LA
DANZA DEI CAPITELLI
Itinerario
proposto al fedele secondo Pina Belli D'Elia.

In
questa cripta, secondo la nota studiosa Pina Belli D'Elia, mancano
qualsiasi unità tematica o programma iconografico, la
sua novità consiste nel fatto che in essa si percorre
un ITINERARIO.
Tenendo presente che le persone non si sedevano nei luoghi di
culto, i capitelli possono essere presi come segnaletica per
un itinerario spirituale da compiersi all'interno di questa
cripta.
I più belli sembrano indicare al viandante dall'ingresso
Sud all'altare maggiore, poi all'abside sinistra ed indi all'uscita.
I capitelli di migliore qualità sono i tardo-bizantini
o i figurativi. I più scadenti o quelli rovinati sono
posti agli angoli o lungo le pareti. Gli altri, specie il gruppo
a foglie, fanno da riempimento.
I
SIMBOLI DEI CAPITELLI
La cripta di Otranto propone al visitatore alcuni interessantissimi
capitelli figurati. La loro disposizione sembra invitare ad
una "visita guidata " della cripta, ma sino ad ora
non si è neppur tentato di dare spiegazione al significato
che essi hanno ed alla loro correlazione interna.
Il
capitello più bello ed anche più "misterioso"
di tutto il complesso architettonico è certamente quello
"dei leoni " a fianco dell'altare maggiore. Per raggiungerlo
si seguono rispettivamente il capitello delle arpie, il capitello
delle figure umane, per sostare poi davanti un capitello con
facce non finite che ci spingono alla contemplazione del capitello
dei leoni.
Dopo la sosta, il capitello delle aquilette con la testa in
comune subito attira la nostra attenzione e pare spingere verso
un altro capitello estremamente suggestivo :quello detto "delle
teste leonine tra le foglie ", essere salutati dal "capitello
degli animali con gli anellini in bocca " e farsi accomiatare
dalle altre aquilette con la testa in comune ".
Il
primo elemento da sottolineare per cercare di accennare una
lettura iconologica della cripta, è quello relativo alla
direzione del percorso, da destra a sinistra.
Secondo alcune antichissime consuetudini diffuse in tutte le
antiche civiltà e di cui abbiamo traccia anche nella
nostra società attuale, la sinistra e la d3estra sono
simboli di contrapposizione.Nelle chiese romaniche questo dualismo
è quanto mai presente in quanto il Nord, che è
anche la regione delle tenebre e del gelo,votata al dominio
di satana ed agli avvenimenti apocalittici, viene opposto al
Sudda dove viene il calore e la luce, il regno di Cristo salvatore
e la salvezza.
Secondo Réau questa contrapposizione è legata
al fatto che, entrando in una chiesa, solitamente orientata
verso Gerusalemme,cioè ad Est, il fedele ha normalmente
alla sua sinistra il Nord ed alla sua destra il Sud.Ora, nella
cripta di Otranto, il percorso è esattamente all'inverso:
Vista l'importanza delle regole simboliche nella società
dell'XI secolo ci si trova davanti ad un vero e proprio enigma
la cui soluzione si potrebbe ipotizzare soltanto facendo ricorso
a concezioni archetipe tradizionali peculiari di popoli che
credono in un al di là in cui tutto è sotto sopra,
quasi si trattasse di un universo capovolto capovolto. Si tratta
di concezioni proprie dei popoli altaici (un ulteriore legame
con l'Oriente!) che, nei corredi funebri, rompono tutto il vasellame
ed invertono il senso di deposizione delle offerte lasciate
ai morti.
La
lettura dei capitelli disvela ancora una volta l'assoluta novità
che germoglia dalle antiche radici dell'arte europea ed orientale.
Il capitello delle arpie con le quattro bestie che ne occupano
gli spigoli (Wachenagel lo suppone di fattura locale ad imitazione
di modelli bizantini) potrebbe significare la tentazione a cui
l'uomo è sottoposto o la precarietà dell'esistenza
,minata dal male.Non bisogna dimenticare che l'arpia è
il risultato di un incrocio ed il numero quattro è anche
il numero di Satana.Le suame, o penne simili a squame, che le
ricoprono rappresenterebbero la montagna sacra simbolo della
divinità, con un simbolismo notevolmente utilizzato nell'arte
bizantina.
Il
capitello seguente è il più innovativo nella storia
dell'arte romanica pugliese in quanto netto incontro tra segni
d'oriente e di occidente e rappresenta un insieme di quattro
corpi umani (tre uomini ed una donna) che,al di sopra di una
grande colonna scanalata, sembrano voler uscire dalla loro sede
ed aggrapparsi con le mani al bordo del capitello: dietro di
loro si scorgono due teste di leone e due sfere incise da un
solco.
Si
ritiene sia opera di artisti locali che, venuti a contatto con
forme artistiche del Nord Europa,Bâle o Parigi, ed esperti
nel repertorio di derivazione orientale (grifi,aquile e leoni)
che riprodurrebbero con nuovi temi. La lettura simbolica non
può prescindere dalla rappresentazione del leone sull'uomo
(e la donna) in veste di simbolo di Cristo(Leone di Giuda) che
dà all'interpretazione di questo capitello un significato
positivo di tutela dal male.
Ed
ecco forse il capitello più importante, quello arabizzante
dei quattro leoni con le palmette rovesciate. Collocato su di
una colonna decorata a destra dell'altare, rappresenta ,dal
punto di vista artistico, un'importantissima tappa per la bellezza,
la forza e la raffinatezza della rappresentazione ascrivibile
a modelli islamici.La lettura del capitello è strettamente
correlata alla sua posizione, che è a destra dell'altare
e che quindi ne positivizza il significato che può divenire
così quello di "Leone di giustizia": è
stato scritto infatti nella Bibbia "Il giusto sarà
saldo e senza paura come il leone". Questo animale, secondo
i bestiari più antichi, simboleggia la resurrezione in
quanto i padri della chiesa (S. Ilario e S. Agostino) riportano
che aveva la fama di dormire ad occhi aperti.

Da
questo capitello l'itinerario visivo ci sospinge sul semicapitello
degli uomino e degli animali. Anche qui l'innovazione consiste
nella presentazione di animali "stilizzati" con uomini.
In particolare sono da citare le teste dei leoni con i battenti,
simili a quelle di Canosa, di Monte S. Angelo e della cappella
palatina di Aquisgrana (oh come l'Europa è vicina!).
Il significato di questo capitello potrebbe essere di commiato
per il visitatore o essere basato sulla simbologia della porta
che interdice ai non fedeli di accedere ai sacri misteri.
Gli
ultimi capitelli figurati sono quelli delle aquilette bizantine
con la testa in comune, di chiara derivazione dai monili d'avorio
dell'epoca, ed infine delle maschere leonine tra le foglie:
L'interpretazione del primo,con le aquilette, è legata
sia al tetramorfo (i quattro animali delle visioni di S. Giovanni)
e sta a rappresentare sia S. Giovanni evangelista, sia la contemplazione
delle realtà esterne.
In questa accezione corrisponderebbe ad un ulteriore simbolo
di commiato, caratterizzato però dall'esortazione a vivere
la vita come un "nuovo" servo di Cristo, il Salmo
103 .v. 5 dice infatti "L'eterno sazia di beni la tua vecchia
e ti fa rinnovare come un'aquila la tua giovinezza."
Il capitello delle teste dei leoni tra le foglie si può
ricongiungere al tema del "Leone solare", simbolo
di resurrezione. Il secondo giro di foglie spinose avvalorerebbe
la tesi appunto del significato"solare" del leone
in quanto stilizzazioni di raggi. Com'è noto il sole
si trova, nel periodo estivo, nel suo maggior splendore, nella
costellazione del leone.

