SOMMARIO

-Editoriale
David Maria Jaeger

 

-Radici
Giorgio Fedalto
DALLA QUARTA CROCIATA AD UNA POSSIBILE RIUNIONE CON LE CHIESE ORIENTALI. UN PUNTO DI VISTA

Pasquale Corsi
ANNOTAZIONE E TESTIMONIANZE PER LA STORIA DEL PELLEGRINAGGIO MEDIEVALE

-Arabeschi
Mariagraziella Belloli
SIMILI AL PARADISO: I GIARDINI NELLA CULTURA DELL'ORIENTE E DELL'EUROPA

-Judaica
Roberta Simini
L'ICONOGRAFIA EBRAICA

-Al Hiwar
Kegham Jamil Boloyan
AL-ADAB AL-'ARABI AL-HADIT WAL -GARB
"LE SCUOLE LETTERARIE" NELLA LETTERATURA ARABA

Enrico Galoppini
IL PREGIUDIZIO SULLE POPOLAZIONI DELLA LIBIA IN EPOCA COLONIALE.
UNO STRUMENTO AL SERVIZIO DELLA "MISSIONE DI CIVILTA'"

Roberto Christian Gotti
LE SCUOLE CORANICHE DI DJENNE' . PROBLEMI E PROSPETTIVE

-Rebab
Anna di Giglio

I CROTALI DALL'EGITTO ALL GRECIA

Franco Masotti
POLIFONIA DI POLIFONIE: VIAGGIO TRA LE MUSICHE DELLA TRANSCAUCASIA

Dinko Fabris
RIFLESSIONI IN MARGINE AD UN CONGRESSO INTERNAZIONALE SULL'IDENTITA' SONORA DELLE CITTA' DEL MEDITERRANEO

-Oriente Oggi
Franco Cardini
IL PERICOLO ISLAMICO?

Mirella Galletti
EUFRATE E TIGRI: ALLE RADICI DEL CONFLITTO
TURCHIA, SIRIA IRAQ, KURDISTAN

-Recensioni
Franco Cardini
LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI E DIALOGO INTERRELIGIOSO

Roberta Simini
LE ALI DI DIO
MESSAGGERI E GUERRIERI ALATI TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Roberta Simini
"DA TRIESTE A GERUSALEMME" DI FLORA RANDEGGER  - FRIEDEMBERG. IL CORAGGIO E LA PASSIONE

Nunzio Lozito
IN QUALE ANNO E' NATO GESU'

Hanna Al Fakhoury
ARABI: CRISTIANI E MUSULMANI A CONFONTO NEL VICINO ORIENTE

-Enec News
A cura di Domenico Pepe

- Appendice
PRIMO MOTO IMMOBILE

Gianfranco Longo


 


La porta d'oriente
.Rivista internazionale sul levante mediterraneo dell'Europe-Near East Centre.

Edizioni Giuseppe Laterza
di Giuseppe Laterza- Bari -Italia
Via Suppa, 16. tel 0805237936 fax 0805237360

Direttore : Franco Cardini
Vicedirettore: Roberta Simini
Comitato di Redazione: Mariagraziella Belloli, J Keghan Boloyan, Nicola Bux, Pasquale Corsi, Donatella Di Modugno, Dinko Fabris,David Maria Jaeger, Michele Loconsole,Gianfranco Longo , Nunzio Lozito, Michele Mascolo,Domenico Pepe  , Benedetto Vetere.
Consulenti : Attilio Agnoletto, Cesare Alzati, Anna Benvenuti,  Massimo Cacciari, Maria Stella Calò Mariani, Massimo Campanini, Giulio Cipollone,  Ivo Colozzi, Maria Laura Testi Cristiani, Luigi De Palma , Anton Giulio de' Robertis, Giorgio Fedalto, Mirella Galletti, Annie Laurent,Salvatore Manna, Riccardo Muti, , Michele Piccirillo, Robi Ronza, Lanfranco Rossi,Giovanni Rulli,Samir Khalil Samir,  Franco Selicato, Carlsten P. Thiede, Paolo Caucci von Sauken, Roberto Tottoli.
Corrispondenti :
Simonetta della Seta (Israele), Giuseppe Ferrero, Annie Laurent (Francia), Alessandro Logroscino (Russia), Guido Zampiron.
Collaboratori:
Claudio Carpini, Anna Di Giglio, Domenico Del Nero, Cristina di Modugno, Roberto Christian Gotti, Antonello Indellicati, Arlette Tabet Schiavoni.
Progetto grafico
: Donatella di Modugno
Foto in copertina : Castello Sammezzano, Porta del Salone Principale, 1853

Abbonamento annuo : L.50.000
Numero singolo : L.20.000
Per abbonarsi utilizzare il c/c postale N. 17639709 intestato a : Edizioni Giuseppe Laterza di Giuseppe Laterza. Bari.

                     

                   

La porta d'Oriente. 
Agosto  2000

EDITORIALE
David Maria Jaeger

Gerusalemme, 13 giugno 2000

Mentre scrivo lo Stato di Israele si trova in piena crisi di governo, o più precisamente, per utilizzare il ricco vocabolario della politica italiana, si ha una "verifica di maggioranza". A provocare il profondo disagio del sistema politico, fino a suscitare seri dubbi sulla "governabilità" del Paese, è un partito teocratico e settoriale che pretende un prezzo (letteralmente, un prezzo) sempre più alto in cambio di una sua possibile (ma mai promessa) adesione agli eventuali accordi di pace (con i palestinesi e con la Siria) sognati dal Primo Ministro Barak e dalla grande maggioranza degli israeliani, trattati da quel partito con palese disprezzo come suoi ostaggi. Quando leggerete questo editoriale, la crisi sarà già stata superata, o il governo non ci sarà più, o (come è almeno ugualmente probabile, stando ai precedenti) la crisi si sarà resa permanente. Questi piccoli dettagli della situazione politica mediorientale, noiosi e oscuri, non avrebbero nessun interesse per i nostri gentili lettori, se non fossero in qualche modo emblematici, o meglio illustrativi dell'enorme complessità della ricerca della pace nella regione, e nella Terra, che conosciamo come tre volte "santa" e come culla della nostra civiltà biblica e cristiana. Non è che un piccolo "angoletto" delI'orbis terrarum (se si potesse immaginare un'orbe con "angoli"....) eppure merita, o comunque attira l'attenzione affascinata (e talvolta inorridita) dell'intera famiglia umana, in particolare della nostra Europa.

 

La complessità - mi permetto di dire - non è tanto oggettiva. Una dose moderata di buon senso e di buona volontà - si intenda, da parte degli interessati sia diretti che indiretti - avrebbe certamente permesso di risolvere i problemi, se non proprio felicemente, almeno equitativamente. La complessità, e l'estrema difficoltà, sarebbero invece "soggettivi", frutto del malevole influsso di (pre)letture ideologiche della realtà che finiscono per avvolgere interi numerosi gruppi umani dalla realtà effettiva. Queste ideologie - a noi credenti è difficile dirlo, sgradevole - sarebbero, almeno sociologicamente e fenomenologicamente, "religiose", anche se, con certe eccezioni notevoli, non di matrice "cristiana -

 

Noi credenti cristiani (il senso di solidarietà insito in quel "noi" è molto

confortante), soprattutto nell'Europa post-illuminista, manifestiamo da tempo una comprensibile insofferenza nei confronti del "laicismo politico-culturale, un avversario storico e forse sempre presente. Talvolta questo ci porta a solidarizzarci, almeno idealmente, con i nostri presunti "consimili" nel Vicino Oriente. Con loro lamentiamo il "secolarismo" militante, sognando una trasversale coalizione di "gente di fede" per affrontare le sue sfide radicali, in definitiva per sconfiggerlo. "Dobbiamo combattere insieme la dimenticanza di Dio", ho sentito una volta in un convegno catanese, dedicato alla "mediterraneità" (nella prospettiva della fede religiosa). "Ma in Terra Santa", ho osato rispondere subito con una battuta, "e in qualche altro paese della regione, di Dio ci si ricorda sin troppo - molto meno dell'uomo, e meno ancora della donna"!

 

La religione, come fenomeno socio-culturuale, politicamente rilevante, tende a non essere necessariamente un bene in quelle terre tanto amate quanto esasperanti (come lo sono troppo spesso le persone amate, qualcuno potrebbe aggiungere). Questo lo può dire un cattolico che è venuto alla fede in seguito al pontificato di Papa Giovanni XXIII (di prossima beatificazione) e al Concilio Vaticano Il, che hanno saputo cogliere nel senso giusto la sfida della passione per la libertà, e per la giusta autonomia delle realtà terrestri, ed individuarne le radici bibliche ed evangeliche, troppo spesso oscurate dalle sue strumentalizzazioni e contro-strumentalizzazioni nel corso dei due o più secoli precedenti, tanto da rendere la "sana laicità una caratteristica obbligatoria di un retto ordine politico. E' la "sana laicità" del governo delle realtà intra-mondane che sola permette quel benedetto realismo nella valutazione della realtà che, coniugato con il buon senso e con la buona volontà, favorisce la (appassionatamente spassionata) soluzione di problemi all'apparenza così "complessi" che minacciano sempre guerre, conflitti e bagni di sangue nella Terra Santa.

 

"Give me liberty or give me death"! Il grido di un certo Fatrick Henry, conosciuto da ogni scolare nord-americano, non è tanto un auspicio quanto una constatazione. Ecco perché la bizzarra (ed eventualmente passeggera, o no) "verifica di maggioranza" in Israele racchiude in sé quasi tutto il dramma mediorientale. Il Kulturkampf israeliano rispecchia le scelte da farsi anche dai suoi vicini e, a motivo del ruolo centrale di Israele nel determinare le sorti della regione, non può essere privo di interesse sia per loro che per tuffi noi che guardiamo oltre al "Mare nostrum" con tanta premura.

 

Dai quotidiani e dai telegiornali possiamo guadagnare qualche conoscenza superficiale (e spesso solo illusoria) degli avvenimenti che travolgono quella regione e le sue popolazioni Per arrivare ad un' "intelligenza" dei medesimi, l'occhiata al giornale chiaramente non basta. Aiutarci ad acquisire tale "intelligenza" e invece il compito, la missione, di riviste come la nostra. Il suo orizzonte abbraccia e contiene non soltanto, o non proprio, il rapido susseguirsi degli avvenimenti, delle crisi, dei conflitti, delle realizzazioni, della cronaca attuale, ma piuttosto l'intera evoluzione di quella che di tutti noi è in qualche senso (profondo) anche la nostra "patria”.

 

Ed in fine, ancora una parola sulla "religione", da aggiungere ai fiumi, agli oceani di parole ed immagini che hanno preceduto ed accompagnato l'epocale Pellegrinaggio di Giovanni Paolo lì in Terra Santa, in marzo di quest'anno - e che ne sono seguiti. Ai "laici" disgustati con la "religione" promotrice di non-libertà, di non-valori, di fanatismi, di xenofobia, di particolarismi militanti vari, Il Vicario di Cristo in terra ha mostrato un volto della "religione" fino allora non solo sconosciuto ma quasi inimmaginabile: la religione promotrice di pace, di fratellanza, di solidarietà, di penitenza e di perdono. In tutto Israele, quasi in tutto il mondo, rieccheggia quella esclamazione spontanea di tanti in Israele:

"Finalmente abbiamo visto ed udito un vero uomo di Dio"! e nei sondaggi di opinione pubblica, il Capo visibile della Chiesa Cattolica è risultato facile vincitore del concorso per l'ufficio di Rabbino Capo d'israele! Ad un certo momento, ci è sembrato di assistere all'ingresso trionfale a Gerusalemme del suo Principale! Ma gli elogi, i gridi di "osanna", sono stati certamente molto più affidabili, molto più sicuri, molto più preziosi, proprio perché sono seguiti, non semplicemente ai malcompresi miracoli (e fraintesi insegnamenti) del Taumaturgo galileo ma alla "Via Crucis" Sua e poi, per molti secoli, del Popolo della Prima Alleanza in mezzo al quale Egli nacque e visse. Non sono stati degli "osanna" facili, frutto di un'innamoramento immaturo ed inintelligente, ma "osanna" trionfali, frutto di una sofferenza superata, del sospetto conquistato, di una distanza faticosamente cancellata, di un'ostilità riconciliata. L'apporto del Papa alla ricerca della pace in Terra Santa non è quantificabile, non è misurabile con le misure della diplomazia, e le sue "conquiste" non sono attribuibili al numero delle sue 'divisioni" - il suo "regno" non è di questo mondo (ci sembra di aver letto questa espressione da qualche parte...) - ma per questo non sono meno potenti, ma piuttosto trascendentemente più duraturi e più efficaci ancora. "Osanna", salvaci Signore !

David Maria Jaeger