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LA CITTA' DEGLI OSSI DI SEPPIA

Il famoso storico greco Strabone ci tramanda che da Foggia, attraverso la strada statale per Manfredonia, si raggiungeva il sito dell'antico emporio marittimo di Siponto.

Questa città, dal nome latino Sipontum che unificava le due città daune di Luceria e Argirippia, costituiva con Salapia (l'attuale Margherita di Savoia - la città del sale) l'approdo commerciale e lo sbocco costiero di Arpi.
I Romani vi ebbero certamente una base navale per l'Oriente sin dai tempi delle loro spedizioni in Macedonia e nell'Asia minore.
Era collegata a Roma dalla Via Traiana che, grazie ad una diramazione che si generava a Benevento, si congiungeva alla Via Egnatia ad Aecae e quindi proseguiva per la città toccando, nel suo percorso, gli altri due antichi centri dauni di Lucera ed Arpi.
Un'iscrizione del 138 d.C. ritrovata in loco e conservata a Manfredonia, fa supporre che l'imperatore Tito Elio Antonino abbia usato delle benemerenze in favore della città e che sia stato proprio lui a far costruire questa strada.

Il nome "Siponto", sempre citando Stradone, deriva dall'abbondanza di ossi di seppia che il mare gettava sulla spiaggia adiacente alla città. "Dicta est urbs greca Sepius, a sepis quae fluctibus ibi eijuciuntur".
Sulle monete di Siponto era incisa addirittura l'immagine della seppia accompagnata dalla dicitura"Sipons" da cui derivano il termine latino "Sipontus" e quello attuale di Siponto.
La città non ebbe una vita felice: sin dai primi scavi archeologici, databili a metà '800, si scoprì che le rovine daune, greche e pio romane dell' agglomerato urbano erano sepolte a ben 9 metri di profondità dal livello attuale del suolo.
Un enorme cataclisma, forse un terremoto, dovette certamente portare all'inabissamento dell'intera città, che subì una sorte simile a quella di Pompei.