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La
costruzione
La
decodificazione dei simboli scolpiti sui capitelli delle cripte
rappresenta la "chiave di volta" della comprensione
del messaggio che attraverso di essi si voleva venisse trasmesso
al popolo.
E' ben noto infatti che le cattedrali nel Medioevo (e le cripte
ad esse collegate) avevano la funzione di rappresentare, per il
popolo analfabeta,la "traslitterazione" della dottrina
cristiana.
Ogni costruzione religiosa sviluppava un tema iconografico perfettamente
leggibile,per quanto riguarda le cripte, principalmente dai capitelli
secondo una tecnica che oggi potremmo paragonare a quella dei
fumetti.
E' quindi attraverso la lettura di questi che si riuscirà
a ricostruire il messaggio perduto delle cripte.

La
decorazione di tutti i 30 capitelli della cripta di San Valentino
è impostata secondo uno schema unitario, uno stile corinzio
semplificato con otto foglie massicce,per la maggior parte non
intagliate, che si arricciano scoprendo la campana leggermente
liscia e bombata.
Maschere
umane a bassissimo rilievo ed animali reali o fantastici (babbuini,
cinghiali, aquile) sembrano adagiarsi sulle foglie mentre cacciatori
dalle lunghe lance, cavalieri e centauri si rincorrono tra loro.
La
lettura dei capitelli, tutti eseguiti con la stessa unità
stilistica, riconduce ad un'affascinante ipotesi (link con enigmi
color rosa relativi alla rubrica in oggetto): essi potrebbero
essere stati ispirati dai temi iconografici della pittura vascolare
appula antica (v. il centauro). In particolare l'attenzione al
mondo vegetale ed aviare (aquile, uccelli di varie specie, foglie
di palma), è uno dei motivi ricorrenti della collezione
archeologica di ceramiche greco-appule conservate nel museo Iatta
di Ruvo di Puglia.
Alcuni studiosi ipotizzano che, durante i lavori di scavo delle
fondamenta della chiesa,le maestranze abbiano ritrovato alcune
tombe, probabilmente risalenti all'epoca pre - romana con corredi
funebri di vasi e ceramiche, e ad esse si siano ispirate nella
fattura dei capitelli della cripta.
Questo non farebbe che confermare l'ipotesi, già esposta
nell'introduzione a questo studio e sempre ad esso sottesa, di
una continuità del passato lontano con il passato vicino
(epoca romanica nel caso in oggetto).
Un
musulmano, un leontocentauro ed un gallo: tre storie simboliche
raccontano il medioevo.
Tra i capitelli della cripta della cattedrale di Bitonto tre in
particolare, seguendo il criterio metodologico del fumetto, le
paure che turbavano l'uomo medievale. Si tratta dei così
detti capitelli del Musulmano, del leontocentauro e del gallo:
un umano, un mostro ed un animale.
L'orientale,
il Musulmano, è abbigliato con un paio di pantaloni "alla
turca" ancor oggi in uso: in mano porta un solido bastone
ed è riprodotto nell'azione di domare un leone.

Un'iconografia del tutto simile si può ritrovare nella
figura del telamone principale della cattedra dell'Abate Elia
a Bari.
Gli Arabi, in quel tempo,erano elemento di contrapposizione etnica
e religiosa al mondo culturale dell'élite normanna che
aveva conquistato la Sicilia.
Quello dell'Arabo era ritenuto un simbolo bivalente in quanto
stava a significare il potere normanno che "dice agli Arabi
- Noi vi abbiamo dominato, ma siamo clementi e ci ispiriamo a
voi. - Esso dice poi ai Cristiani - Noi abbiamo sottomesso gli
Arabi, siamo clementi con loro, ma li dominiamo saldamente -
Questo capitello può essere quindi "tradotto in questo
modo: il leone (simbolo della tribù di Giuda, la tribù
di Gesù e quindi, dei Cristiani), viene continuamente sottoposto
a contatti con realtà a lui estranee che il potere politico,
nel caso quello esercitato dai Normanni, tiene saldamente sotto
controllo.
Il
capitello del leontocentauro invece rappresenta questo mostro
a metà strada tra un uomo ed un leone,che tiene in mano
la sua stessa coda che termina con una palma intrecciata ad un'altra
speculare. I tratti del suo viso, dagli occhi esageratamente grandi,
richiamano le raffigurazioni tipiche dell'atre mesopotamica. Ciò
porterebbe ad ipotizzare la lettura di questo capitello in maniera
differente: la capacità "di vedere" proviene
dall'Oriente (grandi occhi del leontocentauro "mesopotamico"):
sta al cristiano cogliere la sapienza della nuova religione (mani
del mostro che afferrano la sua stessa coda)
Il
capitello del gallo e del gallo-basilisco infine mostra questo
animale, tanto caro alla rappresentazione europea, a quella africana
ed asiatica ed anche alla Puglia. Per tutto il primo millennio
cristiano esso ha conservato il carattere di uccellala pportatore
della luce, ereditato da tempi e popoli molto antichi, tuttavia
nella cripta bitontina esistono ben due capitelli raffiguranti
dei galli: quello appena citato ed un secondo in cui l'animale
viene raffigurato con la parte inferiore del corpo da leone e
da basilisco accoppiati. Come spiegare questa ripetizione del
medesimo soggetto?
Secondo F.Moretti (La cattedrale di Bitonto, Schena, Fasano) in
effetti non si tratterebbe che di una ridondanza: al significato,scontato,
del gallo-Cristo annunziatore del cristianesimo, luce delle Genti,
viene a fare da rafforzativo l'immagine del gallo-basilisco, per
metà luce e per l'altra tenebra, simbolo ancora di Cristo
nella Sua resurrezione sulle tenebre del peccato.
Come
già precisato tutti i capitelli contribuiscono al significato
simbolico di quei libri di pietra che sono le cattedrali romaniche.Sarebbe
quindi opportuno avere la possibilità di continuarne la
lettura grazie ad ulteriori approfondimenti.
ENIGMI
1)
Da dove provengono i temi iconografici dei capitelli della cripta
di S. Valentino? E' azzardato pensare ad una cripta sepolcrale
antichissima sotto la cripta attuale?
2) Perché i capitelli della cripta sono a bassissimo rilievo
mentre quelli della cattedrale a lei sovrastante non lo sono?
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