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Il
pericolo nascosto nei mille volti dell'Islam
di Alessandro Maggiolini, vescovo di Como
Non so che cosa avrebbero potuto fare di più molti italiani
per trattare convenientemente i musulmani che in questi ultimi anni
sono venuti tra noi. Molti italiani, soprattutto cattolici. Si è
partiti con la mitizzazione della società multietnica, multiculturale
e multireligiosa. Un guadagno comunque, si affermava. Un ideale
radioso, perfino un poco ingenuo. Si arrivò poi a predicare
l'accoglienza: di tutti gli extracomunitari e particolarmente degli
islamici. Sembrava che l'Italia si dovesse gonfiare per far posto
a chi voleva venire: senza limiti, senza criteri di selezione, senza
qualche pur lieve pratica di burocrazia. T'avanza, t'avanza, divino
straniero; conosci la stanza che i fati ti diero. Chi si avvicinava
alle coste o si presentava alle dogane doveva essere ricevuto con
sommi onori, fosse anche membro di un popolo che stava attuando
una sorta di invasione del suolo Italiano.
Qui il richiamo al cristianesimo funzionava anche troppo: ero forestiero
e (non) mi avete accolto, eccetera. Anche troppo, perché
occorreva tener presente pure l'integrabilità, o no, dei
nuovi arrivati con la nostra cultura: almeno la coesistenza rispettosa.
Problema, questo, che non concerneva soltanto la Caritas, ma anche
e innanzitutto i responsabili ultimi della Chiesa italiana, poiché
il gioco era l'identità di una nazione. In seguito venne
la distruzione delle Torri Gemelle e del Pentagono e il tentativo
di far cessare il terrorismo. Allora ci si premurò di assicurare
che non si era a una lotta tra civiltà, tra culture, tra
religioni.
E partì il peana in onore dell'Islam: una fede da distinguere
secondo le zone culturali, secondo le scuole teologiche, secondo
i singoli credenti. Dal momento che il musulmanesimo non ha gerarchia
e può essere interpretato secondo i casi, gli assetti sociologici,
i momenti storici e così via.
Distinguere, appunto, era diventato l'imperativo. Si assisteva a
una passerella di islamici tolleranti, bonaccioni, desiderosi forse
di adattarsi a ogni uso nordoccidentale. Salvo poi trovarsi di fronte
interlocutori che identificavano il cattolicesimo con le Crociate
e la Democrazia cristiana. Fratelli musulmani, fateci capire chi
siete davvero in mezzo a noi.
Non possiamo dialogare individualmente con ciascuno di voi magari
cambiando argomentario e tono secondo il momento e le circostanze.
Siamo convinti che il confronto in atto non è una guerra
di civiltà né di religione. Ma provateci a spiegare
perché mai nei Paesi da cui venite e in cui avete instaurato
un potere poco o tanto sacrale non date un trattamento reciproco
a chi non la pensa e non vuole agire come voi. Almeno assicurateci
che vi staccate da queste culture, e che anzi le condannate.
D'accordo, bisogna convincersi che l'Islam può essere vissuto
in tanti modi: scetticamente, fonda- mentalisticamente, teocraticamente.
Poi però accostiamo non l'Islam ma gli islamici e ci troviamo
quasi sempre sul versante dell'intolleranza, se non proprio della
guerra di religione. Uno dei vostri capi di una grande città
del nord, tempo fa, mi spiegava il suo concetto di democrazia: accettazione
del contesto civile finché siete minoranza; imposizione del
Corano quando diventate maggioranza. Il sospetto - e forse più
- che viene è che consideriate davvero persone con tutti
i diritti fondamentali sol- tanto chi aderisce al vostro credo e
alle vostre leggi religiose. Mentre noi vogliamo la reciprocità
di trattamento e la libertà di fede o di ateismo o di paganesimo:
ovvio, con l'impegno morale di cercare la verità - una verità
da non imporre mai - ed entro gli ambiti del bene comune. Recentissimamente,
cronache delle vostre riunioni di preghiera riportavano il vostro
quasi totale e unanime consenso ai terroristi, incominciando da
più di uno dei vostri capi. Una fotografia riportata da un
grande giornale ritraeva qualcuno di voi addirittura con cartelli
ostendenti frasi blasfeme contro l'Eucaristia e il grido di vittoria
ormai prossima dell'Islam contro il Cristianesimo. Può anche
essere. Ma per ora, di grazia, non costringeteci a schizofrenizarci
ogni volta per riconoscere che, però, voi ci siete amici
tolleranti fino alla pace universale e laica.
Condannate chi ci offende. Staccatevi da chi si dichiara dei vostri
ma al tempo stesso sogna il musulmanesimo planetario, magari con
la Guerra Santa. Smentite. Fosse pure in nome del Corano. Già.
Ma chi interpreta autorevolmente il Corano? Pretendiamo troppo?
Non è giusto occupare una nazione con leggi democratiche
avendo intenzione di dominarla con leggi tiranniche. Insistiamo:
diteci chi siete; e, se riuscite, presentate qualche scusa per il
fanatismo insofferente che molti di voi manifestano già da
adesso. Anche in Italia.
Il
Giornale 19 ottobre 2001
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