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Arabeschi

 

Ettore Motolese e Giuliano Buzzichelli

Le icone metalliche russe
Il fascino e la profonda mistica di un’arte poco nota:


L’Arte delle Icone metalliche Russe è talvolta considerata una sorella minore di quella delle Icone lignee dipinte, rispetto alla quale è’ sicuramente molto meno nota.
Di origine bizantina anch’essa, si affermò in Russia soprattutto tra il 1600 e i primi ‘900 per l’impulso datole dalle fonderie dei Monasteri e delle Collettività legate alla setta dei Vecchi Credenti, un movimento scismatico dell’ortodossia molto legato alle antiche tradizioni russe e radicato nei ceti popolari.
La praticità legata al formato ridotto e alla sostanziale inalterabilità del materiale , solitamente metallo (leghe di rame) le resero predilette per i viaggi, in guerra, nel lavoro quotidiano per chi voleva pregare i propri Santi, la Vergine , Cristo nell’intimità.
Il contenuto estetico inizialmente ebbe poco conto , ma i Mastri fusori riuscirono a dare anche dignità di esecuzione e bellezza a questi oggetti, che, partendo dalle semplici placchette e croci bronzee medievali, prendevano le forme rappresentative di numerosi temi; venivano pulite, dorate e smaltate , realizzate in dittici, trittici e quadrittici pieghevoli, adatti per il trasporto e la contemplazione.
Tra i soggetti e varianti, si stima che assommino a 100/1200 tutti i tipi di bassorilievi fusi in leghe di rame durante tutto l’arco storico della loro emissione.
Le Icone di Cristo e della Trinità, della Madre di Dio , dei Santi e degli Eletti, e infine delle Feste liturgiche. I crocifissi costituiscono una categoria a sé stante.Uno spazio particolare è lasciato a San Nicola, soggetto preferito tra i Santi nell’iconografia russa, per l’importanza della sua figura sia come Taumaturgo, che come massimo difensore dell’Ortodossia.

LE ICONE DI CRISTO E DELLA SANTA TRINITA’

Le Icone di Cristo e della Santa Trinità occupano il primo posto in ordine di gerarchia religiosa sopra tutte le altre ; la varietà delle rappresentazioni è tuttavia piuttosto limitata.L’immagine più frequente ritrae Cristo Onnipotente – Re dell’Universo (“ Pantocrator”) in posizione frontale, con le Sacre Scritture aperte nella mano sinistra e in atteggiamento benedicente. Ai due lati del volto appare il monogramma in lettere greche IC XC (Iesus Christòs) , mentre nel nimbo appaiono le lettere formanti la parola EON , ossia “colui che è”.
 Questa immagine di Cristo si accompagna di solito ad altre due, una della Madonna e un’altra di San Giovanni Battista, disposte rispettivamente alla Sua destra e alla Sua sinistra e rivolti verso il centro , che formano una composizione nota come “Deesis “,ossia supplica.
Numerosi trittici ,creati dapprima nella regione di Vyg,nel Nord della Russia e poi diffusi ovunque, sono così formati.
Un’altra forma di Deesis , nota anche come “Deesis estesa”, perché comprendente appunto altre figure come Angeli e Santi, si trova solitamente in placche singole di varie dimensioni sulle quali figurano, prostrati ai piedi di Cristo, i Santi Zosima e Savvati , fondatori del Monastero di Soloviezk.
Il Cristo “Redentore di Smolensk”, ritratto in piedi in tutta la sua maestà, con a fianco gli angeli recanti i simboli della passione ed inginocchiati i Santi Sergio di Radonezk e Varlaam, è tra le non molte rappresentazioni di Cristo , che si trovano anche al centro di trittici recanti feste religiose sulle ali laterali.
Una rappresentazione molto semplice , di solito di piccole dimensioni, prediletta anche come elemento di decorazione aggiuntiva di altre icone, è il cosiddetto “Mandilio”, o Volto di Cristo “acheropoietos” (cioè non fatto da mano d’uomo) , che si ricollega alla leggenda sul principe Abgar di Edessa.
 Questi , malato di lebbra, mandò a chiedere, a Gesù di venir guarito dalla sua malattia e il Signore gli inviò tramite il messaggero Ananias , l’immagine del proprio Volto , miracolosamente impressa su di un panno di lino e che procurò la desiderata guarigione.
Un ultimo tipo tra queste icone, degno di menzione, è il cosiddetto “Angelo del Beato Silenzio”, in cui Cristo è rappresentato come angelo con le ali aperte e le braccia incrociate sul petto. Spesso l’immagine è circondata da una cornice rettangolare in cui trovano posto, in una serie di diciotto medaglioni, una Deesis , vari angeli,santi e martiri secondo uno schema di impianto riproposto senza modifiche in molte altre icone della Madonna e di Santi .
La Santa Trinità è rappresentata in questa iconografia nella doppia versione dell’Antico e del Nuovo Testamento, cioè rispettivamente col gruppo dei tre angeli cui Abramo dette ospitalità sotto la quercia di Mambro o, viceversa, con la Triade costituita da Dio Padre e Figlio seduti in trono e uniti dallo Spirito Santo raffigurato come colomba .
 Anche in questo caso possono aversi sia placche e placchette singole che piccoli trittici con la Trinità in posizione centrale. 

 ICONE DELLA MADRE DI DIO

Le rappresentazioni della Madonna risalgono al periodo più antico dell’arte delle Icone, non solo di quelle metalliche, costituendone quindi uno dei nuclei più tradizionali .
Si afferma che il primo ritratto della Vergine col Bambino in braccio sia opera dell’apostolo Luca e che, stando alla tradizione, quello che più
Gli si avvicina sia la “Madonna di Smolènsk”, icona prototipale proveniente da Bisanzio e poi custodita nella omonima città sita a circa 250 chilometri a sud-ovest di Mosca.
I soggetti della Madonna di Smolènsk, della Madonna di Kazàn e della Madonna di Tichvin (anche queste due ultime così denominate dalle omonime città russe) sono varianti del tipo “Odighitria” ,ossia Colei che mostra il cammino.
 La Vergine è infatti rappresentata in questa tipologia con in braccio il bambino che indica con la mano destra il “cammino” .
Nella Smolenskaja Gesù è in atteggiamento benedicente rivolto verso l’osservatore; nella Kazanskaja eretto in piedi a fianco della madre e nella Tichvinskaja volto invece verso di Lei.
Due gruppi di lettere greche (MP –THOU) contraddistinguono la Madre di Dio e Gesù Cristo (IC-XC) .
 La Madonna porta inoltre, sulle spalle sopra il “Maforion “ e sulla fronte , le tre stelle siriache, che simboleggiano il Dogma della Sua verginità (prima,durante e dopo il parto) , mentre nel nimbo del Bambino compaiono le lettere HO-ON.
Un secondo gruppo di icone della Madonna col Bambino in altra disposizione ed atteggiamento, è costituito dalla Madonna della Passione o “Strastnaja”, della Madonna della Tenerezza di Vladìmir o “Vladimirskaja” e la Madonna del Segno di Novgorod o “Znamènie”.
Altri soggetti famosi, fatti comunemente segno di grande devozione, sono quelli della Madonna delle Gioie (o Gioia di tutti gli Afflitti) , della “Bogoliubvskaja” e della “Madonna del Roveto Ardente”. Quest’ultimo, particolarmente ricco di particolari e carico di significati religiosi, allude alla visione di Mosé sul monte Horeb del roveto ardente che, non consumandosi , preludeva all’avvento di Maria , sempre intatta nella Sua verginità.
Quasi tutti questi soggetti si ritrovano anche come figure centrali di trittici , spesso molto elaborati e ricchi di smalti a più colori che ne esaltano l’effetto cromatico.

I CROCIFISSI

Nell’arte delle icone metalliche russe le rappresentazioni della Croce, massimo simbolo della Cristianità, sono numerosissime e raggruppabili in varie categorie.
Le più antiche sono probabilmente da riconoscere nei piccoli crocifissi-reliquiari a due valve o “encolpion”, in rame , bronzo o altra lega, che i pellegrini portavano al collo e utilizzavano per  custodire frammenti di eucaristia o anche di reliquie. Queste icone furono molto popolari nel periodo XI°-XV° secolo.
Sul lato principale era solitamente rappresentata  la crocifissione con la Vergine Maria e San Giovanni Battista alle estremità laterali della traversa principale ; sul retro figurava spesso la Vergine del Segno (Orante).
Le immagini erano anche realizzate in rilievo oppure con tecniche di niellatura per creare un contrasto cromatico e, col passare del tempo, si arricchiscono nei soggetti, venendo ad includere altri santi (Nikita, Pietro e Paolo), martiri (Giorgio e Demetrios) e profeti (Elia).
A questo primo gruppo che è evidentemente da considerare come di “icone da collo”, si aggiungono le “croci battesimali”, solitamente molto piccole, portate ininterrottamente dai fedeli fin dalla nascita e spesso rappresentanti in formato ridotto  soggetti di dimensioni molto maggiori.
I tipi e le varianti nei colori degli smalti, nei materiali,con pietre dure , madreperla, divennero nei secoli successivi numerosissime.
Due altre categorie molto diffuse ed importanti sono costituite dalle croci “da benedizione” e “da casa”, comprendenti rispettivamente le semplici forme ad otto punte  con due traverse e suppedaneum inclinato , innovativo dell’Ortodossia russa, e quelle più elaborate , arricchite dalle figure laterali degli Afflitti.
Le croci da benedizione,che possono raggiungere dimensioni ragguardevoli (circa 40cm), obbediscono ad un canone iconografico abbastanza preciso.Cristo è rappresentato, ancora vivo,oppure morente, fissato alla croce con quattro chiodi : in alto la rappresentazione di Dio Padre e due angeli recanti i simboli della Passione (i panni, la lancia e l’issopo); immagini varie oppure iscrizioni all’estremità della traversa centrale ;Gerusalemme sul suppedaneum e all’estremità inferiore il Golgota col teschio di Adamo simboleggianti il peccato e la redenzione dell’umanità.
Nella versione data  nelle botteghe dei Vecchi Credenti, alcuni particolari sono dettati rigidamente : quali ad esempio in alto il Mandilio - non Dio Padre- e sopra la testa di Cristo il suo nomogramma - non la scritta “Gesù Nazareno”
Molte di queste croci portano bei motivi decorativi sul retro, generalmente floreali,e/o  preghiere ed invocazioni fuse o incise che accrescono il loro valore mistico ed artistico nello stesso tempo.
L’arricchimento nei motivi e nei decori delle croci da casa già includenti figure laterali, arriva a produrre le famose singolarità di alcune creazioni ottocentesche delle botteghe di Guslizy presso Mosca, riguardanti le cosiddette “piccole” e “grandi”  “crocifissioni del Patriarca”.
Nel primo caso la croce è ulteriormente arricchita da cinque formelle rappresentanti altrettante feste liturgiche e pochi serafini a decoro.
Nel secondo caso le feste arrivano al numero di dodici e si aggiungono ancora altre formelle con Figure religiose e numerosi Serafini fanno corona alla composizione.
Le più belle tra le crocifissioni risultano addirittura smaltate a più colori.
E’ questo probabilmente il massimo dell’elaborazione e dell’effetto estetico, quasi monumentale si direbbe, nell’arte delle Icone metalliche russe, nata come umile arte popolare ma assurta a capolavoro.

LE ICONE DEI SANTI

I Santi e le loro Icone si situano al terzo livello della gerarchia religiosa ortodossa, dopo di quelle di Cristo e della Madre di Dio.
Le più antiche raffigurazioni risalgono all’età bizantina e i maestri iconografi si sono spesso ispirati a descrizioni tratte dai Vangeli Apocrifi e anche a leggende popolari.
 Le botteghe fusorie erano, infatti, e soprattutto all’inizio, orientate a soddisfare le richieste degli ambienti più semplici, che erano però quelli più carichi di devozione, anche se certo meno al corrente e meno coinvolti nei significati teologici.
Tra i primi soggetti, fusi nell’area di Novgorod, troviamo San Nikita che batte il diavolo (un Santo guerriero martirizzato nel IV secolo molto popolare in Russia), San Giorgio uccisore del drago, San Giovanni Evangelista e San Nicola, quest’ultimi tutti molto noti e venerati anche nella Chiesa occidentale.
Tra la gran popolazione dei Santi rappresentati nelle icone metalliche, che seguì d’altronde i contemporanei modelli delle icone dipinte, possono annoverarsi nuovi santi popolari il cui culto si è andato via via affermando, i padri della Chiesa, martiri, profeti, beati monaci, patriarchi ecc.
Per quanto riguarda il supporto, le rappresentazioni del Santo, o dei gruppi di Santi, sono eseguite sia su tavole singole variamente abbellite anche da figure e complessi fuori-riquadro, sia nella parte centrale di trittici, sulle cui ali laterali figurano solitamente o feste selezionate, o altri santi/profeti/angeli posti in piedi oppure in registri sovrapposti, come alcuni degli esemplari delle illustrazioni.
Stilisticamente, nelle icone più tarde abbondano i motivi decorativi di contorno disegnati su cornici concentriche, spesso a sbalzo con vari livelli di rilievo, e la smaltatura a più colori.
Raramente soggetti sono inquadrati in scene di paesaggio e quasi mai sono rappresentate, come invece spesso nelle icone dipinte, scene della loro vita.
 In tal senso le icone di San Zosima e Savvati, fondatori del Monastero di Soloviezk e di Sant’Elia forniscono eccezioni quasi uniche ai canoni iconografici suaccennati.

LE FESTIVITA’

Soggetto centrale quello delle icone delle dodici feste del calendario liturgico ortodosso (Dodecaortion), con tutte le sue numerosissime varianti di dimensioni, di presenza e colore degli smalti e dorature, e di tipo di rappresentazione dei simboli della crocifissione di sovente impresso nel retro di una delle ali dei trittici pieghevoli.
Le formelle delle ali quadripartite sono sempre disposte nello stesso ordine e con la stessa iconografia, eccezion fatta per il riquadro dell’angolo inferiore sinistro della terza ala, che riporta la festa della Pentecoste con la doppia rappresentazione della Domenica, simboleggiata dalla Trinità dell’Antico Testamento, o viceversa del Lunedì, simboleggiato dalla discesa dello Spirito Santo.
Ai Trittici si affiancano i Quadrittici, in cui l’ultima ala aggiunta riporta le quattro Venerazioni dell’immagine della Madonna (Smolenskaja, Vladimirskaja, Tichvinskaja e Znaménie) e dove sono presenti in tutte le ali dei finali superiori a forma di cipolla contenenti, rispettivamente dalla prima all’ultima, scene della Crocifissione, della Trinità del Nuovo Testamento, dell’Elevazione della Croce e della Celebrazione della Madonna.
I soggetti delle Feste e delle Celebrazioni sono anche ripresi separatamente in icone singole, di solito –ma non sempre – di piccole dimensioni, talvolta con alcune rielaborazioni (come quella della Pasqua di Resurrezione).
Altre volte esse sono aggregate in nuove composizioni di piccoli Trittici che ne selezionano solo tre, sull’onda delle invenzioni dei Maestri delle fonderie di Vyg nella Pomorie.
Una Festa del ciclo mariano, ammessa solo nel calendario liturgico ortodosso, resta però fuori del Dodecaortion, per esser invece rappresentata a parte: si tratta della festa del Pokròv, o della Protezione della Vergine, che si celebra il primo d’Ottobre.
La corrispondente icona si presenta con un’affascinante doppia rappresentazione che ricorda appunto sia l’apparizione di Maria col suo manto protettore a Sant’Andreas, sia il miracolo di San Romano, il Melode che ritrova - per intervento della Vergine - la sua stupenda voce nella chiesa delle Blacherne a Costantinopoli.
Le due scene, nelle icone metalliche così pure come nelle icone dipinte, sono raffigurate in una suggestiva sovrapposizione

SAN NICOLA

 Il Santo, che si tramanda fosse stato Vescovo di Mira, in Asia Minore, nella prima metà del IV°secolo, viene ricordato in un corpo copiosissimo di leggende che celebrano i suoi miracoli (circa 150) e lo consacrano come uno dei Grandi Pastori e Paladini della Chiesa Russa.
Le sue spoglie, dopo alcune peregrinazioni, sono adesso custodite a Bari in Terra di Puglia, dove sono oggetto di grande devozione sia nella città sia dai pellegrini russi che, ogni anno, accorrono dalla loro lontana patria a festeggiarlo..
Nel Calendario ortodosso viene commemorato il 6 Dicembre e anche il 9Maggio.
La rappresentazione di San Nicola più comune nelle icone metalliche, resa su tavole singole di varie dimensioni e con vari tipi di decoro, lo mostra a mezzo busto, vestito dei propri paramenti patriarcali e con il libro delle Sacre Scritture aperto nella mano sinistra, mentre la destra è in atteggiamento benedicente.
Cristo e la Vergine appaiono ai due angoli laterali superiori ricordando il miracolo di Nicea. L’icona è nota anche come San “Nicola di Lipno”, da quella miracolosa una volta conservata nell’omonima isola sul lago Ilmen presso Novgorod.
Una seconda rappresentazione di San Nicola enfatizza il suo ruolo di protettore dell’Ortodossia e della Chiesa Russa, mostrandocelo in piedi in posa statuaria, con la spada nella destra e un modello di chiesa, o monastero, nella sinistra.
Questa ’icona è’ conosciuta come San Nicola “di Mojaisk”, così chiamata dall’omonima città ad Ovest di Mosca, che ospitava un tempo una sua grande e miracolosa effigie.
Anche questo secondo soggetto è conosciuto in diverse varianti ,da placche singole e trittici di varie dimensioni , forme e motivi di decoro in maniera del tutto analoga al primo.

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