IL
DIAVOLO, PROBABILMENTE
Non lasciamoci accecare dall'astuzia diabolica del terrorismo.
Che non si limita a seminare morte e distruzione, ma persegue
la divisione fra gli uomini per moltiplicare la sua potenza omicida.
Guai a dichiarare guerra a 1 miliardo di musulmani per punire
i misfatti di un pugno di loro. Parola di David Jaeger, studioso
e sacerdote cattolico francescano, cittadino israeliano, residente
Usa.
di David Jaeger
Nei nostri cuori, nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà
regna una tristezza profonda per la sorte della grande moltitudine
di vittime di questa serie di attentati quasi impensabili. Certamente
ci fa riflettere sulla capacità dell'uomo di compiere il male,
apparentemente illimitata. Si tratta di un'aggressione a diversi
livelli: è un assalto agli Stati Uniti, alla nazione americana
e alle sue istituzioni, e non soltanto ai singoli; ma si tratta
anche di un attacco contro l'umanità stessa. Credo che in questo
contesto si debba parlare di un crimine contro l'umanità, che
pertanto richiede alle nazioni civili di riflettere seriamente
sul loro dovere di agire con assoluta fermezza e decisione contro
ogni manifestazione dei terrorismo. Occorre una delegittimazione
implacabile ed assoluta del terrorismo come mezzo per raggiungere
qualunque obiettivo.
Natura diabolica del terrorismo
L'indulgenza e le giustificazioni che sono state talvolta addotte
non sono più accettabili; la tendenza di alcune nazioni ad avere
atteggiamenti morbidi nei confronti dei propugnatori e dei sostenitori
del terrorismo non può più essere tollerata. Questi avvenimenti
fanno pensare alla fragilità del mondo civile, alla sua vulnerabilità
e quindi ad un Impero del Male che sussiste in mezzo a noi e che
le nazioni civili debbono sradicare implacabilmente. Il terrorismo
deve essere nettamente distinto da ogni forma di guerra, perché
guerra non è. La guerra non può essere certo considerata un fatto
normale, ma è segno di civiltà che anche il fenomeno di per sé
cattivo della guerra sia disciplinato da certe norme, da certi
criteri. Il terrorismo, invece, non può mai rientrare in questa
categoria di guerra con le sue regole. E' un fenomeno che non
dobbiamo esitare a definire diabolico. Lo specifico della diabolicità
consiste nell'inimicizia verso l'umanità. Il diavolo è il nemico
del genere umano, e infatti chi è capace di compiere atti come
quelli che di cui siamo stati testimoni oggi, non si può non definire
nemico del genere umano. Perché distrugge la stessa umanità con
queste stragi contro popolazioni inermi e persone innocenti. Prima
di tutto semina morte, e con la morte degli uni incute paura nel
cuore di tutti gli altri, e incutendo paura nel cuore di tutti
gli altri mira a falsificare i rapporti fra gli uomini, inducendo
rapporti basati precisamente sulla paura. Vediamo la manifestazione
di ciò nelle affermazioni indiscriminatamente anti-islamiche che
alcuni fanno. Il fatto che persone rispettabili siano indotte
dal terrore a pronunciare queste affermazioni. rappresenta già
una vittoria del terrorismo, che vuole che gli uomini agiscano
ispirati proprio dal terrore, dalla paura.
Non puntate il dito contro l'islam
Pensare che alla guerra fredda fra Est comunista ed Ovest
debba ora succedere l'era di un conflitto globale fra Occidente
e islam politico è un'ipotesi assolutamente esecrabile. In nessun
modo il fenomeno del terrorismo può servire da giustificazione
per una dichiarazione di guerra alla religione islamica o ai suoi
seguaci. Non si può certo negare che tra i terroristi che infestano
il nostro mondo ci siano anche degli individui e dei gruppi che
si definiscono islamici e che pretendono di giustificare i loro
crimini invocando l'islam. Ma ciò non può in nessun modo essere
utilizzato come giustificazione per la condanna di oltre 1 miliardo
di persone che nel mondo professano la religione islamica. Sarebbe
come se la rivendicazione da parte di Milosevic e dei suoi di
rappresentare gli interessi del cristianesimo nei Balcani venisse
presa sul serio, come se il cristianesimo potesse davvero essere
ritenuto responsabile dei delitti contro l'umanità compiuti dalle
bande che hanno imperversato nei Balcani. La. tendenza a dividere
l'umanità secondo criteri ideologici o religiosi per invocare
una guerra degli uni contro gli altri, questo modo di fare deve
essere consegnato all'immondezzaio della storia. Non era giustificata
nemmeno nell'era dello scontro con il comunismo. Non dimentichiamo
che con la scusa della lotta ad oltranza al comunismo è stato
nutrito, alimentato e costruito un fenomeno come il cosiddetto
terrorismo islamico. Non dimentichiamo che lo stesso Osama Bin
Laden e molti dei suoi complici sono stati sostenuti dall'Occidente
in Afghanistan negli anni Ottanta con la giustificazione della
lotta al comunismo. E che una volta sconfitto il regime filo-sovietico
in Afghanistan, gli stessi hanno cominciato ad utilizzare le armi
consegnate loro contro le nazioni che li avevano sostenuti. L'idea
che si debba dividere l'umanità in campi inevitabilmente in guerra
tra di loro, che corrisponde alla profezia di George Orwell nel
suo romanzo 1984, deve essere assolutamente rifiutata. Allo stesso
modo va considerato nocivo ed inaccettabile l'appello già lanciato
a suo tempo da Samuel Huntington, una sorta di chiamata alla guerra
totale dell'Occidente contro l'islam. Affermazioni del genere
non possono che essere fonte di ulteriori sofferenze ed ingiustizie.
La reazione di una società aperta
Il terrorismo va combattuto senza sovrastimare l'importanza delle
definizioni ideologiche di cui si ammanta. A dover essere combattuti
sono individui e organizzazioni terroristiche, ed eventualmente
altre istituzioni che li sostengono in qualche modo. Ma senza
che ciò possa giustificare una campagna o una crociata contro
una parte dell'umanita'. Il terrorismo è un delitto, le organizzazioni
terroristiche sono organizzazioni criminali: possono dire di rappresentare
un'idea, un valore, un obiettivo politico. Ma questo di per sé
non può né mitigare le loro responsabilità, né portare a conseguenze
riguardo ai valori che dicono di rappresentare. Sarà possibile
convocare tutti i governi e tutti i popoli del mondo a combattere
contro il terrorismo in quanto tale? Non solo è possibile, ma
doveroso ed urgente, come i fatti delle ultime ore dimostrano
ampiamente. Ovviamente si dovranno sfidare tutte le nazioni che
in qualche modo abbiano potuto dare un contributo al fenomeno
terroristico, stabilendo che esiste un dovere universale delle
nazioni che si vogliono definire civili di unire le forze per
combattere il terrorismo ed evitare ulteriori tragedie come questa.
La reazione che ora è chiesta al popolo americano è quella di
una grande solidarietà civica a sostegno delle vittime e delle
loro famiglie, e di una forte collaborazione con le istituzioni.
A queste ultime incombe il dovere di mobilitare tutte le risorse
a loro disposizione nella lotta implacabile ed inarrestabile al
male del terrorismo, di prendere tutte le misure atte a punire
gli autori dei delitti e prevenirne la ripetizione. Certamente
le istituzioni sono munite di poteri di polizia e di poteri militari
proprio per compiere questi atti dovuti, sempre che siano proporzionati
all'offesa e diretti verso i veri colpevoli. Io ho fiducia nelle
istituzioni degli Stati Uniti a questo riguardo: si tratta di
una società democratica, aperta, dove le istituzioni sono sottoposte
continuamente al giudizio dell'opinione pubblica. Una reazione
non appro-priata, invece, sarebbe quella di attribuire le responsabilità
ad una razza, ad una religione o ad un popolo in particolare.
Cedendo alle paure irrazionali e agli odi si farebbe vincere il
terrorismo