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Educhiamo col Vangelo, non con Marx

colloquio con Piero Gheddo

Padre Piero Gheddo, milanese, del Pontificio istituto missioni estere, gira il mondo da una vita. E proprio da lui Giovanni Paolo II si è fatto scrivere la traccia della sua enciclica "Redemptoris Missio" del 1990. «Ma vedo che pochi l'hanno letta e capita, tra i cattolici che si danno alla grande politica».

Intende i cattolici antiglobal?

«Sì. Il papa l'ha detto chiaro: lo sviluppo di un popolo non nasce dal denaro o dalla tecnica, ma anzitutto dalla sua educazione. E la Chiesa questo deve fare: educare predicando il Vangelo».

E invece?

«Invece questi cattolici, ma anche ecclesiastici di rango elevato, non parlano altro che di debito estero, di tasse, di multinazionali, di armi, di materie prime. Con sotto un'idea disastrosa».

Quale?

«L'idea rozzamente marxista che i poveri sono poveri perché noi siamo ricchi. E quindi che bisogna distribuire con giustizia le ricchezze del mondo. Niente di più ingannevole. Non si tratta di distribuire, ma di produrre e di insegnare a produrre, quindi di educare. Anche la Cei spero che lo capisca».

La Cei che fa campagna per la cancellazione dei debiti dei paesi poveri?

«Sì. Ma vedrà com'è difficile fare arrivare a buon fine i soldi così condonati. A molti governanti di paesi poveri non importa niente di strade, scuole, ospedali, vogliono i soldi e basta. Su altri temi, i cattolici impegnati in politica danno prova di grande cultura, ma sul Terzo Mondo è un disastro. Sono succubi di marxismo e laicismo».

Espressonline, 16 agosto 2001

 
 
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