San
Sabino
La
storia dice che la cattedrale è dedicata a San Sabino
- con San Nicola protettore di Bari - e fu edificata verso l'ultimo
trentennio del 1100, sulle rovine del Duomo bizantino distrutto
dalla furia di Guglielmo il Malo (1156). La facciata, con il
colore grigio della sua pietra levigata dall'acqua e dai venti
marini, con le sue decorazioni classiche dominate dagli influssi
bizantino e moreschi, offre una vista stupenda e ricorda alle
genti quel che, secoli fa, riuscirono a realizzare uomini che
avevano mezzi rudimentali: robusta era però la fede e
geniale l'estro creativo. L'interno, che è stato spogliato
di tutte le strutture barocche, si presenta nella sua nuda bellezza
ed è il cantico del romanico-pugliese nei transetti,
nel matroneo, nel magnifico pulpito rifatto in questi ultimi
tempi con lo stesso materiale con cui fu, nei tempi remoti,
impastato.
Un silenzio raccolto domina in questo grandioso monumento della
cristianità: lontano l'eco del traffico che travolge
la città nuova. Nuovo lo svettante campanile, anche se
rifatto con le pietre antiche, ed elaborato il tiburio sotto
il quale si cela la calotta della cupola con chiari motivi moreschi.
A guardarlo bene, dà l'impressione di un grandioso elmo
saraceno, ricolmo di fregi e d'incisioni a intrecci vegetali.
Negli archivi, l'Exultet, una preziosa pergamena d'ispirazione
bizantino, delicatamente miniata e con le immagini capovolte
rispetto al testo: perché i fedeli, quando il celebrante
srotolava la preghiera pasquale, potessero contemplare i sacri
disegni.
A prima vista può sembrare riprendere il modello nicolaiano
in parte è vero, da san Nicola è stato assimilato
il motivo degli arconi che serrano la fiancata, quello del muro
rettilineo che ingloba le absidi e include anche le torri campanarie.
Questi elementi sono stati aggiunti solo nel tardo XII secolo
ad un corpo originario risalente ai primi del 1000, fatto costruire
dall'Arcivescovo Bisanzio sulle rovine di una Cattedrale ancor
più antica.
Questa tesi è stata confermata dagli scavi eseguiti negli
ultimi anni sotto l'attuale fabbrica che hanno portato alla
luce importantissimi elementi dell'edificio alto medievale precedente,
nonché il pavimento musivo di una casa romana, che testimonia
la continuità della tradizione dei pavimenti musivi nella
civiltà pugliese.
Nel 1000 un fenomeno di bradisismo fu causa della costruzione
della Cattedrale più in alto del livello delle altre
case circostanti.
La Cattedrale nei secoli è stata molto rimaneggiata,
tanto che il volto attuale è il frutto di una lunga serie
di successivi interventi, compresi quelli di ripristino condotti
dal 1930 in poi, per eliminare la veste settecentesca.
Una stratificazione di segni in cui è molto difficile
leggere, ma che può essere goduta nel suo insieme, nonostante
tutto unitario e di fascino straordinario.
La costruzione è poggiata su due cripte, una a sviluppo
longitudinale ed una ad oratorio sottostante il presbiterio.
Può darsi che la prima di queste due cripte sia servita
temporaneamente al culto, ma di sicuro ebbe la funzione preminente
di intercapedine della basilica costruenda.
Costituisce il luogo centrico di aggregazione religiosa della
città medievale, funzione che l'edificio ha assolto nel
corso dei secoli.
Non conosciamo ancora nei dettagli l'estensione e lo sviluppo
della città di Bari dall'epoca romana a quella medievale
ma, nel contesto urbano, la Cattedrale occupa l'area periferica
dell'insediamento antico, quella presso le mura e la "Porta
Vecchia" (l'attuale via Arco Alto), e, secondo la tradizione
locale (Beatillo, Petroni), nelle vicinanze della moschea e
del palazzo degli Emiri. Una zona interessata dalla forte espansione
edilizia del X-XI secolo, poco dopo la ripresa della città
da parte dell'imperatore bizantino Basilio I (876) e l'istituzione
del "Tema di Longobardia".
L'esplorazione archeologica (1960) del Succorpo della Cattedrale
ha riportato alla luce un mosaico pavimentale con un'interessante
iscrizione dedicatoria, risalente all'epoca paleocristiana (V-VI
sec.).
Quest'opera è testimone di quella Cattedrale che esisterà
fino al 1034, come è riferito dalla cronaca dell'Anonimo
Barese, il quale, quell'anno, a proposito dell'attività
del vescovo Bisanzio annota: Dirupavit Episcopium et coepit
laborare (distrusse il vecchio Episcopio e cominciò a
fabbricare il nuovo). La datazione all'XI secolo per tutto il
nuovo complesso basilicale barese è avvalorata dal trasferimento
a Bari del seggio episcopale di Canosa, la più antica
città cristiana della Puglia, decaduta ad opera dei Saraceni
dell'Emirato barese.
È evidente che il rafforzamento del potere politico (la
riconquista bizantina) coincise con la riorganizzazione del
potere religioso (la nuova Cattedrale). Bari diviene il caposaldo
dell'Impero bizantino nell'Italia meridionale, sia per la sua
posizione strategica sul mare e sia per la possibilità
di collegamenti diretti con la capitale Costantinopoli.
In quegli stessi anni, secondo la tradizione, venivano trasferite
a Bari le prestigiose reliquie di San Sabino, vescovo di Canosa
(VI sec.), al quale venne dedicato il nuovo tempio ed eletto
patrono della città. Il vescovo di Bari diviene così
anche vescovo di Canosa, come è ulteriormente attestato
dalla iscrizione sulla "Cattedra di Elia" nella Basilica
di San Nicola.
In precedenza la Cattedrale era dedicata alla Vergine Odegitria
(in alcuni documenti è ricordata con il nome popolare
greco di "Metizzia" cioè "Madre divina").
L'icona veneratissima nella capitale stessa dell'Impero, Costantinopoli,
secondo la tradizione fu dipinta da San Luca. L'immagine prese
il nome di Odegitria dal luogo in cui era collocata il monastero
"delle guide" (ton Odegòn, "indicatrice
della via") andò distrutta nel 1453 durante la conquista
turca.
Bari non poteva offrire un segno migliore delle sue connessioni
con l'Impero bizantino di quello offerto dalla icona della sua
Cattedrale, la "Madonna di Costantinopoli" (Odegitria)
conservata nella Cripta. Essa è forse la copia di una
più antica eseguita, probabilmente, dal pittore Onofrio
Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. È
celebrata anche oggi in città (il 1° martedì
di marzo), lo stesso giorno in cui si festeggiava a Costantinopoli.
La traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087,
la costruzione della Basilica in onore del Santo di Mira e la
dichiarata posizione politica filobizantina, contraria alla
dominazione normanna da poco istituita in città (1071),
contribuirono alla decadenza della Cattedrale e del culto di
San Sabino. Il culmine fu raggiunto nel 1156, quando la Cattedrale
venne parzialmente distrutta da Guglielmo il Malo, che puniva
così il clero (in particolare il vescovo Giovanni) e
i cittadini per le loro continue ribellioni al potere normanno.
Durante l'episcopato del vescovo Rainaldo (1178-1188) iniziò
il restauro della fabbrica, il 2 febbraio 1233 venne consacrato
l'altare maggiore alla presenza di Federico II e dell'arcivescovo
di Palermo Bernardo Costa, già vescovo di Bari (1207-1214)
e grande amico dell'Imperatore Svevo. Il 4 ottobre 1292 la Cattedrale
fu consacrata solennemente; ricchissima la suppellettile marmorea
e la decorazione di tutte le parti architettoniche, attribuite
a grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseremo da Trani,
Peregrino da Salerno. Ricca, anche la decorazione parietale
ad affresco, della quale sopravvivono alcuni resti nelle absidi
minori e nella Cripta. Molte testimonianze della grandezza storica,
artistica e liturgica della Cattedrale, sono oggi fruibili nell'attiguo
Museo.
Ogni oggetto artistico è stato restaurato e riproposto
alla lettura degli studiosi, dei visitatori, degli studenti
(per quest'ultimi con idonei itinerari didattici), per ricomporre
(fin dove è possibile) l'immagine di una delle chiese
più belle di tutta l'Italia meridionale.
La
cripta a tre navate individua un sistema di quattro muri
dei quali i tre a sinistra sono paralleli tra loro mentre il
quarto, quello a destra, è mal definito e sembra divergere
dagli altri. Verso il fondo è presente una muratura a
grossi blocchi che potrebbe essere la fondazione di un'abside.
La cripta è rimasta barocca: in una colonna, scrostata
dal suo rivestimento, si rivela lo stile originario. All'altare
maggiore, l'immagine bizantino della Madonna di Costantinopoli,
salvata - pare da monaci basiliani dalla furia iconoclasta dell'Oriente.
Si dice dipinta da San Luca che conobbe lo sguardo dolce e consolatore
della Madre di Gesù.
L'immagine della Madonna che si venera nella Cripta della Cattedrale
di Bari è detta Odegitria perchè si trovava in
un tempio di Costantinopoli, fatto edificare dalla regina Pulcheria
sulla strada retta, chiamata dai greci Odilonica da cui deriva
Odegitria, cioè "mostra la via". La stessa
regina Pulcheria ordinò ai monaci di S. Basilio, detti
Calogeri, di onorare la Madonna Odegitria con particolari pratiche
di pietà.
Con il passare del tempo l'imperatore Leone Isaurico, dimenticando
i benefici divini ottenuti per intercessione di Maria, iniziò
una tremenda persecuzione delle sacre immagini.
Fu allora, nel secolo VIII, che i Monaci Calogeri addetti al
culto del tempio in cui si venerava la Vergine Odegitria, al
fine di salvare la sacra immagine, dopo averla posta al sicuro,
decisero di portarla a Roma per consegnarla a Papa Gregorio.
Due di essi, travestiti da marinai, con il prezioso quadro custodito
in una cassa, si recarono al porto di Costantinopoli e rimasero
in attesa che salpasse qualche nave per l'Italia. Una flotta
era in partenza per l'Occidente diretta a Roma per fare prigioniero
il Papa al fine di poter indurre gli italiani a pagare un tributo
all'imperatore.
Nel vascello che partiva per primo erano imbarcati due marinai
baresi che convinsero il comandante a far salire a bordo i due
finti marinai.
Durante la notte una forte tempesta minacciava la nave di imminente
naufragio così come era già avvenuto alle altre
navi della flotta. All'alba del 1° martedì di marzo
del 733, il vascello salvatosi dalla tempesta approdava al porto
di Bari.
I due Monaci Calogeri scesero a terra con il prezioso carico
con l'intenzione di proseguire per Roma, ma i due marinai baresi
che avevano scoperto il contenuto della cassa, costrinsero i
Monaci a lasciare a Bari la sacra immagine. A malincuore i Calogeri
si convinsero e tutto il popolo barese, processionalmente, tra
canti ed inni, con in testa l'Arcivescovo Bursa, portò
il quadro della Madonna Odegitria nella chiesa dedicata all'Assunta
che diventerà poi la cripta della Cattedrale di Bari.
L'Arcivescovo Bursa ordinò ai due monaci Calogeri e a
due altri sacerdoti del clero barese, di vegliare giorno e notte
presso la sacra immagine.
Da allora non solo ogni 1° martedì del mese di marzo
e per otto giorni consecutivi, ma tutti i martedì dell'anno
i baresi si recano in Cattedrale per onorare Maria.
Tutto questo è tradizione, ma le prime notizie storiche
risalgono al sec. XVI quando l'Arcivescovo Antonio Puteo, nel
1580 costituì una "Pia Associazione di S. Maria
di Costantinopoli" e, nel 1592, fece costruire un prezioso
altare d'argen-to.
Il 19/9/1722, a cura del Capitolo Metropolitano l'immagine dell'Odegitria
fu incoronata dal Capitolo Vaticano.
Nel 1942 l'Arcivescovo Marcello Mimmi, mentre la 2^ guerra mondiale
imperversava anche sulle nostre terre, per implorare la pace,
fece adornare il quadro dell'Odegitria con artistica cornice
marmorea e nel 1948, per sua espressa volontà, ci fu
la "Peregrinatio Mariae" con solenni pellegrinaggi
in tutte le parrocchie della Diocesi. In Maria SS. di Costantinopoli,
pro-clamata Patrona della Diocesi e della città di Bari,
il popolo barese ha sempre trovato protezione e conforto, soprattutto
nei momenti più calamitosi e difficili della sua storia.