E' già Tertulliano,
tra II e III secolo d.C., a testimoniarci dell'esistenza della Chiesa cristiana tra i
fieri popoli di quell'Armenia che, al suo tempo, era contesa tra la sovranità dei parti
arsacidi e quella romana. La chiesa armena vera e propria, che conosciamo attraverso
testimonianze storiche certe, fu tuttavia quella fondata alla fine del III secolo da San
Gregorio detto l'Illuminatore cioè il pittore e decoratore di manoscritti: il
miniatore, diremmo più modernamente noi che, formatosi a Cesarea di
Cappadocia, accettò il primato del metropolita di quella sede il quale aveva diritto di
nominare il katholikos, il capo della Chiesa nazionale armena che forse anche
in quanto le guerre tra persiani e impero romano-orientale dei secoli V-VI avevano
impedito una corretta informazione sullo sviluppo teologico e disciplinare delle Chiese
cristiane greca e latina, strette attorno al dettato ortodosso del concilio di Calcedonia
(451) già dai primi del VII secolo si dichiarò formalmente monofisita. Insieme con
quella etiopica monofisita essa stessa la Chiesa armena è la prima Chiesa nazionale
cristiana della storia.
Una storia ormai quasi bimillenaria, ed eroica. Gli armeni resistettero valorosamente
all'invasione arabo-musulmana, crearono tra IX e XI secolo un fiorente regno cristiano
sotto la dinastia bagratide, entrarono in complesse relazioni con Bisanzio e con i
crociati, fondarono fra le montagne del Tauro e il golfo di Alessandretta vale a dire
nella regione chiamata Cilicia un regno della cosiddetta piccola Armenia che
si mantenne, con alterne vicende, fino al Quattrocento. Era armena la grande città di
Edessa (oggi Urfa in Turchia), santuario di quel Mandylion che custodiva la vera effigie
del Signore e ch'è stato variamente posto in relazione con la Veronica di Roma e la
Sindone di Torino. La pressione musulmana aveva obbligato una parte della Chiesa armena,
alla fine del XII secolo e poi di nuovo durante il XV, ad aderire alla Chiesa romana: oggi
esistono due catolicosali, una maggioritaria - monofisita - e una che riconosce il primato
di Roma, alla pari di una terza e più piccola, con sede in Libano. Dal 1701, in seno alla
chiesa armena "cattolica", è sorto l'Ordine mechitarista, così chiamato da
Mechitar di Sebaste, il glorioso fondatore del monastero dell'isola di San Lazzaro degli
Armeni a Venezia, tuttora faro della cultura armena nel mondo.
La durissima campagna di snazionalizzazione degli armeni, posta in atto a partire dalla
fine del XIX secolo da una Turchia che aveva ormai imparato dall'Occidente il triste
vangelo del nazionalismo, culminò dopo i massacri del 1894, del 1895-96, del 1909 - in un
vero e proprio genocidio ricordato da F. Welfel ne "I quaranta giorni del Mussa
Dagh": esso dette luogo alla cosiddetta diaspora armena, diretta
soprattutto verso la Francia e gli Stati Uniti d'America. La repubblica autonoma
indipendente, nata nel 1918 nell'area armena pertinente alla Russia e riconosciuta nel
1920, venne riconosciuta solo nel 1936 come repubblica formalmente autonoma all'interno
dell'Unione Sovietica. Ma in realtà il calvario degli armeni non è ancora finito, e il
genocidio del quale sono stati vittima resta in gran parte agli occhi dell'opinione
pubblica - tuttora negato.
In rapporto alla durezza immeritata di questo destino, il contributo che l'Armenia ha
offerto alla civiltà è straordinario. Tutti conoscono le splendide architetture delle
chiese armene e ammirano la bella liturgia che vi si celebra. Gli armeni sono stati
scrittori e miniatori di manoscritti di straordinaria raffinatezza, e ben note sono le
ricche tradizioni artistiche, letterarie e folkloriche d'un popolo che le avverse
circostanze storiche non hanno mai piegato e che costituisce un'autentica gioia per la
cristianità e per il mondo intero.
Franco Cardini
Presidente ENEC
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