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San Michele Arcangelo

 

Le cripte sono le parti più interessanti e più antiche del Santuario, recentemente restaurate negli anni cinquanta-sessanta. Anticamente servivano come ingresso dei pellegrini alla grotta stessa, ma a motivo delle costruzioni angioine, incominciate sul finire del XIII secolo, queste furono abbandonate, per far spazio alle nuove aperture che nel frattempo la nuova configurazione della Basilica aveva preso. Sono state rinvenute, sulle pareti delle cripte, alcuni caratteri runici, segno di un antico ed importante flusso di pellegrini provenienti soprattutto dal Nord Europa fin dall'epoca longobarda. Alcune di queste iscrizioni, opportunamente studiate negli anni settanta, hanno fatto datare la costruzione della Basilica micaelica di Puglia in un lasso di tempo che oscilla tra il VII e l'VIII secolo, decretandone, archeologicamente, la fondatezza di quanto i documenti cartacei, precedentemente presi in considerazione, già asserivano.

 

Alla sinistra dell'altare è stato ritrovato un affresco, anticamente protetto da lastre di pietra, raffigurante il Custos Ecclesiae, attribuito al X secolo. Questo elemento artistico, unitamente alle iscrizioni murarie, testimonia sempre più l'importanza che il Santuario di San Michele ha avuto nel passato, soprattutto durante il dominio longobardo, popolo barbaro ma che ha da subito apprezzato il culto micaelico al punto da esserne i maggiori diffusori del culto dell'arcangelo in tutta Europa. Le grotte sono separate dall'attuale struttura muraria definita dagli storici "Costruzione Angioina", datata negli anni a cavallo tra il 1270 e il 1275: da quel momento in poi l'assetto del santuario assume i luoghi e le forme che noi oggi vediamo.

Le cripte sono composte da due ambienti le cui strutture si sono realizzate in due momenti successivi l'una all'altra. Esse si sviluppano per una lunghezza di circa 60 metri: la prima parte delle cripte assume la forma di una galleria porticata, composta da 8 campate a forma rettangolare. In questo ambiente, opportunamente allestito, sono state esposte le sculture rinvenienti dagli scavi archeologici del Santuario stesso e dalle Chiese ed Abbazie del circondario, prima fra tutte quella benedettina di Santa Maria di Pulsano. I reperti sono databili a partire dal VII secolo fino al XV secolo: l'attuale museo testimonia l'antichità e il prestigio del luogo in cui sono esposti.