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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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INTERVISTA:
Parla il portavoce della Custodia. Nel 1993 fu tra i negoziatori dell' "Accordo fondamentale".

"Rispettate i nostri sentimenti"

Padre Jaeger: reciprocità, come per il Carmelo di Auschwitz

Per il religioso l'ambiente intorno alla basilica verrebbe "snaturato" e l'accesso sarebbe "più rischioso"

di Graziano Motta

Gerusalemme. Un invito al governo israeliano ad avere maggiore rispetto per i sentimenti dei cristiani di Terra Santa e di tutto il mondo. E perché revochi la sua decisione di autorizzare la costruzione della moschea accanto alla basilica dell'Annunciazione. Così come anni fa la Santa Sede, per riguardo ai sentimenti degli ebrei di Israele e di tutto il mondo, fece spostare il Carmelo vicino al campo di sterminio nazista di Auschwitz.
A parlare é padre David Maria Jaeger, portavoce della Custodia e francescana di Terra Santa, che come esperto di diritto canonico ha fatto parte della commissione della Santa Sede che trattò con Israele l' "accordo fondamentale". Firmato il 30 dicembre 1993, definì e normalizzò molti aspetti delle reciproche relazioni.
È previsto qualche passo alla luce dell' "accordo fondamentale"?
Prima di tutto occorre trattare con più rispetto la Chiesa cattolica. L'articolo 4, poi, afferma che occorre conservare il carattere proprio dei luoghi santi. Si riferisce evidentemente non solo all'interno del santuario, ma anche all'ambiente circostante. Così almeno 1'abbiamo sempre compreso.
In questo caso l'ambiente circostante verrebbe sconvolto...
Alterato profondamente.
Siamo dunque dinanzi a una modifica dello "statu quo" dei luoghi santi?
Non amo parlare di "statu quo", ma di una modifica del'ambiente circostante. Inoltre certamente questa moschea renderebbe l'accesso alla basilica dell'Annunciazione ora più difficile. E su questo aspetto il governo israeliano ha assunto sempre impegni chiari.
In effetti la municipalità di Nazaret ha fatto abbattere una scuola e ricavare spazi per un piazzale, per facilitare l'accesso al santuario in vista del Giubileo.
Oltre che più difficile, l'accesso diverrebbe anche più rischioso. Si mette un covo di estremisti alle porte del santuario. Poi c'e' un evidente disprezzo verso i sentimenti della cristianità. Espressi dalla Santa Sede, da tutta la Chiesa di Terra Santa e del mondo intero, interpretati anche dalla Custodia francescana. Ricordo che anche il presidente Bush, ricevendo Sharon alla Casa Bianca, ha sollevato il problema, sul quale si erano pronunciati i vescovi americani. E' si può anche ricordare che quando gli ebrei, anni or sono, si sono opposti alla costruzione del convento delle Carmelitane ad Auschwitz - nonostante 1'opposizione fosse priva di fondamento giuridico - il Papa lo ha fatto spostare. Così - anche se la Chiesa non vedeva nulla di male, anzi vedeva del bene, in una casa di preghiera ad Auschwitz - solo per rispetto dei sentimenti soggettivi degli ebrei e del mondo ebraico il Carmelo è stato rimosso. Ora, almeno per reciprocità, occorre rispettare i sentimenti dei cristiani.
Oltre alla mobilitazione del mondo cristiano, cosa intende fare la Custodia di Terra Santa?
Abbiamo indirizzato un mese fa una lettera al primo ministro in carica alla quale finora non abbiamo avuto risposta. Mentre siamo in attesa, i lavori sono stati avviati. Ma tengo a sottolineare che il comunicato della Custodia rispecchia le posizioni comuni dei patriarchi e capi delle Chiese cristiane di Terra Santa. Anzi diciamo di sentire forte la solidarietà delle Chiese cristiane di Terra Santa e di tutto il mondo. Per questo chiediamo che i lavori cessino immediatamente e che il governo revochi la sua decisione.
Cosa prova lei, uno degli artefici delle nuove relazioni fra Israele e Santa Sede, in questa situazione?
Perplessità, ma anche amarezza. Non me lo sarei aspettato. Spero, comunque, che il governo si ravveda al più presto e faccia rivivere le speranze che tutti abbiamo nutrito.

da Avvenire, 15 novembre 2001

 
 
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