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In
memoria di Massud, il capo afgano non integralista
Elio
Mascolo
"Come
fate ,voi occidentali, a non capire che se combatto per fermare
l'integralismo a Kabul io combatto anche per voi?"
Sono state queste le parole con cui concluse il suo discorso al
Parlamento Europeo Ahmmad Shah Massud, l'anno scorso a Strasburgo;
il "leone del Panshir" era venuto a chiedere un aiuto
all'Europa perché potesse avere qualche possibilità
in più per scalzare il regime talebano, che aveva ripiombato
il suo paese nel medioevo.
Da più di venti anni, in Afghanistan, Massud era ormai un
mito; un Afghanistan che lui voleva indipendente e sovrano, libero
dai russi prima, dal governo filosovietico di Najibullah e dai famelici
"signori della guerra" che se lo contendevano dopo, e
adesso, dai talebani.
Era l'unico che godesse del rispetto di tutte le etnie nel suo paese,
e di tutti i nemici.
Era l'unico che avrebbe potuto eliminare quella sciagura mondiale
che è Bin Laden, l'unico che, se avesse avuto i mezzi per
farlo, avrebbe potuto evitare all'occidente di piangere oggi un
così grande numero di morti.
Non è azzardato, infatti, pensare che se a Massud fosero
stati forniti gli aiuti sufficienti, l'accolita dei talebani, questi
"colti" e "illuminati" studenti del Corano,
sarebbe stata debellata ben prima dell'11 settembre e, con essa,
anche Bin Laden che tanto seguito e protezione ha trovato all'ombra
delle madrase..
Ma noi occidentali siamo così, finchè non ci toccano
negli affetti o nel portamonete, non ci smuove nulla, anzi, faremmo
affari con i criminali più truci.
Non è un caso che Massud sia stato ammazzato dai sicari di
Bin laden, due giorni prima della strage delle "Tween Towers".
Il miliardario saudita ha ,certamente, voluto sbarazzarsi del suo
più temibile nemico prima di dare il via al suo piano scellerato;
dalla sua aveva un governo forte e più di un paese amico.
Il comandante delle'Armata del Nord poteva schierare, da parte sua,
solo un antiquato arsenale sovietico, un grande coraggio, uno sconfinato
amore per il proprio paese, e i sorrisi e delle belle pacche sulle
spalle degli occidentali.
Non è stato sufficiente
E anche quando un conato di dignità avrebbe dovuto smuovere
i nostri governi, quando a Bamyan la raffinata cultura del mullah
Omar ha ridotto in ghiaietta le meravigliose statue dei buddah che
dominavano quella valle, anche allora nulla s'è mosso.
A nessuno è passato per la mente che quei monumenti o quattromila
persone, per i nostri discoli studentelli, valevano la stessa cosa.
Anzi, poco c'è mancato che dovessimo sorridere per quell'innoqua
marachella, a sentire personalità del calibro di Cardini
per il quale forse ancora dobbiamo agli arabi i danni per le crociate..
Siamo stati volutamente ciechi, e ora ci preoccupiamo di quale piega
possa prendere la situazione in un paese in cui , ormai non c'è
più alcun punto di riferimento.
Il regime dei talebani si è sciolto come neve al sole, adesso
comincia la parte più difficile, la ricostruzione di ciò
che hanno lasciato e l'assedio alle loro enclavi sulle montagne;
sarà un lavoro durissimo e non si vede un degno candidato
per questo compito.
Ora che il decapitato esercito dell' Alleanza del Nord dilaga in
tutto l'Afghanistan, ora che nessuno si raccapezza più fra
vendette private e recriminazioni, ci si comincia a preoccupare.
In quella parte di mondo le successioni non sono mai state una passeggiata,
sarebbe stato necessario un uomo solido, rispettato e affidabile,
Massud (e ad averlo detto è stato "Le Mond") "era
l'unico uomo di Stato degno di questo nome in Afghanistan oggi",
l'unico al quale poter affidare un incombenza così pesante.
Il "leone del Panshir" era un grande uomo, e come tutti
i grandi uomini, era un uomo assolutamente solo.
E' davvero un peccato che non abbia potuto assistere alla liberazione
della sua capitale, è davvero un peccato che non abbia potuto
essere lui il mediatore fra le decine di etnie che si sono scannate
sino ad oggi in Afghanistan, è un peccato che si sia aspettato
che fosse ucciso per poterne parlare e compiangerlo, è un
peccato irrimediabile che sia morto perché noi non siamo
stati coraggiosi ed idealisti nel momento giusto.
8 dicembre 2001
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