I
materiali di costruzione
L'importanza
dello studio dei materiali di costruzione delle cripte pugliesi
antiche sia per una datazione che per una collocazione non solo
artistica nel panorama dell'epoca è ben nota.
La cripta di S.Cleto rappresenta tuttavia un caso del tutto
particolare in quanto è stato proprio grazie allo studio
dei materiali di costruzione che si è risaliti al suo
uso primario ed è stato possibile effettuarne la datazione
risalente all' epoca romana.
Come già sottolineato, la tipologia architettonica della
cripta, descritta da Vitruvio e qui seguita puntualmente, ne
fa di per sé comprendere la destinazione a cisterna,
tuttavia particolarmente interessante è l'uso delle varie
tecniche costruttive utilizzate in questo ambiente sotterraneo
di raro fascino.
La tecnica di costruzione utilizzata dagli antichi costruttori
romani si riconosce nelle strutture murarie, nel rivestimento
adoperato e nell'uso simultaneo di più tipi di tecniche
costruttive tra cui l'utilizzazione, fino ad m.1.20 da terra,
di mattoni cotti (denominati opus testaceum) che avevano la
precisa missione di assorbire l'umidità, in alternanza
a strati di malta che ne rafforzavano l'efficacia.
Il muro formato dai mattoni è stato poi protetto sino
all'altezza di m.1.60 circa da uno strato di detriti provenienti
da mattoni e tegole (denominati cocciopesto grezzo) con il compito
di proteggerlo ulteriormente dall'umidità (opus signinum).
Un terzo modo di costruzione,l'opus caementicium, è stato
usato per la volta: si tratta di un conglomerato di malta (materies)
e di piccole scaglie di pietra (caementa) che è ben visibile
nel tratto ad Est dell'ipogeo, sfondato in epoca imprecisata
per l'introduzione della scala di accesso ancor oggi unica via
di ingresso alla cripta.
La volta è anch'essa ricoperta da un'ulteriore protezione
per l'umidità: si tratta dell'opus tectorium, intonaco
protettivo formato da frammenti minutissimi di pietra e tufo
misti a calce e sabbia che si possono osservare anche alla base
dei pilastri.
Nei due lati più corti del sotterraneo è stato
utilizzato infine l'opus reticulatum , tecnica costruttiva in
cui i mattoni venivano posti in loco a formare un "reticolo",
con mattoncini di tufo (cubilia) di forma quadrangolare.
Questi parametri hanno permesso la datazione della cripta all'età
tardo augustea.
S. Pietro avrebbe potuto realmente accedervi !
