sommario | redazione
 
 
   
Radici

Le suddivisioni euro-afro-asiatiche della Sicilia
Dalla colonizzazione greca all’unità d’Italia

di Giovanni Armillotta

 

“L’essere stata l’isola, nella storia, più e più volte marginale di un sistema socioculturale e di un impero e, di aver sempre saputo vivere da protagonista la sua marginalità, trasformandola in una cerniera, in un’area di passaggio e di elaborazione. Tra il IX e V secolo a.C. circa, l’isola si configura contesa tra due egemonie che ne fanno un’area di frontiera: essa è l’avamposto nordorientale punico, l’area coloniale degli elleni. Successivamente, fra V e IX secolo d.C. eccola di nuovo area periferica e di frontiera: tra la pars Orientis prevalentemente ellenofona e la pars Occidentis latifona dell’impero sorto dalla riforma teodosiana. Le successive contese fanno dell’isola ancora più e più volte una turbolenta eppur vivissima periferia, un’area di confine, un piano di scorrimento: arabo-berberi musulmani contro bizantini, normanni contro arabo-berberi, normanni contro svevi, svevi contro angioini, angioini contro aragonesi. Fra XV e XIX secolo, l’isola appartenne senza dubbio all’universo statale e culturale iberico (asburgico prima, borbonico poi): e, come tale, fu l’apice meridionale d’un triangolo immenso, che aveva il vertice orientale nell’area austro-ungaro-boema e quello occidentale nel mondo andino prospiciente l’Oceano Pacifico. Con l’Ottocento, insieme con il Portogallo, la Sicilia fu l’area euromeridionale più interessata ai rapporti con l’Inghilterra, e la sua centralità si ripropose nuovamente sul piano delle rotte continentali fra Gibilterra e Suez specie dopo l’apertura del canale” [1] .
L’esaustiva sintesi di Franco Cardini è necessaria per presentare la terra meridionale del continente liquido mediterraneo di braudeliana memoria. Un limes, il cui retaggio tricontinentale delle sue culture e vicende epocali, non abbisogna certo del seguente contributo; questo, invece, cerca unicamente di razionalizzare l’impatto geopolitico, che le nazioni euro-afro-asiatiche succedutesi in Sicilia hanno sanzionato dal mero lato amministrativo.

La Magna Grecia

Fin dall’espansione ellenica in Italia (VIII-V sec. a.C.), Syracusæ (Συρακοΰσαι - Siracusa), colonia corinzia posta ad oriente, divenne una delle principali unità-Stato della Sicilia. Fondata sull’isola Ortygia (o Ortygie - ’Ορτυγία), da lì estese i propri confini su colline e pianure circostanti. Agrigentum (’Ακράγας - Agrigento), era centro d’un vasto commercio; famosi furono i suoi tiranni, i carri ed i cavalli, e la magnificenza degli abitanti che addirittura toccarono il tetto delle ottocentomila anime. Sulla medesima costa, Gela (Γέλα), colonia cretese; la più importante prima che Siracusa e Agrigento (creata dagli stessi Gelensi) imponessero la loro influenza.
I Messeni, fuggiti dalla terra patria, ripararono a Zancle (Ζάγκλη), mutandone il nome in Messana (Μεσσήνη, dorico: Μεσσάνα - Messina); Himera (Ιμέρα) fu pure colonia di Zancle. A sud Tauromenium (o Tauromene, o Taurominium - Taormina), colonia ionica, era nota per i vini, mentre a nord di Siracusa situavasi Leontini (Λεοντΐνοι - Lentini); inoltre fra Siracusa e Taormina, sulla costa orientale, vi era Catina (o Catana - Κατάνη - Catania) in fondo ad un ampio golfo, già fiorente porto. Tra Catania e l’Etna (Α’ίτνη), v’è Hybla Maior (o Hyble - ‘´Υβλα) celebre per il miele, e Camerina (o Camarina - Καμαρίνα - Rovine di Camarina), colonia di Siracusa sulla costa sud-est.
Selinus (Σελινοΰς - Selinunte), colonia di Hybla Maior, ad ovest di Agrigento, fu devastata da Annibale (247-183 a.C.) duecentoquarant’anni dopo l’edificazione. La scoperta di alcuni templi, attesta un’antichità per lo meno contemporanea ai più vetusti monumenti architettonici di Atene. Altre ragguardevoli vestigia in Segesta (’Ακέστη), nei pressi di Castellammare del Golfo, eretta dagli Elimi e colonizzata dai Tessali, sulla costa nord-ovest. Ivi prosperava Panormos (o Panormus, o Panormum - Πάνορμος - Palermo), dal fenicio Panhorm “grande rupe”, e l’ampio porto allo sbocco dell’Oreto. All’estrema punta occidentale sorgeva una città, già colonia fenicia, Lilybæum (o Lilybæon - Λιλύβαιον - Marsala): l’unica affrancatasi dalla dominazione di Dionigi (432-407-367 a.C.).
Intorno diverse isole, le Æoles (Α’ιολεΐς) e Hiera (Vulcano) a nord, dove la principale, Lipara (o Lipare - Λιπάρα), era colonia dei Cnidi e base dei pirati etruschi: Ægates a nord-ovest di fronte a Drepanum o Drepana (Δρέπανον o Δρέπανα - Trapani); a sud Gaulos (Gozzo) e Melita (o Melite - Μελίτη - Malta), là i Fenici vi lasciarono colonie e monumenti.
Un tentativo autoctono di unificazione vide protagonista Ducezio (†440 a.C.), nobile siciliano, capo dell’insurrezione contro gl’immigrati greci. Riuscì a formare un forte Stato, con capitale Palica, collegando quasi tutte le città sicule, e sottraendo parecchie terre a quelle greche; ma, battuto nel 450 a.C. dai Siracusani, si arrese e venne relegato a Corinto. Meno di due secoli dopo, Pirro II (318-306-272 a.C.), acclamato re dell’Isola nel 278 a.C. a Siracusa, la riunì sotto di sé, salvo la punica Lilybæum, ma poco dopo si ritirò (276 a.C.).

Le guerre puniche

Quando scoppiò la prima guerra punica (264 a.C.), Cartagine possedeva due terzi della Sicilia, restando a Gerone II (306-274-215 a.C.) le coste orientali e ai Mamertini [2] la città di Messina. Dalle fonti in nostro possesso non si può delimitare in maniera assoluta il limite geo-politico fra i Cartaginesi e Siracusa, ma pare appartenesse a quest’ultima il territorio ad est dei monti Erei e del fiume Herminus (Irmìnio), che rimase ai Siracusani nel trattato di pace del 241 a.C.; nelle vicinanze delle Ægates si combatté la battaglia navale, che decise le sorti della prima guerra punica (241 a.C.), dopo di che la Sicilia cartaginese veniva acquisita da Roma. In essa si contavano numerose città rivierasche, e altre site nelle regioni interne:
i) sulla costa meridionale: Camarina, Acrillæ sul fiume Àcate o Dirillo, Gela, Achetum (Licata), Dædalium (Palma di Montechiaro), Agrigento, Heraclea Minoa (‘Ηράκλεια Μινώα), Selinunte e Mazara del Vallo;
ii) sulla occidentale: Lilybæum, Trapani ed Eryx (’´Ερυξ- Erice);
iii) sulla settentrionale: Segesta, Parthenicum (Partinico), Hiccara, Ercta, Palermo, Solus (Σολοΰς - Solunto), Himera, distrutta dai Cartaginesi, fu ricostruita sulla destra del fiume omonimo col nome di Thermæ (Θέρμη - Termini Imerese); Cephalœdis o Cephalœdium (Κεφαλοιδίς o Κεφαλοίδιον - Cefalù), Halesa (o Halæsa, ’´Αλαισα; oggi rovine a nord-ovest del comune di Tusa), Calacte (Καλή ’ακτή - Caronìa), Agathyrna (o Agathyrnum - ’Αγάθυρνα - Sant’Agata di Militello), Aluntium (’Αλούντιον - Capo d’Orlando), Bricinniæ (Librizzi), Tyndaris (Τυνδαρίς - Tindari), Mylæ (o Myle - Μυλαί - Milazzo), Artemisium (’Αρτεμίσιον) o Fanum Dianæ, Facellinæ, Abacænum (Pace), Nautochus, e oltre il capo Peloro, Messina;
iv) all’interno: Henna (‘´Εννα - Enna) su di una montagna, centro dell’Isola, e con il mitico tempio di Diana; Engyon (’´Εγγυον - Gangi) a nord-ovest di Enna e ai piedi dei Nebrodi; Herbita (‘´Ερβιτα - Nicosia) a sud-est fra i monti Erei; Camicos (Camastra) ad occidente del fiume Salso o Imera meridionale (ex fiume di San Leonardo); Erbessus ed Inyx a settentrione d’Agrigento; Entella (’´Εντελλα) a nord-ovest di Selinunte, come Iæta (San Giuseppe Jato); Macella, Triocala fortezza nei pressi di Heraclea, e Ancyra (’´Αγκυρα) sull’Imera settentrionale (fiume Grande). Passarono ai Romani anche le suddette isole più Ustica, ad occidente delle Eolie.
La Sicilia fu ridotta a provincia, essendo Roma abbastanza forte da non tollerare più alleati, bensì sudditi e provinciali. Alcune città ottennero privilegi, come Taormina ch’ebbe il titolo di fœderata, e di coloniæ: Catania, Palermo e Termini Imerese – sottigliezze diplomatiche nello stile del divide et impera.
Prima della fine della seconda guerra punica (219-201 a.C.) Roma assorbì lo Stato siracusano; da nord a sud: Tamaricium, Palma, Callipolis (Καλλίπολις), Taormina, Naxos (Νάξος), Catania, Morgantina, Leontini, Xiphonia (Porto Xifònio), Megara Hyblæa (Μέγαρα) già detta Hybla Parva, Thapsos (o Thapsus - Θάψος - Penisola Magnisi), Mylæ (Melilli). Siracusa divisa in cinque quartieri separati da mura: Ortigia, col palazzo di Gerone, templi e la fonte d’Arethusa (’Αρέθουσα); Achradina (’Αχραδινή), la parte più importante della città, per grandezza, edifici e per numero di abitanti; Tycha (Τύχη), terzo quartiere, con un tempio della Fortuna; Epipolæ sopra una collina scoscesa che dominava la parte occidentale della città, e Neapolis (Νεάπολις). Oltre a queste Dascon sul promontorio Plemurio, Elorus (’´Ελωρος - oggi rovine sotto il nome di Muri Ucci, secondo altri Colisseo San Filippo) e Motya. A meridione Edissa (o Plaga Heræo); nell’interno Adranum, Hybla Major (Paternò), Herbessus (presso Lentini), Acræ (Palazzolo Acrèide), Netum (rovine di Noto Antica), Casmena, Mutyce (o Mutica - Μότωκα - Modica), ed Heræa Hybla nei monti Erei. Tutte furono annesse alla provincia siciliana nel 212 a.C., e la città di Siracusa ne divenne capoluogo.

Roma imperiale

Con Marco Antonio (88-30 a.C.) la Sicilia ottenne la cittadinanza romana ma, unita a Corsica e Sardegna, formò una sola provincia, mentre Siracusa non rappresentava che un borgo, finché Augusto (63-27 a.C.-14 d.C.) non cedé al Senato l’amministrazione dei tre territori. Durante il periodo della tetrarchia, Diocleziano (243?-284-305-†313) affidò all’Augusto, Massimiano (240/250-286-305-†310), il governo dell’Occidente, comprese le isole del Mediterraneo. La riforma di Costantino I il Grande (280-306-337) accentrò nuovamente l’autorità imperiale, e la Sicilia entrò a far parte della II Prefettura (Diocesi d’Italia). Un’ulteriore divisione, all’indomani della morte di Teodosio I il Grande (347?-379-395) riportò la Sicilia nella I Prefettura (I Diocesi d’Italia) e di conseguenza nell’Impero Romano d’Occidente.

L’alto Medioevo

Nel V secolo cadde in mano dei Vandali la sua estremità occidentale; in seguito l’intera Isola fu successivamente di Odoacre (434-493), dei Goti, e dei Bizantini che ne fecero una provincia amministrata da un patrizio sottoposto all’autorità dell’esarca di Ravenna. Per cercare di frenare l’espansione araba nel Mediterraneo, in luogo dell’antica divisione in province, i territori bizantini in Europa furono riordinati in dodici temi, e fra questi il tema di Sicilia con capitale Reggio.
Nell’823 l’ammiraglio bizantino Eufemio se ne proclama sovrano, e, sconfitto, invoca gli Arabi di Kairuan (827), che la conquistano dopo cinquantuno anni di lotte, distruggendo Siracusa (878), stabilendo la capitale a Palermo, i cui emiri divennero più tardi ereditari, dando origine alla dinastia dei Kalbuti (948-1040). Il Paese fu diviso in tre valli: di Mazara ad occidente, di Demona a nord-est, e di Noto a sud-est. Sull’argomento ha esposto in maniera magistrale Alessandro Vanoli sul precedente numero della rivista [3] .

Il basso Medioevo

La conquista normanna si completò fra il 1060 ed il 1091, mentre Ruggiero II (1095-1130-1154), diventò – per concessione dell’antipapa Anacleto II (?-1130-1138) – re di Sicilia, Calabria e Puglia, principe di Capua, onore di Napoli e difensore di Benevento (1130), costituendo la capitale a Palermo [4] . La corona gli fu riconosciuta nove anni dopo dal papa legittimo Innocenzo II (?-1130-1143).
Nel regno normanno di Sicilia convissero pacificamente per un secolo le culture bizantina e araba e quella latina, le prime evolute e mature, l’ultima ancora in embrione. Fu soprattutto nella Sicilia di allora che una parte della cultura araba si trasfuse nella nostra, e vi è rimasta.
Inoltre verso la metà del XII secolo, Ruggiero II riceveva in reddito dalla sola Palermo più di quanto il re d’Inghilterra ricavasse da tutto il suo regno; tanto che parecchi inglesi andavano in Sicilia in cerca di fortuna e in genere la trovavano. Allora l’Isola era qualcosa di simile all’America come la pensavano i nostri emigranti all’inizio del secolo: una terra di ricchezze e di promesse.
Dopo la fine del dominio normanno la Sicilia passò alla dinastia sveva (1194-1266), ed in seguito alla casa d’Angiò. Ma la decisione di Carlo I (1226-1266-1282-†1285) di spostare la capitale da Palermo a Napoli (1282), il moto dei Vespri, e il posteriore distacco, condussero gli Aragonesi al potere. Però nel 1402 si estingueva con Maria (1367-1377-1402) il ramo siciliano-aragonese; nonostante la fiera resistenza di alcuni baroni, la Sicilia finiva per essere unita all’Aragona (poi alla Spagna), scadendo a vicereame.

Secoli XVIII-XIX: Savoia-Borboni-Savoia

La Sicilia si distaccò dalla Spagna nel 1713 per dar vita al primo regno dei Savoia; per breve tempo, in quanto dal 1718 passò all’Austria; e nel 1734, col Mezzogiorno, formò sotto i Borboni il regno delle Due Sicilie [5] , mantenendo però i suoi ordinamenti separati. Ai Borboni la Sicilia rimase anche nei periodi in cui essi persero il Continente (1806-15), e nel 1812, auspice Lord William Cavendish Bentinck (1774-1839), ebbe una costituzione parlamentare elaborata da Paolo Balsamo sul modello inglese, conservando la divisione amministrativa creata dagli Arabi quasi un millennio prima.
Nel momento in cui re Ferdinando (n. 1751) [6] , pretese di dare effettiva unità al duplice regno, abolendo l’8 dicembre 1816 la Costituzione, ed inaugurando il vero e proprio Regno delle Due Sicilie, essa divenne decisamente ostile alla dinastia, contemporaneamente alla perdita della propria secolare indipendenza.
Per ciò che concerne la ripartizione territoriale il Regno si componeva di domini di qua e di là dal Faro, in quindici province continentali [7] e sette valli insulari, a loro volta divise in distretti, circondari e comuni: Caltanissetta, Catania, Girgenti, Messina, Palermo, Siracusa, Trapani [8] .
I moti separatisti del 1820 e 1848, l’accoglienza che trovò Garibaldi e la rapida sconfitta regia, culminarono nel plebiscito del 21 ottobre 1860, mentre l’ultima piazzaforte borbonica cadeva l’anno dopo (Messina, 21 marzo 1861).



[1] Franco Cardini, Noi euromeditteranei, noi euroterroni, Editoriale de “L’Euro-Mediterraneo”, Palermo, Nuova serie, I (2002), Dicembre, p. 3.

[2] Corpo di mercenari, in gran parte di origine campana, al servizio di Agatocle tiranno di Siracusa (360-305-289 a.C.), così detti da Mamers, dio osco della guerra. Morto Agatocle, essi s’impadronirono a tradimento di Messina e presero a taglieggiare e devastare tutta la Sicilia di nord-est (283 a.C.); disfatti da Pirro II, ripresero animo dopo la sua partenza e invasero anche il Bruzio ove furono battuti dai Romani. Nuovamente sgominati dai Siracusani nel 265 a.C., chiamarono in aiuto prima i Cartaginesi e poi i Romani, fornendo l’occasione della prima guerra punica.

[3] Alessandro Vanoli, La Sicilia altomedievale in alcuni viaggiatori arabi, “La porta d’Oriente”, Firenze, Nuova serie, I (2003), N. 1, pp. 78-87.

[4] A quel tempo il regno si presentava come uno dei principali sedici Stati europei: Aragona e Navarra (regno unito), Danimarca, Francia, Sacro Romano Impero Germanico (la Santa Sede - Patrimonium Petri era sotto la sua giurisdizione), Impero Romano d’Oriente, Inghilterra, León e Castiglia (regno unito), Norvegia, Polonia, Russia, Scozia, Slavonia (in riva al Baltico), Svezia, Ungheria, Venezia

[5] Il nome di Due Sicilie ebbe origine dal fatto che, dopo i Vespri siciliani, tanto gli Aragonesi (effettivi sovrani di Sicilia) quanto gli Angioini (re di Napoli ma pretendenti sempre al dominio dell’Isola) portarono il titolo di re di Sicilia. Per cui, quando Alfonso V d’Aragona il Magnanimo (1396-1416-1458) riunì in sé le due corone (1443), assunse il titolo di re delle Due Sicilie: alla sua morte l’unità si spezzò. Invece, Giuseppe Napoleone Bonaparte fu solo nominalmente re delle Due Sicilie (1806-08), in quanto non aveva giurisdizione sull’Isola, in mano dei Borboni; per cui, concretamente, il successore Gioacchino Murat (1808-15) ritenne solo il titolo di re di Napoli.

[6] IV di Napoli: 1759-1799, 1799-1806, 1815-21, 1821-25; III di Sicilia: 1759-1812, 1814-25; I delle Due Sicilie: 1816-25.

[7] In minuscolo le province create successivamente sino al XX secolo: Abruzzo Citeriore (Chieti), I Abruzzo Ulteriore (Teramo, Ascoli Piceno), II Abruzzo Ulteriore (L’Aquila), Basilicata (Potenza, Matera), Calabria Citeriore (Cosenza), I Calabria Ulteriore (Reggio), II Calabria Ulteriore (Catanzaro), Capitanata (Foggia), Molise (Campobasso, Isernia), Napoli, Principato Citeriore (Salerno), Principato Ulteriore (Avellino), Terra di Bari (BARI), Terra di Lavoro (Caserta, Benevento), Terra d’Otranto (Lecce, Brindisi, Taranto).

[8] Evoluzione amministrativa delle attuali nove province: Agrigento (43 comuni; fino al 1927 Girgenti); Caltanissetta (22 comuni; nel 1927 staccati 8 comuni passati a far parte della nuova provincia di Enna, ex Castrogiovanni); Catania (58 comuni; nel 1927 staccati 12 comuni passati a far parte della nuova provincia di Enna, ex Castrogiovanni); Enna (20 comuni; ex Castrogiovanni, costituita nel 1927 con 8 comuni staccati dalla provincia di Caltanissetta, e 12 da quella di Catania); Messina (108 comuni); Palermo (82 comuni; nel 1954 aggregato il comune di Camporeale, staccato dalla provincia di Trapani); Ragusa (12 comuni; costituita nel 1927 con 12 comuni staccati dalla provincia di Siracusa); Siracusa (21 comuni; nel 1927 staccati 12 comuni passati a far parte della nuova provincia di Ragusa); Trapani (24 comuni; nel 1954 staccato il comune di Camporeale, aggregato alla provincia di Palermo).

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