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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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- EDITORIALE -
ATTENTI AI MOSTRI

Forse non vedrò mai i Buddha di Bamian. Avevo sognato di vederli fin da ragazzo. Da studente universitario, me li ero trovati davanti nella descrizione trasognata di alcuni viaggiatori medievali, forse eruditi millantatori che non si erano mai mossi dalle loro biblioteche. Nel '73, con tre amici e un vecchio furgoncino delle poste acquistato di sesta mano e riattato a fuoristrada, c'incamminammo verso l'Afghanistan. Ce l'avremmo fatta: ma in quel paese scoppiò la prima delle rivoluzioni che, in un quasi-trentennio di violenze, l'hanno ridotto a quel ch'è adesso. Caro, meraviglioso, sventurato paese che il vecchio Kipling mi aveva insegnato ad amare. Quella gente che ha fermato Alessandro Magno, Sua Maestà Britannica e l'Armata Rossa non è stata poi in grado di amministrare la libertà finalmente raggiunta. E ora, i talibani cannoneggiano i Buddha di Bamian. "Provati, adesso, a difendere i musulmani", mi ha detto qualche giorno fa un collega che mi rimprovera un'ecessiva islamofilia.
Beh, non si fa il professore universitario per nulla. Certo che li difendo, i musulmani. I sedicenti studenti afghani di teologia non rappresentano tutto l'Islam: ne sono appena una scheggia, non so quanto impazzita. E, se volessi sfoggiare un po' di polemica erudizione - da professore, appunto -, avrei facile via nell'asolvere l'Islam da questo scempio afghano che grida vendetta al cospetto di Dio.
Sono sempre gli stessi, s'è scritto da qualche parte. Nel VII secolo hanno distrutto la biblioteca di Alessandria, ora si accaniscono contro l'arte di Gandhara. Fanatici, barbari. Se è così - rispondo - attenzione perché, come "dicheno" a Roma, "er più pulito c'ha la rogna". A parte la biblioteca di Alessandria, attorno alla quale corre una forse ingiustificata leggenda nera, se i musulmani sono barbari nella misura in cui distruggono le opere d'arte, sono in buona compagnia.
Cominciamo proprio dai cristiani: tali erano quei circumcelliones brutti, sporchi e cattivi che tra IV e V secolo giravano per le campagne egiziane distruggendo templi pagani e anche ammazzando chi continuava a venerarli. Il cristianesimo trionfante ha fatto tabula rasa degli antichi dèi non tanto e non solo con la forza della fede, come si ama credere, ma anche e molto spesso con quella del ferro e del fuoco: statue distrutte, libri bruciati, altari abbattuti.
Non a caso, sogghignerà qualcuno: infatti, erano gli antenati dei crociati e degli inquisitori, gentaccia cattolica. E allora, che cosa credete abbiano fatto i riformati? Le guerre ugonotte non sono mica state tutte solo Notte di San Bartolomeo. Gli ugonotti non hanno soltanto ammazzato: hanno anche distrutto chiese, decapitato effigi di santi, bruciato quadri ed altari; e lo stesso hanno fatto i presbiteriani in Inghilterra, in Irlanda, in Scozia. Per non parlar di com'è stato cristianizzato il continente americano, tanto a nord quanto a sud, e delle distruzioni che ciò ha comportato.
Fanatismo religioso, direte voi: cattolici e protestanti, sempre cristiani, quindi parenti dei musulmani. E' la religione a generare il fanatismo. Ah, sì? Allopra provatevi a giustificar dal punto di vista religioso le distruzioni dei giacobini, dei rivoluzionari russi, di quelli cinesi: specie della "rivoluzione culturale" maoista, della quale Tiziano Terzani ha rivelato i guasti di gran lunga peggiori della rovina dei Buddha di Bamian.
Giacobini, bolscevichi, maoisti; per tacer dei nazisti, commenterete: agenti dei totalitarismi, che sarano anche laici ma che generano fanatismi simili a quelli religiosi. Oggigiorno che tutti siamo diventati liberali, siamo bravissimi a difenderci in corner. Qualunque scempio accada nella storia, come laici, democratici, antifascisti e antistalinisti siamo a posto: nessuna bruttura di ci riguarda. Niente infamie, siamo liberaldemocratici.
Ah, sì? E allora spiegatemi ad esempio (e prendo un solo caso emblematico: ma potrei andar per le lunghe) il 20 aprile del 1945, giorno del cinquantaseiesimo compleanno di adolf Hitler. In tale occasione, l'aeronautica statunitense (con il consenso, si suppone, dei suoi Alti Comandi) decise di presentare al suo ormai battuto nemico un regalo di compleanno che avrebbe definitivamente messo in ginocchio - se mai ce ne fosse stato bisogno - il morale tedesco. Le superfortezze volanti rasero al suolo quel gioiello romanico ch'era ed è Hildesheim, ora amorosamente ricostruito pezzo per pèezzo. Alcune fra le più belle chiese del mondo, intatte dai secoli X-XII, andarono in fumo in poche ore. Hildesheim non era una piazzaforte militare, nulla o quasi lo era più nella Germania di fine aprile '45: Hildesheim era - come Dresda, come Norimberga - un simbolo per il popolo tedesco: e come tale venne colpito in un feroce delirio da vincitori che volevano stravincere. Tre mesi e mezzo dopo, ci sarebbe stato il "necessario" bombardamento di Hiroshima, eseguito in fretta e furia, in gara col tempo, prima che i giapponesi firmassero la capitolazione, per poi poter dire che l'avevano firmata solo perché messi definitivamente in ginocchio dall'orrore atomico.
Come vedete, ce n'è per tutti. E allora, attenti al fondamentalismo.
Sta facendo da mesi gran successo in Francia, e procurando parecchie grane al governo francese, il libro Chi ha ucciso a Bentalha? di Nesroullah Yous.
Siccome il sistema della libera e completa informazione, vigente nel nostro beato Occidente, è una ben calibrata miscela di disinformazione e di antinformazione fatto apposta per impedire al pubblico di farsi una personale idea di come effettivamente vada il mondo, giova il rammentare agli ignari e agli smemorati - cioè quasi a tutti - che Bentalha è un centro della cintura megalopolitana, a sud di Algeri dove, il 22 settembre del 1997, venne perpetrato un orribile massacro. Gli uccisi - uomini, donne, vecchi, bambini - furono 417, cui si aggiunsero un centinaio di feriti. Del crimine orrendo furono accusati i terroristi del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), già rei di non aver digerito il fatto che il loro partito avesse vinto le elezioni del 1992, ma che un golpe militare subito appoggiato da tutte le potenze occidentali - e soprattutto dalla Francia - gli avesse impedito di governare. Nel nome della democrazia, naturalmente. Dal momento che il FIS è per definizione un partito "fondamentalista", quindi antidemocratico, esso avrebbe difatti governato antidemocraticamente. Il negar valore all'esito di una competizione elettorale democratica nel nome della democrazia può sembrar una specie di ossimoro. E tuttavia...
Insomma, il FIS è perseguitato in Algeria perché gli si vuol impedire di diventar persecutore, Ottima cosa. Ma, anche in questa lodevole pratica, non si dovrebbe esagerare. Nesroullah Yous, difatti, a Bentalha quel maledetto 22 settembre c'era. Ha taciuto fino ad oggi, mentre immediatamente dopo il crimine le autorità del suo paese diramavano le "prove" che a perpetrarlo erano stati i terroristi fanatici. Ha taciuto per paura, per non passare da bugiardo o da visionario, per non subìr rappresaglie. Ora, però, parla: e il suo libro manda su tutte le furie il governo algerino, crea un incidente diplomatico con la Francia, disorienta l'opinione pubblica. Perché Yous giura - e ne fornisce, pare, anche prove - che gli autori dello scempio furono militari, appartenenti alle forze di sicurezza che avrebbero dovuto proteggere i cittadini dai fondamentalisti che a Bentalha avevano una base piuttosto forte. Perché lo fecero? Per eliminare più rapidamente e comodamente gli avversari sparando nel mucchio? Per fabbricarsi un'arma di propaganda da spendere contro di loro?
Un'altra bella tegola sul prestigio personale di Chirac, che ha sempre sostenuto il governo algerino e che ultimamente si è preso alquanti pesci in faccia. Dall'Unione Europea e dall'ONU, che - per quanto non lo diano a vedere - non gli perdonano di aver soffiato sul fuoco dell'affare Haider, incassando poi una pesante sconfessione che ha ridicolizzato la faccenda delle "sanzioni" all'Austria, anche se tutta la faccenda è stata minimizzata e fatta passare quasi sotto silenzio. E poi perfino dall'Italia, per via dell'embargo delle carni francesi sanitariamente sospette (il pasticciaccio della "mucca pazza").
Ebbene: Haider e "mucca pazza" a parte, lasciatemi dire che qui sotto gatta ci cova. E' tutto chiaro nella questione del massacro di Bentalha? E' così probante il tardivo j'accuse di Yous? E perché mai - si chiede l'uomo della strada - su certe cose ci tengono prima all'oscuro di tutto e poi ci bombardano di notizie?
Piaccia o no, Chirac è da noi il capofila d'una tendenza che si oppone all'indiscriminata egemonia del volere statunitense sulla politica estera della Comunità Europea. Sappiamo che il FIS è sostenuto dall'Arabia Saudita, la prima e la più convinta e fedele alleata araba degli Stati Uniti nel Vicino Oriente. Chirac è quindi avversario sia del FIS, sia dell'Arabia Saudita, sia degli americani. Dice niente, tutto ciò?
Ma - si obietterà - giochi politici e diplomatici a parte - se i carnefici di Bentalha sono stati soldati governativi e non truci fondamentalisti, bisognerà pur denunziarlo, no? Altroché. Imparzialità e completezza d'informazione anzitutto, che diamine! Siamo in democrazia.
Solo che allora, di grazia, qualcuno dovrà bene spiegarci perché sta continuando ancora, da dieci anni e nella più generale disinformazione (e noncuranza), l'embargo economico contro l'Irak imposto per volontà degli stati Uniti e dei loro solerti gurka britannici: un embargo che costa ogni giorno la morte di decine di bambini innocenti.
Il segretario generale della Federazione Internazionale delle Leghe dei Diritti Umani, William Bourdon, interrogato in merito azzarda una poco convincente difesa d'ufficio: l'embargo continua nell'indifferenza generale perché la gente non prova simpatia nei confronti della dittatura di Saddam Hussein. Già: difatti, il teorema da provare era che esso avrebbe contribuito a far cadere quell'odioso governo. Peccato solo che dopo ben dieci anni tale governo sembri più solido, spietato e arrogante di prima, e la sventurata popolazione irakena appaia invece allo stremo.
Allora, gente, che si fa? Si protesta contro l'embargo, col rischio di sostenere obiettivamente, di fatto, la dittatura irakena; o si tace, rendendoci così non meno obiettivamente complici di un massacro? Solo che questo è uno pseudoproblema, dal momento che il vero punto della questione sta a monte. Nessuno ci ha chiesto di scegliere fra le due ipotesi. Hanno, semplicemente, fatto sparire la questione irakena dalle TV, dai giornali, dai siti internet. Il nuovo totalitarismo occidental-liberista impone la sua volontà a senso unico in questo modo indolore, senza bisogno di polizie segrete né di leggi eccezionali. Facendo semplicemente sparire i problemi. Questo è il vero volto del Grande Fratello: disinformazione e ipermarket.
Intanto, i dati ONU parlano sottovoce, ma chiaro: negli ultimi cinque anni, mezzo milione di bambini irakeni sono morti a causa delle sanzioni. Congratulazioni: i bambini ebrei morti nei Lager nazisti nello stesso lasso di tempo sono stati un numero minore. Abbiamo dato una lezione di efficienza a quello sbruffone di Hitler. I funzionari ONU deputati al controllo del territorio irakeno rassegnano uno dopo l'altro le dimissioni. L'ultimo "coordinatore umanitario" (si chiama così: quanto a humour...) , il tedesco Hans von Sponeck, se ne è letteralmente andato sbattendo la porta nel marzo del 2000 e denunziando la "chiara violazione dei diritti dell'uomo" costituita dall'embargo. Che tuttavia deve venir mantenuto: non si può certo pretendere che vada a vuoto l'affare dell'industria americana, che sta vendendo agli avversari dell'Irak armi per una cifra stimata da Denis Halliday (l'irlandese predecessore di von Sponeck, rumorosamente dimessosi nel settembre 1998) di 100 miliardi di dollari (oltre 200.000 miliardi di lire).
Siamo dinanzi a un crimine contro l'umanità? Qualcuno, come l'ex Ministro degli Affari Esteri francese Claude Cheysson, lo ha ipotizzato. Fantasie, rispondono i mammasantissima dell'ONU: essenziale a un crimine contro l'umanità è l'intenzionalità; e noi, avviando l'embargo, mica volevamo ammazzare dei bambini. Brillante autodifesa. Gli imputati di Norimberga scelsero analogo argomento: non furono creduti. Ma erano degli sconfitti.
Invece i mammasantissima dell'ONU hanno il coltello dalla parte del manico e la copertura della superpotenza. Dovremo quindi passar loro per buono l'argomento che, con i vinti di Norimberga, non funzionò? Pare di sì.
E la storia non è finita. Il signor Bush, presidente della potenza più dinastica del mondo, appena insediato alla Casa Bianca ha raccolto il fulgido esempio fornito dal suo illustre Padre, già inquilino della medesima dimora e sostenitore deciso della Guerra del Golfo, dei "bombardamenti umanitari" sull'Irak e delle relative "bombe intelligenti". Il 16 febbraio scorso un raid aereo anglostatunitense - cavallerescamente condotto, secondo il consueto, nell'assoluta sicurezza che le difese irakene non sarebbero state in grado di rispondere - ha colpito di nuovo Baghdad, senza preavviso e senza specifica ragione. In seguito, fonti accreditate sia della Casa Bianca sia del Pentagono hanno sottolineato con risentito stupore come gli irakeni stessero dotando di cavi a fibre ottiche le loro strutture di controllo dei voli (una misura per definizione puramente difensiva), come alcune batterie contraeree irakene avessero fatto fuoco contro gli aerei anloamericani (e ci si chiede come ciò abbia potuto far notizia...) e come il rais "minacci vendetta" (intenzione questa che, al di là della sua problematica attuazione, appare di per sé con evidenza meritevole di un ulteriore raid punitivo). Il portavoce ufficiale del Pentagono, tenente colonnello David lapan, ha tuttavia specificato che l'incursione di metà febbraio serviva a "colpire la difesa aerea", e che non fosse intenzione degli aggressori di uccidere nessuno; tanto è vero che si era scelto per l'azione un venerdì, giorno della preghiera in terra d'Islam, nella generica presunzione che le istallazioni bombardate fossero più o meno deserte. Peccato che il venerdì musulmano non equivalga, quanto a riposo dal lavoro, né alla nostra domenica né allo shabbat ebraico. E infatti le vittime ci sono state.
L'iniziativa inglese e statunitense è stata duramente stigmatizzata dagli altri membri (la maggioranza) del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Alle proteste francesi, russe e cinesi si sono aggiunte quelle vaticane; e quelle di tutto il mondo arabo, accompagnate dalla perplessità di molti osservatori politici israeliani. Ma i "falchi" dichiarano, al solito, disponibilità, e prendono in considerazione l'ipotesi della revoca dell'embargo contro l'Irak: la quale sarebbe tuttavia condizionata alla ripresa delle ispezioni per "identificare gli armamenti di sterminio di massa" detenuti dagli irakeni. Come se dieci anni d'ispezioni dell'ONU non avessero ampiamente dimostrato che quesgli armamenti sono una favola: e come se le dimissioni l'uno dietro l'altro di due Alti Commissari non fossero di per sé eloquenti al riguardo.
Poco dopo le bombe del 16 febbraio, presentate come routine, il Vicino Oriente è stato visitato dall'attuale Segretario di stato statunitense Colin Powell, già comandante militare al tempo della "Tempesta nel Deserto". Non è granché il signor Powell, come diplomatico. Dalle sue dichiarazioni durante una visita-lampo tra Israele e Kuwait, alla fine del febbraio, si evince senza eccessivo sforzo esegetico che le bombe del 16 sono fondamentalmente servite a due scopi: primo, il costringere la parte più ingenua dell'opinione pubblica araba (cioè quasi tutta: sembra che il mondo arabo cada regolarmente in tutte le trappole tesegli) a far quadrato attorno a Saddam, in modo da vincere le perplessità della sinistra israeliana, risvegliare in essa il complesso dell'accerchiamento e rendere a Sharon più facile la formazione di un governo di unità nazionale sulla base di un nuovo ventilato pericolo arabo; secondo, inviare un segnale forte a Siria, Iran e forse perfino Turchia, di recente indirizzate a una ripresa di rapporti con l'Irak, in modo da dissuaderle dal rompere un assedio che, come ormai è chiaro, nemmeno la maggioranza dei paesi aderenti all'ONU ritengono sia più né giusto né opportuno.
Il Ministro degli Esteri francese, Hubert Vidrine, si è dal canto suo espresso con molta chiarezza a proposito dell'iniziativa militare di Bush e di Blair: "Da tempo non vi è alcuna base legale per questo tipo di bombardamento".C'è da chiedersi se è davvero il caso che l'Italia e l'Europa continuino, con la loro silenziosa acquiescenza, a rendersi complici di questi atti di pirateria internazionale. Bisogna domandarsi con molta serietà se questi metodi sono davvero i migliori per risolvere il problema mediorientale e per favorire la pacificazione arabo-israeliana; o se invece la volontà anglo-statunitense di mantenere ad ogni costo - con o senza l'avallo dell'ONU - il controllo diretto e strettissimo di quell'area e le esigenze del mercato del petrolio e delle armi gestito da alcune multinazionali potenti e ascoltate dalla leadership mondiale non ci stiano portando verso un baratro che potrebbe rivelarsi, entro qualche mese o qualche anno, inevitabile.

Franco Cardini
  

 
 
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