Religioni e culture a confronto per un Umanesimo Planetario
Cristiani
e musulmani in cammino nel XXI secolo
Filo
conduttore:
Nel
rispetto delle rispettive credenze lavorare per il riconoscimento
della legge naturale e dei valori comuni punto d’incontro per
la pace.
La
sfida sta nel saper dare una risposta comune ai problemi del XXI
secolo, oltre a preparare le nuove generazioni alla convivenza
multi-etnica religiosa e culturale a partire dall'esperienza degli
arabi cristiani: “Il rapporto fra islam e cristianesimo nel Medio
Oriente, indica alcuni nodi critici relativi alla questione delle
minoranze culturali e religiose, nodi di grande importanza anche
per comprendere e gestire la presenza dei musulmani nei paesi
europei”. (Fondazione Agnelli).
Un
dialogo della vita: non ideologico, sui diritti e la dignità della
persona, mirante alla conversione del cuore.
Introduzione
Tutti sappiamo che nella parola Islam vi è la radice della parola pace e ricordiamo
come Gesù ha presentato ai suoi la prima missione loro affidata:
"In qualunque casa voi entriate dite innanzi tutto: pace
in questa casa".
Nel Corano, la parola pace è uno dei novantanove più bei nomi di Dio.
È vero che dove l'Islam è presente non possiamo parlare di società
senza incontrare la dimensione religiosa e, inversamente, non
possiamo affermare nulla dell'Islam senza stabilire un collegamento
con la società in cui vive e si evolve. A questo proposito ha
scritto Louis Massignon “Esiste un popolo che nessuno veramente
ama, perché nessuno veramente conosce, e che nessuno veramente
conosce, perché nessuno veramente ama, e questo popolo è il popolo
musulmano. Sento il dovere di dedicare tutta la mia vita per farlo
conoscere e amare dai cristiani”.
La pace è un bene prezioso: è la condizione di un Paese non sconvolto da guerre
civili, di conflitti o di tensioni tra le diverse classi sociali,
dove vige l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Per
intraprendere insieme un cammino è necessario conoscersi, al fine
di poter avviare un minimo di collaborazione, sinergia e creare
un clima di pace; dunque, ascoltare con rispetto e capire l’altro.
Per fare ciò, diamo uno sguardo ai fondamenti delle due religioni
e alle differenze sostanziali tra Vangelo e Corano e al cammino
che si possa in comune intraprendere. Primi di addentrarmi su
questi concetti vorrei partire da fatti di recente attualità.
Pregiudizi
Nel mese di settembre 2006 il papa Benedetto XVI fece un discorso in ambito
universitario, all’università di Regensburg, con il quale tendeva
una mano alle istituzioni islamiche su tematiche importanti per
la pace. Ha affrontato temi di scottanti attualità quali la libertà
di espressione, di credo, di culto e di pratica religiosa, della
bioetica, dei valori umani della vita e della famiglia. Ha interrogato
il mondo islamico sugli eccidi in nome di Dio chiedendo una riflessione
per stabilire una serenità nei rapporti tra i credenti nell’unico
Dio; ha colto l’occasione per esprimere un rammarico per la poco
sentita presenza di Dio nel mondo occidentale. Il discorso ha
avuto una risonanza mondiale, ma è stato frainteso nel mondo islamico,
con violenti reazioni fino a causare ingenti danni materiali alle
istituzioni cristiane e persino l’assassinio di una suora.
Nello stesso periodo mi trovavo in Egitto e leggevo la replica del presidente
dell’unione dei giornalisti, un intellettuale di fama, al discorso
del papa; faceva notare che gli autori delle violenti reazioni
reclamando al papa le scuse o la ritrattazione delle sue affermazioni,
non avevano letto il testo originale del discorso ma si erano
basati sul quanto riportato da altre fonti! Sappiamo oggi che
i malintesi sono stati appianati ma senza i pregiudizi pre-esistenti
avremmo risparmiato danni e vite umani.
I
Fondamenti
Cristiani e il vangelo:
Sono parole di esseri umani ispirati da Dio. È attraverso le sue creature che
Dio agisce. Non è solo la parola di Dio, è la parola di Isaia,
Marco, Giovanni, ecc... Dio ha fatto uso delle sue creature e
le ha ispirate per diffondere la sua parola al mondo; Parola di
Dio in forma umana, arriva attraverso una comunità umana. Il concetto
cristiano di Dio: Logos e Amore fino al punto di farsi totalmente
piccolo, di assumere un corpo umano e alla fine di darsi come
pane nelle nostre mani. Curare il rapporto personale con Dio.
Riconosco che il mondo occidentale, detto erroneamente “cristiano”, attraversa
una grande crisi morale avendo relegato la religione nella sfera
privata e adottato un atteggiamento di indifferenza verso il nostro
Creatore.
Musulmani e il corano:
Corano: è la letterale, non interpretabile, parola di Dio. Dio ha dato la sua
parola a Maometto, ma è una parola eterna. Non è parola di Maometto.
È così com'è per sempre, è immutabile. Non adattabile; non conosce
la separazione tra la sfera politica e quella religiosa. Non esiste
nell’islam una distinzione tra sacro e profano, tra religione
e stato, tra società civile e comunità credente: da qui la legge
islamica (“sharia”) che dovrebbe governare tutta la vita dei popoli.
Nel Corano si trovano sia dei
versetti che sono in favore della tolleranza religiosa, (non uguaglianza),
sia altri che sono apertamente contrari a questa tolleranza. Perciò,
esistono due letture del Corano e della sunna, due scelte diverse
in contrasto tra loro, l'una aggressiva, guerriera e l'altra pacifica;
ci vorrebbe un'autorità, unanimemente riconosciuta dai musulmani,
che possa dire: d'ora in poi, solo questo versetto ha valore;
ma questo non accade. Infatti, non esiste una teologia islamica
istituzionale, non esiste una sola autorità religiosa.
Fattore
religioso nei paesi arabi
L'indole
e la tradizione delle popolazioni che abitano i paesi della fascia
meridionale dell'area mediterranea le rendono particolarmente
sensibili al coinvolgimento religioso. Un atteggiamento, questo,
che possiamo comprendere meglio se prendiamo in considerazione
il fatto che l'intera società è impregnata di caratteri religiosi.
Basti pensare che proprio dal Corano ogni stato arabo a maggioranza
musulmana trae le leggi che disciplinano la convivenza fra i cittadini.
Infatti, l'islam, sia come stato sia come religione, contiene
un progetto sociale e politico immutabile, dal momento che il
Corano ha gettato le basi per reggere la società civile per gli
uomini di tutti i tempi e luoghi. L’identità civile e religiosa
del cittadino arabo sono intimamente legate, e ciò dà vita a pregiudizi
e discriminazioni verso l’altro. Tutti i musulmani fanno parte
della stessa comunità, umma. Da ciò si capisce che il fattore
religioso non può essere trascurato nell'affrontare i problemi
del Medio Oriente.
La sfida
dell’islam radicale-politico
Negli ultimi decenni si è imposta al potere degli stati arabi la corrente di
pensiero che pretende di applicare alla lettera i dettami del
corano senza contestualizzarne la lettura e la riflessione. Per
di più non riesce, o non vuole, distinguere tra civiltà cristiana
e modernizzazione occidentale. Questa corrente abbinata al sottosviluppo
economico-culturale, riesce a coagulare ampi strati della popolazione,
delusi dal mancato sviluppo economico e da riforme sociali sempre
promesse dai governi e mai attuate. L'islam è allora percepito
come occasione di riscatto e l'integralismo sfrutta l'ignoranza
di questi strati sociali riguardo ai suoi obiettivi di conquista.
Pregiudizi religiosi, di usi e costumi, frustrazioni, arretratezze
economiche, sentimenti di ostilità verso l’occidente insieme a
quello di popolo favorito da Dio, sono tutti i componenti di un
polveriera pronto ad esplodere se non si interviene per tempo.
L'immagine che l'Islam ufficiale dà oggi di sé, è contraddittoria ed i media
non danno risalto alla sua spiritualità. Sembra prestare maggiore
attenzione a questioni che hanno radici di costume e di tradizioni
piuttosto che religiose (il velo, coprire il corpo della donna,
le pratiche rituali, la discriminazione tra i sessi) e non alla
dimensione interiore della persona.
Visto queste differenze e contraddizioni, mi chiedo se la legge
islamica di un Paese possa garantire la pace ai suoi cittadini,
oppure lei stessa è fonte di odio e dissapori? Un dato che suscita
perplessità è stato rilevato da un recente Rapporto ONU: i paesi
del mondo musulmano che ospitano il 20 percento della popolazione
mondiale, rappresentano soltanto il 4 percento del commercio mondiale.
Inoltre, i paesi del mondo arabo musulmano dove oggi c’è maggiore
innovazione sono quelli che hanno poco petrolio o che ne sono
del tutto privi.
Non cè pace senza giustizia nei cuori
La situazione giuridica del cristiano, e in qualche modo anche della donna,
è critica nei Paesi soggetti alla sharia, e non porta pace. Diamo
un sguardo succinto alle condizioni legali, delle persone, predominanti
nei paesi arabi; sono autentiche barriere alla pace e altrettanto
nodi invisibili agli italiani.
La legge religiosa islamica (sharia) condiziona la vita del Paese, delle famiglie,
delle persone e, dunque, permea i Paesi islamici ed i centri islamici
(in Italia o altrove) dove gli immigrati arabi musulmani si aggregano.
La sharia è la fonte dell’ordinamento costituzionale, in
una società blindata nella quale si può entrare senza poterne
uscire. I cardini della sharia sono: la fonte divina della legge
coranica, la non libertà di scelta religiosa, la non uguaglianza
tra i cittadini ed i diritti della donna dimezzati rispetto a
quelli dell'uomo.
Nella tradizione islamica esiste
il concetto di disuguaglianza: tra uomo e donna, tra musulmano
e non musulmano. Il musulmano di sesso maschile è considerato
pienamente titolare di diritti e di doveri; chi si converte ad
un’altra religione o diventa ateo, è un traditore passibile della
pena di morte o come minimo della perdita di tutti i diritti.
Superfluo ricordare le molte limitazioni alla dignità e libertà
della donna: non può giudicare un uomo, eredita la metà rispetto
al fratello, la donna cristiana non può ereditare dal marito musulmano;
il marito gode di un’autorità quasi assoluta sulla moglie. Il
non musulmano, uomini o donna, è limitato nei suoi diritti civili
e religiosi ed impedito di svolgere alcuni mestieri e professioni
(ginecologo, insegnante di lingua e letteratura araba, magistrato,
governo, ecc.).
Per dialogare è indispensabile
riconoscere le differenze e costatare che le immigrazioni ci danno
l’opportunità di poter imprimere una maggiore spiritualizzazione
alla nostra vita e di far conoscere il valore della libertà religiosa.
Diritti Umani -Dichiarazione Universale dell’ONU del 1948
L’applicazione delle risoluzioni ONU riguardo ai diritti umani nei paesi arabi
va fatta senza tentennamenti. Rilevo con rammarico l’indifferenza,
se non la latitanza dei governi dell’Unione Europea a pretendere
l’eliminazione delle discriminazioni inserite nei leggi che riguardano
le relazioni tra le persone nei paesi arabi. Sono vere umiliazioni
che provocano il lento spopolamento delle minoranze discriminate,
una shoah in bianco. Si calcola che circa dieci milioni
di arabi autoctoni siano dovuti emigrare verso l’occidente per
sopravvivere o recuperare la loro dignità di liberi cittadini
e garantire ai loro figli un futuro con uguali diritti di fronte
alla legge. Un esodo forzato che ha sradicato dalle loro terre
native intere minoranze autoctoni provocandone lentamente la scomparsa
di fronte all’indifferenza delle istituzioni internazionali e
dei poteri politici vogliosi di fare affari con i paesi ricchi
di fonti energetiche.
Non esiste paese a maggioranza islamica in cui i cristiani siano del tutto liberi
di praticare la loro fede o le donne libere di esercitare la loro
dignità di persone.
L’esperienza millenaria convissuta da arabi cristiani e musulmani ci porta
ad affermare che il rapporto fra islam e cristianesimo nel Medio
Oriente, è di grande importanza anche per comprendere e gestire
la presenza dei musulmani nei paesi europei. La separazione fra
stato e religione in Occidente offre indubbiamente una maggiore
possibilità di integrazione sociale, e di scelta religiosa anche
ai milioni di musulmani che vi risiedono.
Risalta agli occhi dei musulmani stessi l’indifferenza dei nostri governi alla
sorte delle minoranze cristiani nei paesi islamici e la nostra
riluttanza a confrontarci con coloro che li stanno umiliando.
La difesa dei copti d’Egitto, dei melkiti e maroniti nel medio
oriente, delle chiese assire nella Mesopotamia, dei cristiani
e neri africani in Sudan, e della libertà religiosa degli stessi
musulmani, contro le discriminazioni, va fatta a nome dell’applicazione
dei Diritti Umani. Questa difesa potrà favorire un proficuo dialogo
esistenziale con i musulmani minoranza religiosa in Europa.
Dialogo interreligioso.
Nell’inflazione
di parole dei nostri giorni, frasi per esempio come “siamo tutti
fratelli” sono divenute comunissime; fanno“chic”. La fraternità
è un compito che attende la sua realizzazione, siamo chiamati
a riscoprire il fratello dimenticato e cosi a trasformare in realtà
effettiva una pura e semplice possibilità. Non c’è dialogo senza
la verità, tutta la verità. No, all’arte dell’accomodamento; dire
solo ciò che piace all’altro è creare confusione, mentre insistere
su ciò che non si condivide è creare fanatismo.
Sia nel corano
che nel vangelo il pozzo è il centro degli incontri perché l’acqua
è il segno della vita. Noi non abbiamo più pozzi, apriamo solo
rubinetti e non comprendiamo più questo segno. Il dialogo mira
a creare nel nostro cuore un pozzo dove incontrare l’acqua perché
di vita eterna; una rivoluzione dei cuori. Il dialogo interreligioso,
infatti, non si propone come una conversione da una religione
all’altra, ma la mutua conoscenza e la condivisione delle proprie
ricchezze spirituali. Il dialogo con i musulmani parte dalla cultura
anziché dalla religione dove troppi differenze e pregiudizi ci
separano. Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale
costituiscono la grande base per il dialogo, tra credenti e non,
delle diverse religioni. A prova di questo fatto, durante la Conferenza del Cairo sulla popolazione
nel 1994 sotto gli auspici dell’ONU, le posizioni del Vaticano
erano più vicini ai paesi islamici aderenti all’OCI, Organizzazione
della Conferenza Islamica rispetto a quelli dei paesi della Unione
Europea.
I principi dell’Umanesimo sono una piattaforma ideale per creare i ponti tra
le persone e i popoli: Chiarezza nel rapporto, fiducia reciproca,
dolcezza, saper ascoltarci; prudenza, pazienza, atteggiamenti
e malintesi da evitare. Insieme, ciascuno al suo posto e con i
propri talenti, sappiano consolidare tutto ciò che cé di positivo
nel mondo e a superare con buona volontà tutto ciò che ferisce,
degrada e uccide l’uomo. Attuare un dialogo leale, fondato sul
rispetto delle culture, cosi che cadano i muri di odio, e si superi
il rifiuto degli uni verso gli altri.
Nonostante il dialogo tra i vertici religiosi non ha portato finora risultati
concreti va continuato; è da ricordare che La Vergine Maria è un punto d’incontro
tra musulmani e cristiani: - Maria è colei che unisce le
due religioni. Malgrado la perseveranza di poche anime di buona
volontà, il seme del cambiamento fatica a germogliare per due
ragioni: a) la società dei paesi arabi è rigidamente
blindata dalle leggi religiose. b) la società occidentale è allergica
ai temi religiosi: ci sono persino delle insidie nascoste
nelle pieghe delle proposte di legge in Italia che vanno contro
la morale delle due religioni.
Per ottenere risultati concreti verso la Pace, bisogna puntare sul “dialogo di vita”
che riguardino le opere di carità, l’azione per la pace e la
giustizia, la promozione umana, Le realtà umane non esistono senza
l’uomo, senza il libero impegno del suo spirito e del suo cuore.
Proprio per questo i credenti tutti, di tutte le fedi, sono tanto
più chiamati a lasciarsi penetrare interiormente dalla pace di
Dio, e a portare la sua forza nel mondo. Il rispetto della coscienza
religiosa è infatti il necessario presupposto perché tra le comunità
e i popoli si affermi, in un mondo globalizzato come l’attuale,
la cultura della pace.
Credenti e anime di di buona volontà in cammino nel XXI secolo
Per gestire il cambiamento è necessario che agiscano in sintonia Nord e Sud,
Oriente ed Occidente ed è importante non lasciare spazio a coloro
che pretendono di detenere il monopolio della Verità e hanno l’arroganza
di voler utilizzare la coercizione per imporre la loro Verità,
isolarsi, creare dei ghetti, futuri centri di potere.
La presente conversazione, Religioni e culture a confronto per un Umanesimo
Planetario, s’inserisce in questo quadro della pace in nome di
Dio. Donne e uomini di buona volontà ben inseriti nelle due rive
del Mediterraneo, possono rappresentare la pietra miliare per
il cambiamento.
Il tema dei
Diritti Umani è una buona piattaforma per promuovere insieme la
pace senza distinzione di razza, credo religioso o di ideologia:
ossia riconoscere all’Uomo la sua dignità nel creato. Musulmani
e cristiani lo prendono come modello per puntare sul dialogo di
vita per le opere di carità, l’azione per la pace e la giustizia,
la promozione della donna. A titolo di esempio per approfondimento,
citiamo alcune delle possibili azioni nel mondo:
·
Azioni per la promozione
del diritto alla vita costituiscono oggi la grande base per il
dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti
e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro
e, quindi, un fondamentale presupposto per un'autentica pace,
la denuncia dello scempio che di essa si fa nella nostra società:
accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di
svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate
dalla fame, dall'aborto e altre forme di manipolazioni e di mutilazioni.
·
Azioni per la libera
professione della propria fede. Le difficoltà che tanto i cristiani
quanto i seguaci di altre religioni, ivi compresi in alcuni casi
i musulmani stessi, incontrano nel professare pubblicamente e
liberamente le proprie convinzioni religiose; in alcuni Stati
vengono addirittura perseguitati alimentando un sistematico dileggio
culturale nei confronti delle credenze religiose. Ciò non può
che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace.
·
Azioni per il diritto
nell'accesso a beni essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa,
la salute; con la globalizzazione dei mezzi d’informazione le
vistose disuguaglianze non possono che provocare frustrazioni
e sensi di rivolta per le ingiustizie. Le gravissime carenze di
cui soffrono molte popolazioni, specialmente del Continente africano,
sono all'origine di violente rivendicazioni e costituiscono pertanto
una tremenda ferita inferta alla pace.
·
Azioni per l’uguaglianza
tra le persone umane; è un bene che non può essere disatteso o
vilipeso senza mettere a rischio la pace.
·
Azioni per la promozione
della donna che rappresenta oltre metà della popolazione mondiale
ma che viene spesso impedita di esercitare le sue potenzialità;
questa condizione femminile introduce fattori di instabilità
nell'assetto sociale quali possono essere lo sfruttamento di donne
trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto
per la loro dignità, la sottomissione all'arbitrio dell'uomo,
con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio
delle stesse libertà fondamentali. Il progetto di alfabetizzare
le popolazioni femminili è uno strumento efficace in questa ottica.
- Azioni
per dissipare una certa concezione di Dio che giustifica la
violenza e le guerre in nome Suo; è una minaccia per la pace
e va combattuta con le armi della pace attraverso la cultura
della giustizia con un aiuto ai popoli ai limiti della sopravivenza,
la promozione della cultura, la diffusione della cura della
salute ed un equa distribuzione delle risorse naturali tra
i popoli.
I progetti specifici che certi ong hanno in corso per affrontare le singole
minacce alla pace vanno sostenuti dagli Organismi internazionali,
in particolare l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale
del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione
dei diritti dell'uomo primo passo verso la pace mondiale. Utopia?
No, solo una speranza e un auspicio: perché ogni persona di buona
volontà si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di
pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei
suoi inalienabili diritti. Unire le energie per attuare uno o
più progetti nei rispettivi territori; un gradino insieme verso
la conversione dei cuori. Infine, vorrei sottolineare l’attenzione
della Chiesa per l’Umanesimo Planetario, citando Benedetto XVI:
“solo rispettando la persona umana è possibile promuovere la pace,
e solo costruendo la pace si pongono le basi per un autentico
umanesimo integrale”.
SONO CONVINTO
CHE L’ISLAM, INTESO SECONDO LA SUA TRADIZIONE SPIRITUALE, POSSA OFFRIRE
PREZIOSE RISORSE DA SPENDERE E CONDIVIDERE PER COSTRUIRE, INSIEME
AL CRISTIANESIMO E ALLE ALTRE RELIGIONI, LA CULTURA GLOBALE DELLA PACE E DELLA
FRATERNITà.
Giuseppe
Samir Eid Giuseppe.eid@fastwebnet.it
maggio
2007
N.B.
libera estrapolazione dal libro dello stesso Autore: Musulmani
e cristiani - I nodi invisibili del dialogo, Ed. Carabà, Milano,
2007. www. caraba.it