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I culti nelle cripte pugliesi


Annunciazione, Cripta del Duomo di Bitonto

Il culto in una grotta (dal greco cripta) nel cristianesimo trova un solido riferimento nel fatto che Cristo è nato in una casa-grotta e risorto da una sepolcrale. L'arcano ben si coniuga con la grotta nella sua duplice funzione di nascondere e manifestare. La vita dell'uomo con la morte si nasconde e attende di rivivere: la venerazione e la liturgia fanno riaccadere continuamente (questo significa celebrare) un tale dinamismo. Il culto in cripta ha avuto la sua origine nella terra della Bibbia, piena di grotte abitate in vita dai patriarchi, dai profeti e poi dai monaci, spesso sepolti anche in grotta; non è secondaria, infatti, la funzione di conservare: un corpo può essere meglio preservato in una grotta, soprattutto se è asciutta. Per le cripte pugliesi non sempre è stato così: quella di S.Nicola per esempio, fu a lungo impraticabile per la infiltrazione dell'acqua marina; questo perché le cattedrali pugliesi sorgono quasi tutte a pochi metri dal mare, retaggio degli antichi agglomerati urbani tutti prospicienti la riva e puntualmente col lato absidale rivolto a levante da dove sorge la luce, Cristo-Oriente, che costituiva la direzione della preghiera.

Montesantangelo: un culto propiziatorio e penitenziale
Vi si trova la grotta-cripta pugliese per antonomasia, la più antica per il culto precristiano e cristiano, ininterrotto dalla fine del secolo V o dagl'inizi della dominazione longobarda. Vi è venerato l'Arcangelo per eccellenza: Michael, nome che sta ad ammonire l'ineguagliabilità di Eloim-Dio. Qui vi è apparso. La porta di bronzo ageminato d'argento, di scuola costantinopolitana (1076) ne canta le gesta, a cominciare dalla cacciata degli angeli ribelli: Ubi Angelus Domini in coelum pugnavit; quindi, l'Angelo che in 2 Re 19,35 sconfigge gli Assiri: Ubi Angelus Domini percussit; l'incontro dei tre Angeli con Abramo: Ubi Abraam….; l'Angelo che soccorre il giovane Daniele nella fornace dei leoni (cfr Dn14); la scala con gli Angeli, vista in sogno da Giacobbe ( cfr Gn 28,10); lo stesso Giacobbe che lotta con l'Angelo (cfr Gn 32,24). Si passa al Nuovo Testamento con l'annuncio angelico della nascita di Giovanni, poi ai pastori, a Giuseppe e così via. E non mancano le tre apparizioni di Michele al vescovo Lorenzo di Siponto. La cripta è il luogo, Ubi cioè dove si celebrano tutte le sue gesta.
Varcata la porta di questa cripta-basilica lo sguardo si posa sulla statua dell'Arcangelo antropomorfo, in marmo bianco attribuita al Sansovino, nell'atto di sottomettere il principe dei demoni; in mano ha la spada (una lancia, nella preziosa icona in rame conservata nel museo, che rimanda all'Arcistratega e all'Arcidiacono della iconografia e liturgia bizantine). La fervida immaginazione popolare vi ha poi aggiunto l'elmo, lo scudo e la bilancia per pesare le anime, la catena per trattenere il diavolo, elementi indispensabili dello psicopompo, cioè che traghetta le anime attraverso l'abisso interposto tra terra e cielo, non senza essersi accertato del peso delle anime che sta per imbarcare. Pertanto, tutti, semplici e potenti, sin dal medioevo sono venuti a chiedere perdono dei peccati e protezione dal Maligno: è questa la caratteristica del culto micaelico.
Si ritiene che il Gargano, nel pellegrinaggio medievale, sia stata la tappa intermedia tra Gerusalemme e Santiago di Compostela. Comunque, da solo il Gargano, basta a connotare la Puglia come crocevia d'Oriente e d'Occidente.

Siponto: un culto episcopale
Una delle prime diocesi pugliesi, forse già dal IV secolo. Anche se la tradizione del passaggio di san Pietro in una delle due venute in Italia attraverso la via Appia Traiana non fosse verosimile, Siponto, cioè in sinu ponti, attesta che, subito dopo le persecuzioni (la cosiddetta cripta di san Cleto a Ruvo dove si riparavano i primi cristiani potrebbe essere l'antefatto), dal IV secolo il vangelo era già conosciuto; il primo vescovo di cui si ha testimonianza nel 465 è Felice.
La chiesa superiore intitolata a S.Maria - se la cripta è stata utilizzata come chiesa quando quella era in rovina - ci mette dinanzi ad un tratto comune alla gran parte delle cattedrali pugliesi: il culto della Madre di Dio. Perché? La Chiesa guarda a Maria come al prototipo, in quanto la Vergine è già nella gloria celeste che da questa terra la Chiesa aspira a raggiungere. Ma c'è un secondo motivo: se Cristo è lo sposo della Chiesa, il vescovo è l'amico dello Sposo; dove quindi egli può risiedere se non presso la Sposa? I vescovi bizantini per questo portano al collo l'encolpion, un collare con l'icona della Vergine. Dal XII secolo una icona della Madre di Dio sipontina, ed anche una statua lignea, ora nella Cattedrale di Manfredonia, ricevono culto; ma questo lo si vorrebbe più antico, perché Lorenzo richiese una icona per la sua Cattedrale all'imperatore Zenone, forse perduta. Del tipo dell'Odegitria, con figure di santi disposte ai lati, fu oggetto di grande devozione come provano i miracoli riportati nello Zodiaco di Maria da Serafino Montorio, e i numerosi ex voto.
A Siponto si cominciò a venerare come santo (dies natalis il 7 febbraio) lo stesso vescovo Lorenzo Maiorano (una apposizione, molto probabilmente da 'S.Maria Maggiore'), 'iniziatore' del culto a S.Michele che gli era apparso. Così, in lui si sono incontrati l'antico culto di Michele e quello di S.Maria.

Trani: tre culti sovrapposti
Tre cripte, tre culti sotto la Cattedrale: S.Maria nella cripta longitudinale, S.Leucio nell'ipogeo, S.Nicola pellegrino, in quella trasversale. Quella di S.Maria è ciò che resta del primo luogo di culto dei cristiani tranesi tra IV e V secolo, divenuto anche rifugio del vescovo di Canosa dopo le incursioni saracene del IX sec: alto sul mare e isolato, quasi un richiamo alla spiritualità. L'ipogeo, nella seconda metà del secolo VII, accolse S.Leucio dopo il trafugamento da Brindisi dei resti mortali ad opera di alcuni tranesi. La sua struttura, una cella centrale con deambulatorio, i resti di affresco e di altari in tufo del tipo a monoblocco nella parete di fondo e l'elemento centrale a bacinella possono appartenere alla sobria liturgia paleocristiana.
Un giovane pellegrino della Focide di nome Nicola, giunto a Trani a fine maggio del 1094, vestito poveramente, attorniato da bambini ai quali donava frutta presa dai campi, che ripeteva Kyrie eleison in forma litanica, moriva pochi giorni dopo, il 2 giugno, sfinito per gli stenti e le privazioni. Fu subito venerato dal popolo come santo e nel 1099 il vescovo Bisanzio ottenne da Urbano II la canonizzazione. Adelferio, famulo dell'Arcivescovo, lo descriverà nella sua 'Vita' e Barisano lo raffigurerà meno di un secolo dopo, in un pannello della porta bronzea della Cattedrale, consegnando ai posteri l'iconografia ufficiale del Santo: posizione frontale, viso assai giovane, mano destra a palma aperta sul petto, mano sinistra con croce , capelli corti, piedi nudi, tunica corta, scarsella a tracolla.
Nel sec XII fu sacrificata l'abside della primitiva chiesa episcopale di S.Maria per costruire la cripta trasversale al di sotto della nuova Cattedrale (alcuni epistili di iconostasi provengono dal monastero di Ossios Lukas in Focide, patria del giovane ), dove riporre le spoglie di S.Nicola pellegrino. Fu aperta al culto nel 1143.

Ruvo: una cripta-catacomba precristiana
'Cives Ruborum nolite timere, Ego sum Cletus Rubensis Episcopus, Tertius post Petrum, qui pro vobis oro'; questa l'iscrizione grossolanamente graffita a lettere gotiche che, secondo lo storico Ughelli, si leggeva sulla parete della 'grotta di S.Cleto', oggi sotto la chiesa del Purgatorio. In essa si possono osservare un altarino anteposto ad un pilastro con un altorilievo che rappresenta s.Cleto; nei lati minori, due piccoli pozzi - forse vestigio di un ambiente termale - messi in relazione al battesimo che Cleto avrebbe amministrato ai primi seguaci durante le persecuzioni; infatti, un passaggio oggi ostruito in fondo alla grotta è messo in relazione all'opportunità di fuga.
Il culto per S.Cleto è da collegarsi alla tradizione del passaggio dell'apostolo Pietro in Puglia; per alcuni è da ascriversi al tentativo di ricollegare alla autorità della sede episcopale romana quelle pugliesi, dopo la conquista normanna del sec.XI. Ma il fatto non è improbabile, in quanto un leader emergente nella prima comunità ruvese doveva pur esserci; un Cleto romano può bene essere stato designato vescovo da Pietro nel suo secondo viaggio verso Roma, e nell'80 essergli succeduto come secondo papa. Così, sebbene sia stato soppiantato dal culto di S.Biagio, Cleto è il primo patrono di Ruvo, in quanto vi avrebbe predicato e costituito la prima comunità.

Giovinazzo: un culto siriaco
Nella cripta della cattedrale, compiuta nel 1150, c'è oggi un unico altare dedicato ai Protomartiri: infatti, in basso si trova una finestrella confessionale, tipica per la reposizione e venerazione di reliquie di martiri. Ma la chiesa superiore, come le altre pugliesi, è dedicata a S.Maria Assunta e vede collocata al centro l'icona bizantina detta di Corsignano; proprio questa icona, proveniente secondo una tradizione da Edessa di Siria (l'attuale Urfa in Turchia), incuriosisce per il fatto che di essa, del tipo odigitria con Bambino, si può vedere solo il volto. Da dove e quando ha avuto origine questa usanza per l'icona detta di Corsignano? Siccome una ipotesi recente sulla storia del Santo Volto o Mandylion edesseno, vuole che fosse la Sindone ripiegata in otto parti, di cui si mostrava solo la parte col volto, forse per la disciplina arcani , si sarebbe a Giovinazzo in presenza di un caso analogo. Inoltre, se si collega questo al fatto che patrono della città è anche S.Tommaso apostolo (nella cripta, un tempo, v'era un altare a lui dedicato), la cui memoria il 3 luglio è legata alla traslazione del suo corpo ad Edessa nel sec.VI, aumenta l'interesse per ulteriori ricerche sulla 'pista edessena' di questi culti giovinazzesi.


Bari: i due culti della cripta della Cattedrale
Analogamente alla vicenda di Trani, sotto l'attuale Cattedrale barese del XIII secolo ci sono due cripte: un succorpo, che assume per lo più il valore di sepolcreto non praticabile e una cripta propriamente detta per il culto di S.Sabino, vescovo di Canosa nel 514; si dice che l'arcivescovo Elia vi rinvenne le sue reliquie nel 1091. Il succorpo, è certo in relazione con l'antica chiesa episcopale di S.Maria, forse sovrastante; per questo titolo mariano legato alla chiesa episcopale vale il discorso fatto per Siponto.
Nella cripta, similmente ad altre icone che si trovano nelle cattedrali pugliesi, è venerata una immagine cinquecentesca, nota come Madonna di Costantinopoli, chiamata verso la metà del secolo scorso Odegitria, per ricollegarsi evidentemente non solo al celebre prototipo della capitale bizantina, ma alla copia trasferita a Bari forse durante il periodo iconoclasta. Gli è che, in origine, questa copia barese doveva trovarsi nell'abside sud-est della chiesa superiore ed è andata verosimilmente distrutta nel crollo del rispettivo campanile; l'immagine confezionata nel '500, ricoperta da preziosa riza, è attualmente venerata in cripta, dove troneggia sull'altare maggiore, che invece è dedicato a S.Sabino, ma il cui busto argenteo è stato rimosso; però, una finestrella sotto l'altare indica il sepolcreto con le reliquie rinvenute da Elia. Dunque, S.Sabino di Canosa, ha un culto a Bari dal sec.XI, legato principalmente al fatto che questa sede episcopale è erede dell'antica Canosa, a legittimare il primato di Bari in rapporto alle origini del cristianesimo in Puglia.

Bari: la cripta ecumenica di S.Nicola
La cripta di S.Nicola è stata pensata unicamente e adibita ininterrottamente ad accogliere e venerare le reliquie del vescovo di Mira, vissuto tra il 250 e il 330, portate a Bari da 62 marinai nel 1087 e deposte provvisoriamente nel monastero dell'abate Elia. Dal 1 ottobre del 1089, quando papa Urbano II la dedicò al Santo orientale, essa è stata la più celebre tappa di pellegrinaggio non solo in Puglia, ma nel Mezzogiorno d'Italia, di principi e zar, papi e imperatori e tanta gente comune, attratti anche dal prodigioso liquido che si forma nella sua tomba. Sotto l'altare a confessione, un arcosolio introduce alla lastra di marmo che chiude il blocco monolitico con le ossa del santo; attraverso un ocululus si può limitatamente osservare all'interno e prelevare la 'manna'. Ad indicare la gelosa e prudente custodia, l'altare è letteralmente costruito sopra la tomba e circondato da grate. La sovrasta una icona bizantina quattrocentesca che raffigura S.Nicola in abbigliamento episcopale orientale con ai lati Cristo e la Vergine e in basso lo zar e la zarina di Serbia che la donarono.

Nicola Bux