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L’isolazionismo americano il vero pericolo per l’occidente

Michele Monno

Nel segno della globalizzazione è da inserire anche la contestazione, ci si prepara a un evento mediatico che coinvolgerà i governi e le opposizioni; d’altra parte è sorprendente che il governo Berlusconi si sia incamminato sulla via del dialogo con le forze non violente dell’opposizione, in accordo con il modus vivendi richiesto dal presidente Prodi in Europa.
Solo l’America di Bush dà i primi segni di interpretazioni di destra, con il non accordo di Kyoto, con lo scudo stellare, con una visione conservatrice sui risparmi energetici nello stile delle nostre nonne, senza credere poi tanto alle nuove fonti energetiche. Finalmente questa politica americana farà scoprire qualche differenza tra le destre e le sinistre del nostro pianeta ! Questo permetterà di passare dalle visioni globali alle analisi sui contenuti e sulla loro applicazione tema per tema, paese per paese.
L’ambiente e il condono dei debiti sono stati i motivi conduttori più proficui della contestazione, sicuramente sostenuti dalle energie e dal messaggio della Chiesa; il Papa con i suoi viaggi è stato il portatore più genuino della necessità di governare il mondo privilegiando la dignità della persona e l’armonia del creato, in difesa dei più deboli. Spetta ora alla politica e all’economia dei laici trovare le soluzioni di intervento, cominciando a rivedere gli studi.
Oggi la tendenza all’isolazionismo dei paesi ricchi può essere la risposta più morbida ma senz’altro più cattiva al saggio governo del globo, che darebbe la stura a tutti i conflitti etnici e tribali, nonché al prevalere dell’economia di saccheggio. Questi segnali sono presenti anche in Europa e la tendenza andrà a consolidarsi, l’Irlanda non rimarrà isolata nel negare l’allargamento ai paesi dell’est, per impedire il relativo flusso degli aiuti europei verso quelle zone; in Italia ci sono molti settori politici che sono su questa lunghezza d’onda e non so fino a che punto potrà mantenere la continuità politica europea di Berlusconi.
Bisogna uscire dagli schemi e osare nuove analisi e nuovi scenari. Il condono dei debiti verso i paesi del “quarto” mondo largamente insolventi deve diventare per i paesi del G8 un problema di pulizia contabile dei bilanci occidentali, da sostenere con interventi fiscali interni, senza patemi d’animo. Peraltro bisognerà impedire per questi paesi lo schema dei prestiti e introdurre il concetto delle donazioni senza rimborso, non in soldi, ma in aiuti umanitari finalizzati e controllabili. C’è il concreto rischio che la cancellazione parziale dei debiti porti a nuovi interventi di prestiti, velata sotto forma di impegni di programmazione per il Fondo Monetario, che vesserebbero ulteriormente questi paesi verso la maggioranza non abbiente, senza impedire concretamente che questi “prestiti” vengano immediatamente dirottati per le guerre intestine e per rafforzare i gruppi forti, ormai costituiti per bande armate. Le donazioni in aiuti umanitari controllati potranno essere inserite nei bilanci occidentali in maniera più cospicua rafforzando anche le associazioni di solidarietà che dovranno essere garanti morali. Va superato il trauma Albania e Kossovo per gli scandali sugli aiuti umanitari, alla luce dell’esperienza vanno raffinati i livelli di controllo e di esecuzione con una impegnativa preparazione logistica e amministrativa, senza trascurare l’aspetto propriamente militare della difesa della popolazione e dei relativi aiuti, che non devono diventare merce di riciclaggio. In questa direzione la Puglia deve diventare una grande base logistica caritativa.
Ecco perché non è tanto il governo dei processi di globalizzazione il vero rischio, ma l’isolazionismo politico di una civiltà occidentale sicura dell’autosufficienza alimentare e tecnologica del proprio consumismo, in accordo con pochi grandi governi petroliferi e col tran-tran delle iniziative ONU.

da Barisera, 2 luglio 2001

 
 
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