Vita
di san Nicola Kirieleison, "pazzo per Cristo"
La
Vita di san Nicola (detto anche il Pellegrino), sebbene provenga
da ambiente franco-cattolico del XII secolo, è di straordinario
interesse: raccoglie i ricordi relativi a un giovanissimo pazzo
per Cristo nato in Grecia nel 1075 circa e morto nel 1094 circa
in Puglia, dove è venerato a Trani e in diverse altre località.
La sintesi qui proposta è tratta da G. CIOFFARI, San Nicola
pellegrino patrono di Trani, Bari 1994. Nicola nasce nel 1075
circa in un villaggio nei pressi del Monastero di San Luca di
Stirion [nella Focide, non lontano da Livada, diocesi di Tebe
- Thivòn ke Livadìas] da poveri agricoltori; non riceve alcuna
istruzione e, all'età d'otto anni circa, è mandato a pascolare
le pecore. Illuminato tuttavia dalle increate Energie, un giorno,
all'improvviso, comincia a gridare: Kyrie eleison! Invocando
incessantemente la divina misericordia, meritò di raggiungere
grandi altezze. La madre ricorre a minacce e botte, nell'intento
di far rinsavire il figlio; quando si rende conto di non riuscire
a distoglierlo da quella pratica, lo caccia di casa.
Il ragazzo, dodicenne, si avvia verso la montagna e si rifugia
in una grotta, nella quale abitava un'orsa. Vedendola, Nicola
afferra una croce e dice: - In nome di Gesù Cristo, non entrare
più in questo luogo. Obbediente, l'orsa lasciò quel luogo e
disparve. Nicola si stabilisce nella grotta, nutrendosi d'erbe
crude, gridando giorno e notte: Kyrie eleison! Un giorno gli
si presenta un monaco dall'aspetto venerabile e dalla barba
lunga, nudo e con i capelli bianchi: lo chiama per nome; lo
spinge all'amore della virtù; lo esorta e istruisce, poi scompare.
La madre porta poi Nicola nel Monastero di San Luca di Stirio.
All'inizio, sospettandolo posseduto dal demonio, i monaci lo
bastonano: egli allora sta dinanzi alla porta del tempio, rivolgendosi
a Dio senza mai stancarsi e gridando in preghiera: Kyrie eleison!
I monaci chiudono Nicola in una torre, e fermano la porta con
un macigno: verso la mezzanotte, ecco un tuono, il macigno rotola
e il ragazzo può uscire liberamente e si reca in chiesa, esclamando
come al solito Kyrie eleison. I monaci acciuffano Nicola e lo
incatenano in una cella. La catena si disfa: Nicola va al refettorio,
dove i monaci mangiano e, pregando sempre il suo Kyrie eleison,
mette la catena dinanzi ai loro occhi. Lo cacciano dal monastero,
ma la Potenza divina solleva Nicola e lo depone sulla cupola
della chiesa. I monaci, che dopo il pranzo stanno riposando
nelle celle, lo sentono gridare il solito Kyrie eleison e accorrono:
uno si arrampica sulla cupola e, a bastonate, costringe Nicola
a scendere. Nel tentativo di farlo rinsavire, i monaci buttano
il ragazzo in mare; un delfino, sollevandolo dal profondo, salva
Nicola che, salito su uno scoglio, continua a gridare Kyrie
eleison! Intanto si solleva improvvisamente il vento, le onde
si agitano e si scatena la tempesta; i monaci che lo avevano
buttato a mare sono in pericolo. Nicola li chiama da terra,
dicendo: - Gridate anche voi il Kyrie eleison! Una volta salvi,
i monaci lasciano in pace il ragazzo; egli, però, abbandona
il monastero e torna a casa dalla madre. Nicola, prendendo una
mannaia o un'ascia o un coltello, ogni giorno andava in montagna;
tagliava legna da alberi di cedro, faceva delle croci e andava
a piantarle ovunque. Un giorno Nicola prende con sé il fratello
Giorgio, più piccolo di lui, e lo conduce in montagna. Gli dice:
- Ti supplico, resta con me per tre giorni, costanti nella preghiera.
Il Signore ci farà conoscere ciò che ha previsto per noi. Prega,
dunque, affinché anche tu sia illuminato. Ecco, appare un angelo
del Signore, come una colonna di fuoco la cui sommità raggiungeva
il cielo; prende entrambi e li porta in un luogo altissimo,
dicendo: - Questo luogo, o Nicola, grazie a te sarà glorificato
sino alla fine del mondo. Giorgio dormiva profondamente; quando
l'angelo se ne fu andato, chiese: - Dove siamo? Nicola rispose:
- A Oraco. Replica Giorgio: - Non potevi fare l'eremita da solo,
senza costringere anche me? Come possiamo lasciare sola nostra
madre? Gli dice il santo: - Il Padre delle misericordie che
ha cura di tutti la custodirà, proteggerà e difenderà da ogni
male, consolandola e salvandola in questo e nel mondo a venire.
Giorgio lascia il fratello e torna a casa; il santo invece rimane
dove l'ha portato l'angelo: si costruisce una capanna e intaglia
croci di legno di cedro, innalzandole dappertutto. Un giorno
gli appare l'angelo del Signore e gli dice: - Tu scaverai in
quel punto e troverai una sorgente, ma gli uomini della zona
non ti lasceranno abitare qui. Un giorno, Nicola decide di salire
a Euzerichia. Mentre si avvicina, gridando come al solito Kyrie
eleison, lo vede da lontano l'igumeno Teodoro, il quale dice
ai monaci: - Facciamogli montare un cavallo feroce, e così vedremo
se davvero è un santo. I monaci lo mettono a forza in sella
e spronano il cavallo: l'animale, però, si fa mansueto. Venuta
notte, Nicola sogna un angelo del Signore che gli mostra una
grotta piena di luce. Entra in essa; vede tre icone, una di
Gesù Cristo, un'altra della Madre di Dio, e la terza del Precursore;
dinanzi alle tre icone pendevano tre lampade. Nicola venera
le icone e, sempre in sogno, vede che l'angelo del Signore lo
porta in Langobardia, in una città sul mare chiamata Trani,
e gli dice: - Gli uomini di questa regione ti cacceranno e non
ti tratterrai a lungo con loro. Svegliatosi, Nicola cerca invano
la grotta vista in estasi; non riuscendo a trovarla, ritorna
a Oraco e continua a intagliare croci di legno di cedro. E'
così occupato quando gli viene incontro, a cavallo, il monaco
Massimo, economo del monastero di Stirio, uomo violento e severo.
Il santo lo saluta con umiltà e gli dice: - Perché maltratti
i lavoratori a te soggetti e li opprimi e affliggi ingiustamente?
Il monaco Massimo, sceso da cavallo, cominciò crudelmente a
colpire il santo col bastone che portava. Il santo giaceva pieno
di piaghe e dolori, rendendo grazie a Dio, quando fu rapito
e in sogno vide san Luca, il fondatore del monastero di Stirio,
che lo assisteva dicendo: - Coraggio, Nicola; si consoli il
tuo cuore; il Signore è con te! E porgendogli una croce, immediatamente
lo risanò. Alzatosi, Nicola si recò a Euzerichia, dove il monaco
Massimo stava dormendo. Invocando ad alta voce Kyrie eleison,
lo svegliò. Il monaco fece inseguire Nicola dai cani: il ragazzo
si salvò arrampicandosi su un albero. Un giorno Nicola andò
a trovare sua zia Irene. Lungo la strada, alcuni passanti gli
avevano regalato una certa quantità di olive. Egli le diede
a Irene, dicendo: - Parte mangiale tu, parte dalle a mia madre.
Quella se le mangiò tutte ma subito perse la voce. Il santo
tornò da lei e, segnatala con una croce, le restituì la parola.
Nicola vestiva da monaco: non era stato ordinato, ma i monaci
di Stiri gli avevano fatto indossare l'abito, come per gioco.
Una fanciulla di bell'aspetto si presenta a Nicola, chiedendogli
di poterlo seguire nei suoi pellegrinaggi: il ragazzo accetta,
e la traveste da monaco. Questa ragazza seguiva il santo e con
lui diceva Kyrie eleison eppure, improvvisamente, accusa Nicola
come seduttore e ingannatore, aggiungendo calunnie e infamie.
I paesani ricoprono Nicola d'ingiurie; arrivano anche i parenti:
sentendo il rimorso della coscienza, la ragazza confessa la
verità, che lei aveva liberamente scelto di seguire il santo.
Il primo luglio, nel Metochio di Faro presso il mare, chiamato
Stirisca, si stava preparando la festa dei santi anargiri Cosma
e Damiano. L'igumeno di Stirio tutti gli anni andava alla festa.
C'era anche Nicola e, durante la Liturgia, si avvicinò per ricevere
il Corpo e Sangue di Cristo. L'igumeno, ingiuriandolo, ordinò
di cacciarlo fuori come uno scomunicato. Piangendo, Nicola entrò
nuovamente nella chiesa ma tre giorni dopo, finita la festa,
decise di partire per Roma. Nicola si reca a Naupatto e s'imbarca,
aggregandosi a un monaco kaviota, a nome Bartolomeo. Sulla nave,
Nicola continuamente gridava Kyrie eleison, infastidendo quelli
che navigavano con lui: fatto sta che - o scivola o lo buttano
- Nicola finisce in mare; protetto dalla Potenza di Dio, raggiunge
la spiaggia di Otranto. Al monaco Bartolomeo disse che era stato
portato in salvo da una Signora scesa dal cielo. C'era a Otranto
una nave di grandi dimensioni, che da diversi giorni non riusciva
a entrare nel porto, a causa dei venti contrari. Nicola dice
ai timonieri: - Salgo io sulla nave, e quando vi farò un segnale,
allora cominciate a tirare la nave. E sollevati gli occhi al
cielo, facendo la solita preghiera del Kyrie eleison, gridò:
- Tirate! La nave cominciò subito a muoversi e gli abitanti
di Otranto si resero conto di quale potere fosse dotato Nicola.
Prendevano in mano, infatti, la sua croce o il bastone, e guarivano
da ogni malattia. Oppressi in quegli anni dai Franchi, lo supplicavano:
- Sappiamo che ottieni tutto ciò che chiedi al Signore: intercedi
per noi presso il Signore, affinché siamo liberati dai barbari.
Nicola, giorno e notte, senza smettere mai, gridava con i fanciulli
il Kyrie eleison. Una volta che Nicola dormiva sulla spiaggia,
verso mezzanotte, gli sembrò di vedere sbucare una nave di Agareni:
in realtà, erano demoni che sterminò gridando Kyrie eleison.
Si svolgeva a Otranto una litì con l'icona della Madre di Dio.
Nicola, che seguiva e cantava Kyrie eleison, incontrò un vecchio
e, facendogli un inchino, gli disse: - Salve, mio fratello e
signore! Tu ed io siamo stati plasmati dall'unico creatore!
E lo abbracciò. Ma i cristiani che erano lì mormorarono: - Guardate,
riverisce e saluta gli Ebrei! Mettendogli dinanzi l'icona della
Madre di Dio, dicevano: - Adora la Madre di Dio. Ma egli si
rifiutò, per cui lo picchiarono. Nicola partì da Otranto e si
recò a Sogliana [a 4 km da Galatina - LE] e compì numerosi miracoli.
Poi si recò [forse a Nardò e Racale,] a Olimpio [Lecce] e a
Vérnole [a 14 km da LE], dove guarì un indemoniato. Giunto nelle
vicinanze di Lecce, come al solito gridando Kyrie eleison, entrò
nel tempio di San Zaccaria. Poi, verso l'ora prima, gridando
con i fanciulli Kyrie eleison, entrò in città. Si diresse alla
cattedrale, e cominciò a gridare Kyrie eleison. Il vescovo Teodoro
[Bonsecolo, circa 1092-1101], lo fece frustare e allontanare
dalla chiesa. Due fratelli, Giovanni e Rumtiberto, presero il
santo e, legatolo mani e piedi, lo rinchiusero: appena si allontanarono,
le funi si sciolsero e Nicola uscì tranquillamente. Un giorno,
nella stessa città, nei pressi della porta incontrò il corteo
del principe [di Taranto, Boemondo d'Hauteville?]. Alzate le
mani al cielo, Nicola gridò Kyrie eleison! A quel grido, a quel
gesto delle mani, i cavalli si spaventarono e disarcionarono
i cavalieri. Uno di questi schiaffeggiò Nicola ma subito cadde
da cavallo, rompendosi le gambe e restando con la mano paralizzata.
Il conte [di Lecce e Ostuni, Goffredo?] teneva in carcere due
fratelli che non volevano pagare le tasse. Il santo, udendo
ciò, va alla casa del conte, gridando Kyrie eleison, per intercedere
a loro favore. Il più altolocato della famiglia del conte regala
a Nicola una cappa e dei sandali. Per la strada, passa un cieco:
al vederlo, Nicola gli si inginocchia davanti, piangendo. Questo
cieco aveva ucciso il suo socio in affari, appropriandosi del
denaro. Il santo piangendo amaramente, pregava il Signore; gli
si avvicinò l'angelo del Signore e gli disse: - La tua preghiera
è stata esaudita; il peccato del cieco è stato perdonato; ora
illumina tu la sua anima. Toccando il posto degli occhi, Nicola
fece recuperare la vista al cieco. Alcuni lo presero e lo incatenarono
nel tempio di San Demetrio. Verso mezzanotte, apparve l'angelo
del Signore, e una luce intensa riempì la chiesa: mentre egli
gridava Kyrie eleison, fu liberato. Entrando nel campanile,
cominciò a suonare le campane; appese poi il suo mantello dinanzi
all'icona di san Demetrio.
Un giorno, volendo metterlo alla prova, una donna si travestì
da uomo e restò con Nicola in chiesa. Dopo molte ore di preghiera
notturna, desiderando riposare un po', Nicola si sdraiò tenendo
accanto a sé la croce. Allora la tentatrice vide una colonna
di fuoco che scendeva dal cielo e sfiorava la testa del santo.
Questo e altro il santo faceva in Langobardia. Segnò con una
croce un bambino di quasi otto anni, Pulexetus [?], che d'allora
cominciò a fare miracoli. Sempre gridando Kyrie eleison, Nicola
si recò a Veglie [a 18 km da Lecce], in casa di una povera vedova,
e la serviva con l'aiuto d'alcuni devoti amanti di Cristo. Gridava
Kyrie eleison incessantemente.
E, nell'invocare sempre Kyrie eleison, ora aggiungeva: Fate
penitenza! Venne poi a Taranto, sempre gridando Kyrie eleison,
e Fate penitenza. Al clamore provocato, il vescovo [Alberto]
ordinò di frustarlo: la terra circostante si tinse del suo sangue.
Partito da Taranto, si recò a Trani. A causa però delle piaghe,
giunto alle porte della chiesa della Madre di Dio, si accasciò
per terra. Una luce circonda Nicola; perdonando tutti, il martire
innocente esala l'ultimo respiro.
Santo
Leucio (II Sec. d. C.)
Patrono della Real Colonia - 11 Gennaio
L'11 di gennaio, il giorno precedente il compleanno del Re Ferdinando
IV, già si celebrava la festa del nostro Santo Protettore;
più propriamente, si ricordava il giorno della sua morte.
Le notizie sulla vita del Santo sono poche, contraddittorie
e non agevolmente reperibili. Quelle più esaustive, anche
se tra storia e leggenda, le troviamo nella Vita di Santo Leucio
scritta da Pietro D'Onofri, prete dell'Oratorio di Napoli, e
da lui dedicata a Ferdinando IV di Borbone per uso degli abitatori
di San Leucio.
Euprescio, così si chiamava San Leucio, visse verso la
fine del II secolo dopo Cristo in Alessandria d'Egitto sotto
l'impero di Teodosio. A dieci anni perse la madre e si ritirò,
con il padre, nel monastero del Beato Ermete, dove crebbe istruito
ed amato dai confratelli.
Un giorno, durante la celebrazione della Beata Assunta, il padre
ebbe una visione del Signore che gli preannunciò il destino
del figlio: con il nome di Leucio sarebbe diventato vescovo
di Brindisi per combattere l'idolatria e stabilire la vera fede
nella città.
Così Leucio, ordinato sacerdote, arciprete e, poi, arcivescovo
di Alessandria, cominciò subito ad operare miracoli,
a convertire e a battezzare. Lasciò Alessandria con i
fedeli Eusebio e Dionisio e con altri 5 discepoli e sbarcò
prima ad Otranto e poi a Brindisi dove compì il famoso
miracolo della pioggia: perdurando la siccità da due
anni, gli fu chiesto di far piovere e, avvenuto il miracolo,
nacque la consuetudine di ricorrere a lui per avere la pioggia.
Iniziò la sua lunga opera di conversione presso i brindisini
e gli altri popoli dell'Italia meridionale. Successivamente,
fu colpito da pleurite e, prossimo alla morte, si fece sistemare
a terra su della cenere e dei rottami di tegole (da qui l'usanza
di salire sul monte San Leucio per prendere pezzi di tegole
e di mattoni della chiesetta eretta in suo onore e applicarli
ai malati di febbre di punta).
Fu sepolto a Brindisi e, quando la città fu distrutta
dalle guerre, i tranesi, devoti al Santo trafugarono la salma,
la portarono nella loro città ed edificarono una basilica
in suo onore. Poi, Trani cadde in mano ai Saraceni e fu allora
che un conte di Benevento offrì danaro agli invasori
per avere il sacro corpo. Più tardi, scongiurato il pericolo
saraceno, i tranesi richiesero le spoglie ma ne ebbero solo
la metà. Anche Brindisi riuscì ad averne una parte.