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Fonte: Asia News
9 Settembre 2006
ISLAM – ISRAELE
Importa al mondo musulmano l’opinione
del papa cristiano sull’Islam
di David-Maria A. Jaeger, ofm
Nel sentirsi offesi
per il discorso di Regensburg (o meglio, per le notizie parziali
riportate dai media), è emersa una verità: il pontefice è divenuto
un “arbitro” della moralità universale, al quale anche i musulmani
guardano. Né Wojtyla, né Ratzinger hanno mai sposato il “conflitto
delle civiltà”.
Gerusalemme
(AsiaNews) – Nell’Angelus di domenica scorsa e nel chiarimento del
card. Bertone il giorno prima, il pontefice ha espresso il suo profondo
dispiacere per il dolore provato da molti musulmani, in seguito
alla diffusione - piena di parzialità - del suo discorso all’università
di Regensburg. Grazie alle sue parole, si può sperare che tutta
la controversia potrà esaurirsi. Ma cosa si può imparare dalla tempesta
conflittuale che ha colpito il mondo in questi giorni?
Anzitutto, l’episodio ha mostrato con evidenza l’importanza universale
assolutamente unica che tutti attribuiscono all’ufficio e alla persona
del Vicario di Cristo in terra. Grazie soprattutto alla serie eccezionale
di papi dal Vaticano II in poi – e anche prima – l’ufficio petrino
non è più considerato un fatto interno a una sola organizzazione
religiosa, ma una fonte di speranza e di certezza per tutta l’umanità.
I musulmani, come i cristiani, e moltissimi altri guardano al papa
come un arbitro universale per i valori morali, il difensore ultimo
di una giustizia imparziale per tutti, il depositario e l’interprete
di tutto quanto vi è di meglio nell’eredità morale dell’umanità.
In qualche modo il papa è divenuto la suprema figura paterna per
tutti, in ogni luogo.
Tutto ciò è stato evidente in modo speciale nel lutto mondiale espresso
alla morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. E vale la pena ricordare
che per giungere a questa posizione e mantenerla, i papi non hanno
in nessun modo rinunciato o annacquato la loro esplicita e costante
testimonianza al Cristo risorto. E in effetti è sempre stato chiaro
che proprio la loro dedizione nel predicare la salvezza mediante
il Cristo morto e risorto, ha fatto maturare l’attaccamento universale
alla loro persona e al loro ufficio, come esempio di fede coerente
e coraggiosa.
Questo spiega perché quanto dice il papa interessa così fortemente
i musulmani. Per questo, le notizie diffuse dai media che il “padre
universale” ha bistrattato in modo ingiusto l’Islam e il suo profeta
Maometto, hanno causato ferite e dolore in molti musulmani nel mondo.
L’impatto è stato amplificato dal contesto internazionale attuale,
dove alcuni nel cosiddetto occidente “cristiano” (vero solo in parte),
sono determinati nel demonizzare l’Islam e tutti i musulmani, fino
a ipotizzare a loro danno un “conflitto delle civiltà”. Come è chiaro,
né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI hanno mai avallato questa
logica distruttiva; nessun papa potrebbe essere d’accordo nel postulare
una tale ingiusta e pericolosa divisione dell’umanità. È anche chiaro
che il Papa Benedetto XVI – e prima di lui Giovanni Paolo II - ha
denunciato con fermezza la violenza e il terrorismo, ma ha sempre
messo in luce che violenza e terrorismo non sono appannaggio esclusivo
o intrinseco dei seguaci del profeta Maometto. Anzi, sia papa Wojtyla,
sia papa Ratzinger hanno usato ogni occasione, come quella di domenica
all’Angelus, per affermare il contrario e per rinnovare le solenni
espressioni di profondo rispetto verso i fedeli del Dio unico secondo
i precetti dell’Islam, contenute nel Concilio Vaticano II.
In mezzo a tanto polverone di pregiudizio e ostilità, i musulmani
hanno sempre guardato al papa come ad un arbitro imparziale e giusto.
Per questo essi sono rimasti offesi quando – a causa di una falsa
impressione generata da notizie manipolate dai media – è sembrato
che non fosse così, e che il papa stesso sembrava dare una mano
alle tesi dei detrattori dell’Islam.
La
cosa più importante e più urgente adesso, è che la Chiesa
si unisca con forza attorno al papa per eliminare questa terribile
impressione e per restaurare l’immagine e la realtà di una Chiesa
amica del mondo musulmano e compagna di dialogo “su Dio e su tutte
le cose in riferimento a Dio”.
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