COMPLETA
BEATITUDO
di MASSIMO CAMPANINI
Molti sono i fili che connettono la tradizione della filosofia
greca con quella latina medievale attraverso la mediazione araba.
Uno dei più seducenti è quello della "felicità
mentale",, che ha le sue radíci forse píù
remote nell'Ethica Nicomachea di Aristotele e che, dipanato in
chiave cosmologica da al-Frb" sino ad Averroè,
si annoda in Dante e nell'eredità dell'intellettuale medievale
(1) . La felicitá mentale è uno stato di beatitudine,
appunto mentale o intellettuale, acquisibile per altro dai soli
filosofi, che consente loro di "farsi simili a Dio"
se non proprio di attingerlo direttamente. Si tratta di una sorta
di misticismo, il cui fulcro non è però l'esperienza
estatica o religiosa, quanto la sapienza e la conoscenza teoretica.
Aristotele aveva parlato della vita contemplativa ed esaltato
il nobile piacere dell'intelletto che deriva dalla pratica filosofica
e dalla conoscenza. Tra i primi al- Frb" nelle
Idee degli abitantí della città virtuosa aveva recuperato
questa prospettiva elaborando il concetto di felicità mentale.
"L'impressione dei primi intelligibili sull'uomo costituisce
il suo primo perfezionamento. Questi intelligibili sono dati a
lui affinché egli se ne serva per realizzare il suo perfezionamento
più alto. Tale è la felicità (sa'dah),
la quale consiste nel fatto che l'anima umana raggiunge la perfezione
dell'esistenza senza aver bisogno di sussistere nella materia,
diventando quindi uno degli esseri privi di corporeità
e una delle sostanze separate dalla materia in uno stato (di sublimità)
che conserva eternamente e per sempre" (2). Presupposto di
siffatta concezione è la struttura emanatistica del cosmo,
dì origine questa volta neoplatonica ma articolata e sviluppata
in tutta la sua complessità dai falsifah musulmani,
da al-Frb" stesso ad Avicenna (più tardi
Averroè apporterà significativi mutamenti, su cui
non è il caso di puntualizzare in questa sede, pur conservando
la struttura delle Intelligenze motrici dei cieli). E' una cosmologia
che individua i cieli e la Terra uno stretto legame, perché,
come diceva anche Dante, l'incessante moto delle sfere governa
il mondo (3). L'Uno, Dio è il Primo Essere, assolutamente
autosufficiente, collocato al vertice della realtà cosmica
in una trascendenza inavvicinabile; l'Uno o Primo Essere conoscendo
se stesso emana una gerarchia scalare di Intelligenze che terminano
con la decima. la cosiddetta Intelligenza Agente. L'intelligenza
Agente può - ma non tutti i pensatosi condividono questa
opinione - conferire le forme al mondo sublunare, ma soprattutto
ha la funzione di illuminare l'intelletto possibile umano e di
attualizzarlo, rendendo vivi e imprimendo in lui gli intelligibili.
L'intelletto umano che si volge verso l'intelligenza Agente e
cerca con essa la "congiunzione" (copulatio) diventa
intelletto acquisto si fa uno con l'Agente (e dunque prossimo
a Dio) e attinge il grado più alto della sua perfezione
e felicità. Viene ripercorsa a ritroso la strada dell'emanazione:
come dalla sovrana trascendenza dell'Uno si discende fino alla
materia, così dall'oscurità materiale dello spazio
sublunare l'intelletto è in grado di salire alla luce della
divinità, sia pur mediata dalle Intelligenze e in qualche
modo depotenziata nell'Agente. In questo modo, tuttavia, si genera
un uomo nuovo, nobile, superiore, virtuoso, e il "profeta"
Dante ne è stato uno dei più consapevoli enunciatori.
"Pensata ad un tempo biologicamente, psicologicamente e cosmologicamente,
la connessione perfetta del mondo superno col mondo di quaggiù
dà luogo a un tipo d'uomo nuovo: l'uomo nobile, l'intellettuale"
nel senso dell'uomo secondo l'intelletto. Questa connessione -
quella che i filosofi arabi chiamano "congiunzione con l'Intelligenza
separata" - è voluta- dalla natura stessa, presa nella
sua totalità. Come Averroè, Dante aderisce alla
tesi secondo la i quale la filosofia è necessariamente
realizzata in qualche parte del mondo in qualche istante qualsiasi,
il che implica dire che l'esistenza di un uomo nobile, d'almeno
una congiunzione tra il mondo sublunare e il Primo Motore, è
un postulato di natura. Un mondo senza nobiltà non è
pensabile, poiché è nell'uomo nobile che si realizza
l'ordine totale delle cose, il legame completo tra le parti. Se,
come si è visto in un capitolo [precedente], la Monarchia
fa della vita secondo l'intelletto il fine di tutta la società
umana" e impone all'umanità tutta intera il compito
di pensare e il peso della grazia filosofica, nel Convivio l'esistenza
filosofica è descritta in termini che strutturalmente l'apparentano,
secondo l'ordine della natura, a ciò che può essere
l'incarnazione nell'ordine della salvezza. L-'intellettuale non
è semplice intermediario, un funzionario della divinità,
è un uomo "divino" che, attraverso la filosofia
- la felicità terrestre - si fa compagno, altro, del Dio
incarnato venuto ad annunciare la beatitudine celeste. (4). La
prospettiva di Dante è una prospettiva cristiana. Ma nel
delineare la figura del filosofo che si "india" attraverso
l'intelletto e la conoscenza, qualche volta i filosof i arabi
sono "laici". E' il caso di Avempace (Ibn Bjjah)
che nel Regime del solitario delinea la figura del filosofo che
rifiuta di scendere a patti con la società perversa e corrotta
e si isola per perseguire in autonomia e solitudine la perfezione
spirituale. Questo filosofo sembra del tutto immune dalla necessità
di praticare una religione, sia pure la religione islamica. Si
fa divino rendendosi uno con le Intelligenze, contemplandole;
con la corporeità è semplicemente esistente, con
la spiritualità è nobile, ma con l'intellettualità
è virtuoso, un uomo nobile come appunto voleva Dante, che
sublima le forze spirituali al punto di sapersi distaccare completamente
dalla materia e da scegliere addirittura il suicidio dell'onore
piuttosto che cedere al nemico e alle passioni (6). E' questo
il quadro concettuale che fa da sfondo al libro di Augusto Illuminati
Completa beatitudo (7), in cui non solo si pubblicano tre opuscoli
pseudo-averroistici sulla beatitudine dell'anima e la congiunzione,
ma si riprendono ricerche che avevano già avuto un esito
positivo in Averroè e l'intelletto pubblico (8). Illuminati
segue la storia del concetto di congiunzione dalle premesse nella
filosofia greca (Plotino Alessandro d'Afrodisia, Temistio) fino
ad Averroè, passando per al-Kind", al-Frb",
Avempace e Maimonide. Alessandro d'Afrodisia e Plotino impostano
il quadro di riferimento della questione, ma le loro soluzioni
non sono per più versi accettabili in una prospettiva che
deve fare i conti con la religione rivelata.
"Con Alessandro l'esigenza diffusa di una relazione diretta
al divino entra massicciamente nel quadro della noetica nazionalistica
aristotelica. Per un verso, però, resta una relazione impersonale,
per lo meno a parte obiecti, per l'altro è strettamente
connessa all'ordinario processo del pensiero, dato che, il principio
attivo si identifica con un Dio che è pensiero di pensiero.
In Plotino il principio intellettuale attivo (Nous = Intelligenza)
è diverso dall'Uno, anteriore all'essere e al pensiero
che sono pluralizzazione, pur se discende per immediata processione
da esso. L'intimo commercio con l'Uno impersonale, evento singolare
(pur se in esso temporaneamente la personalità si annulla),
differisce dall'ordinario meccanismo conoscitivo, in cui ad agire
è l'Intelligenza, che fornisce direttamente gli intelligibili
all'intelletto umano senza che essi scaturiscano da una laboriosa
procedura di astrazione delle forme dai dati sensibili e immaginativi.
Soprattutto il trascendimento della sfera del pensiero è
così radicale da aprire la strada, al di là delle
intenzioni plotiniane, a pratiche teurgiche e magiche - come avverrà
per ì suoi discepoli (9). AI-Frb", Avempace
e Averroè, d'altro canto, sono le tre pietre miliari di
un percorso che invece ha come presupposti, da un lato, il monoteismo,
di cui la concezione emanatistica è un corollario quasi
obbligato da un punto dí vista filosofico, stante la necessità
di garantire la trascendenza di Dio e la sua non compromissione
con la materia; dall'altro lato, la necesità di f are della
copulatio un'esperienza straordinaria di piena realizzazione del
piacere del pensare. Illuminati ripercorre, dove possibile, l'evoluzione
interna del pensiero di questi autori, evidenziando per esempio
come aI-Frb", passi dall'accettazione della possibilità
della congiunzione nel trattato sulla Città virtuosa al
suo rifiuto nel perduto commentano all' Ethica Nicomachea di Aristotele
(10) . Nel primo caso la congiunzione è i frutto di un
perfezionamento gnoseologico:
" " ... L'intelletto passivo è come la materia
e il sostrato dell'intelletto acquisito, il quale è come
la materia e il sostrato dell'Intelligenza Agente. La potenza
razionale, che è una disposizione naturale, è materia
sottoposta all'Intelligenza Agente, che è tale in atto".
Il primo grado, grazie a cui l'uomo è uomo, è l'acquisizione
della disposizione naturale ricettiva pronta a diventare intelligenza
in atto (l'intelletto potenziale). Vi sono ancora due gradi tra
questa e l'intelligenza Agente: l'intelletto attualizzato e l'intelletto
acquisito in via di formazione. Quando l'uomo si è attualizzato
come composizione di materia e forma raggiungendo la sua auentica
forma umana, fra lui e l'intelligenza Agente non vi è più
che un passo che li separi: "quando la disposizione naturale
[ricettiva] diviene materia dell'intelletto passivo, che a sua
volta si trasformerà in intelletto in atto, e quando l'intelletto
passivo diviene -materia dell'acquisito e l'acquisito diviene
materia dell'Agente -, nel momento in cui tutte queste cose convergono
insieme, l'uomo [che ne risulta così perfezionato] è
precisamente quello in cui l'intelligenza Agente trova la sua
residenza" ("the man on whom the Active Intellect has
descended", come conclude la versione di Walzer) " (11);
nel secondo caso, la possibilità della congiunzione è
negata come "favola da vecchie". Illuminati, pur evidenziando
il fatto che si dà una convergenza tra analisi politologica
e dottrina della congiunzione, non risolve la questione se la
copulatio sia riservata all'imm, filosofo-profeta-re reggitore
della città virtuosa, oppure se sia un obiettivo perseguibile
da qualsiasi filosofo. La risposta al quesito sarebbe importante
per valutare della verosimiglianza dell'ipotesi che fa di al-
Frb" uno sciita o forse addirittura un proto-ism'"lita.
Certamente la congiunzione è esperienza sublime riservata
ai solitari per Avempace.
"L'uomo, microcosmo che costituisce il termine medio fra
1'ordine della contingenza materiale e della stabile spiritualità,
ha due facce, una (contingente) volta ai fantasmi immaginativi,
l'altra (immortale) volta all'intelligenza Agente, quella per
cui, come nell'esaltazione aristotelica delle virtù dianoetiche,
è un essere divino e perfetto (fdil ilh"),
ormai esonerato da paura e dolore. Solo a pochi è riservato
questo grado ulteriore, che nel ricorsivo sistema triadico assume
il nome risonante di "conoscenza di terzo genere". Viene
subito da pensare all'identico termine spinoziano, che nel Tractatus
de intellectus emendatione § 25, figura nella forma canonica
di -perceptio iper solam suam essentiam ed in Ethica II, prop.
XL, scolio 2, diventa non meno classicamente scientia intuitiva,
da cui nasce l'amor Dei intellectualis e grazie a cui si elimina
la sofferenza e il timore della morte" (12).
La ricostruzione del pensiero di Avempace è tuttavia per
molti aspetti indiziaria data la frammentarietà e l'incompletezza
dei testi che ci sono pervenuti e la cripticità di una
scrittura filosofica particolarmente complessa. Un problema estremamente
interessante che si pone è il seguente: è forse
ipotizzabile che i solitari nelle città pervertite, proprio
grazie alla perfezione raggiunta attraverso l'affinamento delle
capacità intellettuali, possano costituire una rete interattiva
di intelligenze preparate alla trasformazione della società
e - in qualche modo - alla rivoluzione? Avempace non lo dice espressamente,
ma i solitari nelle città deviate sono "piante",
fruttiferi arbusti tra le erbacce della devianza, e quindi uniche
speranze di una potenziale rivivificazione della scienza e della
virtù e dunque di una rifondazione della società.
Dal canto suo, Averroè mantenne costante la convinzione
della possibilità della congiunzione. La dottrina dell'intelletto
umano e delle Intelligenze (celesti) è evoluta parecchio
nelle opere averroistiche alla ricerca, dalle più giovanili
epitomi ai più maturi commentaria magna, di una più
rigorosa fedeltà al modello di Aristotele. E' per ottemperare
a questo principio di fedeltà che Averroè finirà
per abbandonare nella sostanza il modello emanatistico, pur conservando
la struttura delle Intelligenze animate da un Dio aristotelicamente
primo motore del cosmo. Col passare del tempo, Averroè
si rese conto che in un sistema emanatistico la congiunzione non
sarebbe stata possibile poiché avrebbe posto sullo stesso
piano la causa (l'Intelligenza Agente separata) e il causato (l'intelletto
umano). Rídotta la funzione dell'Intelligenza Agente da
dator formarum, come in Avicenna, a semplice strumento dell'attualizzazione
dell'intelletto umano, la possibilità di un trascendimento
verso le sfere superne è comunque conservata dal filosofo
di Cordova Egli anzi evidenzia, soprattutto nel grande commentario
al De Anima di Aristotele, una continua tendenza all'unificazione:
unico è l'intelletto possibile, anch'esso separato e in
pratica strettamente connesso alle Intelligenze; unico l'intelletto
acquisito; unica, naturalmente, l'intelligenza Agente separata.
La prospettiva è quella di una continuità tra le
varie stratificazioni degli intelletti; e anche se in qualche
modo il rapporto tra intelletto umano e Intelligenza rimane analogo
a quello di materia e forma,
"si creerà fra noi e l'Intelligenza Agente lo stesso
pseudo- rapporto di materia e forma che si era creato tra forme
immaginative e intelletto in abito e l'uomo intenderà per
intellectum sibi proprium omnia entia e compirà un'azione
a sé propria in tutti gli enti. Al punto culminante "l'uomo
sarà simile a Dio" conclude trionfalmente il commento
richiamando Temistio (De Anima, p. 99, 24 ss.), "poiché
è ormai in qualche modo tutte le cose e tutte le cose in
qualche modo conosce", dato che gli enti non sono altro che
la sua scienza, né la causa degli enti è altro che
la sua scienza. Et quam mirabilis est iste ordo, et quam extraneus
est iste modus essendi ! L'identità greco-araba di recipiente
e ricevuto fonda adesso positivamente il transumanare dell'uomo
nell'universo intelligibile, senza perdere contatto con ragione
ed esperienza" (13).
Il saggio di Illuminati è esauriente e indubbiamente fornisce
una panoramica stimolante della affascinante questione della copulatio,
ma si limita ad un ambito per lo più gnoseologico, mentre
vi è un importante sviluppo sotto il profilo politico.
Questo si evidenze particolarmente in al-Frb"..
In al-Frb". la congiunzione non permette soltanto
la felicità a chi è in grado di realizzare le sue
capacità intellettive; ma permette all'imm, il reggitore
della città virtuosa, di concretizzare pienamente le sue
facoltá divine e profetiche.
"Il reggitore supremo della città virtuosa (...) è
un uomo che ha attinto la perfezione ed è divenuto intelligenza
e intelligibile in atto. La sua immaginazione è pervenuta
per natura a quel grado massimo di completamento e perfezione
secondo il modo cui si è accennato prima, ed è disposta
per natura a ricevere dall'Intelligenza Agente, nella veglia e
nel sonno, i particolari, sia in se stessi sia secondo le loro
imitazioni, e quindi le imitazioni degli intelligibili. L'intelletto
passivo [del governante della città virtuosa] ha attinto
la sua perfezione per mezzo di tutti gli intelligibili, senza
che nulla gli sia mancato, ed è perciò che è
diventato intelligenza in atto. [Egli] è l'uomo in cui
l'intelletto passivo si è perfezionato per mezzo di tutti
gli intelligibili in modo da divenire intelligenza e intelligibile
in atto, cosicché l'intelligibile in lui [corrisponda]
a ciò che intellige" (14). L'imm in quanto intelletto,
intelligibile e intelligenza è da un lato identico a Dio;
dall'altro, in quanto dotato della capacità di pronosticare
il futuro e in grado di padroneggiare un'immaginazione da sgorgano
le metafore e i miti utili a insegnare al volgo, è idoneo
a farsi latore della Legge è, appunto, profeta. Per questo
il reggitore farabiano della città virtuosa è ad
un tempo filosofo, profeta e re; e per questo potrebbe sembrare
rivestire i compiti riservati dalla tradizione sciita-ism'"lita
proprio a quell'imm che è ad un tempo parusìa
di Dío, guida e maestro della comunità dei credenti,
e individuo in cui si è perfettamente realizzata la sintesi
del pensiero e della spiritualità.
Anche in Dante la compiuta realizzazione della virtù intellettiva
sembra rivestirsi di panni politici. Pur negando la dottrina averroistica
dell'unicità dell'intelletto possibile, il poeta individua
in tutta la collettività umana il sostrato idoneo affinché
la sapienza si attualizzi garantendo alla collettività
certamente, ma anche ai singoli, l'attingimento della perfezione
e dunque della felicità:
"E' dunque evidente che il termine ultimo della potenza dell'intera
umanità è potenza o virtù intellettiva. E
poiché questa potenza tutta insieme non può essere
ridotta in atto per mezzo di un unico uomo o per mezzo di una
delle comunità particolari distinte più sopra, è
necessario che esista nel genere umano una moltitudine per mezzo
della quale tutta questa potenza si attui. (
) E con questa
sentenza concorda Averroè nel suo commento al De anima"
(15).
L'unità della comunità è il fine cui deve
tendere il percorso di perfezionamento degli intelletti; ma essa
è possibile soltanto in un regime monarchico.
"Il genere umano si trova in uno stato di benessere e di
felicità quando, nei limiti delle sue possibilità,
è simile a Dio. Ma il genere umano è assolutamente
simile a Dio quando è assolutamente uno: infatti la vera
natura dell'uno è in Dio soltanto; per questo è
stato scritto.- "Ascolta, Israele, uno solo è il Signore,
Dio tuo". Ma allora il genere umano è assolutamente
uno quando è tutto unito in uno: e questo non può
essere se non quando soggiace interamente ad un unico principe"
(16).
Il sogno della Monarchia di Dante è il sogno dell'unificazione,
politica e spirituale ad un tempo, delle potenzialità intellettive
e civili degli uomini. Analogamente, nella città virtuosa
di al-Frb"., la monarchia dell'imm e il
saggio governo della filosofia supportata dalla Legge garantiscono,
nella vita associata, il più alto livello possibile di
felicità attingibile dalle masse. La copulatio non è
riservata alle masse; ma nella traduzione politica, e quindi collettiva
e comunitaria, della sublime esperienza della mistica intellettuale
propria dei sapienti e dei filosofi, si scopre una via praticabile
per far comunicare anche gli uomini comuni con la dimensione superiore
dei cieli e delle Intelligenze.
NOTE
(1)
M. Corti, La felicità mentale, Einaudi,
Torino, 1983; Fumagalli Beonio-Brocchieri
e E. Garin,
Lintellettuale tra Medioevo e Rinascimento,
Laterza, Roma-Bari, 1994; L. Bianchi, La felicità intellettuale come professione nella
Parigi del Duecento. in "Rivista
di filosofia", 78 (1987), pp. 181-199 e dello stesso il capitolo
apposito in Il vescovo e i filosofi. La condanna
parigina del 1277 e l’evoluzione dell’aristotelismo-scolastico,
Lubrina, Bergamo, 1990, pp. 149-195.
(2)
Al-F‰r‰b»., La città virtuosa, a cura
di M. Campanini, Rizzoli, Milano, 1996,
cap. XXIII, p.183
(3)
Convivio, II, iv, 13.
(4) A. De Libera, Penser
au Moven Age, Seuil, Paris, 1991, pp. 285-286.
(5)
Avempace, El
Regimen del Solitario, a cura di J. Lomba,
Trotta, Madrid, 1997.
(6)
Cfr. ibidem,'
cap. XI. La nobiltà del suicidio è un topos
non ignoto alla storia della filosofia.
(7)
A. Illuminati, Completa beatitudo.
L’intelletto felice in tre opuscoli averroisti,
L’Occhio di Van Gogh,
Chiaravalle (An), 2 000.
(8)
A. illuminati,
Averroè e l'intelletto
pubblico, Manifestolibri, Roma, 1996.
(9)
Completa beatitudo, cit., pp. 17-18.
(10)
Tra le due opere per altro, entrambe appartenenti alla piena maturità
dell'autore, non dovrebbe esservi grande scarto temporale, per
cui sembrerebbe doversi ipotizzare un’improvvisa svolta
scettica in al-F‰r‰b»..
(11)
Completa beatitudo, cit., pp. 47-48.
(12)
Cfr. La città virtuosa, cit., cap. XXVII, pp. 217-219. Si fa riferimento a R. Walzer,
Alfarabi an the Perfect State, Clarendon
Press, Oxford, 1985.
(13)
Completa beatitudo, p. 56. Ibidem, p.
102.
(14)
La città virtuosa, cit.,
cap: XXVII, pp. 215-217.
(15) Dante,
Monarchia, a cura di P. Sanguineti,
Garzanti, Milano, 1985, I, iii,
p. 9.
(16)
Ibidem, I, viii,
p. 17.