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Simone Atumano
, di Giorgio Fedalto, Paideia Editrice, Brescia, 2007.

L’intreccio di rapporti tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente nel medioevo riceve un ulteriore raggio di luce che rischiara un contesto piuttosto complesso, talvolta idealizzato,  talaltra demonizzato. Per uscire dalle semplificazioni che certamente non aiutano a farsi un idea serena è sempre necessario che qualche esperto faccia “parlare”  le fonti per avere un immagine il meno approssimativa possibile. È il compito che va svolgendo ormai da decenni il prof. Giorgio Fedalto nell’ambito della storia del cristianesimo e segnatamente di quello Orientale. È in tale direzione che mi permetto di segnalare la seconda edizione del volume Simone Atumano uscito quest’anno.  A partire dalle vicende del personaggio oggetto del volume, l’autore intende gettare luce nel groviglio di rapporti  tra mondo Occidentale e mondo Orientale.

Chi è Simone Atumano

Il  23 giugno 1348 papa Clemente VI elesse vescovo di Gerace in Calabria, sede vacante per la morte del vescovo Barlaam, il monaco greco Simone Atumano del monastero di Studio a Costantinopoli.  Nato nel primo decennio del XIV secolo,  nominato vescovo di Gerace nel giugno del 1348 e successivamente verso la fine del XIV secolo vescovo di Tebe. Studio, luogo di formazione di Simone, fu simbolo della difesa dell’ortodossia in opposizione alle dottrine monofisite e nei secoli tra l’VIII e il IX si oppose alla furia iconoclasta che imperversò in buona parte dell’Oriente cristiano.

L’Atumano, personaggio dotato di sensibilità letteraria, era conoscitore della lingua latina, greca ed ebraica. Fu proprio lo strumento linguistico, di cui erano dotati alcuni ecclesiastici dell’epoca a permettere un contatto pressoché costante tra mondo Occidentale e Orientale. Tra l’altro non bisogna dimenticare che in questo periodo la chiesa occidentale era  attraversata dallo scisma avignonese (1378 – 1417).  Insieme a Barlaam,  predecessore dello stesso Simone nella diocesi di Gerace, e Leonzio Pilato furono i promotori  dello studio della lingua greca nell'Europa occidentale.  Il Fedalto nell’opera che qui presento attesta una serie di rapporti tra questi vescovi  e uomini di cultura come  Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio che contribuirono non poco a caratterizzare quella corrente culturale che siamo soliti definire umanesimo. Personaggi come questi concorsero non poco a dare uno stimolo alla cultura umanistica che caratterizzerà l’Europa nei secoli successivi. Com’è noto la corrente umanistica è stato il principale movimento della rinascita culturale europea fondata proprio sui capolavori letterari greci e romani. Un movimento che interessò i vari campi del sapere:  dalla letteratura  alla filosofia, alla storia,  alla filologia con inevitabile ricaduta sulla teologia e le scienze.  Fu proprio l’ambito teologico a far si che la cultura greca fosse preservata in ambito occidentale caratterizzato principalmente da quella latina.  Lo stesso Simone con i suoi numerosi viaggi ad Avignone si inserì in questo contesto.  Avignone ebbe una funzione particolare per lo sviluppo dell’umanesimo italiano in quanto centro di contatti tra la rinascenza culturale italiana e la tradizione medievale francese. La funzione svolta da questi prelati latini, ma di cultura e formazione greca, permise quindi un’osmosi tra questi mondi che sembravano allontanarsi sempre più. Su questo fronte più squisitamente ecclesiale,  Atumano, come convertito alla fede romana,  va inserito proprio in quel movimento di persone che consideravano in modo nuovo i rapporti tra le due Chiese, privo di quella radicalizzazione della polemica antiromana.

La fede cristiana quindi, grazie all’universalità del suo messaggio e  a personaggi di spicco come il monaco greco,  continuava  ad essere da stimolo allo sviluppo di quella cultura che noi oggi definiremmo “laica”. Non è difficile immaginare quanta importanza rivestissero vescovi come Barlaam calabro  e lo stesso Simone Atumano in una diocesi come quella di Gerace, posizionata geograficamente tra Oriente ed Occidente. La nuova edizione del prof . Fedalto, riveduta ed aumentata, a circa quarant’anni della sua prima indagine  biografica su Simone Atumano si giustifica, a detta dell’autore, ma se ne persuaderà subito il lettore che avrà tra le mani il volume, per la presenza di nuovi elementi che arricchiscono l’immagine del vescovo tebano. Tanto più che,  collocando il personaggio nella cornice storica del suo tempo, può risaltare meglio l’importanza sia del vescovo pastore tra Chiesa greca e Chiesa latina, sia del letterato umanista, precursore, nella seconda metà del Trecento di un movimento di cui l’Europa continua a gloriarsi.

Nunzio Lozito

 
 
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