|
SOMMARIO -Editoriale
-Radici Pasquale Corsi -Arabeschi -Judaica -Al Hiwar Enrico Galoppini Roberto Christian Gotti Franco Masotti Dinko Fabris -Oriente Oggi Mirella Galletti -Recensioni Roberta Simini Roberta Simini Nunzio Lozito Hanna Al Fakhoury -Enec News - Appendice
Edizioni Giuseppe Laterza Direttore : Franco Cardini Abbonamento annuo : L.50.000
|
La
porta d'Oriente. Agosto 2000 EDITORIALE Gerusalemme,
13 giugno 2000 Mentre
scrivo lo Stato di Israele si trova in piena crisi di governo, o più
precisamente, per utilizzare il ricco vocabolario della politica italiana, si ha
una "verifica di maggioranza". A provocare il profondo disagio del
sistema politico, fino a suscitare seri dubbi sulla "governabilità"
del Paese, è un partito teocratico e settoriale che pretende un prezzo
(letteralmente, un prezzo) sempre più alto in cambio di una sua possibile (ma
mai promessa) adesione agli eventuali accordi di pace (con i palestinesi e con
la Siria) sognati dal Primo Ministro Barak e dalla grande maggioranza degli
israeliani, trattati da quel partito con palese disprezzo come suoi ostaggi.
Quando leggerete questo editoriale, la crisi sarà già stata superata, o il
governo non ci sarà più, o (come è almeno ugualmente probabile, stando ai
precedenti) la crisi si sarà resa permanente. Questi piccoli dettagli della
situazione politica mediorientale, noiosi e oscuri, non avrebbero nessun
interesse per i nostri gentili lettori, se non fossero in qualche modo
emblematici, o meglio illustrativi dell'enorme complessità della ricerca della
pace nella regione, e nella Terra, che conosciamo come tre volte
"santa" e come culla della nostra civiltà biblica e cristiana. Non è
che un piccolo "angoletto" delI'orbis terrarum (se si potesse
immaginare un'orbe con "angoli"....) eppure merita, o comunque attira
l'attenzione affascinata (e talvolta inorridita) dell'intera famiglia umana, in
particolare della nostra Europa. La
complessità - mi permetto di dire - non è tanto oggettiva. Una dose moderata
di buon senso e di buona volontà - si intenda, da parte degli interessati sia
diretti che indiretti - avrebbe certamente permesso di risolvere i problemi, se
non proprio felicemente, almeno equitativamente. La complessità, e l'estrema
difficoltà, sarebbero invece "soggettivi", frutto del malevole
influsso di (pre)letture ideologiche della realtà che finiscono per avvolgere
interi numerosi gruppi umani dalla realtà effettiva. Queste ideologie - a noi
credenti è difficile dirlo, sgradevole - sarebbero, almeno sociologicamente e
fenomenologicamente, "religiose", anche se, con certe eccezioni
notevoli, non di matrice "cristiana - Noi credenti cristiani (il senso di solidarietà
insito in quel "noi" è molto confortante),
soprattutto nell'Europa post-illuminista, manifestiamo da tempo una
comprensibile insofferenza nei confronti del "laicismo politico-culturale,
un avversario storico e forse sempre presente. Talvolta questo ci porta a
solidarizzarci, almeno idealmente, con i nostri presunti "consimili"
nel Vicino Oriente. Con loro lamentiamo il "secolarismo" militante,
sognando una trasversale coalizione di "gente di fede" per affrontare
le sue sfide radicali, in definitiva per sconfiggerlo. "Dobbiamo combattere
insieme la dimenticanza di Dio", ho sentito una volta in un convegno
catanese, dedicato alla "mediterraneità" (nella prospettiva della
fede religiosa). "Ma in Terra Santa", ho osato rispondere subito con
una battuta, "e in qualche altro paese della regione, di Dio ci si ricorda
sin troppo - molto meno dell'uomo, e meno ancora della donna"! La
religione, come fenomeno socio-culturuale, politicamente rilevante, tende a non
essere necessariamente un bene in quelle terre tanto amate quanto esasperanti
(come lo sono troppo spesso le persone amate, qualcuno potrebbe aggiungere).
Questo lo può dire un cattolico che è venuto alla fede in seguito al
pontificato di Papa Giovanni XXIII (di prossima beatificazione) e al Concilio
Vaticano Il, che hanno saputo cogliere nel senso giusto la sfida della passione
per la libertà, e per la giusta autonomia delle realtà terrestri, ed
individuarne le radici bibliche ed evangeliche, troppo spesso oscurate dalle sue
strumentalizzazioni e contro-strumentalizzazioni nel corso dei due o più secoli
precedenti, tanto da rendere la "sana laicità” una
caratteristica obbligatoria di un retto ordine politico. E' la "sana laicità"
del governo delle realtà intra-mondane che sola permette quel benedetto
realismo nella valutazione della realtà che, coniugato con il buon senso e con
la buona volontà, favorisce la (appassionatamente spassionata) soluzione di
problemi all'apparenza così "complessi" che minacciano sempre guerre,
conflitti e bagni di sangue nella Terra Santa. "Give
me liberty or give me death"! Il grido di un certo Fatrick Henry,
conosciuto da ogni scolare nord-americano, non è tanto un auspicio quanto una
constatazione. Ecco perché la bizzarra (ed eventualmente passeggera, o no)
"verifica di maggioranza" in Israele racchiude in sé quasi tutto il
dramma mediorientale. Il Kulturkampf israeliano rispecchia le scelte da farsi
anche dai suoi vicini e, a motivo del ruolo centrale di Israele nel determinare
le sorti della regione, non può essere privo di interesse sia per loro che per
tuffi noi che guardiamo oltre al "Mare nostrum" con tanta premura. Dai
quotidiani e dai telegiornali possiamo guadagnare qualche conoscenza
superficiale (e spesso solo illusoria) degli avvenimenti che travolgono quella
regione e le sue popolazioni Per arrivare ad un' "intelligenza" dei
medesimi, l'occhiata al giornale chiaramente non basta. Aiutarci ad acquisire
tale "intelligenza" e invece il compito, la missione, di riviste come
la nostra. Il suo orizzonte abbraccia e contiene non soltanto, o non proprio, il
rapido susseguirsi degli avvenimenti, delle crisi, dei conflitti, delle
realizzazioni, della cronaca attuale, ma piuttosto l'intera evoluzione di quella
che di tutti noi è in qualche senso (profondo) anche la nostra "patria”. Ed
in fine, ancora una parola sulla "religione", da aggiungere ai fiumi,
agli oceani di parole ed immagini che hanno preceduto ed accompagnato l'epocale
Pellegrinaggio di Giovanni Paolo lì in Terra Santa, in marzo di quest'anno - e
che ne sono seguiti. Ai "laici" disgustati con la
"religione" promotrice di non-libertà, di non-valori, di fanatismi,
di xenofobia, di particolarismi militanti vari, Il Vicario di Cristo in terra ha
mostrato un volto della "religione" fino allora non solo sconosciuto
ma quasi inimmaginabile: la religione promotrice di pace, di fratellanza, di
solidarietà, di penitenza e di perdono. In tutto Israele, quasi in tutto il
mondo, rieccheggia quella esclamazione spontanea di tanti in Israele: "Finalmente
abbiamo visto ed udito un vero uomo di Dio"! e nei sondaggi di opinione
pubblica, il Capo visibile della Chiesa Cattolica è risultato facile vincitore
del concorso per l'ufficio di Rabbino Capo d'israele! Ad un certo momento, ci è
sembrato di assistere all'ingresso trionfale a Gerusalemme del suo Principale!
Ma gli elogi, i gridi di "osanna", sono stati certamente molto più
affidabili, molto più sicuri, molto più preziosi, proprio perché sono
seguiti, non semplicemente ai malcompresi miracoli (e fraintesi insegnamenti)
del Taumaturgo galileo ma alla "Via Crucis" Sua e poi, per molti
secoli, del Popolo della Prima Alleanza in mezzo al quale Egli nacque e visse.
Non sono stati degli "osanna" facili, frutto di un'innamoramento
immaturo ed inintelligente, ma "osanna" trionfali, frutto di una
sofferenza superata, del sospetto conquistato, di una distanza faticosamente
cancellata, di un'ostilità riconciliata. L'apporto del Papa alla ricerca della
pace in Terra Santa non è quantificabile, non è misurabile con le misure della
diplomazia, e le sue "conquiste" non sono attribuibili al numero delle
sue 'divisioni" - il suo "regno" non è di questo mondo (ci
sembra di aver letto questa espressione da qualche parte...) - ma per questo non
sono meno potenti, ma piuttosto trascendentemente più duraturi e più efficaci
ancora. "Osanna", salvaci Signore ! David
Maria Jaeger
|