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La Chiesa dopo il G8. Quanta cenere sul capo
Alcuni riconoscono d’aver sbagliato. Altri rincarano. Ecco come i fatti di Genova dividono il mondo cattolico

di Sandro Magister

La Chiesa sta con le tute bianche? O magari un pochino con quelle nere? A distanza di giorni dal G8 di Genova, la domanda continua a pesare. Fuori e soprattutto dentro il mondo cattolico. Ecco le ultime battute della polemica. Ripartiamo dall’autocritica che ha fatto il cardinale Silvano Piovanelli sul “Corriere della Sera” del 27 luglio:

Sangue sul G8. Io provo vergogna anche per noi cattolici

Ma il giorno dopo, su “Avvenire” che è il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, un altro vescovo ha rifatto l’elogio della disobbedienza e ha rilanciato l’invettiva contro i potenti del mondo, citando l’Apocalisse e «i Grandi abbattuti dai loro troni» del Magnificat. Il vescovo è Giancarlo Bregantini, ha cattedra a Locri ed è presidente della commissione Cei per problemi sociali e lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato:

La vera alternativa ai G8: vivere tra i poveri

Non è però quella di Bregantini la linea ufficiale della Cei. Il cardinale Camillo Ruini, presidente della conferenza episcopale, ha conservato prima e dopo il G8 il più tenace silenzio. Ma per lui ha parlato il quotidiano “Avvenire”. Da ultimo con l’editoriale di domenica 29 luglio, firmato da Giuseppe De Rita, il guru del Censis, decisamente critico nei confronti della deriva cattolica anti G8:

G8. La vitalità degli attori sociali frutta innovazione

E il giorno dopo, lunedì 30 luglio, gli ha fatto eco da fuori, sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, il politologo laico Angelo Panebianco. Con accenti ancor più critici:

Il G8 e l’errore di una parte della Chiesa. Mal d’Occidente tra i cattolici

Con la replica, quarantott'ore dopo su "Avvenire", del politologo e prorettore dell'Università Cattolica di Milano Lorenzo Ornaghi, testa d'uovo del cardinale Ruini:

"Mal d'Occidente": gli alibi e la realtà

Espressonline 31 luglio 2001


 
 
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