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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Relazione su un tema di grande attualita' presso il Centro Culturale Demetrio Marin a Bari del vice direttore del periodico dei Gesuiti "Civilta' Cattolica"


La Chiesa di fronte all'islam

di Marisa Di Bello


Dialogo non facile ma necessario che dopo gli attentati di settembre è ancora più urgente proseguire. Importante tenere conto delle istanze comuni tra cattolici e musulmani, ma anche delle differenze che sono tante e fondamentali, per una valutazione realistica delle possibilità di incontro. Le perplessità della Chiesa su un conflitto di cui si conosce poco. Padre Michele Simone, vice direttore della rivista culturale dei Gesuiti, "Civiltà Cattolica" ne ha parlato nella sua relazione "Afghanistan: quale scontro? religioni e civiltà a confronto".

Dopo l'attentato dell'11 settembre alle torri gemelle di New York, nulla sarà come prima. L'hanno ripetuto in questi due mesi politici, giornalisti, economisti, psicologi e forse all'inizio molti di noi, lontani dai luoghi del terrore e della guerra, non ci hanno creduto molto. Ma che sia vero lo abbiamo imparato man mano che il tempo passava e rendeva evidente la complessità de gli eventi e delle forze in campo che si contrastavano. E che nulla può essere come prima lo pensa anche una parte autorevole della Chiesa cattolica che invita a impostare il dialogo con l'islàm su nuove basi, non più fondato solo sul riconoscimento delle istanze comuni come è stato finora, ma anche sulla consapevolezza delle differenze che ci sono e che sono grandi. Le avevamo segnalate anche noi sulla nostra rivista, negli anni passati man mano che intervistavamo i rappresentanti di vari gruppi etnici e religiosi presenti sul territorio. E avevamo espresso la preoccupazione per la mancanza di democrazia persino nei paesi musulmani più moderati, cosa che penalizza in maniera particolare le donne. Questo pur nella ferma convinzione della necessità di una conoscenza reciproca e del dialogo. Su queste tematiche si è incentrata la relazione del padre Gesuita Michele Simone, barese, vice direttore di "Civiltà Cattolica" dal titolo "Afghanistan: quale scontro? Religioni e civiltà a confronto", nel Centro culturale Marin, presso la parrocchia Santa Croce di Bari. Il parroco, mons. Alberto D'Urso, nel dare il benvenuto all'illustre ospite, ha invitato i fedeli e tutti i numerosi partecipanti all'incontro, a ritrovare il giusto equilibrio per una lettura serena di quanto sta succedendo nel mondo e a non vivere in maniera passiva la religione religione self service, l'ha definita ricorrendo ad essa solo per necessità personali.

Esigenza del dialogo mondiale

Al moderatore del dibattito e presidente del Centro Marin, prof. Aldo Loiodice dell'Università di Bari, il compito di presentare l'oratore, mentre don Nicola Bux, vice preside dell'Istituto ecumenico di Bari, ha introdotto la relazione, sottolineando come l'esigenza di un dialogo con l'islàm e con altre religioni sia stata sempre sentita dalla Chiesa cattolica e che non è stata avviata dal Concilio Vaticano II l'apertura verso altre confessioni. Lo aveva già fatto Gregorio VII circa 900 anni fa, lo aveva fatto Gesù Cristo, durante la sua esistenza terrena, tanto che proprio nel Vangelo, ossia nella dottrina fondante del cristianesimo, è possibile rinvenire metodi e modi di dialogare. Ma dopo l'11 settembre, ha esordito padre Simone, forse bisognerà cambiare proprio il metodo di dialogo e porre più attenzione alle differenze che dividono cattolici e musulmani. Padre Simone ha subito posto in chiaro come quella che si combatte in Afghanistan non sia una guerra di religione ma una guerra dove la religione viene strumentalizzata per obiettivi molto terreni, quelli di Osama bin Laden di egemonizzare il mondo islamico con la messa in crisi dei paesi arabi moderati e di controllare il petrolio che significa controllo dell'economia mondiale. Obiettivo, quest'ultimo, comune agli Stati Uniti, cui si somma un intreccio di interessi particolari che riguardano tutti gli altri Paesi, grandi e piccoli che li supportano. Padre Simone ha poi sintetizzato lo stato d'animo della Chiesa cattolica sulla vicenda che è di disagio e di preoccupazione. Il Papa, infatti, più volte negli ultimi tempi ha sollecitato i fedeli a soccorrere il popolo afgano che da oltre vent'anni subisce una barbara guerra civile ed è preda di interessi estranei ai propri, ed ha sollecitato altresì un intervento a favore di tutti i poveri della terra, invitando i Paesi ricchi a modificare stili di vita e a promuovere una più equa ripartizione delle ricchezze. Invito che non pare trovare molta accoglienza, tanto che lo stesso padre Simone ha rimproverato ad europei e americani di essersi preoccupati principalmente della Borsa che crollava nei giorni successivi all'attentato, mentre, ha aggiunto, gli obiettivi primari dei cattolici dovrebbero essere ben altri. Riprendendo poi il pensiero di padre Bux, ha incentrato la sua relazione proprio su quelle differenze che dividono cattolici e musulmani, creando non poche difficoltà alla elaborazione di un alfabeto comune e che, sottovalutate in passato, ci hanno poi lasciati, di fronte agli ultimi eventi, disorientati e sorpresi. Tali differenze riguardano essenzialmente l'area dei diritti umani che nell'Islam non riconosciuti a causa di un'interpretazione troppo rigida e acritica del Corano, al contrario di quanto avviene tra i cattolici che hanno sempre adottato un metodo storico-critico nel commento e nell'interpretazione dei testi sacri. Da quella lettura rigida discendono tre disuguaglianze fondamentali impossibili da accettare per noi: quella tra uomo e donna, quella tra musulmano e non musulmano e quella tra libero e schiavo.

Manca la reciprocità

Che non sia roba da poco ce ne eravamo accorti già da tempo, quando, in occasione delle nostre interviste, c'eravamo scontrati contro un muro ogni volta che si accennava ai diritti delle donne, all'uguaglianza dei cittadini, alla libertà.
La stessa commistione di politica e religione che prevede addirittura che la prima trovi fondamento nella seconda, c'era sembrato e ci sembra l'ostacolo maggiore alla realizzazione della democrazia che è esercizio della sovranità popolare attraverso il suffragio universale nonché tolleranza e rispetto per le minoranze e il diverso. Non va dimenticato, invece, che tutto questo in quasi tutti i paesi musulmani non esiste e che in alcuni di essi il diritto a professare fedi diverse o a manifestare esteriormente altri culti - non parliamo poi di fare proseliti - è impedito in virtù di quella lettura rigida del Corano che bolla come infedeli coloro che non si riconoscono nella religione di Allah. Nonostante in Europa ed in America a loro tale diritto venga riconosciuto. Manca la reciprocità per cui il dialogo può svolgersi solo a senso unico. Il matrimonio di un musulmano con una 'infedele', ad esempio - matrimonio impensabile per la donna musulmana - obbliga i figli a seguire la religione del padre, senza possibilità di scelta. Padre Simone, tuttavia, ha fatto presente che per fortuna la tendenza conservatrice, seppure maggioritaria, non è l'unica presente nell'islàm. Infatti ve n'è un'altra più pragmatica in alcuni Paesi come la Tunisia che ha legittimato la parità fra uomo e donna, eccezion fatta per il diritto ereditario e per la possibilità di sposare un non musulmano o come l'Algeria che ha abolito la poligamia. Ma si tratta di piccoli aggiustamenti che non rimuovono i grossi ostacoli al riconoscimento della parità dei diritti tra tutti gli uomini e tra uomini e donne. C'è poi, lo ha ricordato padre Simone, una terza tendenza, questa però decisamente minoritaria, rappresentata da un certo numero di intellettuali musulmani che iniziano a interpretare in maniera più critica Corano e Sunna, ossia la tradizione, e che, mancando nell'Islam un'autorità centrale, offrono un criterio interpretativo diverso che riconosce pari diritti a tutti in virtù una visione finalistica dell'agire umano.

Gli auspici della Chiesa

Come si vede, sarà molto difficile trovare su punti di così vitale importanza per la definizione dell'essenza stessa dell'individuo la possibilità di un confronto o forse bisognerà aspettare molto tempo, prima che quelle frange oggi minoritarie possano prevalere su fondamentalismi e chiusure. La relazione di padre Simone si è soffermata, in conclusione, sulle caratteristiche del nuovo terrorismo inaugurato da Al Qaeda, che non è più rivolto contro uno Stato in particolare, ma ha carattere internazionale. Esso utilizza in maniera massiccia kamikaze molto motivati sotto un profilo religioso e politico e provenienti anche dalla classe borghese, e utilizza o minaccia di utilizzare anni chimiche, batteriologi che, atomiche. Una svolta inquietante con cui bisognerà confrontarsi in maniera nuova e su cui si dovrà riflettere. Ma quale atteggiamento assume la Chiesa cattolica di fronte a tutto questo? Padre Simone, in quanto vice direttore di una rivista cosi vicina alla Segreteria di Stato Vaticana, e quindi al Pontefice, è in grado di esprimerne correttamente il pensiero: "Noi cattolici, di fronte al male non ci arrendiamo, ma preghiamo e chiediamo il dono della speranza. Nel contempo, ci auguriamo che quest'operazione di polizia sia esercitata con prudenza, evitando un allargamento o un prolungamento del conflitto che, provocando vittime innocenti, creerebbe problemi alla coscienza cattolica".
Un si dunque all'intervento, ma con precisi limiti di spazio e di tempo, per evitare stragi inammissibili in una popolazione che è stata già tanto provata, e ulteriori irrigidimenti.

Scarsa informazione

La relazione seguita con grande in-teresse dal pubblico in sala ha suscitato un acceso dibattito in cui sono venuti fuori tutti quegli interrogativi che in questi due mesi si è posto l'uomo della strada e che certamente non hanno trovato risposta in quei teatrini della politica che sono diventati i dibattiti televisivi dove si strumentalizza tutto, persino i morti. Sono stati ricordati i grossi interessi economici che ruotano intorno all'Afghanistan, terra di miserabili, dove però passano le vie del metano e del petrolio. Dalle domande è emersa altresì la necessità di capire anche le ragioni del terrorismo, pur senza giustificarlo, e l'urgenza della soluzione del problema palestinese finora ostacolata.
E' stata tra l'altro chiesta ragione della mandata condanna da parte della Chiesa cattolica della strage provocata nel 1945 dalle due bombe atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki, che provocarono 300mila vittime tra morti e feriti tra l'inerme popolazione giapponese.
Pur non rispondendo a nessuna domanda in particolare, padre Simone ha chiuso il dibattito, ribadendo i dubbi che permangono nella Chiesa sulla ineluttabilità di questa guerra, gli interrogativi che nascono per la mancanza di elementi su cui fondare un giudizio sicuro, data la scarsità delle informazioni che caratterizza l'impresa e soprattutto la necessità che l'intervento armato finisca al più presto.

da Nel Mese, novembre 2001

 
 
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