Cattolici
anti G8, non svendetevi al pensiero unico
Chiesa sempre più divisa sul summit di Genova. Un contromanifesto
attacca i contestatori della globalizzazione. Lo firmano il missionario
Piero Gheddo e Marcello Pacini della Fondazione Agnelli. Ma non solo...
di
Sandro Magister
I
contestatori cattolici della globalizzazione hanno scelto di riunirsi
a Genova il 7 luglio, un paio di settimane prima del G8. DallAzione
cattolica alla Caritas, dagli scout ai pacifisti. Con una presenza
non trascurabile della stessa Conferenza episcopale, nelle persone
che si occupano della cancellazione del debito dei paesi poveri.
In questo sito trovate il testo integrale del loro manifesto:
Signori
del G8, queste sono le nostre ragioni
Ma
alla vigilia del meeting, è uscito anche il contromanifesto.
Molto severo con i contestatori. Tra i primi firmatari compaiono
padre Piero Gheddo del Pontificio istituto missioni estere, don
Gianni Baget Bozzo, Marcello Pacini della Fondazione Agnelli e deputato
di Forza Italia, lecononista Carlo Pelanda, lo scrittore Rino
Cammilleri, Giovanni Palladino del Centro don Luigi Sturzo, Antonio
Socci, Luigi Amicone e Robi Ronza di Comunione e liberazione, Giovanni
Cantoni di Alleanza cattolica...
Alcuni
punti del contromanifesto li trovate anticipati e sviluppati in
un intervento di padre Gheddo sulla questione africana, riportato
integralmente in questo sito:
LAfrica?
Ricolonizziamola. Botta e risposta tra due missionari
Ma
ecco qui di seguito, per intero, il contromanifesto che critica
i contestatori cattolici del G8. Lo precedono, come due squilli
dallarme, due citazioni di Paolo VI e del teologo cecoslovacco
Josef Zverina:
NON
CONFORMATEVI!
G8
e anti G8. Da cristiani a cristiani, contro il pensiero unico
Da Paolo VI segreto di Jean Guitton:
«Cè
un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa
e ciò che è in questione è la fede. Capita
ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di
san Luca: Quando il Figlio dellUomo tornerà,
troverà ancora la fede sulla terra?
Ciò
che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che
allinterno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un
pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo
pensiero non cattolico allinterno del cattolicesimo diventi
domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai
il pensiero della Chiesa».
Da
Lettera ai cristiani doccidente di Josef Zverina:
«Fratelli,
voi avete la presunzione di servire alla costruzione del Regno di
Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo
doggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans,
il suo modo di pensare.
Riflettete,
vi prego: che vuol dire simpatizzare con il mondo doggi? Significa,
forse, che bisogna lentamente vanificarsi in esso? Sembra purtroppo
che vi muoviate proprio in questa direzione
Fratelli
ammoniva san Paolo nella lettera ai Romani (12,2)
non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi,
rinnovando la vostra mente
.
Non
conformatevi!. In greco: mè suskèmatìzesthe.
Il verbo contiene la radice della parola schema. Per
dirla in breve: ogni modello esteriore, ogni schema è vuoto
Riflettete
sulle parole di san Paolo e si ridimensionerà tanta ingenua
fiducia nella cosiddetta rivoluzione o nella violenza (della quale,
comunque, voi non siete capaci)
Esaminate
voi stessi, se siete nella fede, mettetevi alla prova scriveva
lapostolo ai Corinti (2Cor 15, 5). O forse non riconoscete
neppure che Gesù Cristo abita in voi? Noi non possiamo ricopiare
il mondo, proprio perché ci è chiesto di giudicarlo.
Non, certo, con orgoglio e superiorità. Ma con amore: così
come il Padre ha amato il mondo (Gv 3, 16) e per questo ha pronunciato
il suo giudizio su di esso».
1.
Gesù Cristo centro del cosmo e della storia
Noi
firmatari di questo manifesto siamo semplici cattolici, non rappresentiamo
che noi stessi. Abbiamo deciso di intervenire dopo aver letto con
inquietudine il Manifesto delle associazioni cattoliche ai
leaders del G8, sottoscritto da decine di organizzazioni ecclesiastiche.
Confessiamo
il nostro profondo disagio di fronte a un documento che rischia
di far tornare i cattolici alla situazione di venticinque anni fa,
cioè a una condizione di sudditanza alle ideologie e perfino
agli slogan di gruppi e movimenti politici che nulla hanno a che
fare con la nostra fede e le cui ricette politiche, peraltro, hanno
sempre dato dove applicate risultati terribili. A
una situazione cioè dove non è più chiaro qual
è loriginalità della presenza dei cristiani
nel mondo.
Innanzitutto
noi crediamo che il primo e fondamentale contributo che i cristiani
portano allumanità, anche per la promozione sociale
e civile dei popoli (come dimostra la storia), sia lannuncio
di Gesù Cristo: Dio fatto uomo per sconfiggere il male e
dare alluomo la redenzione e la vita eterna.
Rileviamo
invece che le associazioni cattoliche firmatarie del Manifesto si
dilungano a discettare delle materie più varie (dalle percentuali
di pil alla proposta di tassare le transazioni valutarie, dal divieto
di monopoli nelleditoria agli organismi geneticamente modificati),
ma non ritengono di affermare da nessuna parte che Gesù Cristo
è lunico salvatore delluomo e che questo annuncio
è il loro fondamentale compito.
Non
si stanca di ripeterlo invece il Santo Padre, che pure non ha fatto
mancare la sua parola e i suoi appelli sui problemi relativi al
debito dei Paesi del Terzo Mondo, sulla pace e il rispetto dei diritti
umani, sulla protezione della dignità e della vita umana,
dal suo concepimento alla sua fine naturale. In tutti questi pronunciamenti
di Giovanni Paolo II noi ci riconosciamo e chiediamo alle organizzazioni
internazionali di non lasciarli cadere nel vuoto. Dobbiamo assumerci,
come Stati e come singoli cittadini, le nostre responsabilità
per la difesa dei diritti delluomo e dellambiente.
Il
Manifesto delle organizzazioni cattoliche, oltre a dimenticare
lessenziale della presenza dei cristiani nel mondo, prospetta
argomenti e soluzioni che sembrano assunte (perché vi si
ritrovano tali e quali) dai vari pronunciamenti del movimento anti-globalizzazione,
il cosiddetto popolo di Seattle, al quale questo mondo
cattolico sembra essersi accodato in modo acritico.
Tanto
che il documento delle associazioni cattoliche ha addirittura censurato
tutti quei temi che invece il magistero di Giovanni Paolo
II continuamente e drammaticamente richiama i quali avrebbero
potuto diversificarlo dal cosiddetto popolo di Seattle.
Colpisce, ad esempio, la lunga premessa sulla necessità di
difendere la dignità e la vita umana che poi trae conclusioni
solamente contro la guerra e la miseria economica (e chi è
mai a favore della guerra e della miseria?), ma non proferisce parola
per esempio contro laborto di massa, leutanasia,
i programmi di sterilizzazione collettiva nei paesi del Terzo Mondo
(questo sì, vero colonialismo), né contro luso
sperimentale della genetica sulluomo.
Va
detto che il movimento "anti G8", lungi dallessere
vicino alla Chiesa e alla fede cattolica, ha, secondo noi, alla
sua base uno schematismo ideologico, una brutalità manichea,
uno sprezzo della ragione umana, che sono assolutamente inconciliabili
con quella positiva apertura alla ricerca della verità a
cui ci educa lesperienza cristiana, la quale suggerisce così
una cultura fondata non sul pregiudizio o sullanatema, ma
su una coscienza critica e sistematica della realtà.
2.
Unideologia impermeabile allesperienza
Non
a caso, tale movimento è egemonizzato da gruppi che praticano
sistematicamente la violenza contro cose e persone (e anche a questo
proposito nel documento delle organizzazioni cattoliche si nota
un desolante silenzio).
Innanzitutto
cè una fortissima componente marxista (sia pure un
marxismo dilettantesco e superficiale) che si esprime come odio
ideologico dellOccidente capitalistico e del libero mercato,
considerati come un imperialismo planetario che complotta ai danni
dei poveri (dimenticando peraltro che enormi sacche di fame e sottosviluppo
sono state lasciate in eredità dai fallimentari sistemi comunisti).
Un
marxismo grossolano che riesce perfino a demonizzare oltre
alla proprietà e al mercato anche lo sviluppo, la
tecnologia e la scienza. Cosicché va ad incontrare
inconsapevolmente ideologie di estrema destra che già
da decenni demonizzano lamericanizzazione del mondo.
3.
Un ecologismo da fanatismo religioso
Laltra
componente è un ecologismo radicale che oltre ad essersi
dimostrato disastroso e oltre ad alimentare irresponsabilmente fobie
collettive, fuori da ogni serio dato scientifico, intende abbattere
esplicitamente il fondamento della tradizione giudaico-cristiana,
cioè il primato dellessere umano e la bontà
della sua presenza sul pianeta.
Non
dovrebbe sfuggire ai cristiani quanto sia pericolosa la concezione
pagana e panteista connessa con una simile difesa dellambiente.
La difesa della Madre Terra dalluomo, ritenuto
il cancro del pianeta, e ladorazione di Gaia sono concezioni
che appartengono a un mondo pagano. Vorremmo ricordare quanto terribile
sia stato nel XX secolo il riemergere in ideologie politiche
del neopaganesimo ispirato a certe concezioni bio-ecologiche.
Condizione
umana e mondo comune
Alcuni
dati di fatto, nel merito dei problemi:
1.
Cè un progresso innegabile
La
storia dellumanità dimostra che il progresso scientifico,
tecnologico, culturale ed economico generato dalluomo ha reso
il nostro pianeta più vivibile. Lumanità vive
meglio e più a lungo.
Dal
1960 ad oggi, nei paesi in via di sviluppo, i tassi della mortalità
infantile sono stati ridotti della metà, i tassi di malnutrizione
del 33 per cento e la percentuale di ragazzi in età scolare
che non frequenta alcun corso di studi è calata dalla metà
a un quarto. Le famiglie rurali che non hanno accesso allacqua
salubre sono passate dai nove decimi a un quarto. La durata media
dellesistenza nei paesi industrializzati è di 77 anni
(era di 50 nel 1900 e di 40 nel 1820) ed è cresciuta anche
nei paesi arretrati a più di 60 anni (la media mondiale è
di 67 anni). Nellarco del secolo il reddito individuale medio
mondiale è quadruplicato.
Naturalmente
esistono anche gravi ingiustizie, fame e nuovi drammi sociali che
occorre affrontare e risolvere (per questo ci siamo richiamati agli
interventi del Papa). Ma è insensato misconoscere gli enormi
progressi fatti.
Anche
il rapporto con lambiente con buona pace dei catastrofisti
- è notevolmente migliorato. Lo sviluppo delle attività
agricole ha permesso di ottenere una produzione alimentare che oggi
può sfamare lintera umanità con un utilizzo
di terre e di forza lavoro sempre più piccole (e alleviando
enormemente anche la fatica umana). Le zone protette si sono moltiplicate
per venti negli ultimi dieci anni. Le città dei Paesi avanzati
sono più pulite e anche certe forme d'inquinamento dei mari
sono fortunatamente diminuite.
2.
e cè un sonno della ragione che genera mostri
Di
fatto i paesi che sono più aperti al commercio hanno una
crescita più rapida di quelli che non lo sono. Inoltre è
stato dimostrato che non bastano affatto gli aiuti dellOccidente
(che anzi talora possono essere anche controproducenti) per battere
la povertà e il sottosviluppo. Occorre prima una crescita
giuridica e culturale in quei paesi: senza il riconoscimento dei
diritti umani, civili ed economici delle persone (e senza la formazione
e le conoscenze) il Terzo Mondo non esce dal sottosviluppo.
Eppure
il modo in cui oggi si discute di fame, processi economici e difesa
dellambiente mette sul banco degli imputati i Paesi e gli
uomini che hanno favorito lo straordinario progresso di questi decenni.
Bastano poche voci confuse, argomentazioni pseudo-scientifiche,
e tanta ideologia basata sulla lotta di classe per criminalizzare
intere categorie sociali e diffondere pena e panico sul futuro.
I parametri culturali entro i quali sono stati collocati i problemi
di sottosviluppo e ambientali risentono di una visione del mondo
in cui le popolazioni ricche vengono accusate di sfruttare i poveri
ed il progresso scientifico e tecnologico viene contrapposto alla
conservazione dellambiente. Sembra quasi che eliminando le
economie sviluppate si vincerà la povertà e che tutto
ciò che è umano, scientifico e tecnologico rovini
il pianeta. Così, in nome di una presunta difesa dei poveri
e dellambiente sono state scatenate vere e proprie azioni
di guerriglia urbana, uomini sono stati feriti, si sono devastate
città. Peraltro non risulta che il cosiddetto popolo
di Seattle che pretende di presentarsi come la
voce degli emarginati - sia stato delegato dai paesi poveri.
Al contrario, risulta che i Paesi del Terzo Mondo abbiano idee esattamente
opposte a quelle del popolo di Seattle su biotecnologie,
apertura ai mercati e Protocollo di Kyoto, sulla cui fondatezza,
per altro, la comunità scientifica sta ancora discutendo.
In vari recenti interventi di personalità dei paesi poveri,
il movimento di Seattle è stato esplicitamente
accusato di impedire una vera lotta alla fame.
3.
Il dogmatismo del pensiero unico
E
sconcertante notare ladesione acritica a slogan e frasi
fatte al di fuori di ogni acquisizione scientifica e di ogni
seria evidenza storica. Per esempio, con lagricoltura biologica
non sarebbe possibile produrre risorse alimentari per nutrire tutta
lumanità neanche sfruttando tutte le terre oggi coperte
da foreste (che sarebbe, questo sì, un incalcolabile disastro
ecologico). Inoltre non è il tanto demonizzato sviluppo che
crea fame, ma il sottosviluppo. Levidenza elementare è
che quanti vogliono aiutare il prossimo devono essere consapevoli
che solo una ricchezza prodotta può essere distribuita e
che per questo è irresponsabile demonizzare la produzione
e lo sviluppo. Contrariamente a ciò che recitano i dogmi
del pensiero unico oggi amplificato dai mass media,
il progresso tecnologico e la crescita economica sono gli unici
strumenti per sanare le piaghe della fame, per vincere le malattie
e difendere lambiente.
4.
Chi vuole mantenere i poveri più poveri?
Fino
a prova contraria è vero che la democrazia politica è
compatibile solo con uneconomia di mercato. Lunione
di capitalismo e democrazia non porterà il Regno dei Cieli
sulla Terra; ma, per liberare i poveri dalla miseria e dalla tirannia
e per dar spazio alla loro creatività, il capitalismo e la
democrazia possono fare molto di più di quanto sia in potere
di tutte le altre alternative esistenti.
Per
questo non possiamo non fare nostre le amare considerazioni del
noto editorialista liberal americano Thomas Friedman, che sul non
certo sospetto di tendenze confessionali e conservatrici New York
Times ha descritto il popolo di Seattle come la
coalizione che vuole mantenere poveri i più poveri.
5.
La lezione di don Sturzo
Invitiamo
dunque tutti i cattolici a riflettere su questa lungimirante pagina
una previsione della globalizzazione - scritta nel 1928 da
don Luigi Sturzo: Alcuni hanno timore della potenza enorme
che ha acquistato e acquista sempre più il capitalismo internazionale
che, superando confini statali e limiti geografici, viene quasi
a costituire uno Stato nello Stato. Tale timore è simile
a quello per le acque di un fiume; davanti al pericolo di uno straripamento,
gli uomini si sforzano di garantire città e campagne con
canali, dighe e altre opere di difesa: nel medesimo tempo lo utilizzano
per la navigazione, lirrigazione, la forza motrice e così
via. Il grande fiume è una grande ricchezza e può
essere un grave danno: dipende dagli uomini, in gran parte, evitare
questo danno. Quello che non dipende dagli uomini è che il
fiume non esista. Così è del grande fiume delleconomia
internazionale. La sua importanza moderna risale alla grande industria
del secolo scorso: il suo sviluppo, attraverso invenzioni scientifiche
di assai grande portata nel campo della fisica e della chimica,
diverrà ancora più importante, anzi gigantesco, con
la razionale utilizzazione delle grandi forze della natura. Nessuno
può ragionevolmente opporsi a simile prospettiva: ciascuno
deve concorrere a indirizzare il grande fiume verso il vantaggio
comune (
). Contro lallargamento delle frontiere economiche
dai singoli stati ai continenti, insorgono i piccoli e grandi interessi
nazionali, ma il movimento è inarrestabile; lestensione
dei confini economici precederà quella dei confini politici.
Chi non sente ciò, è fuori della realtà.
da
Espressonline, 05.07.2001
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