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Associazione Internazionale per le relazioni col Vicino Oriente
  
 
 
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Franco Cardini Il fondamentalismo ricomincia da tre
Tutti si affannano a sottolineare che non sarà una guerra di religione. Eppure, a furia di negarlo, già lo è. Non foss'altro perché - dall'altra parte - gli iman afghani hanno chiamato a raccolta i popoli islamici e il famigerato Bin Laden ha già affibbiato agli americani l'appellativo di "crociati" e ha diviso il mondo in due parti. Dopo il crollo delle Twin Towers è ancora alto il polverone sui prossimi scenari.
Allora sarà, nonostante tutto, una guerra di religione? Lo chiediamo allo storico Franco Cardini, la voce più appassionata tra quelle che in questi giorni ci costringono a vedere gli eventi anche con gli occhi del mondo islamico.
"C'è chi fa di tutto per farla diventare una guerra di religione. Anzi direi uno scontro di culture. Il teorema di Samuel Huntington - che si commentava da solo per idiozia - sosteneva che fossimo alla vigilia di uno scontro di civiltà".
E invece no?
"Lo "scontro" di civiltà c'è sempre stato. Tuttavia l'emergenza storica ha messo in rilievo che si è trattato di continua amicizia e collaborazione tra il mondo musulmano e il inondo cristiano. Certamente punteggiata da episodi di guerra, alcuni anche efferati, che tuttavia restavano in superficie. In realtà le crociate, i jihàd, le guerre corsare, persino i due assedi di Vienna e i fatti di 0tranto messi insieme sono pochissima cosa rispetto, per esempio, alle botte che si sono dati nella storia francesi e tedeschi, inglesi o francesi tra loro; o, all'interno dell'Islam, turchi e persiani. Quello che si coglie è un continuo e costante mantenimento di buoni rapporti. Al punto tale che il decollo della modernità nel XII-XIII secolo, con il ritorno al commercio mediterraneo, l'assimilazione della cultura antica e della cultura più recente orientale, si deve proprio a questi buoni, continui e stretti rapporti durante le crociate e le controcrociate".
Poi che è successo?
"E' successo che l'Occidente ha "bypassato" per lunghi secoli l'Islam. L'Islam è entrato in una fase di eclisse nel momento stesso che l'Occidente si espandeva nel corso dell'800, inventandosi una lotta epocale, una battaglia secolare che non c'era mai stata, per giustificare l'inglobamento coloniale dei paesi islamici".
E' questo il cosiddetto "malinteso" tra Europa e Islam, la cui Storia Franco Cardini ha scritto nel 1999 per Laterza, tornata ora in libreria, quasi "profeticamente" pochi giorni prima dell'attacco a New York (Laterza ed., pp. 347, L. 24.000). Lo storico del Medioevo vi documenta le menzogne, gli errori e le calunnie che hanno segnato nei secoli le relazioni dell'Islam con l'Europa.
I malintesi ora tornano?
"Certamente. Bisogna tener presente che l'ultima fase della globalizzazione dopo la seconda guerra mondiale ha creato una realta' inedita. Uno squilibrio tra mondi: da una parte l'occidentale, che è il 20 per cento dell'umanità ma detiene l'80 per cento delle ricchezze, e gestisce anche risor-se che non sono nel suo territorio (dal sottosuolo brasiliano al petrolio arabo-persiano).
Dall'altra i quattro-quinti dell'umanità depressa sottosvi-luppata e sfruttata, entrati violentemente e repentinamente in contatto con quel quinto privilegiato. Loro percepiscono l'abisso che separa il nostro modo di vivere dal loro, e per molti versi ammirano e anche amano l'occidente".
Eppure lo combattono…
"Lo combattono perché si rendono conto che questo squilibrio sta rendendo sempre più privilegiati e sempre più ristretti gli ambienti ricchi e sempre più miseri e più vasti quelli poveri".
C'è un malinteso solo da questa parte? Forse che nel mondo islamico non vi sono immagini distorte dell'Occidente?
"Anche nell'Islam c'è oggi una profonda non-conoscenza della cultura occidentale, che viene presentata nei suoi aspetti di grande opulenza, di violenza e di arroganza; mentre sono meno conosciuti gli aspetti migliori. Percio' penso che l'unica via possibile sarebbe il dialogo. Non come dolciastra e astratta nozione di tolleranza, ma come confronto che ci insegni a conoscerei reciprocamente, senza reciproco desiderio di sopraffazione. Purtroppo lo scambio di culture oggi avviene all'insegna dell'arroccamento. Attraverso articoli infami, come quelli di Baget Bozzo sul "Giornale", sta passando un principio riduttivo secondo il quale l'Islam è tendenzialmente tutto fondamentalista, e il fondamentalismo e' tendenzialmente tutto filo-terrorista, ergo: tutto l'Islam e' da rubricare in blocco sotto la categoria "terrorismo" e quello delle Twin Towers e' il suo vero volto".
Non e' una tendenza di questi giorni. Il cardinal Biffi invoca da tempo un criterio di "integrabilita'" per selezionare l'immigrazione extracomunitaria nel nostro Paese. Paura dell'Islam? Fondamentalismo di segno opposto?
"Ci sono vari tipi di fondamentalismo. Uno e' senza dubbio l'islamico. Ma ce n'e' uno occidentale di segno laicista, la cui pretesa è che il nostro progresso e il nostro modo di vivere sia il migliore possibile, e non possano essere modi alternativi, se non come fase da tollerare nella misura in cui sono transitori. E' il fondamentalismo alla Flores d'Arcais, per intendersi".
Un po' rispecchia il pensiero di Berlusconi. Ma quale sarebbe il terzo?
"Il fondamentalismo cattolico, alla Baget Bozzo (per carita', un amico, ma con idee diverse). Quest'ultimo fondamentalismo parte dal principio che il Cristo e' al centro della sua storia e che si è manifestato fondamentalmente nella tradizione occidentale. I due fondamentalismi convergono oggi, e convergono perche' hanno trovato un nemico comune. Si reagisce al nuovo "pericolo" islamico, quello che Huntington ha chiamato "la terza ondata", alla paura che tutta questa gente, demograficamente molto numerosa, possa alla fine imporci la sua cultura. Praticamente, di fronte a questo "pericolo" l'antico astio che i tradizionalisti cattolici riservavano alla "modernita'" s'e' misteriosamente dileguato".
Ci spieghi meglio.
"L'occidente nel suo complesso, anche intendendo l'occidente nel suo processo di desacralizzazione e di laicizzazione, e' diventato per loro comunque la "societa' cristiana" da difendere. Ma c'e' un equivoco: l'occidente non e' piu' una societa' cristiana. E' una societa' che ha senza dubbio una radice cristiana in molte delle sue componenti, ma che oggi e' un mondo largamente postcristiano dominato da altri valori, che sono valori legati all'economia, legati alla politica laica, ma che non sono valori cristiani".
Quanto le potenze occidentali hanno da farsi perdonare?
"Bin Laden e' un figlio" degli Stati Uniti. I talebani sono i "figli" degli Stati Uniti. Si piange tanto ora su Massoud, eppure Massoud e' stato ghettizzato per volonta' degli Usa in quanto sospetto di essere filo-iraniano. Adesso lo si rimpiange e si accorge che lui era piu' moderato. E poi: le armi. Chi le produce? I musulmani? Le abbiamo vendute noi, e il nostro benessere poggia anche su questo traffico del tutto tollerato. Siamo davvero ipocriti. Se non l'avessimo armato, l'Islam apparirebbe molto meno pericoloso. Bin Laden e' un prodotto dell'Occidente".
Queste le colpe recenti. E nel passato?
"Un secolo di errori. Gia' nel '17 gli inglesi regalarono l'Arabia Saudita ai wahabiti, una confraternita tra le piu' barbare e arretrate dell'Islam. Contravvenendo ai patti, che prevedevano, in cambio della rivolta araba contro i turchi, la costituzione di una grande Arabia libera, indipendente e che andasse dal Caucaso al Golfo di Aden dal Mar di Levante fino al Tigri. Gli occidentali una volta vincitori non mantennero la promessa: non solo non affidarono l'Arabia a Hussein, lo sceicco della Mecca e guardiano dei luoghi santi (il bisnonno del re di Giordania), ma lo dettero a questi wahabiti, che ora sono gli alleati piu' sicuri degli americani".
Il suo volume si conclude con la frase dell'egiziano Fouad Zakaria: "L'Islam sara' cio che ne faranno i musulmani". Che ne faranno?
"Dipende da noi. Se riusciremo a tenere a freno i desideri di vendetta e di rivalsa; se riusciremo a non farci soverchiare dalle poche onorevoli ragioni demagogiche sulle Twin Towers; se riusciremo a debellare iol terrorismo isolandone le centrali e non facendo vittime innocenti; se riusciremo a risolvere la questione palestinese, della quale a molti musulmani non importa proprio nulla, ma che e' diventata un cavallo di battaglia demagogica di tutti i fondamentalisti… io credo che noi avremo dalla nostra gran parte del mondo musulmano. Bisogna impedire che i terroristi diventino eroi".

da La Gazzetta del Mezzogiorno, ottobre 2001

 
 
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