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Le cripte nel Mediterraneo

Una vera e propria geografia sacra costituiscono le grotte celebri o meno, che costellano le coste del Mediterraneo, talvolta trasformate in cripte e racchiuse in basiliche, talaltra rimaste allo stato originario e affrescate come le cappelle rupestri di Cappadocia o del Tarantino. In esse i visitatori devoti o curiosi hanno sviluppato la preghiera, il contatto con le reliquie, l'incubazione, i bagni purificatori, le pratiche ascetiche, le offerte, gli ex-voto, la ricerca di eulogie, cioè di souvenirs; queste le pratiche che hanno configurato pian piano gli itinera dell'antichità fino agli odierni pellegrinaggi. Certo il culto o la sepoltura in grotta hanno caratterizzato la storia d'Israele e dell'Islam, si pensi alla caverna di Macpela in Hebron ove ancora oggi si conservano i cenotafi dei primi patriarchi, ma la storia del cristianesimo ha indubbiamente esaltato il fatto della salvezza attraverso il fenomeno della cripta, dove il mistero si nasconde e si manifesta. Cosi l'ombra dei miti greco-romani che spesso e volentieri si svolgevano in grotte, è diventata realtà. L'assonanza tra grotta e cripta costituisce il simbolo dell'evoluzione.

La grotta più celebre: Betlemme
Verso il 150 l'apologista Giustino dichiarava che la nascita di Gesù Cristo era avvenuta in una grotta presso il villaggio di Betlemme. Egli non dice di aver visto questa grotta (che non è menzionata né da Matteo né da Luca), ma, essendo d'origine palestinese, egli può aver ricevuto la notizia da testimoni diretti, la sua testimonianza, raccolta prima del 130, prova dunque l'esistenza di una tradizione locale sul luogo della nascita di Cristo. Origene nel Contra Celsum, porta come prova che a Betlemme 'si mostra la grotta dove è nato ... e nella grotta la mangiatoia dove fu avvolto in fasce'. Gli scavi nei pressi della basilica della Natività hanno attestato che duemila anni fa essa si trovava all'interno dell'antico villaggio. Oggi alla grotta si accede dalla basilica. costruita ad ottagono da Costantino; dopo la distruzione del 529 Giustiniano la ampliò in cinque navate come ancora si può vedere. Infatti sfuggì all'incendio e al saccheggio dei persiani, perché colpiti da un mosaico - oggi scomparso, ma simile a quello di san Vitale di Ravenna - che rappresentava i Magi negli abiti del loro paese. San Girolamo che visse e fu sepolto in una grotta adiacente attesta che vi si venerava la mangiatoia d'argilla racchiusa in un reliquiario d'argento e oro. La 'Betlemme romana' che dal VI secolo è S. Maria Maggiore in Roma, conserva la reliquia nella cripta sotto la Confessione.

Sandro Botticelli, La nascita di Gesu'

La grotta di san Pietro ad Antiochia
Antiochia sull'Oronte - per distinguerla da Antiochia di Pisidia -, oggi Antakia in Turchia, in passato capitale della Siria, è divenuta celebre perché fu la seconda sede di Pietro dopo Gerusalemme e prima di recarsi a Roma. La sua importanza nella storia del cristianesimo è enorme, perché dopo l'uccisione di Stefano durante la persecuzione dei cristiani ellenisti di Gerusalemme, questi vi fondarono una comunità composta sia da ebrei che da pagani convertiti in mezzo alla diaspora giudaica. Una testimonianza archeologica esimia di questa presenza è una grotta-cappella di epoca medievale, detta di san Pietro, perché egli vi avrebbe celebrato il culto. Ad Antiochia arrivò anche Paolo., invitato da Barnaba che era di Cipro. Questi, mandato da Gerusalemme come 'visitatore apostolico', aveva cercato di potenziare la comunità. Sulle pendici del Silpios, a sud-est della città, si mostrava nel IV secolo la grotta dove Paolo aveva abitato ed insegnato. Tarso, sua città natale sulle rive del Cidno in Cilicia è in fondo abbastanza vicina. Giovanni Crisostomo e Teodoreto di Ciro consideravano la 'vecchia chiesa' della città come fondata dagli Apostoli. Da Antiochia dunque ha preso il via l'istanza missionaria nel bacino del Mediterraneo.

La grotta di san Paolo a Damasco
A Damasco in Siria, il cosiddetto memoriale di san Paolo eretto dai Francescani per volere di Paolo VI, sorge presso la grotta che la tradizione presenta come il luogo della conversione. Proprio lì vicino ci sono i resti della "via recta " di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Ma percorrendola fino al centro c'è la casa di Giuda, dove secondo la tradizione sarebbe stato ricoverato Saulo-Paolo dopo 'l'incidente' che lo portò alla conversione. Più sicuro dal punto di vista archeologico è la casa di Anania, il giudeo-cristiano che lo battezzò e gli diede i rudimenti della nuova fede: oggi c'è solo la cripta, ma dagli scavi del 1925, sembra che sorga su una chiesa del I secolo.

Le grotte 'aramaiche' di Ma'alula
La Siria, dunque, anzi la Siria-Palestina romana, fu il teatro degli inizi del cristianesimo e del suo radicarsi innanzitutto nella cultura aramaica. Proprio a 57 chilometri a nord di Damasco, esiste ancora oggi il villaggio di Ma'alula, simile ad un alveare appeso alla montagna, uno dei siti più pittoreschi della Siria. Là i cristiani continuano a parlare l'aramaico, la lingua di Gesù. Per chi addentrandosi nel villaggio ascolta la conversazione l'aramaico suona più scorrevole e meno gutturale dell'arabo moderno. Molti manoscritti provenienti da questi monasteri si trovano oggi nella Biblioteca Vaticana o al British Museum. A permettere che l'aramaico e il cristianesimo non venissero soppiantati dall'invasione degli arabi musulmani ha concorso anzitutto la stessa collocazione geografica di Ma'alula, posta in una zona montagnosa in disparte rispetto alle grandi arterie stradali. Non meno importante è stata la presenza nelle montagne del Qalamun di diversi monasteri, dove parlavano, scrivevano e pregavano in aramaico non solo i monaci siriani o maroniti, ma anche i greci ortodossi. A Ma'alula i più famosi sono quelli di MarSarkis (S. Sergio), tenuto dai greci cattolici che celebrano su un antico altare appartenuto ad un tempio pagano adattato dopo il concilio di Nicea; quello di S. Tecla, tenuto dai greci ortodossi e legato ai ricordi di questa santa, vissuta e sepolta in un primo tempo presso Seleucia d'Isauria e poi qui trasportata e ancora venerata nella caverna trasformata in cappella.

Ayatecla
Sulla collina di Meremlik prospiciente il mare presso Silifke, l'antica Seleucia d'Isauria in Turchia, si possono ancora ammirare poche rovine di quella che fu l'antica e grandiosa basilica costruita in epoca bizantina per onorare S. Tecla. Al di sotto dell'abside ci si immette in un insieme di grotte comunicanti. La vasta camera centrale venne nell'antichità trasformata in cappella e riccamente addobbata. Forse vi era la tomba di Tecla. Il diario di Egeria nel IV secolo ci informa sulla diffusione del culto. Ma chi era Tecla? Secondo gli Atti di Paolo, era originaria di Iconio; udita la predicazione di Paolo si converti e lo segui nella missione. Sfuggita alla persecuzione e alla morte si ritirò a Seleucia dove poi morì. Il suo culto si ritrova a Milano dove si vuole che siano giunte le sue reliquie e S. Ambrogio avrebbe costruito il battistero oggi visibile sotto il duomo.

Il palinsesto di Myra
Fu un'importante città della Licia, situata presso il fiume Andraco a circa 4 km dalla costa mediterranea, ove sorge l'attuale Demre. Sotto l'impero romano fu fatta capitale della provincia omonima. L'importanza del suo porto è attestata da Atti 27, 2--6, ove si narra l'inizio del viaggio di Paolo da Cesarea a Roma. La tradizione vuole che Tito, discepolo di Paolo, pose a capo della comunità un certo Nicandro che venne insieme al presbitero Ermanio. Monaci orientali hanno portato in Puglia il toponimo di San Nicandro, predecessore di san Nicola. Ma essa è celebre per aver i natali a san Nicola, il laico facoltoso nato nella vicina Patara ed eletto vescovo di Mira a furor di popolo. La chiesa semidiroccata che oggi si può visitare, è un palinsesto che racchiude le fondazioni del IV secolo, alcune parti dell'VIII, quando fu ingrandita e abbellita con il concorso di numerosi pellegrini che vi si recavano a venerare la tomba del Santo, e infine le parti bizantine dell'XI secolo di Costantino La chiesa ben conservata, racchiude un sarcofago paleocristiano vuoto considerato quello di san Nicola. Prima ancora della traslazione del 1087 a Bari, la venerazione dell'imperatrice Teofane, moglie di Ottone I, per Nicola, valsero a diffondere in Europa il suo culto, dove, secondo Giovanni Diacono, egli era già famoso per il myron che scaturiva dalle sue ossa, come per san Giovanni.

La cripta dell'Apocalisse
La tradizione orientale e quella latina narrano che Giovanni, evangelizzatore dell'Asia Minore, sia stato condotto a Roma e torturato là dove oggi sorge la chiesa di S. Giovanni a Porta Latina; poi, nel 95 sia stato relegato a Patmos dall'imperatore Domiziano e infine abbia lasciato Patmos per Efeso l'anno seguente, dopo l'assassinio dell'imperatore. Poiché Cristo aveva affidato sua madre Maria all'apostolo, essa lo seguiva e nel momento della sua persecuzione sia rimasta ad Efeso. Patmos è una delle più belle isole dell'arcipelago delle Sporadi o Dodecanneso, meta di pellegrinaggi, perché fu li che S. Giovanni compose l'Apocalisse, ed anche perché vi è un monastero del sec.XI, con una ricca biblioteca: il Codex Porphirius del V secolo, contiene in trentatré fogli il vangelo di Marco; altri frammenti si trovano a Leningrado, a Vienna, al Museo Britannico e in Vaticano. Dal porto di Skala, posto all'estremità di una profonda baia, si sale a una collina, quasi in cima c'è la chiesa dell'Apocalisse. Racchiude come in uno scrigno, la caverna dove S. Giovanni ricevette la rivelazione: la voce di Dio, udibile solo da lui, gli giungeva attraverso un triplice crepaccio della roccia, e il discepolo Procoro trascriveva quel che l'Apostolo gli andava dettando. Un piano inclinato della roccia viene mostrato come il tavolo sul quale scriveva Procoro. Aureole d'argento sono state applicate al sasso che serviva da cuscino all'Apostolo, e alla maniglia cui si aggrappava per levarsi in piedi dalla posizione genuflessa, data la tarda età che egli avrebbe raggiunto: oltre novantanni.

La cripta inaccessibile di Efeso
Attestata dalla fine del II secolo, su una collina a 1,5 km a nordest dell'antica Efeso, in una camera funeraria sotterranea si trova la tomba di san Giovanni apostolo, discepolo prediletto di Gesù ed evangelista. Agli inizi del IV secolo, un martyrion quandrangolare di grandissime dimensioni (circa 19,5 per 18,5) fu costruito sulla tomba, un santuario che è stato conosciuto da Egeria. Tra IV e V secolo una chiesa cruciforme fu costruita intorno al martyrion; Giustiniano fece demolire questo edificio e costruire per i numerosi pellegrini una basilica a tre navate di 110 metri per 60 di lunghezza. La tomba dell'Apostolo venne custodita nella cripta sotto l'altare. Tutta la collina fu recintata da un muro per proteggere il santuario e le dipendenze, mentre nei pressi si venerava il luogo dove Giovanni aveva scritto il vangelo.

Il 'ricovero' di Paolo a Malta
I maltesi fanno risalire la loro tradizione di ospitalità a san Paolo che, secondo gli Atti, accompagnato da Luca vi giunse con una nave salpata da Alessandria carica di frumento e naufragata nel 60 dC sulle scogliere all'ingresso dell'odierna St Paul's bay, una baia a lui intitolata. Sebbene gli studiosi non siano concordi, qui i venti e le onde sono tali da rendere invece la baia di Mellieha il luogo più probabile. Comunque sull'isola di san Paolo alla foce del golfo s'innalza enorme una statua del santo, e una cripta-chiesa indica ora il luogo dove il santo e i suoi compagni conseguirono il pericoloso sbarco. L'Apostolo soggiornò tre mesi in Malta e a Mdina-Rabat dove si vuole che operasse un numero di miracoli, impiantasse i semi del cristianesimo nell'isola e convertisse Publio, "l'uomo principale dell'isola" dal santo nominato primo vescovo di Malta.

S. Mena: un ipogeo nel deserto
A 45 km a sud est d'Alessandria d'Egitto, tra il lago Mareotide e il deserto libico v'è un santuario, celebre nell'antichità ed ancora oggi accorsato da pellegrini e turisti, che è il cuore del piccolo villaggio di Abu Mina. Vi si venerano le reliquie di san Mina, martire egiziano degli inizi del IV secolo. La tomba si trova in una catacomba d'epoca antica, senza dubbio anteriore a Diocleziano. Su di essa si eleva una chiesa chiamata 'chiesa della cripta'. Le fonti letterarie la pongono in rapporto col vescovo Atanasio e la datano al 363, ma gli scavi hanno mostrato che è più tardiva e che il suo piano è stato modificato a più riprese. Nella prima metà del V secolo era una basilica martiriale a tre navate, trasformata alcuni decenni dopo in basilica a cinque navate; sotto Giustiniano, divenne un lungo edificio quadriconco all'interno di un recinto rettangolare. Per rendere la tomba accessibile, si trasformò l'ipogeo e intorno ad esso si sviluppò un insieme di costruzioni che diedero vita ad una piccola Lourdes dell'antichità, orientata cioè al pellegrinaggio, con tanto di acque salutari e caratteristici souvenirs come le ampolle, che si diffusero universalmente.

La cripta di Lione
A Lione, su una collina all'esterno dell'antica colonia romana, si trova la chiesa intitolata a sant'Ireneo; la tradizione tramanda che la sua tomba si trovi nella cripta a cui si accede attraverso un corridoio decorato da frammenti di sculture e iscrizioni. Ireneo, secondo vescovo di Lione dopo Potino, è il filo che collega la prima chiesa di Gallia a Policarpo di Smirne e attraverso di lui a Giovanni e a Gesù. La prima comunità cristiana di Lione era in gran parte composta da Greci d'Oriente, ma si ignorano le cause della loro presenza in Gallia. Ireneo era una personalità poliedrica e autorevole, se nel II secolo dall'Oriente, soggiornando a Roma, sia giunto in Gallia. Egli ebbe un ruolo pacificatore nella questione della data di Pasqua, interponendosi per far ammettere una varietà di usanze liturgiche nell'unità della fede. Si ignorano le circostanze della sua morte, sebbene dal IV secolo sia considerato un martire e, per i suoi scritti, il primo 'teologo' cattolico.

Le grotte dei papi
Chi non conosce il dedalo di ambienti e corridoi sottostanti la basilica vaticana, anzi al di sotto della primitiva basilica costantiniana? Circo di Nerone e orti vaticani, luoghi di divertimento e di sepoltura, sono divenuti progressivamente il memoriale del martirio e della gloria di Pietro e dei primi martiri romani. L'itinerario degli apostoli partito da Oriente e ancora oggi documentato, come abbiamo visto, dalle numerose grotte trasformate in cripte, si conclude a Roma in Occidente ancora in grotte, che è più giusto chiamare cripte visto il loro assetto attuale, ma che costituiscono la meta del pellegrinaggio ad limina Apostolorum. Al centro della venerazione e simbolo di conferma della fede cattolica la tomba di Pietro, studiata come non mai nella seconda metà del XX secolo per impulso del grande Pio XII. Un vero reliquiario che parte dalla tomba terragna sormontata dal cosiddetto trofeo di Gaio che cela nel celebre 'muro rosso' con i graffiti inneggianti a lui le reliquie di Pietro. E tutto è racchiuso in arche marmoree o altari che in un incredibile movimento ascensionale sbocciano nella Confessione del Bernini. Ma nelle grotte vaticane ci sono anche quasi i due terzi dei papi che per due millenni hanno retto la Chiesa cattolica: dai più santi ai più controversi. Una sintesi della storia umana fatta di luci e di ombre, ma che per essere incontrata ha bisogno di quella immersione sotterranea, quasi ritorno al seno della madre terra, che una grotta o una cripta favoriscono in modo singolare.

Franco Cardini