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Oriente oggi

Pellegrinaggio in Terra Santa

Nunzio Lozito

Dal 26 dicembre al 2 gennaio scorsi l’ENEC (Europe Near East Centre), un’associazione il cui centro è a Bari (via Sagarriga Visconti 20; posta elettronica info@enec.it), ha promosso un pellegrinaggio in Terra Santa. Non si è trattato certo del primo che l’associazione nei suoi sedici anni di storia ha proposto. Quello dei viaggi è sempre stato uno dei punti qualificanti  dell’associazione  per  favorire la conoscenza della realtà del Vicino Oriente nei suoi vari aspetti: religioso, culturale, storico, linguistico ecc. Sin dalla sua fondazione, ad opera di sacerdoti, intellettuali e gente comune, l’ENEC, ha avuto come suo primo obiettivo quello di sostenere, anche attraverso la conoscenza, le comunità cristiane presenti nel Vicino Oriente.
Il pellegrinaggio appena concluso, assume un carattere particolare perché ha avuto luogo all’indomani di un periodo di quasi assoluta assenza di pellegrini nella Terra Santa. Ha assunto un carattere straordinario, in primo luogo per coloro che vi hanno preso parte, un gruppo eterogeneo formato da famiglie con bambini e ragazzi, giovani e anziani; in secondo luogo per le finalità dell’associazione, che hanno la possibilità di essere rilanciate.
Tuttavia prima di descrivere il pellegrinaggio mi preme testimoniare la gratitudine a coloro che hanno guidato i pellegrini in Terra Santa: al  p. David Jaeger o.f.m. attuale presidente dell’ENEC, il quale, grazie alla conoscenza della realtà socio-politico- religiosa dei luoghi ha favorito una maggiore familiarità dei pellegrini con luoghi e persone indigene; a don Nicola Bux  che con la sua pluriennale esperienza di guida ai Luoghi Santi, ha abilmente contestualizzato gli eventi della storia della salvezza, permettendo quasi di rivivere i momenti della vita di Gesù; a don Alberto Pianosi che ha accompagnato i pellegrini con la profondità delle sue riflessioni,  legate ai luoghi visitati.  I due sacerdoti hanno voluto così celebrare il trentennale del loro sacerdozio con il patrocinio di due figure a loro care scomparse quest’anno: Giovanni Paolo II e Luigi Giussani.
L’Itinerarium ad loca Sancta è sempre stato, per i pellegrini che da Occidente si recano in Oriente per attingere alle sorgenti della fede,  un’occasione per rivivere gli eventi della salvezza operata da Gesù Cristo. Così, colui che si mette oggi in cammino per “compiere il santo viaggio”, si inserisce nella lunga schiera di pellegrini che, nel corso dei secoli ha calcato i Luoghi Santi.
Salvo brevi periodi di interruzione, il flusso di pellegrini è stato pressoché costante sin dai primi secoli. Ricordiamo, fra i principali,  il pellegrinaggio compiuto da sant’ Elena,  madre dell’imperatore Costantino. Di numerosi pellegrinaggi in Terra Santa ci sono rimaste ampie documentazioni in “diari di viaggio”, alcuni di essi divenuti celebri per la ricchezza di particolari e di informazioni storico-liturgiche. Basti pensare al celebre Pellegrinaggio in Terra Santa della pellegrina Egeria o all’Itinerarium di un anonimo pellegrino di Bordeaux: ambedue del IV secolo; o nel VI secolo al resoconto del viaggio compiuto da un anonimo pellegrino di Piacenza. L’elenco potrebbe allungarsi notevolmente fino ai giorni nostri.
Pur non rientrando tra le pratiche obbligatorie, per i cristiani recarsi in Terra Santa ha sempre assunto un carattere decisivo per comprendere appieno la dinamica dell’Incarnazione. Nella fede cristiana infatti è impossibile disgiungere la dimensione spirituale da quella carnale, di cui il prologo di san Giovanni è  efficace espressione sintetica.
I Luoghi Santi sono una documentazione inequivocabile dell’incarnazione del Verbo. Infatti nella basilica dell’Annunciazione che, secondo la tradizione, racchiude il  luogo in cui l’Angelo portò l’annuncio a Maria, si è costretti ad apportare una lieve, ma essenziale modifica al Credo niceno-costantinopolitano, aggiungendo che proprio qui Gesù Cristo, per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria.
Visitare i Santuari è per il pellegrino cristiano un occasione per fare un continuo atto di fede nei confronti di quello straordinario “abbassamento” di Dio  a vantaggio dell’uomo. È un viaggio racchiuso nella tensione ideale tra due aree geografiche della Palestina. Semplici “buchi” nella roccia: da un lato, a nord, Nazareth, dove Maria accolse, come un terreno fertile accoglie il seme per portare frutto,  l’annuncio dell’Angelo; dall’altro, a sud, Betlemme dove una stella d’argento indica il luogo in cui il Bambino è venuto alla luce.
Quel Bambino che, destinato a crescere, come qualsiasi altro bambino al mondo, ha, con la sua predicazione, i suoi gesti prodigiosi e la sua morte in croce cambiato il mondo: il modo di concepire il rapporto con Dio, con gli altri e con se stesso. Anche a proposito della sua morte è ancora un “buco”, quello nel quale è stata conficcata la croce sul Golgota, a darne la testimonianza. Sul quel luogo, qualche secolo dopo, fu edificata una grande basilica che oggi è chiamata Santo Sepolcro.
Se il pellegrinaggio si fermasse a questo punto, sulle orme di un personaggio straordinario, non sarebbe ancora nulla, non si giustificherebbe il movimento di pellegrini che nel corso dei secoli si è recato ai Luoghi Santi. Fin qui la vita di Gesù potrebbe trovare validi paragoni nell’esistenza di tanti altri uomini che, nel corso della storia hanno seguito il suo esempio.
Una tomba, spalancata e vuota, è in realtà il nuovo inizio. In questo luogo il pellegrino, nell’arco di qualche minuto, tempo  a lui concesso dal monaco greco ortodosso a cui è affidata la custodia, rimane in contemplazione del grande mistero della risurrezione. Dalla tomba vuota riparte, in Gerusalemme prima e in tutto il mondo poi la “buona notizia” del Verbo incarnato, morto e risorto.
Anche di questa vita dopo la morte, il Risorto ha voluto lasciare tracce del suo passaggio fino alla cappella dell’Ascensione che racchiude una pietra su cui, secondo la tradizione, è impressa l’ultima impronta del Maestro prima di salire al cielo sotto gli occhi esterrefatti dei suoi discepoli e non prima di averli, per l’ennesima volta, esortati a continuare con Lui,  la missione di portare la Speranza al mondo. Da quei Luoghi, in ogni luogo, potrebbe essere lo slogan per descrivere la cattolicità della sua Chiesa.

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