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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Mons. David-Maria A. Jaeger O.F.M., già due volte Presidente dell’Enec, ha tenuto una conversazione, giovedì 2 giugno 2011, nel corso dell’Assemblea annuale dei soci, sul tema “La Questione dei cristiani in Medio Oriente”. In specie sui rapporti dei cristiani nei diversi Paesi a maggioranza musulmana.


Fondamentalmente - egli ha osservato - il destino dei cristiani, minoritari, non è disgiungibile da quello, generale, delle società in mezzo alle quali essi vivono. In linea di massima, più lo Stato è democratico, e laico, più i cristiani possono essere sicuri di essere riconosciuti cittadini eguali agli altri; e più la Chiesa può sentirsi libera di compiere la propria missione. Sana laicità dello Stato, democrazia costituzionalmente garantita, questi sono sempre gli auspici, per il bene di tutti.

Per “democrazia”, però, non si può intendere solo “elezioni”, ma si deve intendere anzitutto riconoscimento e tutela dei diritti umani e civili; diversamente, le elezioni rischiano di diventare semplicemente un veicolo per l’ascesa al potere di forze antidemocratiche, dedite alla negazione di diritti umani e civili, all’instaurazione di un regime teocratico, o comunque ideologico, che escluda e metta in pericolo i cittadini cristiani e le loro comunità.

La stessa Europa ne ha fatto esperienza più di un volta.

La democrazia, a sua volta, la voglia di libertà e di diritti garantiti agli individui e alle loro aggregazioni, nasce storicamente dal formarsi di una “massa critica” di “classe media”, come insegna, ovverossia esemplifica, l’esperienza europea. In tale prospettiva, l’esito dei moti negli Stati della regione è ancora tutto incerto.

In Egitto, dove l’esigenza di libertà è stata così drammaticamente espressa dai manifestanti di Piazza Tahrir, non è dato ancora sapere il risultato ultimo della complessa transizione in corso, e c’è chi teme che possa rivelarsi semplicemente un nuovo regime, che poggi sull’asse militari-islamisti, visto che i gruppi liberali faticano a coalizzarsi in modo da poter guadagnare il consenso popolare.

In Irak la caduta del regime sanguinario di Saddam, che ha pure prodotto una certa democrazia, in senso elettorale, ha anche causato una notevole regressione dall’antica laicità, con conseguenze piuttosto pesanti per i cristiani. Così, paradossalmente, in certo senso, essi si trovano molto peggio di quanto non l’erano sotto il regime precedente, ma la storia non è ancora finita, e il nuovo Irak non si è ancora riassestato.

Particolarmente delicata e complessa è la situazione in Siria. Là, il regime, davvero poco democratico, in tutti i sensi, è sostenuto da una “coalizione di minoranze”, che fa capo agli Alawisti, setta dualista solo vagamente islamica, alla quale appartiene la famiglia presidenziale. Ne fanno parte anche, in un certo senso, i cristiani, che così vengono tutelati dai pericoli inerenti ad un eventuale rivincita degli ambienti islamisti, che sembrano oggi gli unici sufficientemente organizzati e radicati nel territorio per prendere il posto del regime attuale qualora cadesse.

Sui generis è sempre la situazione nel Libano, dove la lottizzazione del potere assegna ai cristiani una preminenza formale sempre meno sostenuta dalla demografica reale del Paese, la quale ha ora portato al predominio dell’organizzazione armata Hizballah, capace oramai di condizionare pesantemente tutto l’operato del Governo.

In conclusione, ha detto mons. Jaeger, l’instabilità, cominciata nei primi mesi dell’anno, non permette ancora di fare previsioni più sicure sul futuro, anche prossimo, dei Paesi della regione, e ci sono quindi ragioni di preoccupazione, sia per i Paesi stessi sia per le loro comunità cristiane. Il tutto andrebbe sempre seguito con attenzione, ma anche con grande realismo, e naturalmente senza escludere le ragioni della speranza. La speranza è che la destabilizzazione ancora in corso porti, non al peggioramento ma alla nascita del nuovo e del migliore, precisamente come hanno sperato, e sperano, tutti coloro che, con grande sacrificio e generosità, si son fatti avanti per traghettare i rispettivi Paesi in una nuova era di libertà.

 
 
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