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La
Cripta della Basilica di San Nicola
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LA
MANNA LA MANNA DALLA TRASLAZIONR AD OGGI
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Anche Giuseppe Innografo fu sensibile a questo aspetto del culto di S. Nicola. Nell’ode IX di un canone in suo onore, cosi si esprime: Il
tuo sacro corpo Verso la fine del IX secolo e agli inizi del X i riferimenti alla manna miracolosa divengono più frequenti. Ne parlano ad esempio, Niceta di Paflagonia (885 c.), il Sinassario costantinopolitano (900 c.), la Vita Compilata (900 c.) e 1’anonimo autore dell’encomio «Mnème dikaìou» (920 c.). Qualche decennio dopo, ad opera di Giovanni di Amalfi (950-960) questo particolare aspetto del culto nicolaiano penetra anche in Occidente. A lui sembra risalire la narrazione intorno al vescovo di Myra Magnenzio, collegata appunto al fenomeno della manna, e che fu ripresa da molti ignoti «continuatori» di Giovanni Diacono (talvolta senza fare il nome del suddetto vescovo). Una di questa aggiunte dice cosi: |
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Fu reposto il suo sacratissimo corpo nella gloriosa casa della Santa Sion, in un luogo elevato alla destra dell’aula della stessa: degno davvero della sepoltura di un tanto sacerdote. Dal quale sepolcro, come noi stessi avemmo modo di osservare, scaturiscono due rivoli che sino ad oggi non cessano di sgorgare. Dalla fonte che cor- risponde al luogo della testa del sacro tumulo, fluisce un liquido oleoso e chiaro che sembra apportare benefici a coloro che si ungono con esso. Dal rivolo che profluisce in corrispondenza dei piedi esce un’acqua soave e trasparente che, se data da bere agli infermi, questi riacquistano la salute del corpo. (...) Dopo che il beato Nicola, lasciando questo mondo, migrò al Signore, la tomba in cui il suo venerabile corpo fu reposto, non smise mai di stillare fino ad oggi un liquido oleoso. Ivi si recavano folle di malati, ciechi, paralitici, sordi e muti, e quanti erano oppressi da spiriti immondi. Una volta unti col sacro liquido tornavano al loro pristino stato di salute. Io stesso, trovandomi in uno stato miserando, per due volte presi una pozione di quella linfa, mentre accanto alla tomba invocavo Nicola di intercedere per me presso il Signore. La casa della Santa Sion dove quel confessore riposa è a circa tre miglia di distanza dalle mura della città di Myra sul lato orientale della strada che conduce al porto di Andriake”. |
Questo
testo è molto interessante per la testimonianza dei pellegrinaggi
a Myra. È uno stimolo alla riflessione anche per la precisazione
geografica ivi contenuta, cioè 1’ubicazione del monastero (domus)
della Santa Sion a tre miglia da Myra verso Andriake. Dato che il
narratore sembra esserci stato di persona a Myra, la prima domanda
che sorge è sull’integrità del testo (proprio in quella parte che
il Falcone mette in corsivo). Se si ammettono contemporaneamente
l’autenticità del testo e la veridicità del narratore viene spontaneo
un confronto fra quanto detto qui e i testi anteriori al X secolo.
Questi ultimi, anche dove più lo richiedeva 1’argomento, tacciono
completamente sulla santa Sion e sulla sua vicinanza ad Andriake.
D’altra parte la stessa vita di Nicola Sionita, distingue senza
possibilità di dubbio fra il santuario di S. Nicola e la domus della
Santa Sion. E Michele Archimandrita, parlando della sepoltura di
S. Nicola e della santa manna, non fa menzione della santa Sion.
Tutti dati, questi, che messi assieme mettono in crisi 1’affermazione
dell’anonimo continuatore di Giovanni Diacono, il cui testo non
sembra autentico perché un testimone oculare non poteva ubicare
a tre miglia da Myra il monastero della santa Sion in direzione
di Andriake, ben sapendo che Andriake era a tre miglia da Myra (e
quindi il monastero avrebbe dovuto trovarsi sul porto). E se la
santa Sion si trovava ad Andriake, quindi proprio nel porto di Myra,
come mai il monaco Nicola, per andare a Gerusalemme si reco a Myra?
Non era più semplice chiedere le informazioni al porto? E, inoltre,
come mai per recarsi al monastero Nicola voleva sbarcare al «Fenicio»
e solo come seconda possibilità ad Andriake (cap 37)? E se il monastero
della santa Sion fosse stato presso Andriake, come il biografo di
Nicola Sionita, partendo dal monastero, avrebbe potuto dire: «Per
volontà di Dio giungemmo nel porto chiamato Andriake»? Queste considerazioni
escludono quindi che la santa Sion si trovasse tra Myra e Andriake.
Se il piccolo porto di Fenicio corrisponde all’attuale Finike, si
deve dire che il monastero della Santa Sion si trovava a nord est
di Myra. La Vita Nicolai Sionitae specifica che era su un
monte, presso il villaggio di Traglassi. In ogni caso la confusione
tra il «martyrion» di S. Nicola e il monastero della Santa Sion
non è poi cosi strana se si considera che quello era il tempo in
cui era stata appena compiuta la fusione dei due Nicola. L’identificazione
dell’antico martyrion (trasformato in chiesa e monastero
bizantino) con la domus della santa Sion dovette apparire
naturale ai Myresi stessi, se questi non fecero sentire la loro
voce discordante al momento dell’identificazione dei due Nicola.
Questa identificazione delle due personalità fu consacrata, come si è visto, dal più grande agiografo bizantino, Simeone Metafraste (980 c.), che a proposito della manna si espresse con notevole sobrietà: «Ivi scorre un balsamo, anche ai nostri giorni, rimedio ai mali dell’anima e del corpo». Il fenomeno della manna fu presto conosciuto in Germania. Otloh, nella Vita IV, parla a due riprese della manna. Dopo aver narrato la morte del Santo ( §15) e accennato ai miracoli presso la sua tomba, aggiunge: «Infatti dalla sua tomba scaturisce un olio la cui natura è simile a quella della luce, di modo che grazie a questo segno vengono illuminate le opere del passato e sono comprovate quelle future, poiché sana tutti gli infermi». Successivamente ( §16) riprende 1’episodio del vescovo di Myra ingiustamente espulso con la conseguente interruzione del rivolo della manna (sacri liquoris stillicidia). Nello stesso periodo anche gli innografi greci dell’Italia meridionale cantarono questo prodigio. S. Bartolomeo Junione (981-1055), ad esempio, nell’ode IV del suo canone in onore di S. Nicola, scriveva: Essendo
tu profumato Il
culto di S. Nicola dunque era gia diffusissimo prima della traslazione
delle sue reliquie a Bari. Gia prima di questo evento aveva raggiunto
per esempio 1’Inghilterra e la Russia, e circa 1’epoca della traslazione
si può dire che non ci fosse nazione in Europa (compresa 1’Islanda)
che non avesse qualche chiesa in suo onore. Per quanto riguarda
1’Italia e interessante il passo di uno dei continuatori della
Vita di Giovani Diacono, che scriveva verso il 950: Ne sono testimoni anche le molteplici popolazioni barbariche, parlanti lingue diverse, che abitano in quasi tutta 1’Africa e che devotamente gli tributano un pio culto. Gli abitanti poi dell’Italia, allietati frequentemente dai suoi miracoli, si sono abituati prontamente, nonostante che abbiano cominciato solo ai nostri giorni, a celebrare solennemente e devotamente la sua festa. Con l’aiuto di Dio, hanno ottenuto di costruire in suo onore e di dedicargli moltissime chiese, per averlo in questa vita come patrono e avvocato e, nell’altra, come intercessore dinanzi al Creatore. Cosi
dopo un inizio incerto, e limitato pressoché alla Licia, nel VI
secolo il culto di Nicola era giunto a Costantinopoli. Nel VII
era giunto a Roma, ed anche a Gerusalemme e in Georgia (come sembra
indicare il calendario palestino georgiano). Nell’VIII la sua
figura divenne familiare a tutti coloro che vivevano il dramma
del rapimento di un congiunto (a causa delle incursioni arabe).
Nel IX secolo raggiunse il suo punto culminante in Oriente e nel
successivo in Occidente. All’incremento del suo culto, specie
nel mondo marinaresco, contribuì la confusione col Nicola Sionita,
universalmente accolta non solo per la Vita scritta dal Metafraste,
ma anche per le raffigurazioni iconografiche degli episodi della
vita dell’uno e dell’altro come riferiti alla stessa persona. |