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La Cripta della Basilica di San Nicola
Un incontro sotterraneo fra Oriente e Occidente

TRE SAN NICOLA

San Nicola di Myra

E’ certamente più noto oggi come Nicola di Bari; nel Veneto, e, a Venezia in particolare, come San Nicoleto. Nonostante che la fama di lui si sia diffusa intorno al Mille in tutta Europa, Russia compresa; nonostante che il culto abbia eguagliato quello di San Giorgio e di San Martino, storicamente sappiamo poco o nulla di sicuro della sua vita. Voler scrivere oggi la sua biografia, nel senso moderno del termine, é impensabile, sia perché dall’anno presunto della sua nascita, a quello in cui furono stese le prime notizie attendibili, passarono più di quattro secoli; sia perché le Vite scritte in seguito, più che fornire dati biografici veri, hanno illustrato i prodigi e i miracoli a lui attribuiti. E gli stessi prodigi, in seguito si é saputo che sono stati fatti slittare su di lui dalla Vita di un altro Nicola, vissuto tre secoli dopo, archimandrita del monastero della Santa Sion e vescovo di Pinara, cittadina non lontana da Myra. Affondiamo nel buio storico dei primi secoli cristiani. Ce ne ricorderemo quando esamineremo le reliquie, non potendo pretendere dalla loro analisi risposte chiare ed esaustive. Gli epitaffi e le targhe rinvenute nell’Arca del Lido ricordano con Nicola Magno un imprecisato Teodoro e un altro Nicola Zio, entrambi vescovi e metropoliti di Myra, definiti “predecessori” di Nicola Magno. Che cosa possiamo dire in merito?

Seguendo la traccia lasciata da Giovanni diacono del clero di S. Gennaro (Napoli), i biografi affermano che Nicola Magno nacque a Patara nella Licia, da genitori cristiani e saggi; trascorse la giovinezza pio e morigerato nel dispregio delle mondanità. Vorrebbero per lui quasi un anticipato saggio dell’esemplarità cenobitica o anacoretica; ma non é cosi, lo vedremo più avanti. Eletto vescovo, si dimostrò pieno di sollecitudine pastorale verso gli indigenti, i deboli e i perseguitati.

La letteratura e l’iconografia sacra hanno ricordato spesso la sua generosità verso ”tre fanciulle” salvate dalla prostituzione, grazie a un dono da lui fatto al loro padre; il soccorso tempestivo ai navigatori pericolanti; la prodigiosa provvista di granaglie per la popolazione affamata. Ricordati pure i suoi interventi a favore degli innocenti avviati alla condanna capitale e sottratti agli ufficiali di Costantino come si narra nella Praxis de stratelatis.

Risponde meglio alla verità storica, la sua coraggiosa difesa della fede cristiana in un ambiente ostile e pagano. Nacque a Patara nella Licia. Su questa te stimonianza di Eustrazio di Costantinopoli convengono molti scrittori nicolaiani; ed é un dato assolutamente importante. Il critico tedesco Gustav Anrich l’accetta, avendola trovata registrata anche nella Vita per Mi- chelem’. Giovanni diacono definisce Patara “una delle più famose città della Licia”, anche se prima del secolo VIII nessuna biografia si interessò di tale luogo e di Nicola. Il primo a darne notizia, verso il 710, fu Michele l ’archimandrita, seguito poi da Metodio e da Metafraste.

La data della sua nascita non venne registrata da alcun biografo; lo stesso diacono Giovanni confessa di “non conoscerla”. Procedendo per ipotesi, sembra si possa fissarle nell’a.255 d.C., sapendo che certamente visse durante l’impero di Costantino (306-337) e di Gallieno.

Un riferimento rilevante, anche se controverso, da parte dello storico bizantino Teodoro il Lettore, é costituito dalla citazione di Nicola nella lista dei 318 Padri del concilio primo di Nicea celebrato nell’a.325. Ma c’e chi dubita perfino che fosse vescovo, e di Myra, in quanto all’epoca di Costantino la cittadina era ancora troppo piccola per essere designata a sede vescovile. Anche l’attribuzione di tendenze monastiche e mistiche è fuori tempo e fuori quadro, in quanto egli in quel periodo dovette piuttosto impegnarsi nella lotta contro gli avversari della fede, gettandosi nella mischia. Costantino aveva rivalutato molto la figura dei vescovi, considerati giudici nelle controversie anche civili e mediatori di pace e di giustizia. Dunque, gli scrittori sacri cominciarono a interessarsi di lui subito dopo la morte (334?), non tanto della sua santità, ma degli episodi edificanti divulgati attraverso la Praxis de stratelatis, che a Roma furono noti fin dal secolo VI. Questo testo, di anonimo, lo presenta come uomo dal carattere energico e caparbio, coraggioso assertore della vera giustizia. Frenò in Myra l’azione non corretta degli ufficiali dell’imperatore, e in particolare il modo di fare dei soldati soggetti ai generali, ristabilendo la convivenza pacifica con la popolazione. Il culto del santo: Nell’ambiente greco si diffuse a partire dal secolo VII; in seguito il Santo entrò a far parte anche del Passionario Romano che costituisce il più antico testo integrale su Nicola di Myra, ricordato insieme ad altri cinquanta santi. Padre Delehaye, continuatore dei Bollandisti, scrisse nel 1940 che “non c’e da meravigliarsi se gli agiografi applicarono a Nicola di Myra gran parte di ciò che riguardava Nicola detto Sionita (per aver fondato il monastero della Santa Sion, non lontano da Myra) in seguito divenuto vescovo di Pinara”. Per un’inspiegabile inversione di tendenza, il culto del più antico Nicola decadde, mentre cresceva quello del Nicola più recente. Fu rivalutato, appunto, in seguito all’attribuzione fatta dagli agiografi dei prodigi operati dal Nicola pinarese.

Occupiamoci allora di questo secondo Nicola, mai ricordato negli epitaffi del Lido, ma implicitamente presente ogni volta che si parla di Nicola Zio: tale appunto in rapporto al Nicola di Pinara, suo nipote. Nella loro incursione a Myra, i veneziani ne trafugarono il corpo, che stava colà sepolto accanto allo Zio e al più celebre Nicola, vescovo di Myra.

San Nicola di Pinara o della Santa Sion

Fu lo studioso Nicola Carmine Falcone, vescovo di S.Severina (CZ), a rivendicarne l’esistenza storica con un’ opera che fece sensazione, pubblicata a Napoli nel 1751 come Acta antiqua, o Primigenia. In essa sostenne che quanto era stato scritto fino allora intorno a Nicola di Myra era pura leggenda. Avendo trovato nella Biblioteca vaticana un codice membranaceo riguardante Nicola di Pinara, si persuase che i dati della sua vita erano stati fatti scivolare sulla vita del Nicola di Myra, di cui non si sapeva praticamente nulla. Reagì a questa sconvolgente tesi Nicola Putignani, canonico barese, contrattaccando in modo radicale: negò la validità storica del pinarese, rivalutando il myrese. In tal modo si complicarono entrambe le vicende e il culto nicolaiano. Con maggiore obiettività, oggi si ritengono storici tutti e due, sapendo che il Nicola di Myra visse tra il III e il IV secolo, mentre quello di Pinara visse nella prima metà del secolo VI.

I dati biografici del pinarese, anche se scarsi, sono attendibili, almeno per ciò che concerne la carriera ecclesiastica. Si sa che un giorno, rientrando a Pinara da Myra dove aveva ricevuto l’ordine del “lettorato” nella chiesa di san Giovanni Battista, fece visita allo Zio Vescovo Nicola, il quale gli predisse il futuro governo del monastero della S.Sion come archimandrita. E cosi avvenne. A soli diciannove anni ricevette il presbiterato per le mani dell’arcivescovo Filippo di Myra e, in seguito, elevato lui pure all’episcopato, presiedette la diocesi di Pinara, ricco di fama e di prodigi operati a favore dei poveri e degli ammalati.

Come abbiamo detto, inspiegabilmente e col tempo, la memoria della sua persona si eclissò, prevalendo quella del più antico Nicola di Myra. Già anziano, recatosi a Myra per la celebrazione di un Sinodo, il Sionita fu colto da malore al suo rientro e morì il 10 dicembre del 564. Fu sepolto nella chiesa del monastero, dove già era stato sepolto lo Zio. Sei anni più tardi già circolavano scritti agiografici sul suo conto (a.570).

Nell’a.960 fu diffusa la Vita compilata, che fondeva i dati agiografici dei due Nicola (di Myra e di Pinara); sappiamo infatti che “l’immagine del Taumaturgo di Myra, sin dal tempo di Metafraste, è indissolubilmente concatenata a quella di Nicola di S.Sion, per cui non si può fare a meno di tenerne conto, pur non trattandosi della stessa persona”.

I veneziani, al momento di trafugare le ossa rimaste nella chiesa cimiteriale, le posero tutte in due o tre cassette e non si preoccuparono molto di segnare la diversità delle identità. A questo vasto gioco di dati, cooperarono anche i biografi che scambiarono il luogo del martyrion di Nicola Magno con quello della gloriosa domus della S. Sion, che era situata a circa sei chilometri da Myra. Il Cioffari ricorda, infatti, che i cronisti baresi Niceforo e Giovanni arcidiacono affermarono che “i marinai baresi trafugarono il corpo (di S. Nicola Magno) dalla chiesa di un monastero fuori della citta di Myra” e questo, con ogni probabilità, è pro- prio quello della S. Sion. La Cronaca veneziana, perciò, sarebbe pienamente giustificata nelle sue indicazioni.

Possiamo citare ancora l’Anrich: “Sulle origini giace un buio impenetrabile, come per altri santi: Teodoro, Demetrio, Giorgio”. Le nostre esigenze critiche trovano, perciò, un muro quasi invalicabile.

San Nicola ”Zio paterno”

Nelle iscrizioni incise sul marmo o sulle targhe plumbee, conservate nella chiesa del Lido, questo terzo Nicola viene sempre definito “Zio”: per ascendenza “materna” (avunculus), o “paterna” (patruus). Le fonti più antiche precisano: patruus.

Il sostantivo “Zio” e in evidente riferimento a un “nipote”, che riposa accanto a lui e che, secondo noi è da identificare con Nicola di Pinara. Storicamente tra il Nicola di Myra e quello definito Zio, corrono tre secoli. In nessun modo S. Teodoro e Nicola Zio possono aver “preceduto” Nicola di Myra nella sede episcopale myrese.

La riscoperta del Nicola pinarese avvenne durante la ricognizione di cui stiamo trattando, e fu grande sorpresa davvero. Aperta la cassetta di S. Nicola Magno furono subito rilevate alcune ossa di colore bruno cuoio e di consistenza robusta (complementari a quelle rinvenute nella seconda cassetta: S. Nicola Zio). Accanto ce n’erano altre con uguali caratteristiche, e c’era anche una calotta cranica che non si poteva attribuire a Nicola di Myra, perché l’integro cranio era gia stato rinvenuto a Bari nel 1953. Verso la metà del secolo XIV il cronista francescano Giordano de Curti, descrivendo il trafugamento veneziano di Myra scrisse: Nicolai Magni, Nicolai Patruus, ambo magni meriti et Ecclesiae eiusdem antistites: has reliquias cum tubis et magno tripudio ad naves deduxisse. L’equivoco era ormai stabilito.

Il Cioffari riconosce che “non è impossibile che lo zio paterno del Sionita venisse sepolto nella chiesa di S. Nicola di Myra.
Ulteriori dati biografici non sono reperibili e, comunque, non demoliscono per il momento questa impostazione.  

(da L.G.Paludet, Ricognizione delle Reliquie di S.Nicolò, Vicenza 1994, p.1-6)