore di quei piani, sapeva che quando il mondo avesse desiderato l'ineluttabile felicità, la risoluzione del conflitto attraverso la repressione delle parti e del pronome della pace, sarebbe anche scomparso il dolore e con il dolore l'uomo.

"Non potete privare l'uomo del suo dolore; questo gli è necessario per la sua vita. Se così farete, scomparirà la sua speranza, la sua fede, ogni compimento del suo amore. L'uomo per essere felice ha bisogno della consapevolezza della sua caducità. Dal dolore reciproco nasce la tolleranza, se questo dolore, se questa infamia è divenuta carità".

L'organizzazione si era pertanto preposta il compito di realizzare l'eterna felicità accanto alla raggiunta immortalità: tutto sarebbe stato possibile nella concretizzazione di un desiderio meccanicistico; soltanto in quel modo, soltanto con la distruzione biologica, soltanto con la cupa e razionale lotta contro la sofferenza, l'uomo avrebbe reso le sue mortali spoglie per essere meccanismo controllato ed artificiale.

"La verità ricercata è il sinonimo di una meccanica che si impossessa della materia così come di ogni singola umanità. Vorrei che di questa mia memoria non resti più traccia, che si dissolva allo stesso modo di un sogno quando l'essere varca la soglia del risveglio e tocca la presenza del mondo. Vorrei, vorrei............".

Ormai non posso che parlare al passato.
Tutto si è realizzato.
Compiuto.
Il mattino seguente furono puntuali. Raccolsi la valigetta nella quale avevo collocato tutti i piani e tutti gli appunti di Gabriel. Percorremmo velocemente le strade verso l'ex-ambasciata, luogo del nostro incontro. Tutto quanto stava accadendo accecava il senso della realtà. Le strade di Gerusalemme passavano velocemente davanti ai miei occhi. Bellezza, fascino, grazia di quella città. Mi chiedevo se quelli dell'Agenzia si fossero accorti di ciò che stava succedendo. Forse ci tenevano sotto controllo. Forse era la stessa Agenzia l'organizzazione di cui Luchmnn mi aveva così a lungo parlato. Viscido quel Luchmann, un rettile appiccicato al sudato terreno della realtà.

"Devo accettare una dimensione assoluta dello spirito umano, uno spirito alle prese con una parte inconsistente, eppure incontestabile, del reale. Tutta la realtà non è in fondo una scultura costantemente nella mente e nel desiderio creatore dell'artista? Cosa ci faccio in questo luogo?"

Gabriel aveva scritto che la felicità è composta da adattabilità all'ambiente del sistema e da ineluttabilità del controllo esercitato dall'ambiente sul sistema. Regolando l'uomo come sistema, se ne possederà l'ordine delle sue strutture e l'equilibrio delle sue funzioni...
- Il nostro Stato, - diceva Luchmann -, raggiunge dunque questo scopo: regolare l'equilibrio tra felicità e controllo. Il controllo infatti va somministrato agli uomini sotto l'apparenza della felicità, e la pace sotto l'apparenza di adeguamento alle circostanze. In questo modo è possibile retroattivamente determinare un qualsiasi stato di disordine e dunque agire prima che gli stessi eventi stabiliscano l'insorgere di uno stato d'eccezione. Noi conserviamo dunque una stabilità strutturale dell'organizzazione che non può prevedere per il suo funzionamento stati d'eccezione. La gradualità delle scelte rientra appunto in un meccanismo retroattivo della decisione. Il nostro Stato deve tener conto soltanto della ordinarietà, affinché la decisione - come pure il controllo graduale delle scelte - possa adeguarsi ad un sistema globalmente stabilizzato che produrrà l'efficienza e la illimitatezza spaziale e temporale dell'organizzazione.
Lo Stato controllava dunque la comunicazione con il fine di diffondere un'informazione in grado di produrre felicità. La meccanica delle scelte (proprio come sosteneva Gabriel nei suoi appunti) opera allora ad un livello organico e riduce l'uomo a struttura artificiale. Sarà poi possibile all'organizzazione operare scelte a suo favore. Il comportamento umano, regolato sulla base di un meccanismo di stimolo e soddisfazione, rende sicure le scelte poiché rende prevedibili i rischi.
L'uomo non poteva più esistere: epistemologicamente sarebbe stato un assurdo. Soltanto all'interno della loro organizzazione infatti sarebbe stato credibile ricostruirlo come artificio della realtà, come connessione combinatoria tra quanto prodotto come comunicazione e quanto all'interno di tale comunicazione risulti essere informazione.
- Come lei facilmente comprende, - proseguì Luchmann-, si tratta di prevedere il grado di entropia della nostra organizzazione: stabilire dunque retroattivamente i contenuti di metamorfosi che possono verificarsi nell'organizzazione. Significa perciò lottare e prevedere ogni metamorfosi, combattere la metamorfosi. La stabilità e l'ordinarietà della struttura umana garantiranno il processo di selezione dei dati, fornendo semplicità al metodo e riducendo l'ineluttabile del destino ad adattabile. È vero che comunicazione ed informazione producono metamorfosi, ma sono metamorfosi a carattere soltanto globale. Particolarmente, si producono delle trasformazioni che i nostri uomini, ormai ridotti ad artifici della realtà, registreranno all'interno del loro codice in maniera simultanea. Il controllo rende possibile l'uso stesso della trasformazione. In fondo si è sempre desiderato costruire delle macchine che imitassero comportamenti umani. Immagini invece delle macchine che siano già perfetti organismi umani e che non li imitino affatto. Produrremo pace e giustizia umane lì dove ci sarà opportuno farlo. È straordinario quanto elaborato dal suo amico Gabriel Ciboney. La stessa applicazione dell'algebra di Boole fu dovuta ad esigenze militari: la creazione di particolari automatismi nell'artiglieria contraerea. Insomma noi dell'organizzazione possiamo accettare trasformazioni, non metamorfosi.
Claude Elwood Shannon aveva infatti applicato l'algebra binaria di Boole ai circuiti di commutazione e fu così possibile progettare i primi elaboratori elettronici numerici. In seguito la teoria generale dei sistemi fu applicata a queste macchine ed infine a particolari automatismi usati per l'artiglieria contraerea. Luchmann era informato, ma solo in parte. Egli in fondo comunicava qualcosa in maniera volutamente confusa.
- Lo Stato, la nostra stessa organizzazione, - continuò Luchmann-, deve pensare emarginando ed isolando per l'osservazione i concetti di energia, rendimento, calore. Bisogna piuttosto indirizzarsi al comportamento, alla sua comunicazione e a come sarà possibile informarlo, costruirlo come modello. L'uomo da assemblare: ciò significa capire il sistema, dunque distinguere le parti costitutive e la sua struttura, proprio con il fine di dedurre e spiegare il comportamento; sarà poi necessario stabilire la finalità del sistema; infine si dovranno costruire modelli, maestro.
Il responsabile della sicurezza si bloccò, mi sorrise affabilmente come se stesse inseguendo un concetto a cui teneva moltissimo e che voleva comunicarmi nel modo più semplice e più efficace. Poi, meno eccitato, riprese: - L'uomo è questo modello. Nostro modello sociale e politico.
Ci furono degli apprezzamenti generali nei confronti di Luchmann. Lui si limitava a ringraziare come un gran signore, senza dare troppa importanza. Aveva ottenuto effetto: il suo discorso aveva comunicato la proporzione geometricamente compiuta di un evento che di lì a poco si sarebbe realizzato. Continuò a fissarmi.

"Penso che il tutto sia composto da quelle parti che sono singolarmente costitutive del tutto: all'interno della tautologia si dibatte la mia mente. Mi ammazzeranno. Non potranno mai sognarsi di lasciarmi andar via. La teoria dell'insieme diviene l'ontologia in grado di differenziare ed organizzare l'organismo. Così come la pacificazione diviene l'ontologia per il prossimo conflitto. In questo caso analizzando ogni singola parte costitutiva del tutto, si comprende che la possibilità di ordine e di controllo all'interno di un organismo è il suo costante grado di riproduzione".

Può accadere sempre.
Sapevo che ormai non ci sarebbero state più speranze per me. In quel momento entrò un uomo dal volto schiacciato e largo, completamente calvo, gli occhi stretti ed uniti come fosse un unico occhio, fessura acuta, in grado di osservare; mi parve immediatamente ridicolo ed impacciato. Mi strinse subito la mano affabilmente e sorridendomi vidi spuntare, tra i suoi denti d'oro, qualcuno di ceramica. La sua mano corta e tozza, madida di sudore, accolse con un'inaspettata grazia la mia. Mi venne presentato.
- Lui è un nostro amico, - disse Luchmann.
- Che ruolo ha nella faccenda?
- È americano, lavora per l'Agenzia. Proprio come lei un tempo. Prenderà in consegna i piani di Gabriel Ciboney che in fondo era americano ed è giusto quindi che ritornino a quella organizzazione.
- Ed il suo governo?
- Siamo già d'accordo. La comunicazione dell'evento è stata sbrigata. Gli uomini adibiti al ricevimento di informazioni hanno stabilito che bisogna fare l'accordo. Ci sarà un unico Stato. Una sola felicità. La nostra organizzazione completerà il suo potere e raggiungerà la sua assolutezza e pienezza soltanto quando sarà in grado di disporre di organismi autoriproduttivi che avranno sostituito gli uomini. Sarà facile aggiustare le macchine. Gli uomini purtroppo non si piegano facilmente alle discipline che il potere distribuisce. Sarà tutto più semplice invece, e la felicità sarà uniformemente distribuita.
- Non sopravviverà nessuno, - ribattei.
- No, non è esatto. Vede, maestro, - disse Luchmann con sufficienza guardandosi flemmatico le unghie e le mani finemente curate -, il nostro programma procede per livelli gerarchici, schema tautologico di ordine, adattamento costante dell'emergenza, ordinarietà. Dobbiamo fondare l'unicità del sapere attraverso l'automantenimento degli organismi sostitutivi degli uomini. La nostra organizzazione è chiusa, compatta, autonoma. Essa nasce da-sé, da un principio autocostitutivo reale. L'organizzazione preoccupandosi della sua integrità e stabilità, ingloba qualsiasi principio metafisico e lo sostituisce proprio perché parte dal reale che diviene assoluto. L'organizzazione è soltanto un io che si guarda costantemente e che prende coscienza soltanto di sé proprio per eliminare tutti gli altri possibili io che la circondano.
- Ci sarà pure un limite! -, urlai distrutto dalla freddezza e dall'impassibilità di Luchmann.
- Il limite è soltanto umano, morale, sovente religioso. Così come la tolleranza. La scienza invece non si domanda mai dei limiti, ma solo di quanto sussiste al di là di questo limite. È scoperta perfetta. Costruiamo dunque il nostro modello: adottiamo la felicità come dato ineluttabile dell'esistenza artificiale. Non è meraviglioso?

"Gerusalemme avrebbe continuato a sognare il segno del suo equinozio. Avrei potuto osservare dall'alto la dolcezza di ogni attimo della città che avevo adorato e dove concedevo il soffio di ogni pensiero: spazio aperto valle fiume mare oceano, musa infusa, stella di ogni galassia, dolore consapevole uomo hombre homem Mensch, homo tutto nulla sorriso del gatto di Alice, ultima parola vola, sensazione perfezione dedizione…"

Tu sai bene, Almschi, che ogni sua opera è stata per te perché la sua vita e la sua morte erano in te. Può accadere sempre.
Volge al termine il bacio sull'anima, i corpi si dividono nella consapevolezza della vita che lo abbandona.
Resta incompiuto quanto sognato nell'attimo della veglia; si perfeziona l'evento che ci fu accanto, quello che delineò il nostro amore. Quell'uomo naufraga nel suo mare, il cielo si colora di ghiaccio e già egli non ode più la sua voce…
  

 
 
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