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Le Ampolle della Manna di S. Nicola: una tradizione che rinasce .

Ettore Motolese

La Mostra “San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente”, allestita recentemente nelle sale del Castello Svevo di Bari, è stata  sicuramente per la Puglia uno degli eventi artistici di maggior rilievo di questi ultimi anni in quanto ha offerto una panoramica senza precedenti intorno alla figura  del Santo patrono di Bari grazie ad opere di vario genere ( oreficeria, sculture,dipinti,icone ecc…) che hanno coperto un arco cronologico lunghissimo, quasi 15 secoli, e un territorio che, dall’Asia minore, passando per Costantinopoli, si spinge verso la Russia ortodossa, l’Albania, la Turchia e verso l’Italia cattolica, in particolare fino a Bari.

Le grandi varietà di rappresentazioni del Santo di Myra studiate ed esposte, spesso per la prima volta, allo sguardo del visitatore, hanno permesso di rettamente valutare l’importanza del culto del santo, che si sviluppa dall’oriente ortodosso all’occidente cristiano.

Le rappresentazioni più antiche del santo sono probabilmente le icone del Monastero di Santa Caterina, nel Sinai,che mostrano la graduale evoluzione dell’immagine del Santo fino alla figura oggi nota.

Meno conosciute, ma non meno interessanti, poiché legate alla città di Bari, sono le ampolle di vetro contenenti la manna di S. Nicola.

Da quasi mille anni, le ossa di S. Nicola trasudano un liquido limpido che si deposita sul fondo del Suo sepolcro, situato nella cripta della basilica  barese che porta il Suo nome, che viene prelevato una volta l’anno durante una solenne cerimonia e, diluita con acqua benedetta, viene conservata in ampolle di vetro, piccole bottiglie dette anche caraffine, decorate con immagini del Santo e rievocazioni di eventi miracolosi.

Il primo cronista che scrisse della Manna di S. Nicola, fu Giovanni di Amalfi ( 950 circa ) seguito da altri che puntualizzarono i miracoli operati dal liquido.

La straordinarietà dei “vetri di S. Nicola”, le appena menzionate “caraffine della manna”, è rappresentata dalle decorazioni pittoriche che li ornano narrando spesso vita e miracoli del Santo.

Questa tradizione, documentata già nel 1500, è rimasta viva fino al secondo conflitto mondiale; dopo questo periodo, forse per il venir meno dell’artigianato, è caduta in disuso ma , con felice intuito e grande passione, dopo il 1970, alcuni artisti baresi, in particolare la Professoressa Lia Leda Leonardi, iniziarono a riprodurre su vetro le immagini di S. Nicola.

Questa Artista infatti organizzò a Bari una prima mostra di ampolle dipinte, nella quale veniva altresì evidenziata la loro lavorazione che consisteva in tre fasi; una prima che vedeva la sola stesura del disegno sul vetro, evidenziato da profili di smalto nero. Indi veniva steso il colore per poi, nella terza ed ultima fase, completarne la visibilità e bellezza grazie alla sovrapposizione di varie mani dello stesso e di oro.

Figlia d’arte del noto pittore e critico Leonardo Leonardi, l’Artista, attenta alle fonti storiche del Santo e alle leggende sui suoi miracoli, ( spesse volte infatti ha consultato l’archivio della basilica di S. Nicola. ) scelse di dipingerlo soprattutto con i paramenti della chiesa cristiana d’Oriente, sottolineando l’aspetto ecumenico della sua ricerca artistica.

Le ampolle dipinte dalla Leonardi sono di vetro soffiato, manufatti di pregio, opera di stilisti muranesi, e la tecnica pittorica utilizzata è quella dello smalto vetrario, contrariamente alle decorazioni delle ampolle dei periodi precedenti, dipinte a olio o a tempera grassa.

Questo è stato pensato per far sì che gli smalti consentano il passaggio della luce, che ne esalta i colori e restituisce al vetro il fulgore mistico, evocatore delle atmosfere delle grandi vetrate delle cattedrali.

Negli anni, alcune ampolle, rese preziose dalla presenza della sacra Manna, sono state donate a personaggi della chiesa d’Oriente ( il metropolita di Myra, il Patriarca di Mosca, il Patriarca di Istambul ) e in occasione della sua visita alla città di Bari, al Santo Padre Giovanni Paolo II.

La figura del santo, in questa rappresentazione, regge sul cuore la miniatura dell’icona della Madonna nera di Czestochowa, tanto cara al pontefice polacco.

Bari , con questa particolare testimonianza di fede, ancora una volta si identifica con il “suo” S. Nicola nella triplice dimensione ecumenica, europea e mediterranea.

 
 
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